XXVII.

Se a Torino il duca d'Eleda si dava buon tempo, ciò non voleva dire

che l'amministrazione comunale di Borghignano navigasse in placide

acque: tutt'altro; ed anzi Prospero Anatolio, terminate le feste e

ritornato con Lalla e con Giorgio a Santo Fiore, non vi si fermò che

un giorno o due, poi corse precipitosamente in città per scongiurare

la crisi. Chiuso, solo solo, e sballottato nel suo _coupé_, egli

meditava il piano di difesa. Non c'era da farsi troppe illusioni: lo

stato delle cose era molto grave. Fra i più formidabili nemici

sollevati contro la Giunta municipale dal nuovo progetto per la

_riforma delle gabelle e la cessione in appalto del Dazio Consumo_ si

schierava, con un accanimento spietato, anche l'unico organo

dell'opinione pubblica di Borghignano, il giornale l'_Omnibus_, che,

di punto in bianco, mutato l'auriga e rotta l'alleanza di prima, s'era

messo al servizio dall'_Opposizione_.

Questo colpo, i _costituzionali_, la _Giunta_ e il duca Sindaco, erano

ben lungi dall'aspettarselo; capitò loro addosso, tra capo e collo,

proprio come un colpo d'accidente. L'_Omnibus_, col fervore dei

neofiti, non la risparmiava a nessuno--di quei signori della

_camorra_--e menava botte da orbi: e ciò sia detto senza metafora,

perchè appunto il suo nuovo direttore era orbo di un occhio: era il

_celebre_ Frascolini!

Fra le varie ditte aspiranti all'appalto del dazio comunale c'era

anche una _Società Anonima_, che s'era apposta costituita e della

quale faceva parte l'antico direttore dell'_Omnibus_. Costui sostenne,

da principio, a spada tratta, il progetto e le riforme proposte dalla

_Giunta_, finchè ebbe la speranza che gli fosse aggiudicato l'appalto;

ma poi, quando invece i signori del Municipio, non trovando abbastanza

solide le garanzie proposte da quell'impresa, conchiusero il contratto

con una casa bancaria di Genova, l'ira del direttore dell'_Omnibus_

non ebbe più ritegno. Egli cominciò dal fare una guerra sorda, coperta

all'amministrazione d'Eleda; ma, per quanto avrebbe desiderato, senza

contradire tutti i precedenti della sua vita politica e giornalistica.

Si trovava sbilanciato, in certo qual modo, combattuto fra l'utile

proprio e il proprio _partito_, e cercava una via di cavarsela con

decenza, se non con onore, e... di vendicarsi! In quei giorni,

bazzicava spesso negli uffici dell'_Omnibus_, per l'appunto, il

Frascolini, il quale voleva combinare colla medesima stamperia della

gazzetta un contratto per la pubblicazione del suo giornale _L'amico

del contadino_. Il direttore dell'_Omnibus_, da uomo pratico, subito,

appena lo vide, trovò in lui tutte le qualità dello _Sparafucile_ che

tornavano bene al suo caso.

--Coll'impianto di un giornale nuovo, tu,--e lo lusingavo con quel

_tu_, buttato lì come a un confratello,--tu ci rimetti de' bei

quattrini per il gusto di dare al mondo un morto di più. Ti

converrebbe meglio rilevare addirittura un giornale che avesse già i

suoi abbonati, il suo nome, il suo pubblico, il suo ambiente

insomma... mi capisci?

--Eh, per capire, capisco; ma io voglio spiegare le mie forze, voglio

combattere qui, su questa zona di territorio.

--E chi ti dice il contrario?

--Ma di giornali, a Borghignano, non vedo altro che il _vostro_; che

il tuo!

--E così?... Se vuoi, io te lo cedo! È una mia creatura, lo amo come

un figliuolo, ma in questo caso so di affidarlo in buone mani. Sono

vecchio, sono stanco, sono seccato di questa vita, di queste lotte

quotidiane. Credilo, caro Frascolini, a lavare la testa all'asino ci

si rimette il ranno ed il sapone e poi si corre anche il rischio di

buscarsi dei calci per soprammercato.

