La repressione lasciò come sempre, uno strascico di odî.[102] Il
senato, previggente, avea per ciò stabilito che, chiunque avesse osato
citare alcuno in giudizio per la condanna dei Catilinari, lo si sarebbe
considerato quale nemico e traditore.
Il tribuno Metello Nepote, che accusava appunto il senato di avere
condannato a morte dei cittadini senza la suprema decisione dei comizi,
fu costretto a tacere.
Più tardi tornò alla carica, proponendo il richiamo di Pompeo, che
guerreggiava allora in Oriente e fidando nel di lui zelo per la
causa popolare; ma fu osteggiato dagli aristocratici e dai suoi
stessi colleghi. Ne seguì una zuffa in pieno comizio. Il senato votò
immediatamente un _s. c. u._[103] (62). Nepote, temendo, riparò presso
Pompeo.