LXVIII.

«Il domani mattina verso le nove, Giovanni mi consegnò segretamente un

biglietto che uno sconosciuto aveva portato poco prima. I caratteri

del cavaliere mi erano noti, e li riconobbi; tremai per il pericolo

che io aveva corso e nascosi istintivamente quella lettera perchè

non pervenisse in mano di mio marito.... Egli era là, nel suo letto,

sorridente, tranquillo, felice.... Mi sanguinava il cuore per doverlo

ingannare.

L'audacia dei cavaliere Salvani riuscì a quell'effetto cui

evidentemente aveva mirato, a debellare il mio spirito colla pompa del

suo sangue freddo, a farmi apprezzare vieppiù per mezzo dell'esempio

l'importanza del pericolo che mi minacciava qualora avessi voluto

sottrarmi alla mia promessa.

Quella lettera non conteneva che alcune indicazioni per il convegno

al quale io aveva dato l'assenso. Il laconismo di quelle parole era

temperato da una preghiera che non mancassi.

Nondimeno la mia vanità di donna non se ne offese. Io aveva ben altra

spina nel cuore. «Fra due ore!» Quella lettera mi fissava il convegno

per le undici. Un termine così breve per decidere! Anche questo era

un sotterfugio per trionfare più facilmente della mia debolezza.

Un tempo lungo avrebbe forse rinvigorita la mia volontà, e fattala

uscire vincitrice; un termine breve mi costringeva ad arrendermi senza

lottare. La virtù non può trionfare che dopo aver combattuto, ad uno

ad uno, corpo a corpo, tutti gli assalitori; non è che la passione che

vince al primo assalto.

In quello spazio di tempo che precedette l'ora fatale, mille pensieri,

mille progetti, mille propositi morirono un'altra volta nel mio petto.

Vi fu un istante in cui, tratta da un invincibile trasporto di

abnegazione e di sagrifizio, venni presso al letto di mio marito.

Che voleva io fare?... Rivelare, sì, rivelare tutto; affrontare il

disprezzo; il suo abbandono....

Levai il capo verso di lui.

.... Egli era là, sorridente, tranquillo, felice....

Mio Dio! Mio Dio! Avrei io avvelenato di un tratto la sua pace, avrei

io sagrificato tutto il suo avvenire d'affetti ad un sentimento poco

caritatevole di tarda ed infruttuosa severità? Però che io l'amavo,

mio marito; ardentissimamente.... E poi, io non volevo già tradire la

sua fede; se mi recava ad un convegno era per assicurare la sua pace,

la nostra felicità; chi sa; le mie lagrime, le mie preghiere avrebbero

forse ritrovato il sentiero nascosto di quel cuore insensibile....

io avrei saputo piangere e pregar tanto, che egli avrebbe avuto pietà

della mia angoscia.,.. L'ora si appressava....

Balbettai non so più quale pretesto per uscire di casa senza

insospettire mio marito, e mi recai al convegno.

Un segreto, vol. 2 · 第 45 / 60 题