«In quel momento udimmo un passo avvicinarsi; tremai come al contatto
d'una pila, e nascosi la faccia fra le mani. Il cavaliere mi afferrò
per un braccio; levai gli occhi istupiditi; la sua faccia era pallida
per la paura. Quella vista rianimò il mio coraggio, e mi ridonò un poco
di calma.
Entrò un servo e mi fu annunziata la vostra visita.
Il cavaliere aveva ripreso il dominio di sè stesso, ed aveva composto
le labbra ad un sogghigno...
Compresi, tuttavia non esitai; ordinai vi si facesse attendere un
istante in sala. Gli occhi del cavaliere avvamparono d'ira; io ne
sostenni il lampo senza battere palpebra. Ciò che avvenne dopo quello
sguardo ha lasciato un solco assai profondo nella mia memoria.
Il cavaliere si accostò furibondo all'uscio che comunicava colla sala;
per un'istante credetti che vi muovesse incontro; ma egli afferrò la
porta e la rinchiuse sbattendola con tale impeto che fece tremare i
vetri delle finestre; poi venne a me, e con voce resa ancora più truce
dallo sforzo che egli faceva per abbassarla, volle che io promettessi
di recarmi da lui ad un suo cenno. Insistei. Minacciò — una terribile
minaccia... Che doveva io fare? Ero sola, paurosa di uno scandalo; voi
eravate lì presso, io avea udito i vostri passi — _lui_ era immobile,
ritto innanzi a me, col volto contraffatto dall'ira...
— Verrete? Verrete? Un _sì_ soffocato partì dal mio petto.»