Comperare l'_Omnibus_?... Essere lui, Sandro Frascolini, il padrone,

il despota, quello che avrebbe dettata la legge a Borghignano?...

Poter mandare all'aria, nello stesso tempo, il Duca d'Eleda

_costituzionale_ e il Della Valle _progressista?_... Ripresentarsi

minaccioso, terribile, dinanzi alla signora Duchessina?--L'occhio di

Sandrino,--peccato ne avesse uno solo,--scintillava fiammeggiando.

--Ma...--c'era un _ma_.--L'_Omnibus_ non è un giornale del mio colore.

--E che importa?... Il colore d'un giornale è quello del suo

direttore. Impara dall'America; perchè è dall'America che dobbiamo

tutti imparare!

--Sicuro... sicuro. E quali sarebbero le tue pretese? Io non ne ho

molti da spendere.

Allora intavolarono le prime proposte: un altro giorno si discusse più

a fondo il negozio, e in una settimana e coll'intervento di un

avvocato, scelto di comune accordo, fu combinato e accettato dalle due

parti un contratto, in forza del quale, Alessandro Frascolini

diventava il direttore-proprietario del giornale l'_Omnibus_,

obbligandosi al pagamento di una certa somma, divisa in varie rate

semestrali.

La notizia della vendita e della compera dell'_Omnibus_ scoppiò come

un fulmine a ciel sereno: i _moderati_, quei della Giunta

specialmente, ne erano rimasti sbigottiti e andavano dicendo roba da

chiodi dell'ex direttore del giornale, chiamandolo un Girella, un

venduto, un farabutto. Però si vedeva che erano avviliti e che

cercavano colle chiacchiere, colle scappellate, colle proteste di

liberalismo e di vera _democrazia_, di crearsi degli aderenti e parare

il colpo. I _progressisti_, invece, insuperbivano ed esaltavano il

coraggio, il patriottismo, la lealtà e soprattutto il _carattere

antico_ dell'ex direttore dell'_Omnibus_ e, per sottoscrizione,

indissero un gran banchetto in suo onore. In quanto poi al Frascolini,

il nuovo direttore, nessuno lo conosceva; ma per gli avversari, cioè

per i moderati, era una canaglia, una specie di mezzo analfabeta, un

fallito, un porco; per gli altri il vero tipo del giornalista

americano, un carattere integerrimo, un grande amico di Cairoli e di

Zanardelli.

Il Caffè di Borghignano era stato il centro di tutte queste

commozioni; mattina e sera, non vi si parlava d'altro. Là si sparse,

per la prima volta, la notizia della vendita dell'_Omnibus_ e là

arrivarono le prime informazioni intorno alla somma pattuita nel

contratto, somma che subiva rialzi e ribassi favolosi; là si

discutevano con pazienza e con amore i vari articoli del contratto. Il

notaio che doveva redigerlo era uno della comitiva, e il giorno in cui

fu messa la firma i _progressisti_ e _moderati_ del Caffè, tutti uniti

e d'accordo, lo aspettarono curiosi, e appena capitò dentro gli furono

addosso, se lo strapparono l'un l'altro di mano, soffocandolo sotto

una grandine fitta fitta di domande, tante domande che non gli

lasciavano nemmeno il tempo di rispondere, di capire, di tirare il

fiato. Figurarsi poi come rimasero la prima mattina che il Frascolini,

con un fascio di giornali sotto il braccio (la _posta_ del

mezzogiorno), entrò nel Caffè a far colazione: pareva che tutti quegli

avvocati e tutti quei cavalieri avessero mutato mestiere e vocazione:

stavano attenti e attoniti a guardarlo, a studiarlo, ad ammirarlo,

senza fiatare.

