Alla classe dominante occorreva dunque una nuova e più efficace misura,
ed ecco, il senato, interpetre di tale necessità, ricorrere al _s. c.
u._
Esso lo tenta al 133 contro i seguaci di Tiberio Gracco, lo vota al
121 contro Caio, al 100 contro Glaucia e Saturnino, forse al 77 contro
Lepido, al 63 contro i Catilinari, al 62 contro il tribuno Nepote, al
52 contro il pretore Celio Rufo, al 47 contro il tribuno Dolabella,
e al 43 contro due eredi della politica di G. Cesare, in altrettanti
palesi conflitti fra _optimates_ e _populares_.
Nè nei due casi, che rimangono, il _s. c. u._ à perduto la sua
fisonomia caratteristica.
Dell’ultimo del 40, contro Salvidieno Rufo, non si conoscono gli
antecedenti; e quello dell’89, sotto le pressioni di un governo
radicale, che si servì delle stesse armi dei propri avversari, fu
votato contro un nobile da parte di un senato, colpito di terrore
pei propri amoreggiamenti e le proprie timidezze verso i nemici del
medesimo.
Oltre il 40, nessun _s. c. u._ E non poteva darsi altrimenti.
La nuova riforma della costituzione romana, la quale, in fatto, se
non in dritto, s’inaugura, da Cesare, pur non risolvendo le antitesi
di classe esistenti, avea soppresso la possibilità di quei conflitti
politici, che avevano agitato gli ultimi due secoli della repubblica.