Si è dubitato di ambedue i precedenti _s. c. uª_ e per varie ragioni.
Il Mispoulet[25] vi sospetta un’invenzione aristocratica di tempi
posteriori, intesa a consolidare con la tradizione la legittimità di
una misura non riconosciuta mai come legale dai partiti democratici.
Il Mommsen[26] e il Willems[27] li ritengono un procronismo, 1) perchè
debolmente connessi col resto del racconto, 2) perchè, nell’un caso,
l’indizione delle leve, nell’altro, l’accusa tribunicia vengono, cosa
insolita, introdotti da un _s. c. u._
Non è male ripigliare in esame la questione, e, sopratutto, distinguere
il primo caso dal secondo.
Quanto al primo è a notare, come abbiamo fatto, che esso è l’unico
che sia stato suscitato da una guerra all’estero, cosa che però non
deve indurci in sospetto. Un provvedimento, che servì in origine a un
determinato scopo, può, per nuove condizioni sopraggiunte, venire usato
ad intendimenti opposti.
La dittatura implicava una perdita di tempo pericolosa. Occorreva che
il Senato proponesse ai consoli, spesso assenti, la sua decisione, che
questi designassero il candidato, e che i comizi ne ratificassero i
poteri.
In vista della salvezza della patria era senza confronto più agevole
trasmettere direttamente i pieni poteri al console rimasto in città.
Livio, d’altronde, è troppo preciso ed esplicito, non subisce
contraddizioni nè sospetti di tendenziosità, ed è noto come ciò che
più l’onora, quale storico, è l’incapacità di dire il falso sapendolo
falso. A chi poi osservasse che anche Dionigi narra il fatto, ma senza
accenni ad alcun _s. c. u._, si dovrebbe rispondere che Dionigi non
conosce _s. c. u.ª_