Grandlieu, sono là al pari di vecchi marinai occupati sulla riva del
mare a contemplare i giovani marinai alle prese colle tempeste. In quel
momento madama di Grandlieu, che pareva interessarsi ai personaggi di
questa scena, potè facilmente indovinare la lotta a cui era in preda
la contessa. La giovine civetta aveva un bel farsi vento con grazia,
sorridere a tutti i giovani che la salutavano ed usare tutte le astuzie
di cui si serve una donna per occultare la sua emozione; la vedova, una
delle più perspicaci e maliziose duchesse che il secolo diciottesimo
avesse legate al decimonono, sapeva leggere nel suo cuore e nel suo
pensiero. La vecchia dama pareva conoscesse i movimenti impercettibili
che rivelano le affezioni dell'animo. La piega più leggiera di quella
fronte bianca e pura, il più insensibile trasalire delle guancie, i
moti delle sopraciglia, l'inflessione meno visibile delle labbra il
cui mobile corallo nulla poteva occultarle, erano per la duchessa come
lo scritto di un libro. Dal fondo della sua poltrona, che riempiva
completamente colla sua veste, la civetta emerita, chiacchierando
con un diplomatico che l'aveva ricercata per raccogliere gli aneddoti
ch'ella narrava così bene, ammirava sè stessa nella civettuola giovine;
le acquistò simpatia vedendola occultare così bene il suo dolore e
gli strazii del suo cuore. Madama de Vaudremont provava infatti tanto
dolore quanta era la gajezza che fingeva: aveva creduto di trovare in
Marziale un uomo di talento sul cui appoggio contava per abbellire la
sua vita con tutti gli incanti del potere; in quel momento riconosceva
un errore altrettanto crudele per la sua riputazione come pel suo
amor proprio. In lei, come in tutte le altre donne di quell'epoca,
la subitaneità delle passioni ne aumentava la vivacità. Le anime che
vivono molto e presto non soffrono meno di quelle che si consumano
in una sola affezione. La predilezione della contessa per Marziale
datava dalla vigilia, è vero; ma il più inetto dei chirurgi sa che la
sofferenza causata dall'amputazione di un membro vivo è più dolorosa
di quella di un membro ammalato. Nel gusto di madama de Vaudremont
per Marziale vi era dell'avvenire, mentre la sua passione precedente
era senza speranze ed avvelenata dai rimorsi di Soulanges. La vecchia
duchessa, che spiava il momento opportuno di parlare alla contessa, si
affrettò a congedare il suo ambasciatore; giacchè a fronte di amanti
in collera ogni altro interesse vien meno, anche per una donna in età.
Per impegnare la battaglia, madama de Grandlieu lanciò a madama de
Vaudremont un'occhiata sardonica che fece temere alla giovine civetta
di vedere il suo destino nelle mani della vedova. Vi sono sguardi da
donna a donna che somigliano alle fiaccole nello scioglimento d'una
tragedia. Bisogna aver conosciuto questa duchessa per apprezzare il
terrore che l'espressione del suo volto cagionava alla contessa. Madama
de Grandlieu era alta, ed i suoi lineamenti facevano dire di lei: ecco
una donna che ha dovuto esser bella! Si copriva le gote con tanto
belletto che le sue rughe quasi più non apparivano; ma, lontani dal
ricevere uno splendore fittizio da quel carmino carico, i suoi occhi
non erano che più appannati. Portava una gran quantità di diamanti
e si vestiva con abbastanza gusto per non cadere nel ridicolo. Il
suo naso appuntito faceva presentire l'epigramma. Una dentiera ben
disposta conservava alla sua bocca una smorfia d'ironia che ricordava
quella di Voltaire. Però la squisita cortesia dei suoi modi raddolciva
tanto il giro malizioso delle sue idee, che non la si poteva accusare
di malignità. Gli occhi grigi della vecchia dama si animarono; uno
sguardo trionfale, accompagnato da un sorriso che significava: — Ve
l'aveva pare promesso! — attraversò la sala e sparse l'incarnato della
speranza sulle gote pallide della giovine donna che gemeva a piedi
del candelabro. Questa alleanza fra madama de Grandlieu e l'incognita
non poteva sfuggire all'occhio esperto della contessa di Vaudremont,
che intravide un mistero e volle penetrarlo. In quel momento il barone
della Roche-Hugon, dopo di aver finito di interpellare tutte le anziane
senza poter conoscere il nome della dama azzurra, si rivolgeva, non
sapendo dove dare il capo, alla contessa di Gondreville, e non ne
riceveva che questa risposta poco soddisfacente: — È una dama che mi ha
presentata la vecchia duchessa di Grandlieu. Volgendosi per caso verso
la poltrona occupata dalla vecchia signora, il referendario sorprese
lo sguardo d'intelligenza lanciato all'incognita, e benchè da qualche
tempo non si trovasse in troppo buoni rapporti con lei, risolse di
abbordarla. Vedendo quel nabisso di barone che gironzava intorno alla
sua poltrona, la vecchia duchessa sorrise con una malignità sardonica
e guardò madama de Vaudremont con un'aria che fece sorridere il
colonnello Montcornet.
