Qual maggior dolore puossi dare ad un savio di quello di non
voler credere nè sentire ciò ch'egli per convinzione detta?
Il vecchio Menear avea già dettato le sue leggi ai suoi
figliuoli. Intorno alla cultura delle terre erano i suoi
insegnamenti; della disradicazione di quelle erbe male si
occupava, ed alla dilequazione di quei cattivi spiriti era
diretta la sua venuta. E tutto invano!
Alla sua sparizione, periscono le sue dottrine, i suoi figliuoli
vengono uccisi per soffocamento, resta inutile la luce ch'egli
destinava a un sano scopo.
Credete forse che il Vecchio della Montagna, rinchiudendosi in
quegli impenetrabili appartamenti, vi dorma come un ghiro che
s'impingua?
Sempre veglia, sempre è attento; quei duri e compatti massi
qual lucido vetro sono dinanzi ai suoi occhi. Simili a colui che
trovandosi vicino ad un lume non iscorge quello che dal buio lo
guarda, sono quelle ombre di fronte al Vecchio. Qualcuna resta
annichilita, scomposta nell'atto di voler impedire quel lume;
pure, al comparire di quell'aureo raggio, non manca chi in tutta
fretta corra a turare le fessure, qual gente che tema l'entrata
d'aria nociva. Ma il Menear molto si duole, molto soffre vedendo
che la sua luce resti offuscata. Spesso, ad un suo ordine, qual
polvere tratta in mulinelli[14] per l'aria, van tratte via
quelle ombre. Ma non sempre egli usa a questa maniera; modi
più parchi ha il suo procedere. Manda altri suoi figliuoli
tra quelle ombre; e sono di nuovo uccisi, appestati da quelle
cattive esalazioni. Forse non è un dolore per lui il partorire e
perdere i suoi figliuoli? Dalle buone allora passa alle cattive;
e, qual primo Sansone, scuote quel monte, e le fessure già col
tempo fattosi più larghe, si aprono facilmente a quella scossa.
Gli appartamenti di Aquilone crollano perchè son tolte ad essi
le fondamenta; il Re dei fulmini vien meno, timoroso perchè
mancante di combustibile. La selva comincia ad appassire perchè
al ruscello vien mutato il corso.
Il Vecchio scuote la sua volontà e ogni cosa, tra i rumori e il
terrore, cade a terra. Gli spiriti fuggono con un gran spavento
nel cuore, quasi presaghi della loro prossima fine. Così tutti i
nascondigli e la struttura di quelle crollanti roccie vien messa
in chiaro, che prima davano una trista idea dei loro abitatori.
L'Albero della Vita, che stava per rigermogliare, diventa
rapidamente alto e rigoglioso.
Aquilone scacciato dal suo laberinto, fortemente si stramazza
qua e là, portando infortunii in tutti i luoghi. Una grande
burrasca inonda le terre, e le rocce scoscese diventano un'amena
pianura.
Il Vecchio Menear, quasi creatore, siede in alto: i suoi figli
per rapida generazione, si moltiplicano a milioni, e ogni cosa
va bene. Le dottrine di Menear vengono ascoltate, e il lume
eterno del Sole tutto rischiara[15] tutto fa germogliare.
Che te ne sembra?
In quest'altra leggenda, o novella, l'immagine diventa più solida,
più libera; e il concetto mistico, la moralità, vi comparisce soltanto
all'ultimo, un po' stentatamente appiccicata.
La pugna dei Persiani ai tempi del re Leonardo il piccolo e la
lotta dei Venti. Unico discorso.
Era in sulla primavera e la Persia inferiore già pure ridente
per principii di nobiltà e bellezze non conosciute dava i primi
passi verso[16] il suo innalzamento. Re Leonardo, detto il
_piccolo_ per soprannome, chè aveva il corpo alto[17] e robusto
e la faccia di un bambino a tre anni reggeva bene quel popolo
che ad unico voto lo aveva acclamato re. In tutto il paese una
gran pace e contentezza, perchè si viveva da poltroni[18] e le
piante tutte davano bei frutti che accompagnati al così detto
pane che nasceva in pagnotte[19] erano il lor mezzo di felicità
e di crapula. Ognuno diventava nobile secondo il proprio parere
e la propria legge. I palaggi e le case venivano dipinti sulle
porte delle loro spelonche e, coll'idea, ognuno aveva i suoi
nobili appartamenti e ne godeva l'abitazione. Il re aveva[20]
in sul più alto punto la sua fortezza e i suoi soldati stavano
sempre seco giacchè fatti di pietre e di legno. Egli faceva le
leggi che scolpite in larghe tavole esprimevano or un uomo che
rubava ed il Dio figurato lo tratteneva sino allo svegliarsi[21]
del padrone; or uno che uccideva un altro ed un terzo coll'arco
teso già stava per farlo pure morire; ed ora i numi che
tutti accorrevano alla difesa del re ed uccidevano i mali
perseguitatori e i ministri traditori: tutte figure di esser
proibito il furto, esser minacciato l'omicida e dover essere
rispettato il re.
