V.[283]

Quali erano le giustificazioni di tante illegalità?

Se non la più ovvia, certo la più infelice è una calunnia: colpevoli

di aspirare alla tirannide,[284] i presunti rei possono soggiacere a

qualsiasi condanna.

Che cosa i Romani intendessero per aspirazione alla tirannide, non è

ben chiaro. Se la violazione delle elementari libertà civili, conferite

dalla costituzione, il rimedio adottato dal Senato non se ne rendeva

meno colpevole; se il ripristinamento della monarchia, coloro che

accusavano o erano degli illusi in buona fede, o mentivano, sapendo di

mentire. In ambedue i casi, nessuna legge contro codesto attentato alle

istituzioni republicane giustificava quelle tali pene o procedure, di

cui dietro il _s. c. u._, usava o faceva usare il Senato.

Le altre giustificazioni ci vengono a tutt’andare ripetute,

specialmente da Cicerone, l’avvocato di ufficio della reazione, dal

«_Pro Rabirio reo perduellionis_» alle Catilinarie, dalle Catilinarie

alla Miloniana, dalle orazioni ai libri retorici.

Ma esse, più che serie giustificazioni giuridiche, non sono se non

deboli, volgari argomentazioni, incastonate entro una sentimentale

difesa del _s. c. u._, che piglia le mosse dagli effetti immaginari

dell’opera degli avversari del senato,[285] (criterio, del resto,

al quale non iscampa la succennata), e tutte s’infrangono contro la

constatazione dell’incostituzionalità di tale misura, che noi abbiamo

premesso.

1. Per opera di chiunque, privato, senatore o magistrato, è lecito

«_sceleratos viri interfici_»[286];

Una misura eccezionale dei Romani, Il senatus-consultum ultimum · 第 52 / 80 题