II.

Qual maggior dolore puossi dare ad un savio di quello di non

voler credere nè sentire ciò ch'egli per convinzione detta?

Il vecchio Menear avea già dettato le sue leggi ai suoi

figliuoli. Intorno alla cultura delle terre erano i suoi

insegnamenti; della disradicazione di quelle erbe male si

occupava, ed alla dilequazione di quei cattivi spiriti era

diretta la sua venuta. E tutto invano!

Alla sua sparizione, periscono le sue dottrine, i suoi figliuoli

vengono uccisi per soffocamento, resta inutile la luce ch'egli

destinava a un sano scopo.

Credete forse che il Vecchio della Montagna, rinchiudendosi in

quegli impenetrabili appartamenti, vi dorma come un ghiro che

s'impingua?

Sempre veglia, sempre è attento; quei duri e compatti massi

qual lucido vetro sono dinanzi ai suoi occhi. Simili a colui che

trovandosi vicino ad un lume non iscorge quello che dal buio lo

guarda, sono quelle ombre di fronte al Vecchio. Qualcuna resta

annichilita, scomposta nell'atto di voler impedire quel lume;

pure, al comparire di quell'aureo raggio, non manca chi in tutta

fretta corra a turare le fessure, qual gente che tema l'entrata

d'aria nociva. Ma il Menear molto si duole, molto soffre vedendo

che la sua luce resti offuscata. Spesso, ad un suo ordine, qual

polvere tratta in mulinelli[14] per l'aria, van tratte via

quelle ombre. Ma non sempre egli usa a questa maniera; modi

più parchi ha il suo procedere. Manda altri suoi figliuoli

tra quelle ombre; e sono di nuovo uccisi, appestati da quelle

cattive esalazioni. Forse non è un dolore per lui il partorire e

perdere i suoi figliuoli? Dalle buone allora passa alle cattive;

e, qual primo Sansone, scuote quel monte, e le fessure già col

tempo fattosi più larghe, si aprono facilmente a quella scossa.

Gli appartamenti di Aquilone crollano perchè son tolte ad essi

le fondamenta; il Re dei fulmini vien meno, timoroso perchè

mancante di combustibile. La selva comincia ad appassire perchè

al ruscello vien mutato il corso.

Il Vecchio scuote la sua volontà e ogni cosa, tra i rumori e il

terrore, cade a terra. Gli spiriti fuggono con un gran spavento

nel cuore, quasi presaghi della loro prossima fine. Così tutti i

nascondigli e la struttura di quelle crollanti roccie vien messa

in chiaro, che prima davano una trista idea dei loro abitatori.

L'Albero della Vita, che stava per rigermogliare, diventa

rapidamente alto e rigoglioso.

Aquilone scacciato dal suo laberinto, fortemente si stramazza

qua e là, portando infortunii in tutti i luoghi. Una grande

burrasca inonda le terre, e le rocce scoscese diventano un'amena

pianura.

Il Vecchio Menear, quasi creatore, siede in alto: i suoi figli

per rapida generazione, si moltiplicano a milioni, e ogni cosa

va bene. Le dottrine di Menear vengono ascoltate, e il lume

eterno del Sole tutto rischiara[15] tutto fa germogliare.

Che te ne sembra?

In quest'altra leggenda, o novella, l'immagine diventa più solida,

più libera; e il concetto mistico, la moralità, vi comparisce soltanto

all'ultimo, un po' stentatamente appiccicata.

La pugna dei Persiani ai tempi del re Leonardo il piccolo e la

lotta dei Venti. Unico discorso.

Era in sulla primavera e la Persia inferiore già pure ridente

per principii di nobiltà e bellezze non conosciute dava i primi

passi verso[16] il suo innalzamento. Re Leonardo, detto il

_piccolo_ per soprannome, chè aveva il corpo alto[17] e robusto

e la faccia di un bambino a tre anni reggeva bene quel popolo

che ad unico voto lo aveva acclamato re. In tutto il paese una

gran pace e contentezza, perchè si viveva da poltroni[18] e le

piante tutte davano bei frutti che accompagnati al così detto

pane che nasceva in pagnotte[19] erano il lor mezzo di felicità

e di crapula. Ognuno diventava nobile secondo il proprio parere

e la propria legge. I palaggi e le case venivano dipinti sulle

porte delle loro spelonche e, coll'idea, ognuno aveva i suoi

nobili appartamenti e ne godeva l'abitazione. Il re aveva[20]

in sul più alto punto la sua fortezza e i suoi soldati stavano

sempre seco giacchè fatti di pietre e di legno. Egli faceva le

leggi che scolpite in larghe tavole esprimevano or un uomo che

rubava ed il Dio figurato lo tratteneva sino allo svegliarsi[21]

del padrone; or uno che uccideva un altro ed un terzo coll'arco

teso già stava per farlo pure morire; ed ora i numi che

tutti accorrevano alla difesa del re ed uccidevano i mali

perseguitatori e i ministri traditori: tutte figure di esser

proibito il furto, esser minacciato l'omicida e dover essere

rispettato il re.

