Ma ad onta della sua conversione qualche impurità rimase a Stazio,
che lo tenne al di qua della suprema perfezione; di questa però ei sta
a purgarsi in quel regno ed ormai la sua purgazione è intera. Perciò
Virgilio all'apparire di Beatrice sparisce, Stazio segue invece, e con
Beatrice e con Dante esce dal purgatorio ed entra in paradiso; ma quivi
è del tutto dimenticato dal poeta, il quale omai d'altra guida che
Beatrice non ha duopo.
Tale è il momento principale da cui risulta la natura ed i limiti di
ciò che simboleggia Virgilio nella Divina Comedia. Dante ha una sua
idea ben nota, sul migliore ordinamento dell'umanità; egli non aspira
soltanto al perfezionamento di sè stesso, aspira all'attuazione di
un ideale della società umana ch'ei considera come il più perfetto,
il più consentaneo alle leggi della giustizia, della morale e della
religione, e perciò come il più appropriato anche al perfezionamento e
alla felicità individuale. La distinzione fra spirituale e temporale,
fra papa e imperatore, sta alla cima e alla base di questo concetto,
che è fondamentale nella Divina Comedia. Enea e Paolo sono i due suoi
predecessori in viaggio siffatto, e in fondo all'universo ei vede
collocati i più grandi peccatori ch'ei conosca, i traditori di Cesare
e di Cristo. Quest'ordine di cose ei non lo presenta come un progetto,
ma come un fatto voluto con legge eterna da Dio, reso manifesto in
gran parte dalla ragione e dalla storia dell'umanità e confermato
dalla fede. Conseguentemente, quell'ideale ei lo trova vivo in tutte
le rette coscienze oltramondane e principalmente nelle sue guide.
S'intende come di questo concetto, risultante dalla speculazione
filosofica e storica, tutta quella parte che si riferisce all'impero
e alla potestà temporale, debba essere inclusa nella sapienza
virgiliana, e debba trovarsi in Virgilio così nel senso letterale, come
nell'allegorico[545]. Virgilio, storicamente, è contemporaneo del buon
Augusto, ossia dei principî dell'impero nella pace, prossimo al gran
fatto per cui la provvidenza preparava Roma a divenire
«lo loco santo
U' siede il successor del maggior Piero»
ed era il cantore dell'impero universale. Ma Virgilio era anche colui
che allegoricamente avea cantato la vita contemplativa, e in ordine
a questa avea inteso quel più perfetto ordinamento della società
umana. Sarebbe dunque tanto ingiusto il dire che Virgilio in Dante non
rappresenta altro che l'idea dell'impero, quanto lo sarebbe il dire
che la Divina Comedia non contenga nulla di più che l'idea politica
di Dante. Come personaggio storico Virgilio deve essere ed è posto in
istretto rapporto coll'idea dell'impero; ma questa idea che a Dante
risulta da ragioni di alta speculazione, Virgilio deve contenerla
anche in quanto egli è simbolo, poichè, secondo Dante, la ragione
la prudenza, il sapere, l'intelligenza umana debbono necessariamente
riconoscere la legittimità dell'impero romano e la perfezione di quel
grande ideale di società civile ch'ei concepisce.
Se si chiede sino a qual punto la tradizione medievale precorresse a
Dante nel porre Virgilio in rapporto coll'idea imperiale, troviamo che
anche qui la mente eccelsa del nostro poeta non ha trovato prima di
sè che elementi, già esistenti bensì oscuramente nelle coscienze, ma
ancora affatto privi di una formula determinata. L'idea dell'impero,
come abbiam veduto, non venne mai meno nel medio evo e fu l'obbiettivo
di molti principi. Niuno avea però raccolto e sviluppato quell'idea,
come fece Dante, in una teoria politica avente le sue radici in una
vasta speculazione di obbietto universale che include anche la storia
dell'umanità. Invano adunque si cercherebbe un altro scrittore del
medio evo presso di cui Virgilio e l'idea imperiale si mostrino così
storicamente e filosoficamente congiunti, come presso Dante[546].
Qui dobbiamo fermarci. Quanto pel nostro tema abbiam trovato da dire
sul Virgilio dantesco, ormai l'abbiam detto. Procedendo più oltre
verremmo ad occuparci troppo esclusivamente di Dante, perdendo di vista
quei rapporti del suo Virgilio colla tradizione che ci hanno condotto a
studiare questo personaggio del suo immortale poema.