— Se la vecchia zingara si atteggia all'amicizia, pensò il barone, gli
è che senza dubbio mi vuol giuocare qualche brutto tiro. — Madama, le
disse, mi dicono che siete incaricata di vegliare sopra un tesoro ben
prezioso.
— Mi pigliate per un drago? chiese la vecchia dama. Ma di chi parlate?
aggiunse con una dolcezza di voce che fece rinascere in Marziale la
speranza.
— Di quella damina sconosciuta che la gelosia di tutte queste civette
ha confinata laggiù. Voi senza dubbio conoscete la sua famiglia?
— Sì, disse la duchessa, ma che volete farne di un'ereditiera di
provincia, maritata da qualche tempo, una giovane di buona nascita che
non conoscete, voi altri, essa non va in nessun luogo.
— Perchè essa non balla? È tanto bella! Volete che stringiamo un
trattato di pace? Se vi degnate informarmi di tutto ciò che ho
interesse a sapere, vi giuro che la vostra domanda di restituzione del
bosco di Marigny pel demanio straordinario sarà caldamente appoggiata
presso l'imperatore.
— Signore, rispose la vecchia dama con una ingannevole gravità,
conducetemi la contessa di Vaudremont. Vi prometto di rivelarle
il mistero che rende tanto interessante la vostra incognita. Ecco,
tutti gli uomini che sono alla festa sono giunti allo stesso grado
di curiosità di voi. Gli occhi si dirigono involontariamente verso
questo candelabro ove la mia protetta si è modestamente collocata; essa
raccoglie tutti gli omaggi che le si vollero rapire. Fortunato colui
che piglierà per ballerine! Qui si interruppe fissando la contessa
di Vaudremont con una di quelle occhiate che dicono così bene: Noi
parliamo di voi. Poi aggiunse: Penso che preferirete apprendere il nome
dell'incognita dalla bocca della vostra bella contessa piuttosto che
dalla mia?
L'attitudine della duchessa era così provocante, che madama de
Vaudremont si alzò, venne presso a lei, si sedette sulla sedia che le
offerse Marziale, e senza fare attenzione a lui: — Indovino, madama, le
disse ridendo, che parlate di me; ma confesso la mia inferiorità, non
so se in bene o in male.
Madama di Grandlieu strinse colla mano secca e rugosa la bella mano
della giovine donna e con un tono di compassione, le rispose a voce
bassa: — Povera piccina!
Le due donne si guardarono. Madama de Vaudremont capì che Marziale era
di troppo, e lo congedò dicendo con aria imperiosa: Lasciateci!
Il referendario, poco soddisfatto al vedere la contessa sotto il
fascino della pericolosa sibilla che l'aveva attirato presso di sè, le
lanciò uno di quegli sguardi d'uomo, potenti su un cuore cieco, ma che
appaiono ridicoli ad una donna quando comincia a giudicare colui di cui
si è invaghita.
— Avreste la pretesa di scimiottare l'imperatore? disse madama di
Vaudremont volgendo a metà il capo per contemplare il referendario con
aria ironica.
