Gli orrori di Menelesta

Un monte sorgea vicino a due orrende selve e da un lato irrigato

era da un ruscelletto cui egli dava origine e sorgente. Fessure

per il vertice erano diffuse, e di tratto in tratto qualche buco

affumicato vedevasi vicino a qualche tomba che colà era per

antico ricordo. Il tempo stesso sembrava essere stato avverso

nemico al monte. Tutti i mausolei erano chi stesi per terra, chi

semicurvi, chi diritti ma crollanti. Orribili pitture miste alle

macchie delle acque facevano argomentare esser quello un luogo

dove i primi abitatori del mondo avevano avuto la loro residenza

e dove gettavano i primi raggi delle pittoriche[8] loro fatiche

e dei fabrili lavori.

Il rumoroso Aquilone in un appartamento; in un altro il Re dei

fulmini.

Da una parte le tempeste fremevano, dall'altra le selve

infiggevano nei cuori terrori di giorni infausti e di tremende

sventure.

In questo luogo spaventevole, quando fischiava il vento, pareva

che gli Spiriti perversi sortissero dei luoghi a loro destinati

e si rizzassero pei loro consigli o sedessero nelle loro

radunanze. Alla base, regnava il disordine e quasi sembrava che

le ombre dei serpenti e le infezioni degli animali colà dispersi

vi avessero lasciato le loro orme.

Di quando in quando vedevasi sbucciare qualche germe di mala

erba, la cui radice partiva ora dal vertice, ora dalla pianura.

In mezzo a tanti rumori, in mezzo a tanti sibili e odori

mefitici sorgea qualche pianta salutare.

Un albero, detto della Vita, vedevasi già essere oppresso

dai rami dei frastagliati roveti, che lungi dal farlo vivere

d'aria viva, come edere invaditrici, gli communicavano il loro

mal sugo; ed essendo esso di scorza delicata, facile riusciva

l'ottenere la morte[9] di questo, mediante l'inaridimento.

Credete forse che il lume del Sole colà diffonda i suoi raggi?

E le ripide scoscese faccia distinguere dai buoni viottoli e

le cattive bestie dalle non nocive? Simile al buio della notte,

quando le stelle non servono ad altro che alla visione di loro

stesse, è la luce ivi permanente.

Qualche raggio che trapela dall'interno del monte, per le

fessure viene oscurato dalle nuvolose mani di quelle genti

che, a guisa di ombre erranti a caso, leggiere, per l'aria,

portate dal vento, capovolte, diritte, oblique, vanno da quella

parte ove tira il vento. Simili a pesci tramortiti trascinati

dalla piena, spesso vengono espulsi da quelle tombe quegli

spiriti dormenti, a guisa di serpi, nel freddo obblìo, e appena

riscaldati dal cattivo calore non di senno fanno opera ma di

sonno che infonde male di letargo e impedisce la germogliazione

delle piante vicine; le quali, abbeverate da quel maligno

influsso, come mummie tocche dell'aria, si scompongono nel loro

parti.

E il vento di dove tira?

Da una di quelle bocche del monte.

E l'acqua di dove scorre?

Dal seno di esso[10].

E le orribili selve d'onde hanno origine?

Dalle acque malefiche che fanno allignare ogni cattiva cosa.

E la luce?

Viene coperta da quelle roccie, impedita da quelle cattive

ombre.

Ma dura ciò sempre?

Sempre vi si vive in un crepuscolo incerto[11].

In ogni fin di due o trecento mila secoli, vedesi comparire

un vecchio che esce da una di quelle fessure ove uno strato di

aria insolubile ed infrangibile tiene tutto lontano. Al levarsi

della sua testa diffondesi[12] un calore tale che tutte quelle

piante; tutti quegli spiriti malefici, tutte quelle aeree ombre

sentonsi quasi soffocare perchè nati in clima freddissimo.

Un'aurora borreale comincia ad iniziare la certezza del giorno;

e il Vecchio, che già partorisce qualche figliuolo nel cammino,

si avanza alla discesa del vertice. Un bisbiglio destasi in quel

luogo: la sommità vien illuminata[13]; e, allontanate quelle

piante e dispersi quegli abitatori. Il Vecchio, detto della

Montagna, ossia il Padrone, ovvero il Fabbricatore, lascia di

tratto in tratto, a guisa di Colombo in America, qualche piccola

colonia di suoi figliuoli. Dà a questi buone semenze, fa nascere

ai loro servigi adatti animali, e impiega qualche tempo in

insegnamenti. Le basse falde vengono illuminate sparutamente

e laggiù si rifuggono gli spiriti più dileguabili, le piante

giovani. Ma gl'induriti e i forti permangono. La pianura di

sotto resta nel buio eterno.

I venti non fanno più sentire il loro fracasso fra gli alberi

secchi: il ruscello diventa acqua un poco sana. Le radici, i

mali semi vengono portati nelle selve, nella pianura vicina: non

vengono estirpati completamente.

Il Vecchio Menear, che significa _Salvatore_, _Restauratore_,

compie la sua missione, e da ordini superiori vien chiamato a

rinchiudersi donde uscì. La luce sola resta ancora per pochi

minuti. Poi, come le rane in tempo di notte, alzano i loro capi

senza alcun timore, quegli spiriti già ricacciati in giù. I

figli di Menear vengono uccisi dai cattivi influssi, e il monte

ritorna di nuovo al primiero caos.

Spiritismo? · 第 5 / 27 题