XLIII.

Carlotta venne; aspettata come un'alba di tripudio, bella e raggiante

più d'un'alba.

Cogli occhi ardenti di passione, col cuore palpitante, Silvio seguiva

i passi della leggiadra creatura che pallida e serena come una visione,

attraversò la stanza lentamente, e venne a sedersi a qualche passo dal

letto.

— Più vicino... balbettò Silvio.

Carlotta trasse la seggiola presso al capezzale.

Immerso nell'egoismo della sua felicità, Silvio non pensò neppure a

ringraziarla; non volle o non seppe sorriderle, non le disse parola —

che cosa le avrebbe egli detto, poichè gli era contesa la favella del

cuore?... Il solo suo sguardo si animò, e fisso sulla fronte della

donna amata, parve ricercare le vie tortuose del suo pensiero, per

rapirle un segreto. Carlotta sostenne quello sguardo senza abbassare

gli occhi; Silvio sospirò.

I sospiri non erano stati compresi nel patto; però Carlotta, che fino

a quel punto si era tenuta in silenzio, s'affrettò a domandare a Silvio

della sua salute.

Sventuratamente Silvio stava benissimo, e lo disse con un altro sospiro

assai più lungo e più profondo del primo.

Quest'esordio parve spaventare Carlotta, la quale, non osando muoverne

lamento direttamente, guardò Silvio con una cert'aria, come di chi

volesse mettere in dubbio la legittimità di quei sospiri. Silvio le

rispose di rimando nello stesso linguaggio «essere dolentissimo che si

volesse mettere in dubbio la legittimità dei suoi sospiri.»

Dopo questo primo armeggio, la conversazione si animò vivamente. Silvio

parlò con entusiasmo della stagione che minacciava di essere fredda,

c Carlotta convenne pienamente con lui, aggiungendo che l'inverno

era stato precoce. Silvio si affrettò a dividere questa opinione, e

incoraggiato dal primo successo, disse qualche parola della giornata

che era stata bellissima. Anche questa sentenza non trovò seria

opposizione.

— Ma fredda, osservò Carlotta con qualche titubanza.

— Freddissima, confermò Silvio sbadatamente; poichè lo dite, aggiunse

sorridendo; io già non ho potuto accorgermene.... sebbene.... sì, ne

sono sicuro, il gelo aveva disegnato assai bizzarri fiori sui vetri

della finestra. Il sole me li ha tolti ben tosto...

— E il gelo i miei... figuratevi; avevo un'aiola di cappuccine gialle

che non s'erano potute raccogliere nella serra — sono morte tutte...

— Poverette!

Silvio pensò di dover unire un sospiro per significare meglio il suo

compianto; questa volta Carlotta non ne parve spaventata e rispose con

un sorriso.

— Amate i fiori? domandò poco dopo.

— E chi non li amerebbe?

E qui Silvio con uno slancio inspirato parlò del loro profumo, dei loro

colori, e stava per parlare del loro linguaggio, se una occhiata assai

espressiva di Carlotta non l'avesse interrotto in buon punto. Silvio

pose la mano destra sul cuore coll'atto con cui l'avrebbe posta sulla

bocca d'un ciarliero, e domandò scusa sorridendo.

Se Carlotta rispondeva a quel sorriso, addio patti! ma Carlotta non

parve avvedersi del gesto, nè del senso burlesco che gli era stato

dato. Quell'indifferenza sconcertò forse i segreti disegni di Silvio,

il quale da quel punto si fece serio in volto, e divenne più parco di

parole.

Carlotta, sia che fosse rassicurata da quel contegno, sia che sentisse

in cuore alcuna pietà mista di riconoscenza, o forse per l'una cosa e

l'altra insieme, acquistò per l'appunto quanto Silvio aveva perduto, e

lo interrogò sui suoi viaggi.

Silvio si tolse d'impaccio assai male; nè mai racconto di viaggi fu

fatto con tanta inettitudine e con così poca compiacenza.

Convien sapere che fin dal primo dialogo avuto con Carlotta, egli era

stato torturato dal desiderio di fare una domanda; ma il timore di

ridestare memorie spiacevoli, lo aveva consigliato a non farla, sebbene

il silenzio gli paresse incontrastabilmente una mancanza di riguardo, e

potesse essere creduto ispirato da un sospetto ingiurioso.

— Tutto sta nel modo di farla, aveva detto a sè stesso, e da un quarto

d'ora torturava il suo cervello, domandandogli una frase restia che gli

sfuggiva.

Appena gli parve d'avere il fatto suo, compose il volto a mestizia, ed

aprì bocca per parlare; ma in quel punto il sole che tramontava dietro

i monti, involò seco i raggi d'oro che si frangevano contro le vetrate

della finestra. A quella vista Silvio si turbò, e il nome del signor

Verni morì soffocato sulle sue labbra. Allo stesso tempo Carlotta si

levò in piedi.

— A domani? disse Silvio con voce agitata.

— Forse.

— Forse!... E un ultimo sospiro chiuse questo secondo colloquio amoroso.

Un segreto, vol. 2 · 第 18 / 60 题