Marziale aveva troppa esperienza di mondo, troppa finezza e calcolo
per esporsi a romperla con una donna così bene accetta alla corte, ed
alla quale l'imperatore voleva dare marito; contava d'altronde sulla
gelosia che si proponeva di destare in lei come sul miglior mezzo per
indovinare il secreto della sua freddezza, e si allontanò tanto più
volontieri che in quel momento una nuova contradanza metteva tutti
in moto. Il barone parve cedesse il posto per le quadriglie, andò ad
appoggiarsi ai marmo d'una _console_, incrociò le braccia sul petto
e rimase tutto occupato del colloquio delle due dame. Di tratto in
tratto teneva dietro agli sguardi che ambedue gettarono a più riprese
sull'incognita. Paragonando allora la contessa a quella bellezza
nuova che il mistero rendeva così attraente, il barone si abbandonò
agli odiosi calcoli che fanno d'abitudine gli uomini fortunati in
amore: egli ondeggiava fra una fortuna da afferrare ed un capriccio
da accontentare: il riflesso dei lumi dava tale risalto alla sua
figura pensierosa e cupa sulle tappezzerie di moerro bianco alle quali
appoggiava i suoi capelli neri, che lo si sarebbe potuto paragonare a
qualche cattivo genio. Da lontano certo più di uno pensò: Ecco un altro
povero diavolo che non pare divertirsi molto!
Colla spalla destra leggiermente appoggiata sullo stipite della porta
che si trovava fra la sala da ballo e quella del giuoco, il colonnello
poteva ridere in incognito sotto i suoi folti mustacchi, godere il
piacere di contemplare il tumulto del ballo; vedeva cento belle teste
turbinare ai capricci della danza; leggeva in alcune figure, come su
quelle della contessa e del suo amico Marziale, i segreti della loro
agitazione; poi, volgendo il capo, si chiedeva qual rapporto esistesse
fra l'aria triste del conte di Soulanges, sempre assiso sul divano, e
la fisionomia addolorata della dama incognita sul volto della quale
apparivano tratto tratto le gioje della speranza e le angoscie di
un terrore involontario. Montcornet era là come il re della festa,
trovava in quel quadro vivente l'intero panorama del mondo, e ne
rideva raccogliendo i sorrisi interessati di cento donne brillanti
e magnificamente abbigliate: un colonnello della guardia imperiale,
posto che corrispondeva al grado di generale di brigata, era certo
uno dei più bei partiti dell'esercito. Era all'incirca mezzanotte.
Le conversazioni, i giuochi, la danza, la civetteria, gli interessi,
le malignità ed i progetti, tutto arrivava a quel grado di calore che
strappa ad un giovane questa esclamazione: — Che bel ballo!
— Mio angioletto, diceva madama di Grandlieu alla contessa, voi
siete in una età nella quale di falli io ne ho commessi parecchi.
Vedendovi testè soffrire mortalmente, mi venne in mente di darvi alcuni
caritatevoli avvisi. Commettere degli errori a ventidue anni, non è un
guastare il suo avvenire, lacerare la veste che si ha da portare? Mia
cara, noi non impariamo che molto tardi a servircene senza isdruscirla.
Continuate, cuor mio, a procurarvi dei nemici abili e degli amici
che non abbiano una linea di condotta, e vedrete che fior di vita
condurrete un giorno.
— Ah! madama, una donna ha un gran da fare per essere felice, non è
vero? esclamò ingenuamente la contessa.
— Mia piccina, alla vostra età bisogna saper scegliere fra i piaceri e
la felicità. Voi volete sposare Marziale, che non è abbastanza sciocco
per fare un buon marito, nè abbastanza appassionato per essere un
amante. Egli ha dei debiti, mia cara: è un uomo da mangiarsi la vostra
sostanza; ma questo non sarebbe nulla se vi procurasse la felicità. Non
vedete come è vecchio? Quest'uomo deve essere stato ammalato le tante
volte, ed ora fa le ultime armi. Fra tre anni sarà un uomo finito.