Il giorno di domenica in cui tutti andavano ad ascoltare
la spiegazione delle leggi (che chi era più valente veniva
chiamato a scolpirle) dovevano ad uno ad uno ripetere la stessa
spiegazione fatta dal magistrato; e chi per malizia o per
stupidaggine non sapeva ripeterla, veniva posto in carcere,
assoggettato[22] a molti supplizii finchè non la imparava[23],
affinchè, commesso qualche delitto, non potesse nè dire di
non aver veduto le leggi, nè averle comprese nel punto della
condanna.
Tutto andava bene e i funerali si facevano[24] decentemente,
giacchè la camera ove moriva un figlio o un parente non doveva
più essere abitata[25] perchè quelli dovevano colà fare le loro
occulte passeggiate[26] le loro[27] faccende, che vedere gente
viva era il loro inferno[28].
Tutti i giovani adulti venivano istruiti nel modo di combattere
tra loro; e per bene esercitarli, li mandavano nei boschi, e
chi portava più animali feroci uccisi di sua mano diventava[29]
il capo squadra, il comandante della brigata. Ma però tutti
i vecchi, e i maturi, sì uomini che donne, in quegli antri
godevano il calore del fuoco che con i loro combustibili
accendevano.
Or avvenne che quantunque i più ricchi avessero migliaia[30]
di buchi, ossia camere, per la lunghezza del tempo trascorso
e per la quantità dei parenti morti, dovettero tutti rimanere
all'aria aperta[31] finchè non si scavavano[32] le nuove
abitazioni. Ma siccome questo accadde in tempo d'inverno, molti
cittadini perivano per infortunio e ciò portò un gran lamento
nel regno. Laonde la maggioranza andò dal re a chiedere un
espediente migliore. Il re, che pure era accomodato tra la
paglia e la legna dei suoi sudditi, pensò di far interrogare
l'oracolo per conoscere il perchè di quel freddo e di quel vento
impetuoso mandato dal Nume. Il sacerdote rispose che dovevano
tutti[33] pregare di cuore. E siccome la gente è stata sempre
a un medesimo modo, come ai dì nostri, pregavano più per il
bisogno che per altro, dicendo quattro parole alla meglio[34].
Il freddo non terminava, ma diventava di giorno in giorno,
maggiore. Si consultò di nuovo l'oracolo e questo[35] rispose:
che il Dio si era compiaciuto, ma che i Venti e il Freddo gli
avevano strappato dalle mani le redini e volevano divertirsi;
quindi potevano, se ne avevano l'abilità[36], farli allontanare
mediante un combattimento.
Tutti subito, quasi disperati pei brividi e raffreddori, chè il
vento aveva fatto diventare i loro occhi fontane di lagrime e i
nasi ammalati cento volte più grossi, si preparavano alla pugna.
Ecco un affrettamento di accumular provvigioni; chi fabbrica
armi chi taglia vestimenti, chi addestra i più forti nel[37]
modo di battersi. In pochi anni tutto fu allestito[38]. Il re
ordinò ad un drappello dei più valorosi vestiti di calde lane di
prender l'ala sinistra che il Vento aveva scelto come un punto
più comodo; un altro drappello mandò nel centro per impedire il
varco al Freddo mediante certi incendii preparati per bruciarlo.
Al terzo drappello, in cui tutti erano coperti di vestiti
invulnerabili, fu imposto di affrontare i turbini e le tempeste.
E già tutti hanno preso le loro posizioni, tutti stanno in
atto di battersi al primo soffio del Vento, colle micce in mano
(_pronte_) a dar fuoco.
Il Vento, più malizioso di essi, ordì il modo di farli tutti
perire. E fintosi un leggiero Zefiretto, soffiando basso[39]
gli si porta vicino per un trattato di pace. Un'auretta soave
quasi imbeve di sonno piacevole tutti i soldati, che lasciano
le armi. Intanto si fanno gli accordi; e mentre il Re dava gli
ordini di ritirarsi in città perchè il Vento si era già arreso a
quello spettacolo di così grandi forze, ecco un forte rumore. I
soldati sentonsi scuotere le gambe. Era il Vento che tornava ad
imperversare. Un freddo nelle loro membra si diffuse che faceva
gelare il sangue. Da un'esplosione freddo-ventosa vennero tutti
trasportati in alto, ove il Re dei turbini sprigionava i suoi
fulmini con fracasso e distruzione, e poi stramazzati a terra
ove furono pasto dei vermi. Le case rimasero tutte inabitate.
E questa fu la miseranda fine[40] di quella gente che volevano
combattere coll'alto, ignorando ogni legge e dottrina. Se essi
pregavano davvero, quel Dio non faceva loro toccare tal misera
sorte, e rimanevano padroni crapuloni di quelle terre ove pane e
frutta vennivano senza cultura, ove si menava una continua vita
di cuccagna che solo la stupidaggine di quegli uomini tolse agli
infelici posteri, i quali in semplice narrazione la godono.
Ma ecco una vera e propria novella, senza sottintesi, senza
secondi fini, un organismo artistico compiuto in ogni sua parte.
La rappresentazione è viva, efficace, e ci trasporta in epoche
remotissime, fra civiltà dimenticate dalla storia che qui paion
rivivere dissepolte dalle viscere di sconosciuti ipogei.