_Silvio a Carlotta._
«È inutile. Una forza superiore alla mia volontà mi trascina ciecamente
ai vostri piedi. Lasciate che io mi illuda ancora una volta, e non veda
la vostra indifferenza e il vostro disprezzo, e possa dirvi l'amor mio.
Lasciate che il mio cuore possa conoscere ancora per poco i battiti
della speranza.
Sarò vostro schiavo, se voi lo vorrete; bacierò festante le mie catene,
ma non contendete al mio cuore la facoltà d'amarvi, la sola virtù che
lo purifica e lo fa grande. Se la franchezza è virtù, e lo è sempre
quando non nuoce ad altrui, io voglio avere anche questa.
A che giova il dissimularlo, a che giova il tacerlo? Io vi amo. Voi
avete creduto che si possa spegnere un affetto, come si può spegnere
un'incendio, isolandolo. Vi siete ingannata; condannando il mio cuore
a tacere, a serbare gelosamente il suo amore solitario, voi non fate
che ritemprarlo e rinvigorirlo in esso. Ciò che la favella non può
esprimere si scolpisce incancellabilmente nel petto; il mio amore
durerà quanto la mia vita.
Se pure vi ha ancora una speranza di guarigione, solo una confessione
completa può compiere il miracolo. Ponete che io voglia guarire,
e lasciatemi dire che io vi amo, che io vi amo, che io vi amo.
Rispondetemi che io vi sono odioso, che la mia passione è ridicola,
che la mia insistenza vi annoia. Tutto ciò mi farà assai male, ma potrà
guarirmi.
Datemi il vostro disprezzo, tutto ed apertamente, o il vostro amore,
tutto ed apertamente. Questo travaglio in cui ora vivo è peggiore della
morte; voi potete liberarmene; fatelo ed affrettate. Non mi parlate
d'amicizia; questa povera larva sarebbe un amaro scherno per chi
domanda il vostro amore. Soprattutto siate franca; non vi trattenga un
falso sentimento di pietà; la pietà, come io la intendo, è l'amore che
risuscita, o il fuoco che purifica e risana; non vi ha via di mezzo:
datemi il sorriso della Dea, o l'opera rude del chirurgo; benefica
nell'uno e nell'altro modo io saprò benedirvi.... Qualunque altro
partito sarebbe menzogna.
Voi siete stata testimone di ciò che possa in me una promessa; il
ridicolo non mi ha impaurito, e rimasi vicino a voi come un fanciullo;
non vogliate condannarmi ancora ad una parte così ingrata; io saprò
abbandonarvi se voi me lo comanderete.
Quali sentimenti voi nutrite per me? quali sentimenti desterà nel
vostro cuore questa mia ruvida franchezza? Lo ignoro. Non mi trattengo
neppure ad immaginarlo. L'ho detto; una forza fatale mi trascina
ciecamente ai vostri piedi. Io non so nulla di voi, se non che siete
bella e che vi amo, che siete buona e che vi amo. Tutto il resto per
me è un mistero; vi vedo mesta e dolente; di che? Non importa; io vi
amo. Avete dei dolori? Non importa: io so che vorrei poterli dividere.
Lo volete voi? volete voi esser mia?... Pazza audacia del mio povero
cuore! Posso io ingannarmi più a lungo sulla sentenza che uscirà dalle
vostre labbra?... E tuttavia io ve lo ripeto orgogliosamente; volete
voi esser mia? Io non voglio pensare alla probabilità d'un vostro
rifiuto; io così altero e sdegnoso, sentirei frangersi quest'anima
da fanciullo. Mi pare che ne piangerei molto, come d'una rovina
irreparabile; ma fuggirei da voi perchè le mie lagrime non suscitassero
la vostra pietà, quella vana pietà che non sa dare che affanni a chi la
prova e a chi la riceve.
Volete voi esser mia? Mi pare un sogno che io possa farvi questa
domanda senza arrossire, o farvi arrossire.
Io penso talvolta che la sorte abbia voluto collegare in qualche modo
la vostra vita alla mia, e mi inebbrio di questo pensiero.
Talora invece discendo nelle vie più segrete del mio cuore, e
v'interrogo la mia passione; allora provo delle torture inesprimibili,
e m'infliggo delle angoscie crudeli; anatomizzo ogni fibra e mi domando
se io saprei amarvi come voi meritate. Ebbene, io ne ho acquistata
la certezza; non è un amore volgare, non è l'amore dell'uomo alla
donna, quel sentimento inebbriante in cui ha parte più la fantasia e
il desiderio, che la stima; non è questo l'amore che io vi offro. È un
amore sereno, l'amore di un'anima ad un'anima.
Voi siete bella, estremamente bella; lo so; ciò ha potuto altra
volta inebbriare i miei sensi; ma non appena io vidi la vostra anima,
indietreggiai per serbare il vostro profumo di virtù; l'acre voluttà
della colpa mi ha sedotto, ma non mi ha vinto. Fuggii lontano da voi,
recando meco la memoria della vostra bellezza, il mio vagheggiato
ideale di artista.
Oggi è ben altro; voi siete libera; per qual filo misterioso io sia
stato guidato innanzi a voi, non so; ma so che è la Provvidenza che lo
vuole. Oggi è ben altro; altra volta io ho amato la vostra bellezza
e il vostro spirito, oggi io amo l'anima vostra; vi ho visto appena,
e pure mi sento trascinato a voi da una forza magnetica; e una stima
immensa si è ingenerata in me al solo vostro sguardo.
So bene che attribuirete le mie parole ad esaltazione, e forse a
menzogna; pure io non fui mai così calmo e così sincero come in questo
momento. Crediatelo; non è più il vostro corpo che io amo; io posso
dimenticare per un istante la vostra bellezza, posso anche pensare per
un istante che un'altra donna può vincervi in avvenenza, ma non posso
cessare un solo momento di amarvi, o credere un solo momento che io
potrei amare un'altra donna, come amo voi.»