Gravi dubbi ci assalgono pel _s. c. u._ votato, secondo il Willems[77],
nel 77.
Silla era appena estinto, e già si attentava a rovesciarne la
restaurata oligarchia.
Il console M. Lepido[78] era l’uomo, a cui metteva capo
l’opposizione. Partito per l’Etruria ad apparecchiare eserciti in pro
dell’insurrezione, al Senato che gl’intimava di tornare senza indugio
a Roma, rispondeva imponendo: 1) che i tribuni, per cui Silla avea
prescritto una multa, caso mai abusassero del dritto d’intercessione,
insieme col permesso del senato, ogni qualvolta volessero conferire
col popolo, e ai quali egli stesso avea vietato di aspirare a cariche
superiori, venissero restituiti nell’antica autorità; 2) che gli
illegalmente esiliati fossero richiamati e ripristinati nel possesso
dei loro diritti civili e dei loro beni; 3) che a lui fosse concessa la
rielezione al consolato.
Era già scorso l’anno di carica dei consoli, e L. Filippo, in Senato,
propose che all’_interrex_ Appio Claudio, (la sedizione di Lepido non
avea permesso le elezioni consolari), al proconsole Q. Catulo e a tutti
i magistrati rivestiti di _imperium_ fosse affidata la salvezza della
republica[79]. (77)
Ci rimane però ignoto se la proposta di Filippo sia stata accettata.
Certo si è che il comando delle operazioni militari non fu affidato
agli indicati dal medesimo, ma al proconsole Catulo e al privato Cn.
Pompeo[80].
Battuto presso Roma. Lepido fu dal Senato dichiarato nemico della
patria, e costretto[81] a rifugiarsi in Sardegna.