Comincierà l'ambizioso e forse riuscirà. Io non lo credo. Chi è poi?
un intrigante che può possedere a meraviglia lo spirito degli affari
e chiacchierare piacevolmente; ma è troppo presuntuoso per avere un
vero merito; non andrà lontano. D'altronde, guardatelo! Non si legge
sulla sua fronte che in questo momento non vede in voi una giovane
e bella donna, ma i due milioni che possedete? Egli non vi ama, cara
mia, vi calcola come un affare. Se volete maritarvi, prendete un uomo
più avanzato d'età, che goda riputazione e sia a metà del suo cammino.
Una vedova non deve trattare il proprio matrimonio come un capriccio
amoroso.
In quel momento gli occhi delle due donne si fissarono sulla bella
figura del colonnello Montcornet.
— Se volete rappresentare la difficile parte della civetta e non
maritarvi, riprese la duchessa con bonomia, ah! cara mia, saprete
meglio d'ogni altra accumulare le nubi d'una tempesta e dissiparla. Ma,
ve ne scongiuro, non prendete mai piacere a disturbare la pace delle
famiglie, a distruggerne l'unione, e la fortuna delle donne che sono
felici. Io, mia cara, l'ho rappresentata questa parte pericolosa. Oh!
mio Dio, per un trionfo dell'amor proprio si assassinano spesso delle
povere creature virtuose; giacchè, mia cara, donne virtuose ne esistono
realmente. Sono venuta qui per pregarvi. Sì, voi siete la causa della
mia comparsa in questa sala che puzza di popolo. Non ci sono degli
attori? Altre volte si ricevevano nel _boudoir_; ma in sala, ohibò!
Perchè mi guardate con aria tanto sbalordita? Ascoltatemi: se volete
burlarvi degli uomini, mettete in fiamme il cuore di quelli che non
hanno doveri da compire; gli altri non ci perdonano i disordini che
li hanno resi felici. Approfittate di questa massima dovuta alla mia
vecchia esperienza. Questo povero Soulanges, per esempio, al quale
avete fatto girare la testa!... ebbene, sapete su chi cadevano i vostri
colpi?... Egli è ammogliato da sei mesi, adorato da un'incantevole
creatura che egli ama e che inganna; essa vive nelle lagrime e nel più
doloroso silenzio. Soulanges ebbe a momenti dei rimorsi più crudeli
che non fossero dolci i suoi piaceri. E voi, furbetta, l'avete tradito.
Ebbene! venite a contemplare l'opera vostra!
La vecchia duchessa prese la mano di madama de Vaudremont, e si
alzarono.
— Ecco, le disse madama di Grandlieu mostrandole collo sguardo
l'incognita pallida e tremante sotto i bagliori del candelabro, ecco
la mia nipotina: la contessa di Soulanges oggi ha finalmente ceduto
alle mie istanze, ha acconsentito a lasciare la camera di dolore in cui
la vista del suo bambino non le arrecava che ben scarse consolazioni.
La vedete? vi sembra bella? ebbene, cara mia, giudicate di quello che
doveva essere quando la felicità spandeva la sua luce su quella figura.
La contessa volse altrove in silenzio la testa e parve in preda a gravi
riflessioni. La duchessa la condusse fino alla porta della sala da
giuoco: poi, dopo avervi gettata un'occhiata, come se volesse cercarvi
qualcuno: — Ed ecco Soulanges, disse alla giovine civetta con un tono
di voce profondo.
La contessa rabbrividì vedendo nell'angolo meno illuminato della sala
la figura pallida e contratta di Soulanges appoggiato ad una poltrona.
L'abbattimento delle membra e l'immobilità della fronte rivelavano
tutto il suo dolore; i giuocatori andavano e venivano dinanzi a lui
senza fargli più che tanta attenzione, come se non esistesse. Il
quadro che offrivano la moglie in lagrime ed il marito tetro e cupo,
separati l'uno dall'altra in mezzo a quella festa, come due metà di un
albero colpito dal fulmine, ebbe forse qualche cosa di profetico per la
contessa. Temette vedervi un'imagine delle vendette che l'avvenire le
serbava. Il suo cuore non era ancora abbastanza logoro: serrò la mano
della duchessa ringraziandola con uno di quei sorrisi che hanno una
certa grazia infantile.
