_Silvio a Eugenio._
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Ed ecco perchè non ti ho scritto. Potrai tu farmene una colpa? Non lo
credo; mi piace crederti generoso, e il pensiero della mia debolezza
fisica, e, deggio pur dirlo, della mia passione, legittimerà agli
occhi tuoi la debolezza morale che, facendomi temere il tuo scherno,
ha contribuito non poco a prolungare il mio silenzio. Aggiungi che
soltanto oggi io ho incontrato le tue lettere; però dalla premura con
cui mi accingo a risponderti, potrai avere nuovo argomento delle mie
buone intenzioni.
Promettimi che non ti farai beffa di me; che il tuo sorriso cinico si
spunterà contro il mio cuore innamorato. Se tu sapessi quanto è bella,
se tu sapessi la immensa folla di promesse che si slancia da' suoi
occhi; se tu potessi numerare tutte le ansie che hanno combattuto il
mio petto, tutti gli spasimi della sfiducia, e le dolci frenesie della
speranza!... Oh! tutto ciò è ben dolce e ben crudele, ma è la vita.
Dì pure che io vaneggio, che sono un fanciullo incorreggibile,
ma lasciami dire alla mia volta che tu non sai vivere. Illusioni,
follie!... Sia pure, mio buon Eugenio, ma stolto ed illuso colui che
rifiuta il calice della vita, perchè non vi vede brillare in fondo
l'eternità! Non è egli forse filosofia più sana e più utile, quella
che benedice l'oggi, se ne appaga e ne vive, di quella che anticipando
il domani con boriosa audacia, s'accascia nell'inerzia, sopportando il
peso d'un'esistenza neghittosa?
Domani sia che si voglia; oggi amo, e basta. Ma io ho anche ragioni per
lusingarmi del domani, e se volessi mostrarmi audace nell'asserire,
quanto voi altri cinici lo siete nel negare, potrei dire una parola
che farebbe palpitare i cuori innamorati; e mille voci s'unirebbero
alla mia, e benedirebbero questo benefico ideale dell'amore: l'eternità
dell'amore.
Infatti tu lo sai al pari di me; non è da oggi che io amo questa
creatura; il mio affetto è passato attraverso il tempo, mascherato di
cinismo come il tuo cuore, ma non si è spento. Così i semi delle piante
passano attraverso i secoli serbando tutta la loro potenza di vita,
sospirosi dell'amplesso fecondo della terra che li farà germogliare.
Anche l'amore ha i suoi germogli.
E poi, oggi è ben altro: io posso pensare senza arrossire agli enormi
desideri che torturano dolcemente il cuore di chi ama, posso pensare
a farla mia, a' suoi baci di fuoco, al suo seno palpitante sul mio.
Nulla più s'oppone alla mia felicità. Il signor Verni è morto; il tuo
silenzio su ciò mi lascia credere che tu lo ignori. Io stesso non so
dirtene di più. Pare che il destino si compiaccia di circondare di
mistero tutto ciò che riguarda questa donna: il suo stesso sorriso
è un enigma; vicino a lei io smarrisco le mie audacie, e il suo
sguardo dolce mi affascina e m'impietosisce ad un tempo. No; non posso
ingannarmi; su quel volto sereno è scolpita una grande sventura. Questo
fantastico sentimento di pietà che si aggiunge alla mia passione ne
raddoppia l'energia. Vorrei comperare le sue lagrime col mio sangue,
vorrei travolgere il suo affanno nel mio amore, e confonderlo in esso —
il mio amore è immenso.
Non sono che poche ore che ho lasciato la sua casa, e pochi passi
soltanto mi separano da lei, e tuttavia mi pare che un abisso
sterminato di spazio e di tempo si distenda innanzi a me per isolare il
mio amore.
Un'angoscia segreta mi opprime; e mi muovo cento domande — cento
torture — a cui non posso rispondere. Perchè mai ella mi ha sorriso
più dolcemente dell'usato, nel separarci? Voleva darmi una speranza?
se così era, perchè tenersi a fianco quel benedettissimo signor W**?
Temeva ella di restar sola con me? Mio Dio! Mio Dio! La mia testa si
perde in questo labirinto...
Queste mie camere solitarie che ho già amato tanto, mi sembrano
fredde, mute come sepolcri. Ho aperto le finestre che guardano sul suo
giardino, ho riveduto il pergolato, il viale dei pini, il sedile di
sasso; tutto ciò è assai triste, assai desolato; la brina inargenta
i rami e le zolle; quella nudità della natura mi ha agghiacciato il
cuore. Una sola cosa non ha mutato; le sue finestre; esse sono sempre
là, chiuse gelosamente, colle cortine calate... E tuttavia il mio
occhio non erra smarrito sulle pareti come una volta, ma si spinge
oltre audacemente, e vede una pallida figura di donna... Il mio cuore
palpita più vivamente... Carlotta! Carlotta!
Ho avuto per un istante la pazza speranza che una finestra si aprisse a
un tratto, e che ella vi si affacciasse per rispondere all'appello del
mio cuore. Poi ho cercato la finestra della camera che ho abitato tanto
tempo; ho riveduto il mio letto, le seggiole, gli specchi, i fiorami
delle pareti... E dire che poc'anzi io era là, che vedevo la luce
attraverso quella finestra!... È finita, è finita!... la mia ragione è
minacciata da due forze opposte; impazzirò di gioia o di affanno......