La cavalcata giunse al castello dei Lascaris nell'assenza del conte
Luca, uscito per la caccia.
L'Embriaco fu condotto nell'appartamento destinato agli ospiti
ed il Ricciuto ve lo seguì. Quando furono soli, ed il fuoruscito,
spogliatosi della rude casacca e deposta la spada, si fu sdraiato in
una soffice poltrona, lo scherano guardò con un sorriso di confidenza
l'avventuriero e tentennò il capo.
— Che hai, Ricciuto — chiese l'Embriaco — o che vuoi?
— Magnifico signore, vorrei la sicurezza.
— Non lo siamo forse noi sicuri? — rispose il fuoruscito osservando
all'intorno le forti muraglie del castello, della cui resistenza e
solidità facevano testimonianza i profondi vani delle finestre.
— Vossignoria s'illude — mormorò mestamente il Ricciuto. — Affè mia,
preferirei essere all'aria aperta con la mia brava carabina sulla
spalla, e trovarmi anche sotto il tiro delle artiglierie del Borzone.
Qui mi par d'essere in trappola.
— Suvvia, sei lugubre, Ricciuto, come un vecchio barbagianni
spennacchiato!
— Vedo giusto, signor conte!
— Vedi giusto? — esclamò l'Embriaco. — Osi dire di veder giusto, quando
la stessa Marchesa madre mi ha offerto ospitalità?
— La Marchesa madre, sicuro, non il Conte figlio.
— Che vuoi dire?
— Voglio dire, signor conte, che in questi tempi la politica fa spesso
esser di diverso parere moglie e marito, come i Marchesi di Spigno
possono dimostrare e tanto più madre e figlio; in ispecie quando, come
nel caso nostro, vedono diversamente.
— Tu parli per enigmi, Ricciuto!
— Io parlo per verità. Non ricordate forse, signor conte, che se la
Marchesa di Spigno tiene per il Re di Piemonte, il marito apertamente
parteggia per le nuove idee venute di Francia?
— Ma non abbiamo a che fare coi Marchesi di Spigno, qui! Sono lontani,
per volontà di Dio!
— Non molto, signor conte: la bella Marchesa Fiorina di Spigno, in
altri tempi, assai recenti del resto, fece gli occhi dolci al conte
Luca Lascaris, che, a quanto sottovoce si narra non fu insensibile, nè,
pare, sfortunato.
— Va bene! Lo so! E con questo?
— Credete voi, signor mio, che la bella Marchesa di Spigno, degna di
ben più alti cuori, si sarebbe abbandonata ad un amoretto annacquato
col giovine cugino senza un ragione tanto più forte quanto più nascosa?
L'Embriaco ascoltava interessato.
— E cioè?
— E cioè di guadagnare alla causa del Re di Piemonte il conte Lascaris:
il Re di Piemonte ha un grande amico in queste riviere....
S'avvicinò alla finestra e mostrò un castello nero e solitario sopra
una scogliera presso il mare.
— .... Il nobile Camillo Altariva. Se potesse guadagnare anche il conte
Lascaris, le nuove idee di Francia non arriverebbero nè a Genova nè a
Torino.
— E tu credi?
— Io nulla credo: quando si tratta di una donna bella ed astuta come la
marchesa Fiorina, non si può dubitare: è certo.
— Dunque Lascaris cospira con la Spigno? In questo caso sono
salvo. —
Il Ricciuto rise sotto il mento.
— Lo credete, padrone?
— Per il Papa, se lo credo! Siamo partigiani.
— Io non lo credo però!
— Perchè?
— Perchè il conte Lascaris non ha alcun interesse a rompere con la
Serenissima apertamente: se l'avesse, avrebbe già rotto. No, signor
conte; si cospira. Dunque si teme la luce del sole. E poichè la
Repubblica di Genova dubita del conte Lascaris, e con ragione, il conte
Lascaris darà del fumo negli occhi alla Serenissima, consegnandovi
al Borzone. Chi siete voi, dopo tutto? Un uomo fuori della legge,
pericoloso per amici e nemici. Consegnandovi, il conte Lascaris farà
palese la sua buona fede di amico della Repubblica e cospirerà poi con
tutta sicurtà.
L'Embriaco preoccupato osservò:
— Ma se l'intesa fra Luca e Fiorina fosse già avvenuta?
— Non può essere avvenuta! Il messaggero non cammina come noi!
— Secondo te, dunque io sarei perduto....
— Certamente.... a meno che....
— A meno che?
— Non foste voi davvero il messaggero tra Fiorina e Luca Lascaris.
L'Embriaco si alzò:
— Che dovrei dunque dire a Luca?
— Nulla dire, signor conte, mostrare!
— Mostrar che cosa?
— Una lettera della marchesa di Spigno.