«L'idea di trovarmi sola col cavaliere aveva attraversato più volte lo
scompiglio della mia mente. Quel pensiero a poco a poco aveva occupato
tutto il mio spirito. Una paura invincibile s'impadronì di me. Avrei
voluto che mio marito non si fosse mai allontanato dal mio fianco, che
non mi avesse lasciata sola in casa un istante; volli pregarnelo — ciò
avrebbe bastato al suo cuore amantissimo — ma non l'osai; e come avrei
io potuto osarlo?
Quando era sola mi chiudeva nelle mie stanze, e ordinavo che non si
lasciasse entrare alcuno; uno di quei giorni per l'appunto venne il
cavaliere e lasciò il suo biglietto di visita. Mi rallegrai d'averlo
potuto sfuggire, tremando al pensiero di quell'incontro. Che mi avrebbe
egli detto? come si sarebbe comportato in mia presenza? come mi sarei
comportata io?
Quest'ultima idea fu un raggio di luce; fino a quel punto io non ci
aveva pensato; oramai diveniva indispensabile. Il cavaliere non era
uomo da sbigottirsi al primo tentativo fallito; se egli aveva in animo
d'incontrarsi solo con me, sarebbe ritornato; non accolto, sarebbe
ritornato ancora; la sua insistenza avrebbe vinto o tardi o tosto
il mio proposito. Nè io poteva senza destar sospetti ostinarmi in un
contegno così poco naturale e così opposto alle mie abitudini. I miei
servi ne avrebbero fatto ben presto l'osservazione; la malizia e la
maldicenza avrebbero affrettato lo scandalo che io voleva evitare.
Rinunziai adunque ad un sistema di difesa che non offriva speranze
di vittoria. Mi conveniva affrontare quell'uomo, sopportare i suoi
sguardi. Egli avrebbe forse mentito un affetto per vincere il mio cuore
e trascinarmi un'altra volta alla colpa; in questo caso io mi sentiva
forte; sarebbe forse disceso fino alla minaccia, ed io mi lusingava di
opporre saldamente il mio disprezzo.
Il cavaliere Salvani venne. Questa volta io mi sentiva preparata a
riceverlo.
Le sue prime parole come io lo aveva immaginato furono un prodigio di
iniquità e di menzogna, quale io non avrei creduto possibile nell'anima
d'un uomo. Mi cadde ai piedi domandandomi perdono, incolpando il
destino che lo aveva macchiato dell'_apparenza d'un tradimento_, e gli
aveva involato il _suo amore_.
A tanta audacia io sentii mancarmi gran parte delle forze sulle quali
aveva confidato; tuttavia risposi con dignità, evitando l'ironia
e il rimprovero. La mia freddezza parve sventare i suoi progetti;
evidentemente egli aveva calcolato sulla mia collera e sul mio dispetto
come sopra una breccia che mi avrebbe data in sue mani. Tuttavia non
desistette, e facendo ciò che io non aveva fatto, finse un improvviso
sentimento di gelosia e mi colmò di rimproveri, lamentandosi che io
non lo avessi compreso, e non avessi saputo aspettare il suo ritorno.
Questo secondo tentativo mi trovò inalterabile; un sorriso di disprezzo
sfiorò il mio labbro, e riunendo tutte le mie forze per non tradire la
mia angoscia, gli dissi freddamente che mio marito sarebbe ritornato
fra breve. Quello fu il segnale della lotta più terribile; ma io era
pronta a sostenere le minaccie come aveva sostenuto le preghiere ed i
rimproveri.
Se non che io non aveva indagato che la natura dell'assalto, non ne
aveva misurato la violenza; una minaccia fredda, calma, sarcastica, mi
avrebbe trovata fredda, calma e sarcastica del pari; l'impeto con cui
il cavaliere irruppe contro di me mi fe' correre un brivido di spavento
per le vene; le mie fibre fragili e dilicate si commossero e tremarono
tutte; il timore dello scandalo mi rese debole e paurosa; compresi di
esser vinta.
Il cavaliere pareva fuor di sè; lo era egli, o fingeva? lo ignoro; ma
la sua collera non era meno terribile.
Mi abbandonai sul divano in preda ad un affanno mortale. In quella
strana ed angosciosa fantasmagoria di rimorsi e di paure, mi pervennero
distintamente all'orecchio queste parole, che furono un dardo
avvelenato pel mio cuore.
— Che credete? Siete mia; lo siete stata, lo sarete. La vostra
coscienza ha dimenticato troppo presto il vincolo che vi congiunge
eternamente a me. _Eternamente_, intendete? Vorreste sottrarvene?
Provate. Vi sfido; il vostro passato mi dà diritto su voi; l'ieri mi fa
giustizia dell'oggi.»
Ohimè! sì, io era in sue mani; e tuttavia io lo sentiva, non era lui,
non era il mio passato che esercitasse tale potere misterioso sopra
di me — era questo segreto fatale che mi mordeva il petto come un
serpente.»