XLIV.

_Silvio a Carlotta._

«È inutile. Una forza superiore alla mia volontà mi trascina ciecamente

ai vostri piedi. Lasciate che io mi illuda ancora una volta, e non veda

la vostra indifferenza e il vostro disprezzo, e possa dirvi l'amor mio.

Lasciate che il mio cuore possa conoscere ancora per poco i battiti

della speranza.

Sarò vostro schiavo, se voi lo vorrete; bacierò festante le mie catene,

ma non contendete al mio cuore la facoltà d'amarvi, la sola virtù che

lo purifica e lo fa grande. Se la franchezza è virtù, e lo è sempre

quando non nuoce ad altrui, io voglio avere anche questa.

A che giova il dissimularlo, a che giova il tacerlo? Io vi amo. Voi

avete creduto che si possa spegnere un affetto, come si può spegnere

un'incendio, isolandolo. Vi siete ingannata; condannando il mio cuore

a tacere, a serbare gelosamente il suo amore solitario, voi non fate

che ritemprarlo e rinvigorirlo in esso. Ciò che la favella non può

esprimere si scolpisce incancellabilmente nel petto; il mio amore

durerà quanto la mia vita.

Se pure vi ha ancora una speranza di guarigione, solo una confessione

completa può compiere il miracolo. Ponete che io voglia guarire,

e lasciatemi dire che io vi amo, che io vi amo, che io vi amo.

Rispondetemi che io vi sono odioso, che la mia passione è ridicola,

che la mia insistenza vi annoia. Tutto ciò mi farà assai male, ma potrà

guarirmi.

Datemi il vostro disprezzo, tutto ed apertamente, o il vostro amore,

tutto ed apertamente. Questo travaglio in cui ora vivo è peggiore della

morte; voi potete liberarmene; fatelo ed affrettate. Non mi parlate

d'amicizia; questa povera larva sarebbe un amaro scherno per chi

domanda il vostro amore. Soprattutto siate franca; non vi trattenga un

falso sentimento di pietà; la pietà, come io la intendo, è l'amore che

risuscita, o il fuoco che purifica e risana; non vi ha via di mezzo:

datemi il sorriso della Dea, o l'opera rude del chirurgo; benefica

nell'uno e nell'altro modo io saprò benedirvi.... Qualunque altro

partito sarebbe menzogna.

Voi siete stata testimone di ciò che possa in me una promessa; il

ridicolo non mi ha impaurito, e rimasi vicino a voi come un fanciullo;

non vogliate condannarmi ancora ad una parte così ingrata; io saprò

abbandonarvi se voi me lo comanderete.

Quali sentimenti voi nutrite per me? quali sentimenti desterà nel

vostro cuore questa mia ruvida franchezza? Lo ignoro. Non mi trattengo

neppure ad immaginarlo. L'ho detto; una forza fatale mi trascina

ciecamente ai vostri piedi. Io non so nulla di voi, se non che siete

bella e che vi amo, che siete buona e che vi amo. Tutto il resto per

me è un mistero; vi vedo mesta e dolente; di che? Non importa; io vi

amo. Avete dei dolori? Non importa: io so che vorrei poterli dividere.

Lo volete voi? volete voi esser mia?... Pazza audacia del mio povero

cuore! Posso io ingannarmi più a lungo sulla sentenza che uscirà dalle

vostre labbra?... E tuttavia io ve lo ripeto orgogliosamente; volete

voi esser mia? Io non voglio pensare alla probabilità d'un vostro

rifiuto; io così altero e sdegnoso, sentirei frangersi quest'anima

da fanciullo. Mi pare che ne piangerei molto, come d'una rovina

irreparabile; ma fuggirei da voi perchè le mie lagrime non suscitassero

la vostra pietà, quella vana pietà che non sa dare che affanni a chi la

prova e a chi la riceve.

Volete voi esser mia? Mi pare un sogno che io possa farvi questa

domanda senza arrossire, o farvi arrossire.

Io penso talvolta che la sorte abbia voluto collegare in qualche modo

la vostra vita alla mia, e mi inebbrio di questo pensiero.

Talora invece discendo nelle vie più segrete del mio cuore, e

v'interrogo la mia passione; allora provo delle torture inesprimibili,

e m'infliggo delle angoscie crudeli; anatomizzo ogni fibra e mi domando

se io saprei amarvi come voi meritate. Ebbene, io ne ho acquistata

la certezza; non è un amore volgare, non è l'amore dell'uomo alla

donna, quel sentimento inebbriante in cui ha parte più la fantasia e

il desiderio, che la stima; non è questo l'amore che io vi offro. È un

amore sereno, l'amore di un'anima ad un'anima.

Voi siete bella, estremamente bella; lo so; ciò ha potuto altra

volta inebbriare i miei sensi; ma non appena io vidi la vostra anima,

indietreggiai per serbare il vostro profumo di virtù; l'acre voluttà

della colpa mi ha sedotto, ma non mi ha vinto. Fuggii lontano da voi,

recando meco la memoria della vostra bellezza, il mio vagheggiato

ideale di artista.

Oggi è ben altro; voi siete libera; per qual filo misterioso io sia

stato guidato innanzi a voi, non so; ma so che è la Provvidenza che lo

vuole. Oggi è ben altro; altra volta io ho amato la vostra bellezza

e il vostro spirito, oggi io amo l'anima vostra; vi ho visto appena,

e pure mi sento trascinato a voi da una forza magnetica; e una stima

immensa si è ingenerata in me al solo vostro sguardo.

So bene che attribuirete le mie parole ad esaltazione, e forse a

menzogna; pure io non fui mai così calmo e così sincero come in questo

momento. Crediatelo; non è più il vostro corpo che io amo; io posso

dimenticare per un istante la vostra bellezza, posso anche pensare per

un istante che un'altra donna può vincervi in avvenenza, ma non posso

cessare un solo momento di amarvi, o credere un solo momento che io

potrei amare un'altra donna, come amo voi.»

Un segreto, vol. 2 · 第 19 / 60 题