VII.

Ma il _s. c. u._ più noto è quello votato per la congiura di Catilina,

diretto a reprimere, non già le mene di tribuni sediziosi o di generali

a capo di eserciti, ma un colpo di mano di semplici privati.

Cicerone non vide nei Catilinari che una serqua di debitori dissoluti

ed insolvibili, una ciurma di ribaldi incendiari e (meraviglioso a

dirsi da lui, che tremava al solo nome di Catilina!) un’accozzaglia di

vili e di effeminati[82]. Ma, pur troppo, oltre ai nobili spiantati, i

quali, come gli altri che stavano al governo, non potevano ricolmare il

patrimonio con gl’introiti dello stato,[83] il grosso dei congiurati

era costituito da tutti quegli elementi della popolazione romana, di

cui il governo non avea voluto tutelare gl’interessi, sacrificandone

anzi, il più delle volte, i sostenitori, dai proletari urbani senza

tetto, senza pane e senza libertà[84], da tutti i rovinati dalle

usure[85] e dalla corruzione dei magistrati[86], dal proletariato

agricolo senza possedimenti e senza lavoro,[87] dai proscritti e

dai figli dei proscritti di tutte le guerre intestine, destituiti di

patrimonio e di dritti civili,[88] da tutti gli avversari politici

dell’oligarchia dominante[89]. «Noi combattiamo», dirà Catilina,

prima di venire all’ultima battaglia, «per la patria, per la libertà,

per la vita», i nostri nemici «per la potenza di pochi che li

signoreggiano».[90]

Al 63 egli si era presentato quale concorrente al consolato, quando,

poco prima del giorno dei comizi, Cicerone, allora console, seppe di

un’adunanza privata, in cui Catilina avea esposto il proprio programma,

e stabilito — si diceva — pel giorno delle elezioni, l’assassinio del

console che le avrebbe presiedute.

Il 20 ottobre, Cicerone, convocati i senatori, fa postergare i comizi,

e, in una nuova seduta, impone a Catilina di scolparsi.

Questi si comportò fieramente; e, con una metafora, nella quale volle

accennare agli ottimati ed al popolo, rispose che due corpi esistevano

nella republica, uno debole dalla testa mal sana, l’altro saldo, ma

senza capo[91], che, lui vivo, più non ne sarebbe mancato! Fu tosto

votato un _s. c. u._, che affidava ai due consoli, Cicerone ed Antonio,

la salvezza della republica. (ottobre 63).[92]

Il 27 ottobre[93] Catilina aveva spedito C. Manlio in Toscana, e

metteva alla rivolta Capua, la Puglia e la Marca Anconitana.

Il senato quindi invia quattro generali sui luoghi minacciati, promette

ricompense agli schiavi delatori, ricompense ed immunità ai liberi,

che avessero defezionato dall’esercito dei rivoltosi, e rimanda i

gladiatori a Capua e nelle fortezze, istituendo in Roma una guardia

civica comandata dai magistrati minori, forse dietro un’ordinanza di

_tumultus_[94].

Dopo il 7 o l’8 di ottobre (data della Iª Catilinaria), il senato

costringeva Catilina ad uscire da Roma[95].

Poco dopo, in una coi suoi, lo dichiarava nemico della patria[96], e

delegava il collega di Cicerone, Antonio, a muovere contro i ribelli,

ingiungendo a Cicerone di rimanere a custodia della città[97].

Frattanto, questi riesciva ad avere in mano i capi dei congiurati:

senatori, pretori, antichi nobili romani, lasciati da Catilina in città

— si narrava — con ordini feroci.

Sfuggendo a qualsiasi risoluzione personale, egli convocò il senato,

il quale assistette all’interrogatorio di tutti i presunti colpevoli,

ascoltò le delazioni e le denunzie, e ordinò che gli arrestati fossero

trattenuti e che il pretore Lentulo, uno dei medesimi, deponesse la

carica[98]. La loro sorte fu decisa in una prossima tornata. Colpiti

da sentenza capitale, essi caddero strozzati dai _tresviri capitales_,

sotto la sorveglianza del console.[99]

L’anno appresso, Catilina coi suoi periva combattendo contro l’esercito

di Antonio,[100] mentre, in Roma, i nuovi consoli (Silano e Murena)

proseguivano le loro inchieste sui sospetti di collusione coi

ribelli.[101]

Una misura eccezionale dei Romani, Il senatus-consultum ultimum · 第 25 / 80 题