— Mia cara ragazza, le disse la vecchia all'orecchio, pensate bene che
noi sappiamo tanto respingere gli omaggi degli uomini come attirarli. —
È vostra, se non siete uno sciocco.
Queste ultime parole furono susurrate da madama de Grandlieu
all'orecchio del colonnello Montcornet, mentre la bella contessa si
abbandonava alla compassione che le inspirava l'aspetto di Soulanges,
giacchè l'amava ancora abbastanza per volerlo restituire alla felicità.
— Oh! come saprò pregarlo, disse a madama de Grandlieu.
— Guardatevene bene, mia cara! esclamò la duchessa ritornando alla
sua poltrona; scegliete un buon marito e chiudete la porta a mio
nipote. Non offritegli neppure la vostra amicizia. Credetemi, ragazza
mia, una donna non riceve da un'altra donna il cuore di suo marito: è
cento volte più felice di credere d'averlo riconquistato ella stessa.
Conducendo qui mia nipote, credo averle dato un eccellente mezzo di
riguadagnare l'affezione di suo marito. Non vi chiedo che di ammaliare
il generale.
E quando le mostrò l'amico del referendario, la contessa sorrise.
— Ebbene, madama, sapete finalmente il nome di questa incognita?
domandò il barone con aria piccata alla contessa quando fu sola.
— Sì, disse madama de Vaudremont guardando il referendario.
Il suo volto esprimeva tanta astuzia quanta gajezza. Il sorriso che
spandeva la vita sulle sue labbra e sulle sue guancie, l'umida luce
degli occhi suoi, erano simili a quei fuochi fatui che ingannano
il viaggiatore. Marziale, che si credeva sempre amato, prese allora
quell'attitudine della quale si compiace tanto un uomo presso quella
che ama e disse con aria pretensiosa: — Non ve ne avrete a male, se
sembro tenerci molto a sapere quel nome?
— E non ve ne avrete a male, replicò madama de Vaudremont, se per un
resto di amore non ve lo dico, e se vi proibisco di fare il più piccolo
passo verso quella giovine dama? Arrischiereste forse la vostra vita.
— Madama, perdere il vostro favore non è più che perdere la vita?
— Marziale, disse severamente la contessa, è madama di Soulanges. Suo
marito vi brucierebbe le cervella, se pure ne avete.
— Ah, ah! replicò ridendo il vagheggino, il colonnello lascierà vivere
in pace colui che gli ha rapito il vostro cuore e si batterebbe per
sua moglie? Che inversione di principii! Ve ne prego, permettetemi di
ballare con quella piccola dama. Potrete così avere la prova del poco
amore che vi portava quel cuore di ghiaccio, giacchè se il colonnello
non trova di suo genio che io faccia ballare sua moglie dopo avere
tollerato che vi...
— Ma ella ama suo marito.
— Ostacolo di più che avrò il piacere di vincere.
— Ah! disse la contessa con un sorriso amaro, voi ci punite egualmente
dei nostri errori e dei nostri pentimenti.
— Non andate in collera, disse vivamente Marziale. Oh! ve ne prego,
perdonatemi. Via, non penso più a madama di Soulanges.
— Meritereste bene che vi mandassi a lei.
— Ci vado, disse il barone ridendo, e tornerò più innamorato che mai di
voi. La più bella donna del mondo non può impadronirsi di un cuore che
vi appartiene.
— Vale a dire che volete guadagnare il cavallo del colonnello.
— Ah! traditore, disse ridendo e minacciando col dito l'amico che
sorrideva.
Il colonnello arrivò, il barone gli cedette il suo posto presso la
contessa cui disse in modo sardonico: Madama, ecco un uomo che si è
vantato di guadagnare le vostre buone grazie in una sera.