Il Frascolini, intanto, duro duro, faceva colazione, sfogliava i

giornali, con un gran sussiego, e strapazzava democraticamente il

cameriere. Quando ebbe finito e se ne andò via, scoppiarono tutti

insieme a gridare pro e contro il nuovo direttore; e si riscaldavano

specialmente per quell'occhio che gli mancava.

Lo aveva perduto in battaglia--no--lo aveva perduto in un

duello--no--era stato accecato da un questurino durante una

dimostrazione;--ma nessuno sapeva o diceva la verità.

Tutto questo gran rumore era quello che precede lo scoppio del

temporale; e il temporale in fatti, anzi la tempesta, si scatenò sulla

Giunta con articoloni sesquipedali che tuonavano fino dal titolo:

_Fame e camorra--I proletari--La tratta dei bianchi--L'agonia di un

delinquente, ovvero gli ultimi giorni dell'Amministrazione

d'Eleda_,--catilinaria, infocata contro il duca Prospero Anatolio,--_I

tentennanti, ovvero i rossi di ieri_,--fiera botta, diretta contro il

deputato Della Valle.

Giorgio alzava le spalle e non ci badava; tutt'al più quelle sfuriate

senza logica e senza grammatica lo mettevano di buon umore; ma il duca

d'Eleda, che a Borghignano era sempre stato trattato coi guanti,

leccato, adulato, ed anche discusso, ma col rispetto col quale si

discutono le cose sacre, il povera duca d'Eleda, a sentirsene dire di

cotte e di crude, e da un Frascolini qualunque, s'infuriava e

diventava di tutti i colori, come i capelli del Rebaldi. Cominciò col

dire che quel Frascolini bisognava farlo bastonare; che era un

ignorante, un mariuolo; ma a mano a mano che quell'altro aumentava la

dose delle ingiurie s'intimoriva sempre di più, e considerava

l'_Omnibus_ come una forza, e domandò a Giorgio s'egli non credeva

fosse il caso di avere un'_intervista_ per sapere, almeno, da quel

Maramaldo, qual era lo scopo de' suoi attacchi, della sua guerra

insensata. Il conte Della Valle non ne volle sapere; anzi, disse

chiaro al suocero, che un tal passo, disdicevole sempre, nel loro caso

particolare, sarebbe stato ancora più sconveniente e indecoroso, e gli

lasciò trapelare qualcosa delle strambe impertinenze del Frascolini

verso Lalla.

--Ah, già, già! Allora... allora, sicuro; bisogna lasciar

correre!...--rispose sospirando Prospero Anatolio; ma nel suo interno

pensò che Giorgio non era altro che un famoso egoista.

--Certo,--borbottava,--a lui le tirate di questo ciuco imbizzarrito

non possono far nessun danno, e per questo si diverte a lasciar

correre e a disprezzarlo. È infeudato, lui, nel suo _collegio_, e se

quell'altro gli grida contro che smonta di colore questo gli giova,

invece di nuocergli. Nel Consiglio Provinciale, poi, le votazioni

sdrucciolano come l'olio! Ma vorrei vederlo un po' ne' miei panni. Oh,

se vorrei vederlo, colla marea che monta e la tempesta che soffia da

tutte le parti!... Quel becero affamato voleva fare il patito a

Lalla?... Sciocchezze!... Sarà stato ubriaco, appunto come lo è

sempre, anche quando scrive. Del resto Lalla è come la Giulia; a

sentirle tutti s'innamorano come matti, appena le vedono, principi e

villani!... E intanto chi si cura, chi si dà pensiero di questo povero

vecchio?... Nessuno.--Ah, Signore Iddio, che mondaccio egoista!--e il

duca sospirava, alzando gli occhi al cielo.

Quando, dunque, il senatore d'Eleda, sballottato nel suo _coupé_,

ritornava da Santo Fiore a Borghignano per prepararsi alla battaglia

ultima e definitiva, egli riandava nella mente tutta la storia degli

ultimi avvenimenti si affaticava indarno per trovare, nel buio fosco e

minaccioso, una qualunque via di salvezza.

