LI.

Il cuore di Silvio traboccava di speranza; nonostante le prime ripulse,

egli si era lusingato che Carlotta avrebbe aderito al suo desiderio.

Questa lettera sfasciò d'un tratto, come un soffio malvagio d'uragano,

il dorato edifizio delle sue illusioni. Oggimai nulla più era a

sperare; la fermezza d'una decisione presa traspariva da ogni parola.

Un immenso sentimento di amara melanconia si diffuse e serpeggiò per le

vene di Silvio, a guisa di tossico mortale.

Pensando al suo passato, alle care parvenze vagheggiate così

lungamente, alla vanità dei suoi sforzi per dominare il suo cuore, al

destino che lo aveva così stoltamente riavvicinato ad una donna che

egli doveva riperdere per sempre, egli si sentì vinto da un'ambascia

compassionevole, e più intenerito che attristato dalla sua sciagura, si

gettò nel suo letto singhiozzando.

La notte che sopravvenne fu un lungo strazio per lo spirito agitato di

Silvio. Le segrete paure della veglia, le fitte d'un pensiero atroce,

i vaneggiamenti dell'amore deluso, lo tennero desto gran parte della

notte. Quando finalmente, vinto dalla stanchezza, chiuse gli occhi al

sonno, i fantasmi dei sogni gli amareggiarono il riposo. Un fantasma

lungo e severo passeggiava per la sua camera; gli occhi atterriti di

Silvio seguivano i passi uguali, monotoni, di quell'essere misterioso,

paurosi e avidi a un tempo di ricercare i lineamenti di quel volto.

Un grido morì soffocato nel suo petto; egli aveva ravvisato la larva

disseppellita del sig. Verni...

Si destò di soprassalto, e si cacciò d'un balzo fuori del letto;

un sudore minuto gli bagnava la fronte, e un brivido agitava le sue

membra. La stagione era fredda, e il suo focolare spento; ma il suo

cuore era in sussulto. Camminò alcun tempo per la camera, inciampando

nelle sedie; quando fu più queto, accese la sua lampada notturna, e si

guardò intorno pauroso, e quasi atterrito del suo coraggio. Le ombre

dei mobili avevano atteggiamenti strani, il silenzio era profondo.

Che avrebbe egli fatto? Guardò il suo letto con espressione di

rammarico, come si guarda un nemico, e indossò frettoloso una veste da

camera; poi si trasse accanto al camino, ravvivò i tizzoni spenti, e

si lasciò cadere sopra un seggiolone di cuoio. Due ore dopo, col capo

fra le mani, cogli occhi immobili, guardava il guizzo crepitante della

fiamma.

A un tratto si drizzò come spinto da una molla; un'idea aveva

attraversato la tenebrosa solitudine della sua mente senza pensiero...

— Ella parte! Ella parte! disse sordamente scuotendo il capo con un

gesto disperato.

— E se questa notte medesima...

In un baleno fu alla finestra, e ne spalancò le imposte. La notte era

serena, una di quelle notti così frequenti negli inverni dei climi

freddi. Non si udiva un alito di vento, non un susurro, non una voce:

dinanzi agli occhi le tenebre, alcune stelle silenziose nel cielo.

Un lumicino brillava ad una delle finestre dell'abitazione di Carlotta.

L'immaginazione di Silvio andò più oltre e credette di vedere un'ombra

passare e ripassare più volte dietro i vetri.

— Ella parte, ella parte! ripetè con voce fioca; «non la vedrò più!» e

afferrò il capo colle mani come a raccogliere le idee.

— Vediamo, proseguì con una calma straziante; ella parte, ella lascia

questi luoghi che le sono cari, questa solitudine che ama, i suoi

fiori, la sua casa tranquilla... E tutto ciò per fuggirmi, per non

vedermi, per sottrarsi alle persecuzioni del mio amore importuno.

E che farò io in questa casa, in questo paese, se ella non sarà più

vicino a me?... Impossibile che io vi rimanga... fuggirò anch'io, mi

trascinerò dietro di lei come un pezzente, e le domanderò l'elemosina

di uno sguardo. Che essa mi odii, che essa mi disprezzi, poichè non può

amarmi!...

Allora si die' a passeggiare a gran passi, sfogando il suo dolore in

gemiti selvaggi. Questo impeto fu breve, e spossando le fibre del suo

cuore, rinvigorì quelle della sua mente.

— Essa mi prega di non seguirla; soggiunse con profondo abbattimento,

come se ripetesse a sè stesso una sentenza inappellabile.

Allora in uno slancio generoso si proponeva di fuggirla, di lasciarla

alla sua pace, di recarsi un'ultima volta innanzi a lei e pregarla di

rimanere. L'idea del sagrifizio gli sorrideva dal profondo del cuore;

essa gli avrebbe stretto la mano nell'estremo _addio_, ed avrebbe forse

versato una lagrima in segreto...

L'alba lo trovò irresoluto.

Si recò più volte innanzi alla casa di Carlotta senza osare di varcarne

la soglia; era troppo presto, poteva riuscire importuno...

Rifece i suoi passi e ritornò nelle sue camere dove si tenne appostato

alla finestra spiando tutto ciò che avveniva nell'appartamento di

Carlotta. Di tal guisa acquistò la certezza che Carlotta si apprestava

per partire.

Suonava il mezzogiorno, e Silvio lottava tuttavia col suo demonio

senza grande vantaggio; un'ora dopo le condizioni della lotta parevano

promettergli la vittoria; alle due la battaglia era vinta, e Silvio

saliva le scale dell'abitazione di Carlotta. Era pallido o stravolto,

ma fermo.

Carlotta era uscita con Giovanni; solo la cameriera era in casa.

Buona figliuola in tutto, non faceva torto al ceto cui apparteneva,

e chiaccherava volontieri. Silvio non ebbe ad ascoltare molto, che ne

seppe abbastanza.

Uscì e si diresse verso il cimitero. Uno stretto sentiero dietro la

casa vi guidava abbreviandone la distanza. Quel sentiero era poco

battuto, e vi spuntava un'erba gialliccia, coperta ancora della brina

che l'ombra della casa aveva protetto; fatti pochi passi appena,

riconobbe le pedate di due persone: Carlotta e Giovanni senza dubbio.

Più in là la brina era stata disciolta dal sole, cosicchè le traccie

del piede di Carlotta diventavano quasi impercettibili; il piede di

Giovanni aveva stampato orme più profonde... Silvio esaminava tutto

ciò con una attenzione che era presso alla puerilità; il suo spirito

smarrito aveva perduto la coscienza di sè medesimo.

In breve giunse dinanzi al cancello di ferro del ricinto.

Era un piccolo campo seminato di croci, circondato da quattro mura poco

più alte di un uomo, e da un doppio giro di cipressi. Sul cancello era

scolpito un teschio con due ossa incrociate, e l'iscrizione: _Hodie

mihi, cras tibi_.

Sui pilastri che reggevano i battenti erano due lapidi di marmo bianco;

in una di esse si leggeva un versetto dei salmi di Davide, scritto a

matita, e più sotto una data ed un nome, un nome di donna....

Silvio lesse e sorrise tristamente.

Spinse il cancello, che girò sui cardini senza rumore, ed entrò nel

recinto.

Un grido troncò la sua atonia — quel grido era di Carlotta...

Un segreto, vol. 2 · 第 26 / 60 题