Allontanandosi si applaudì di avere rivoltato l'amor proprio della
contessa e spacciato Montcornet; ma ad onta della sua finezza
abituale, non aveva capito l'ironia di cui erano piene le parole di
madama de Vaudremont, e non si accorse che ella aveva fatto verso il
suo amico tanta strada, quanta egli verso di lei, benchè inscienti
l'uno dell'altra. Nel momento in cui il referendario si avvicinava
farfalleggiando al candelabro sotto cui la contessa di Soulanges,
pallida e timida, non sembrava vivere che cogli occhi, suo marito
arrivò presso la porta della sala cogli sguardi scintillanti di
passione. La vecchia duchessa, attenta a tutto, si slanciò verso
suo nipote, gli chiese il suo braccio e la sua carrozza per uscire,
pretestando una noja mortale e lusingandosi di prevenire così un
deplorevole scandalo. Innanzi di partire fece un singolare segno
d'intelligenza a sua nipote, indicandole l'intraprendente cavaliere
che si preparava a parlarle, e questo segno pareva dirle: — Eccolo,
vendicati!
Madama de Vaudremont sorprese l'occhiata della zia e della nipote,
una subitanea luce la illuminò, temette d'essere lo zimbello di quella
vecchia signora così dotta e così astuta nell'intrigo.
A quel pensiero l'amor proprio di madama de Vaudremont provò forse
maggiore interesse della curiosità a trovare il filo di quell'intrigo.
La preoccupazione interna alla quale fu in preda non la lasciò padrona
di sè. Il colonnello, interpretando a favor suo l'indirizzo che si
rivelava nei discorsi e nei modi della contessa, divenne più ardente
e più insistente. I vecchi diplomatici svogliati, che si divertivano a
seguire le espressioni delle fisionomie, non avevano mai trovato tanti
intrighi cui tener dietro ed indovinare. Le passioni che agitavano
le due coppie diversificavano ad ogni passo in quelle sale animate,
riproducendosi con altre gradazioni su altre figure. Lo spettacolo di
tante passioni vive, di tutte queste lotte amorose, vendette dolci,
favori crudeli, sguardi infiammati, li richiamava con maggior vivezza
alla loro impotenza. Finalmente il barone aveva potuto sedersi vicino
alla contessa di Soulanges. I suoi occhi erravano furtivamente su
un collo fresco come la rugiada, profumato come un fiore di campo.
Ammirava da vicino le bellezze che da lungi l'avevano sbalordito.
Poteva vedere un piedino ben calzato, misurare coll'occhio un vitino
snello e grazioso. A quell'epoca le donne annodavano la cintura
dell'abito precisamente al di sotto del seno, ad imitazione delle
statue greche, moda spietata per le donne il cui busto avesse qualche
difetto. Gettando degli sguardi furtivi su quel seno, Marziale rimase
incantato della perfezione di forme della contessa.
— Non avete ballato una sola volta questa sera, signora, egli disse con
voce dolce e lusinghiera; ritengo, non sarà per mancanza di cavaliere.
— Non vado nel mondo, sono sconosciuta, rispose freddamente madama di
Soulanges che nulla aveva capito nello sguardo della zia.
Marziale allora, per darsi un contegno, manovrò il bel diamante che
ornava la sua mano sinistra; le fiamme lanciate dalla pietra parvero
gettare una subita luce nell'anima della giovine contessa, che arrossì
e guardò il barone con una espressione indefinibile.
— Amate il bello? chiese il provenzale, per tentare di riannodare la
conversazione.
— Oh! molto, signore.
A quella strana risposta i loro sguardi s'incontrarono. Il giovane,
sorpreso dall'accento penetrante che svegliò nel suo cuore una vaga
speranza, aveva tosto interrogato gli occhi della giovine signora.
— Ebbene, madama, non è temerità da parte mia il proporvi di fare con
voi la prima contradanza?
Un'ingenua confusione colorò in rosso le bianche gote della contessa.
— Ma, signore, ho già rifiutato un ballerino, un militare.
— Sarebbe quel gran colonnello di cavalleria che vedete laggiù?
— Precisamente.
— È mio amico, non temete di nulla. Mi accordate il favore che oso
sperare?
— Sì, signore.