La sua condizione e quella della Giunta era ancor più disperata perchè

non potevano disporre d'un giornale per difendersi dalle accuse, per

dissipare gli equivoci, per soffocare le calunnie che inventava e

diffondeva l'_Omnibus_ quotidianamente. Tutt'al più dovevano limitarsi

a far scrivere _corrispondenze_ su qualche giornale di fuori, che poi

arrivavano in ritardo a Borghignano e che l'_Omnibus_ riproduceva

stronche e alterate, con cappelli e code che toglievano loro ogni

efficacia. Si era pensato, in quel frangente, di pubblicare un altro

giornale, ma ormai era troppo tardi: un giornale nuovo non avrebbe

avuto tempo di acquistarsi il credito, e uscito proprio all'ultima

ora, apposta per difendere il Sindaco e la Giunta, avrebbe fatto più

male che bene.

--Se il Frascolini fosse stato un uomo onesto e... abile? Perchè non

provare... cercando d'illuminarlo sulla vera condizione delle cose?...

Uno scopo, e recondito, ci doveva pur essere che lo spingeva in quella

guerra fiera e sleale. Bisognava cercare di conoscerlo questo scopo e

poi... poi chi sa; colle buone avrebbero forse potuto addomesticare la

bestia!... Ma!...

Tuttavia... tuttavia se il signor conte Della Valle era un famoso

egoista, il duca d'Eleda non voleva essere un minchione, e non era

obbligato a seguirlo, tanto più che militavano ciascuno in un campo

opposto. D'altra parte il Sindaco di Borghignano aveva non solo la sua

_Amministrazione_ da difendere, ma eziandio l'utile superiore del

_partito_, al quale doveva sacrificare anche il risentimento

personale. Poteva andare incontro a certa rovina, senza tentare ogni

via per scongiurarla?

Poteva assistere impavido alla sua prossima sconfitta? Poteva vedere,

in una parola, minacciato il reale benessere di Borghignano, della sua

diletta Borghignano, senza tentare, per quanto almeno era fattibile,

di scongiurare la catastrofe?... Sicuro, era assai penoso il dover

scendere a spiegazioni con un Frascolini qualunque; ma, e perciò?...

Doveva egli arrestarsi sulla via del dovere?--No, mai.--Quel passo era

penosissimo, ma bisognava compierlo od ogni modo. Forte della sua

coscienza, avrebbe sacrificato l'uomo privato all'utile del paese.

Egli certo non voleva essere un perfetto egoista come il conte Della

Valle; quel suo caro signor genero senza carattere, senza coraggio,

senza iniziativa.

Meditato e approvato il bel disegno, Prospero Anatolio volle subito

metterlo in esecuzione, e appena giunto a Borghignano mandò un

bigliettino al direttore dell'_Omnibus_, pregandolo d'indicargli

un'ora nella giornata, per discorrere insieme su vari argomenti di

interesse pubblico.

Il Frascolini aspettava e desiderava da molto tempo un simile invito,

e per ottenerlo più presto spingeva ogni giorno di più la violenza e

l'acredine della sua polemica.

Egli aveva dubitato, prima ancora di rivederla a Santo Fiore, che

anche l'ultima promessa di Lalla fosse stata una promessa bugiarda

come tutte le altre. Ma quando s'incontrò con lei; quando la rivide,

sebbene perdesse allora anche l'ultima illusione, tuttavia l'immagine

di quella creatura _fatale_ gli riaccese nel sangue un tumulto di

memorie e di desideri, che la lontananza aveva solo intiepidito. La

contessa Della Valle, colla sua indifferenza superba, non riuscì a

cancellare Lalla dal suo cuore, soltanto, prima vi era circonfusa

d'amore, e adesso invece, quella figuretta gentile vi sollevava impeti

feroci di gelosia e di odio.