Il giorno di domenica in cui tutti andavano ad ascoltare

la spiegazione delle leggi (che chi era più valente veniva

chiamato a scolpirle) dovevano ad uno ad uno ripetere la stessa

spiegazione fatta dal magistrato; e chi per malizia o per

stupidaggine non sapeva ripeterla, veniva posto in carcere,

assoggettato[22] a molti supplizii finchè non la imparava[23],

affinchè, commesso qualche delitto, non potesse nè dire di

non aver veduto le leggi, nè averle comprese nel punto della

condanna.

Tutto andava bene e i funerali si facevano[24] decentemente,

giacchè la camera ove moriva un figlio o un parente non doveva

più essere abitata[25] perchè quelli dovevano colà fare le loro

occulte passeggiate[26] le loro[27] faccende, che vedere gente

viva era il loro inferno[28].

Tutti i giovani adulti venivano istruiti nel modo di combattere

tra loro; e per bene esercitarli, li mandavano nei boschi, e

chi portava più animali feroci uccisi di sua mano diventava[29]

il capo squadra, il comandante della brigata. Ma però tutti

i vecchi, e i maturi, sì uomini che donne, in quegli antri

godevano il calore del fuoco che con i loro combustibili

accendevano.

Or avvenne che quantunque i più ricchi avessero migliaia[30]

di buchi, ossia camere, per la lunghezza del tempo trascorso

e per la quantità dei parenti morti, dovettero tutti rimanere

all'aria aperta[31] finchè non si scavavano[32] le nuove

abitazioni. Ma siccome questo accadde in tempo d'inverno, molti

cittadini perivano per infortunio e ciò portò un gran lamento

nel regno. Laonde la maggioranza andò dal re a chiedere un

espediente migliore. Il re, che pure era accomodato tra la

paglia e la legna dei suoi sudditi, pensò di far interrogare

l'oracolo per conoscere il perchè di quel freddo e di quel vento

impetuoso mandato dal Nume. Il sacerdote rispose che dovevano

tutti[33] pregare di cuore. E siccome la gente è stata sempre

a un medesimo modo, come ai dì nostri, pregavano più per il

bisogno che per altro, dicendo quattro parole alla meglio[34].

Il freddo non terminava, ma diventava di giorno in giorno,

maggiore. Si consultò di nuovo l'oracolo e questo[35] rispose:

che il Dio si era compiaciuto, ma che i Venti e il Freddo gli

avevano strappato dalle mani le redini e volevano divertirsi;

quindi potevano, se ne avevano l'abilità[36], farli allontanare

mediante un combattimento.

Tutti subito, quasi disperati pei brividi e raffreddori, chè il

vento aveva fatto diventare i loro occhi fontane di lagrime e i

nasi ammalati cento volte più grossi, si preparavano alla pugna.

Ecco un affrettamento di accumular provvigioni; chi fabbrica

armi chi taglia vestimenti, chi addestra i più forti nel[37]

modo di battersi. In pochi anni tutto fu allestito[38]. Il re

ordinò ad un drappello dei più valorosi vestiti di calde lane di

prender l'ala sinistra che il Vento aveva scelto come un punto

più comodo; un altro drappello mandò nel centro per impedire il

varco al Freddo mediante certi incendii preparati per bruciarlo.

Al terzo drappello, in cui tutti erano coperti di vestiti

invulnerabili, fu imposto di affrontare i turbini e le tempeste.

E già tutti hanno preso le loro posizioni, tutti stanno in

atto di battersi al primo soffio del Vento, colle micce in mano

(_pronte_) a dar fuoco.

Il Vento, più malizioso di essi, ordì il modo di farli tutti

perire. E fintosi un leggiero Zefiretto, soffiando basso[39]

gli si porta vicino per un trattato di pace. Un'auretta soave

quasi imbeve di sonno piacevole tutti i soldati, che lasciano

le armi. Intanto si fanno gli accordi; e mentre il Re dava gli

ordini di ritirarsi in città perchè il Vento si era già arreso a

quello spettacolo di così grandi forze, ecco un forte rumore. I

soldati sentonsi scuotere le gambe. Era il Vento che tornava ad

imperversare. Un freddo nelle loro membra si diffuse che faceva

gelare il sangue. Da un'esplosione freddo-ventosa vennero tutti

trasportati in alto, ove il Re dei turbini sprigionava i suoi

fulmini con fracasso e distruzione, e poi stramazzati a terra

ove furono pasto dei vermi. Le case rimasero tutte inabitate.

E questa fu la miseranda fine[40] di quella gente che volevano

combattere coll'alto, ignorando ogni legge e dottrina. Se essi

pregavano davvero, quel Dio non faceva loro toccare tal misera

sorte, e rimanevano padroni crapuloni di quelle terre ove pane e

frutta vennivano senza cultura, ove si menava una continua vita

di cuccagna che solo la stupidaggine di quegli uomini tolse agli

infelici posteri, i quali in semplice narrazione la godono.

Ma ecco una vera e propria novella, senza sottintesi, senza

secondi fini, un organismo artistico compiuto in ogni sua parte.

La rappresentazione è viva, efficace, e ci trasporta in epoche

remotissime, fra civiltà dimenticate dalla storia che qui paion

rivivere dissepolte dalle viscere di sconosciuti ipogei.

Spiritismo? · 第 6 / 27 题