Quella voce accusava un'emozione così nuova, così profonda che l'anima
logora del referendario ne fu scossa. Si sentì invaso dalla timidità
di un collegiale, si disorientò, la sua testa meridionale si infiammò,
volle parlare, le sue espressioni gli parvero sgraziate, al confronto
delle risposte spiritose ed acute di madama Soulanges. Fu buona
ventura per lui che la contradanza cominciasse. In piedi presso la sua
bella danzatrice si trovò più a posto. Per molti uomini la danza è un
modo di essere; spiegando le grazie del corpo ritengono di agire più
potentemente che collo spirito sul cuore delle donne. Il provenzale
voleva in quel momento usare tutti i suoi mezzi di seduzione. Aveva
condotta la sua conquista alla quadriglia. Mentre l'orchestra eseguiva
il preludio della prima figura, il barone provava un'incredibile
soddisfazione di orgoglio quando, passando in rivista le ballerine
collocate sulle fronti di quel formidabile quadrato, si accorse che
l'abbigliamento di madama di Soulanges sfidava perfino quello di
madama de Vaudremout, che per un caso, forse procurato, taceva col
colonnello il _vis-à-vis_ del barone e della dama azzurra. Gli sguardi
si fissarono un momento su madama de Soulanges, un mormorio lusinghiero
annunziava essere essa il soggetto del discorso di ogni cavaliere colla
sua ballerina. Le occhiate d'invidia e d'ammirazione si incrociavano su
di lei così vivamente, che la giovine donna, timida per un trionfo al
quale pareva volersi sottrarre, abbassò modestamente gli occhi, arrossì
e non fece che diventare più deliziosa.
Non rialzò le pupille che per guardare il suo ballerino, inebriato,
come se avesse voluto scaricare su di lui la gloria di questi omaggi
e dirgli che preferiva il suo a tutti gli altri: mise dell'ingenuità
nella sua civetteria, o piuttosto parve abbandonarsi a quella prima
ammirazione dalla quale comincia l'amore con quella buona fede che
non si incontra se non nei cuori giovani. Quando ballò gli spettatori
poterono facilmente credere non spiegasse le sue grazie che per
Marziale; e, benchè modesta e nuova ai maneggi delle sale dorate, seppe
al pari della più consumata civetta alzare a proposito gli occhi su di
lui e abbassarli con una finta modestia. Quando le nuove leggi di una
contradanza, inventata dal ballerino Trenis, alla quale diede il suo
nome, condussero Marziale davanti al colonnello: — Ho guadagnato il tuo
cavallo, gli disse ridendo.
— Sì, ma hai perduto ottanta mila lire di rendita, replicò il
colonnello mostrandogli madama de Vaudremont.
— E che m'importa? rispose Marziale; madama di Soulanges vale dei
milioni.
Alla fine di quella contradanza, più di un bisbiglio susurrò a più
di un orecchio. Le donne meno belle facevano della morale coi loro
ballerini a proposito dei vincolo nascente fra Marziale e la contessa
di Soulanges. Le più belle erano sbalordite da una tale facilità.
Gli uomini non concepivano la fortuna del piccolo referendario nel
quale non trovavano nulla di molto seducente. Alcune donne indulgenti
dicevano che non bisognava precipitare un giudizio sulla contessa; i
giovani sarebbero bene infelici se uno sguardo espressivo od alcuni
passi eseguiti con grazia fossero sufficienti per compromettere
una donna. Marziale solo conosceva la portata della sua felicità.
All'ultima figura, quando le dame della quadriglia vennero a fare il
molinello, le sue dita strinsero quelle della contessa, e gli parve
sentire attraverso la pelle fina e profumata dei guanti che le dita
della giovane rispondessero all'amoroso suo appello.
— Madama, le disse nel punto in cui finì la contradanza, non tornate in
quell'angolo odioso dove avete finora seppellito la vostra figura e la
vostra toeletta. L'ammirazione è il solo profitto che possiate ritrarre
dai diamanti che ornano il vostro collo così bianco e le vostre treccie
così bene ordinate? Venite a fare una passeggiata nelle sale e godervi
della festa e di voi stessa.