Sandro era smanioso d'incontrarla, di rivederla, di ridestare in lei

qualche sensazione, fosse pure di sgomento, di essere ancora qualche

cosa nella sua vita, fosse pur la sventura.

Egli la vedeva sempre, aveva sempre la _signorina_, viva, dinanzi agli

occhi; e nelle ore tetre, uggiose del giorno e nei lunghi sogni

affannosi delle sue notti, tutto era pieno del sorriso, dei capelli

biondi, del viso di lei, ora acceso d'amore, ora freddo e ironico ed

ora pallido, scolorito, come in quei tempi beati delle loro angosciose

ebbrezze di fanciulli.

Non curato dalla contessa Lalla, egli cercò della Nena colla quale

aveva sempre tenuta viva l'amicizia, pensando di valersene in ogni

evenienza; ma non potè trovarsi con la Nena che una sol volta, perchè

la padroncina, già informata da miss Dill, aveva vietato aspramente

alla cameriera di avere rapporti e tener colloqui col Frascolini.

Sandro, finchè rimase a Santo Fiore, non amava più, odiava la

duchessina, e avrebbe dato tutto il suo sangue, pur di riuscire a

vendicarsi. Tuttavia, quando egli si trovò a Borghignano, a cassetta

dell'_Omnibus_, da quella posizione elevata sperò ancora di poter

giungere fino alla contessa Della Valle; e a mano a mano che nella sua

fantasia vagheggiava un seguito avventuroso di quell'amore infelice,

l'odio nuovo svaniva e ritornava l'antico affetto colle belle

illusioni e le sue belle speranze.

Nella breve dimora che la contessa Della Valle fece quell'anno a

Borghignano, ritornando da Nervi per andare a Santo Fiore, il

Frascolini cercò d'incontrarla ma non gli riuscì: incontrò invece la

Nena, e allora, e perchè gli piaceva, essendo un bel pezzo di ragazza,

e perchè avrebbe potuto valersene per vedere e spiare in casa della

padrona, strinse i nodi a quell'amoretto; e una domenica, dopo averla

condotta a passeggiare per viuzze deserte, la fece capitare nelle

vicinanze degli uffici dell'_Omnibus_, che erano nella casa medesima

dove c'era la tipografia del giornale, e dov'egli aveva il suo

alloggio. Sandro, fingendo d'essere capitato a caso in quel luogo,

offerse alla Nena di condurla a vedere le macchine: ma poi, dopo le

macchine, dopo la stamperia, forzandola un po', violentando i

_no_--_no_--debolissimi, paurosi ch'ella opponeva, volle mostrarle

anche il suo quartierino e lì... E quando la Nena pallida, sconvolta

uscì da quella casa, confessava a se stessa di aver fatto male, assai

male, a disubbidire la padrona e a ritornare a _discorrere_ col signor

Sandrino.

Ma, oramai, era inutile il rimpianto, e la Nena, che aveva un debole

per quel bel ragazzo e che in lui, anche adesso che il Frascolini

aveva un occhio solo, vedeva sempre l'eroe dei _Due Sergenti_, da

quella domenica in poi fu roba sua, tutta sua, anima e corpo.

Povera Nena!... Era tanto innamorata da non accorgersi nemmeno, da

principio, che il suo amante le parlava sempre della sua padrona, più

della sua padrona che di lei; ma ci badò più tardi e ne fu gelosa, e

ne pianse.

In quel tempo, ricomparsa Lalla a Borghignano, si ritornò a discorrere

dei suoi amori col Vharè, e la notizia giunse naturalmente anche alle

orecchie del direttore dell'_Omnibus_, il quale, allora, ritornando a

perdere le speranze, ritornò ad odiarla e d'un odio ancor più feroce

di prima, perchè oltre di non amarlo più lui, Lalla adesso faceva

peggio, ne amava un altro.

Domandò subito alla Nena, in uno di quei loro ritrovi domenicali, se

era vera, propriamente vera la--infame tresca--; ma la Nena gli

rispose negando tutto e arrabbiandosi contro quelle _pitocche_ di

Borghignano che dicevano male della sua padrona perchè era più bella e

più ricca di loro.

