X.

Scadeva a Cesare il secondo quinquennio del preconsolato[108], dopo

il quale, secondo il parere del senato, egli avrebbe dovuto deporre

la carica ed il comando dell’esercito, mentre, secondo lui, e secondo

molti degli ottimati, avrebbe potuto tenere l’una e l’altro sino alle

elezioni consolari[109].

Così avrebbe evitato un intervallo di vita privata, accessibile ad

accuse e a processi, solito sfogo di rappresaglie politiche.

Dopo parecchie violente discussioni in senato e privati reciproci

messaggi, Cesare, da Ravenna, dove, reduce dalle Gallie, si trovava ad

invigilare le vicende della capitale, inviò al senato un _ultimatum_,

dichiarandosi, checchè facesse Pompeo, allora luogotenente delle

Spagne, pronto a congedare otto e persino nove delle sue legioni,

purchè il senato gli concedesse il comando della Gallia Cisalpina e

dell’Illirico fino alle prossime elezioni consolari.[110]

Era un tornare alle solite. La questione giuridica celava infatti una

più grave questione politica.

Cesare aveva esordito sposando una figlia di Cinna, e, dopo essersi

rifiutato ad obbedire agli ordini del dittatore Silla, che gl’imponeva

il divorzio, avea, contro il volere del medesimo, mantenuto la carica

sacerdotale conferitagli da Mario.

Poco prima della congiura catilinaria, egli era stato la mente

ispiratrice di quell’abile disegno di legge agraria presentato da P.

Servilio Rullo, che, a giudizio del Mommsen, «doveva preparare alla

democrazia una posizione eguale a quella fatta a Pompeo dalle proposte

gabino-manilie».[111] Della congiura di Catilina egli era stato senza

dubbio simpatizzante, ed egli solo avea sostenuto, a viso aperto, la

difesa degli imputati, come, dopo la loro condanna, avea osteggiato

fieramente Cicerone. Console al 59, egli aveva ripresentato la legge

agraria di Rullo[112] e l’anno appresso un plebiscito, che gli avea

concesso per un quinquennio la luogotenenza della Gallia Cisalpina, gli

avea offerto i mezzi di raccogliere i frutti che si aspettava dal suo

consolato, ed incarnare finalmente l’ideale suo e del partito: l’impero

della democrazia per mezzo delle proprie legioni di generale.

I suoi successi nelle Gallie non avevano servito che a rinfocolare

tale speranza. Adesso era venuto il momento di tirare le somme, ed era

questa la catastrofe che il senato tentava di scongiurare, ritogliendo

a Cesare le legioni.

Quanto a Pompeo, il quale non aveva mai seriamente appoggiato il

partito radicale, e ne aveva ricevuta alleanza solo perchè talvolta si

era schierato contro quello senatorio, avea, poco a poco, girato la

propria posizione, e ciò che più ve l’aveva determinato, erano state

le vittorie di Cesare in Gallia e la sua misera contesa con Clodio in

Roma.

Il convegno di Lucca del 56 avea per un momento eliminato i palesi

rancori, ma, al 52, Pompeo, creato in realtà dittatore, oltre a

perseguitare giudiziariamente alcuni degli antichi partigiani di

Cesare ed emanare una nuova legge _de ambitu_, nella quale era agevole

intravedere un pericoloso attacco personale contro il proconsole

delle Gallie, lo aveva trascurato nella scelta del collega, e — fatto

ancora più grave — egli si era riconfermata per altri cinque anni la

luogotenenza della Spagna. Quando poi la questione giuridica era stata

posta all’ordine del giorno del Senato, la coalizione di Pompeo con il

partito aristocratico era già un fatto compiuto.

L’_ultimatum_ di Cesare, come del resto le sue anteriori proposte,

accolte con entusiasmo dal popolo, a cui erano state notificate dai

tribuni Curione ed Antonio, trovò vivissima opposizione da parte

dei consoli e del senato, che lo respinse a grande maggioranza, e

votò invece la proposta di Scipione, suocero di Pompeo, colla quale

si minacciava a Cesare la qualifica di traditore e nemico pubblico,

qualora, entro un dato termine, non avesse deposto la carica e

l’esercito[113].

Al s. c. fu opposta l’_intercessio_ dei tribuni. Il senato allora

decreta il lutto pubblico[114], e si riconvoca per decidere sul divieto

tribunizio.

Nuova _intercessio_ e nuove proteste. L’assemblea, scioltasi fra il

tumulto, viene riconvocata la sera da Pompeo, che eccita i senatori

a rifiutare ogni partito più temperato. I tribuni, vista inutile la

loro opera, anzi pericolosa la loro permanenza in Roma, tanto più

che il console ve li costringeva, riparano presso Cesare, ed il 7

gennaio veniva votato un _s. c. u._, col quale si affidava ai consoli,

pretori, tribuni e proconsoli, residenti in città, la difesa della

repubblica.[115]

Pochi giorni dopo, il senato si recava da Pompeo fuori del _pomerium_,

e, dopo aver proclamato _tumultus_,[116] iniziava i preparativi per la

guerra: 1) leve in tutta Italia, sì da raccogliere 130 mila soldati; 2)

arrolamento di mercenari da nazioni estere; 3) concessione del denaro

pubblico a Pompeo; 4) tasse municipali d’armi e di danaro, e, se questo

non bastasse, contribuzione privata; 5) espoliazioni degli arredi

dei tempî; 6) conferimento a privati di due province pretorie e due

consolari.

Senza nemmeno riconfermare loro l’_imperium_ con una deliberazione

popolare[117], si dà principio alla guerra.

Una misura eccezionale dei Romani, Il senatus-consultum ultimum · 第 28 / 80 题