Tutte le fibre di Silvio risposero a quel grido: la sua mente smarrita
ritrovò il sentiero del dolore; pensò allo scopo per cui era venuto,
e fissò gli occhi nel suolo con uno sforzo disperato, quasi volesse
scavare una fossa per seppellire le sue illusioni.
Carlotta era inginocchiata presso una tomba, e nascondeva la faccia
fra le mani; il vecchio Giovanni, ritto accanto ad essa, teneva il capo
inchinato sul petto.
Vi furono alcuni istanti d'immobilità e di silenzio.
Finalmente Carlotta sollevò il capo lentamente, e drizzandosi in piedi,
aprì gli occhi velati dalle lagrime, fissando Silvio d'uno sguardo
lungo e sereno, come raggio di sole dopo una tempesta. Silvio barcollò
e fece alcuni passi; intanto Giovanni s'era spinto inosservato fuori
del ricinto.
Alcuni istanti dopo, quasi senza avvedersene, Carlotta e Silvio si
trovarono seduti l'uno a fianco dell'altro a' piedi della tomba.
— Mi perdonate? domandò Silvio con voce fioca.
Carlotta non rispose, ma il suo sguardo parve dire: «vi perdono.» E
poichè Silvio tentava d'afferrarle una mano, essa gliel'abbandonò senza
ritrosia — una piccola mano candida, affilata, con vene azzurre, come
quella d'un bambino.
Questa arrendevolezza non meravigliò Silvio, il quale in quel
momento era incapace di misurarne il valore. Trovarsi seduto accanto
a Carlotta, sentire la mano di lei nella sua, udire il suo respiro
affannoso, l'ansia del suo petto, e quasi i battiti affrettati del
suo core, e dire che tutto ciò non era che un sogno che non si sarebbe
rinnovato più mai, era tale tortura che soffocava il piacere.
— Ho voluto vedervi un'ultima volta, prese a dire Silvio balbettando,
per dirvi...
E qui si arrestò titubante. Carlotta, sbagliando sul significato
di quell'interruzione, si mostrò agitata, e ripiegando indietro il
capo guardò la lapide presso la quale erano seduti. Silvio seguì
istintivamente quello sguardo, e lesse su quel marmo un nome, il nome
di _lui_.... Egli lo aveva immaginato già prima, e tuttavia impallidì;
e gli parve che quel muto richiamo, in quel momento, e per parte
di Carlotta, palesasse una certa trepidanza mal dissimulata, ed ora
invece la sicurezza. Ad ogni modo l'intenzione di troncare la via ad
ogni audacia, v'era palese, e gli tornarono in mente quelle parole che
erano cadute sul suo cuore come un martello: «v'ha qualche cosa che si
frappone fra me e voi, un sepolcro inviolabile.»
Quello sguardo aveva ridestato uno sciame di pensieri importuni, che
volteggiarono in giro per alcuni istanti nel capo di Silvio, prima di
posarsi un'altra volta.
— Per dirvi... proseguì egli sorridendo mestamente come per dinotare
che aveva indovinato il dubbio di Carlotta, per dirvi che io parto.
— Voi partite! esclamò Carlotta colla sorpresa indeterminata di chi non
sa se debba corrucciarsi o ringraziare.
— Vi lascio; aggiunse Silvio con voce soffocata.
Carlotta chinò gli occhi a terra per nascondere l'emozione; ma la
sua mano incontrò un'altra volta la mano di Silvio e disse con un
linguaggio eloquentissimo la riconoscenza.
— Poichè voi lo volete; prese a dir Silvio con vivacità, e siccome la
mano di Carlotta minacciava di allontanarsi, soggiunse più vivamente
ancora: poichè Dio lo vuole. Non affannerò più oltre la vostra
solitudine, non turberò i fantasmi del vostro passato; non mendicherò
senza frutto ciò che voi non volete darmi; non tenterò più le vie del
vostro cuore che non saprebbe amarmi giammai.
Carlotta non rispose, ma il suo seno agitato palesava apertamente
l'affanno.
— Voi l'avete detto. Iddio lo vuole.
Silvio sorrise amaramente, e tentennò il capo con un gesto disperato.
Carlotta impallidì. Evidentemente ella temeva di aver confidato troppo
nella fermezza del proposito di Silvio; forse lo stesso Silvio aveva
troppo fidato sulla sua forza.
Dite al naufrago che si lasci seppellire dalle onde, che tanto tanto il
lottare non gli gioverà a nulla — dite ad un amante che l'insistenza
della domanda non potrà vincere mai l'ostinazione del rifiuto d'una
bella ritrosa....
Silvio, sentendo il bel corpo di Carlotta vicino al suo, ebbe la
debolezza di pensare all'immensa frenesia di piacere che egli avrebbe
potuto provare vivendo al suo fianco. Il sangue gli salì al cervello,
e vide in una nube di fuoco tutta un'infinita schiera di fantasmi
fuggitivi.... Un'eloquenza suggerita dal cuore ispirò irresistibilmente
il suo labbro; strinse la mano di Carlotta e parlò nuove profferte e
nuove preghiere; i suoi occhi sfavillavano come fiamme, il suo petto si
sollevava e s'abbassava come onda di mare tempestoso.
Carlotta turbata all'improvviso assalto, tremava come uno stelo, e
guardava Silvio con un'espressione che pendeva tra il rimprovero e la
preghiera, ma che diceva più che tutto lo sgomento.
Silvio tacque arrossendo; abbandonò la mano di Carlotta, e chinò il
capo al suolo; Carlotta levò gli occhi al cielo.
— Non dirò che una parola, disse ella poco dopo con accento commosso; e
voi desisterete, spero, da una vana insistenza....
Si arrestò titubante; Silvio continuava a tenere il capo abbassato, e
non vide sul volto di Carlotta le traccie della lotta che si combatteva
nel suo petto.
Il silenzio ridestò l'attenzione di Silvio; egli si scosse e guardò
Carlotta in viso; quello sguardo era mesto e dolce, e tuttavia la
poveretta tremò come sotto una minaccia; indi con un supremo sforzo
che vinse la sua natura di donna, pronunziò con voce ferma il nome del
cavalier Salvani....
Un grido, un ruggito di belva imprecò sulle labbra di Silvio.
Carlotta nascose il capo fra le mani.