--Se la signora contessa,--concluse poi--aveva agito male con

lui--Sandro le aveva raccontato che era stata la sua amorosa e che

erano stati soli insieme e che si erano baciati per notti intere--se

la signora contessa aveva agito male con lui, bisognava scusarla,

perchè allora era ancora una bimba, e non sapeva quello che si

facesse, ma adesso era un angelo di virtù, e non amava altri che il

signor conte.

Simili assicurazioni non calmavano certo il Frascolini: la signora

contessa non avrebbe dovuto amare nemmeno suo marito, anzi suo marito

meno degli altri. Non gli aveva giurato che lo sposava per forza?

Tutte queste contradizioni, tutti questi opposti sentimenti ispiravano

ogni atto della vita del Frascolini e perciò egli aveva voluto far

paura al duca Prospero perchè il duca, smessa la superbia, si facesse

umile e cercasse di cattivarselo per averlo alleato, se non amico. Il

Sindaco di Borghignano non aveva obbligo di usare molta deferenza

verso il quarto potere? verso gli uomini dell'avvenire? E se lui,

Frascolini, lo attaccava anche ingiustamente, non era tenuto a

invitarlo a reciproche e franche spiegazioni? Non doveva illuminarlo

perchè potesse condurre il suo _Omnibus_ sulla buona strada?....

Sicuro, Sandro Frascolini non desiderava altro che questo: condurre

l'_Omnibus_ sulla buona strada, e lo desiderava per le aspirazioni del

proprio cuore prima di tutto... ed anche per certi interessi, che egli

chiamava--di tipografia.--È poi da notare che in questi ultimi tempi

il Frascolini si era di molto dirozzato e aveva perduto un po' di

quelle sue arie di cantante a spasso che lo facevano primeggiare nelle

sedute burrascose del _Circolo democratico degli Operai Agricoltori_.

Sandro Frascolini entrò dal duca d'Eleda, serio, impettito, colla tuba

e col vestito nero: il duca, gli corse incontro, scusandosi

graziosamente di averlo incomodato; gli prese la mano che strinse

cordialmente, con effusione, fra le sue, e lo fece sedere sul canapè.

Allora Prospero Anatolio cominciò a ricordare l'antica famigliarità

dei Santo Fiore coi Frascolini; gli disse che si ricordava di lui,

Sandro, quando era ragazzo e che si ricordava di suo padre col quale

era stato sempre in ottimi rapporti--un uomo integerrimo operoso,

intelligente!...--E a mano a mano commovendosi, concluse ch'egli aveva

creduto di evocare tante care memorie per scusare e per spiegare in

certo modo, il grave passo fatto dal Sindaco di Borghignano verso

l'egregio uomo che dirigeva l'_Omnibus_, dal quale (e qui cominciava

un pochino a riscaldarsi) egli non si sarebbe mai aspettato una guerra

accanita, personale, ingiusta; no, mai, perchè si era abituato a

considerarlo come un amico!...

Sandro, a questo punto, credeva che il duca avesse finito, ma questi,

invece, non si fermò nemmeno per pigliar fiato e non lasciandogli il

tempo di risponderci cominciò a giustificarsi, a difendersi, saltando da

un argomento in un altro, dal _Dazio Consumo_ alle _Riforme_, dalla

_Costituzione_ alla _Progressista_. Poi tornò a commoversi, a intenerirsi,

e finì coll'aggiungere che quella guerra dell'_Omnibus_,--accanita,

personale ed ingiusta--aveva dato un gran dolore anche alla duchessa

Maria, alla sua moglie diletta e... e (sospirò) e così malandata in

salute.

Il Frascolini aveva la testa piena, confusa da tanti discorsi; non

sapeva che cosa dire, non sapeva come regolarsi, non sapeva più se

doveva accusare o se doveva difendersi.

--Veramente--cominciò poi, lisciando adagio, col palmo della mano, il

cappello a cilindro,--veramente, la polemica sostenuta del nostro

giornale non è diretta al duca d'Eleda, ma all'Amministrazione del

Comune.

--E all'uno e all'altra, amico mio; ed anzi, se volete dirlo

francamente, forse più all'uno che all'altra, ed è ciò che mi

addolora, ed è ciò che mi sconforta, come uomo privato e come uomo

pubblico.--Io posso aver sbagliato, avrò sbagliato... ho sbagliato!

Ditemelo voi, chi è infallibile a questo mondo?... Ma l'_Omnibus_,

viva Dio, mi attacca anche nelle intenzioni!... Sono in errore?... Le

mie idee non si accordano colle vostre?... Il progetto delle nuove

riforme, che mi costa tanti studi, tante veglie angosciose, lo

giudicate improvvido?... Ebbene, discutiamolo! Dio buono,

discutiamolo! Io non domando di più, non domando di meglio:

discutere!... E se mi convincerete che sono in errore, sarò io il

primo a ringraziarvi e a sottomettermi, perchè, credete, egregio e

caro amico, io non sono un ambizioso! Io amo il mio paese al quale ho

sacrificata la quiete, la vita: ecco tutto!

--Scusate--replicò Sandro, mettendo il cappello sopra una sedia, e

familiarizzando con quel _voi_ che gli accarezzava l'orecchio.--Scusate,

ma ammesso, come dite, che l'_Ominibus_ abbia combattuto qualche volta

il duca d'Eleda, ha combattuto solamente l'uomo pubblico, e non ha mai

tirato in ballo l'uomo privato, quantunque...

--Grazie tante, ma...

--Lasciatemi finire! Quantunque anche l'uomo privato, abbia

aspirazioni diametralmente opposte a quelle che informano la nostra

vita di pubblicisti; perchè mentre noi siamo gli uomini dell'avvenire,

siamo l'avanguardia, siamo... siamo... dirò così...--Il direttore

dell'_Omnibus_ cercava un'altra bella frase per tornir meglio il

periodo, ma non riuscendo a imbroccarla dovette troncarlo a

mezzo:--siamo liberali insomma,--soggiunse,--e voi no!...

--Ecco l'errore!... Ecco l'equivoco!... Ecco la grande

Ingiustizia!--Non siamo liberali noi?--Non sono liberale io?--E

Prospero Anatolio accavallò una gamba sull'altra, dondolandola

democraticamente.--Non sono liberale?... Liberale lo sono quanto voi,

più di voi. Sissignore! Solamente non voglio correre, voglio

camminare.... per non dover precipitare, o peggio, per non dover

tornare indietro.--A questo punto il duca Prospero sfoggiò

un'eloquenza tribunizia da far strabiliare. Citò la Francia e la

Germania, l'Inghilterra e l'America, il conte di Cavour e Leone

Gambetta, gli _ultramontani_ e i _nichilisti_, i _fatti delle

Romagne_, Cantelli e la spedizione di Crimea; il _quarantotto_, il

_novantatrè_ ed il _settanta_; la _legge elettorale_, _l'abolizione

del corso forzoso_ e la _trasformazione dei partiti_. I

partiti--concluse finalmente,--che cosa vogliono, che cosa

rappresentano i partiti in Italia? Qual'è la vera _demarcazione_ fra

la _destra_ e la _sinistra_, tenuto calcolo, specialmente, delle

_oscillazioni_ dei _centri?_ Noi, vedete, amico mio, noi dai nostri

stalli tranquilli del Senato teniamo d'occhio la baraonda della Camera

giovane e... Volete proprio sapere qual'è lo studio più assiduo che

vediamo farsi là dentro? Quello di cercare una scusa tutti i giorni,

tutti i giorni un pretesto nuovo, per non venire fra _destra_ e

_sinistra_ a spiegazioni reciproche, per continuare nell'equivoco,

altrimenti,--è chiaro come il sole--_destri e sinistri_ non avrebbero

ragione di esistere.--Prospero Anatolio scoppiò in una risata, il riso

fa buon sangue, e il Frascolini approvò.

--Ma vedete, duca Prospero--cominciò dopo un momento di

silenzio,--noi...

--Noi siamo _radicali?_... È questo che volete dire?

--Appunto; rispose il direttore dell'_Omnibus_,--noi siamo radicali.

--Ma Dio mio, caro Frascolini, chi oggi non è radicale, non è

repubblicano... in teoria?... Ci si cammina, non dubitate, ci si

cammina, verso la repubblica; ma se non vogliamo esser noi stessi i

necrofori dell'opera nostra, dobbiamo attendere lo sviluppo naturale

degli avvenimenti, dobbiamo preparare il terreno gradatamente,

dobbiamo educare il popolo a questa libertà benedetta, se no, gli

potrebbe dare le vertigini! Ricordate le parole di un mio amico

carissimo:--fatta l'Italia, bisogna fare gl'Italiani.--E perciò, è

necessario uno scambio d'idee, un connubio, direi quasi, fra gli

uomini della _permanente_, gli uomini di ieri, come sono io, cogli

araldi della rivoluzione, cogli uomini del domani, come siete voi.

Il Frascolini non ci capiva più nella pelle!... Quantunque avesse

viaggiato, fosse stato applaudito nella _Favorita_ e si trovasse ora

alla direzione dell'_Omnibus_, in fondo in fondo egli restava sempre

il ragazzotto di Santo Fiore, che, per tradizione di padre in figlio,

riconosceva nel duca d'Eleda una autorità istintivamente subìta e che

la lettura dei _Misteri del Popolo_ aveva scossa, ma che non era

riuscita a vincere interamente.

Quella familiarità del signor duca, quel _voi_ alla buona,

quell'_amico mio_, quel _carissimo Frascolini_ lo facevano arrossire

di piacere, e per il momento non avrebbe potuto desiderare di più.

Dalla burbanzosa protezione del signor Domenico, il sindaco sensale di

Santo Fiore, era arrivato all'amicizia del duca d'Eleda!--Nei primi

giorni del suo amore,--quando Sandrino passeggiava per la campagna

solo solo, colle mani in tasca e il sigaro spento in bocca,

fantasticando il romanzo del proprio avvenire, egli non era giunto ad

immaginare un capitolo più luminoso. Che cosa ne avrebbe pensato la

contessa Lalla sentendo suo padre parlare con ammirazione del

_carissimo_, dell'onorevole Frascolini?... Egli le aveva giurato che

sarebbe arrivato a farsi un nome, una posizione e... e Prospero

Anatolio lo chiamava amico, lo invitava in sua casa e lo trattava da

pari a pari!... Oh la cara signora contessa avrebbe veduto bene come

le sue promesse egli sapeva mantenerle!

Intesi e d'accordo in massima, sulla politica interna ed esterna, si

cominciò a discorrere diffusamente intorno al progetto sulla _riforma

delle gabelle_ ed alla cessione in appalto del _Dazio consumo_;

l'argomento del giorno, come diceva il duca d'Eleda, o la _questione

vitale e palpitante_, come la chiamava Sandro Frascolini.

Il duca Prospero, cominciò allora a spiegare, al direttore

dell'_Omnibus_, tutti i vantaggi morali e materiali che dovevano

venire da tali riforme alle esauste finanze del Comune; gli fece

toccar con mano che l'opposizione era mossa da interessi privati, e

riuscì facilmente a convincerlo che il partito, il _colore_ politico,

ci entrava come il cavolo a merenda.

Il Frascolini, dopo di aver conservato un silenzio severo, e

dignitoso, verso la fine del discorso approvò le conclusioni del duca

d'Eleda con un lento chinar del capo; ma fece aspettare un qualche

minuto il proprio responso. Pareva incerto, dubbioso, stringeva le

labbra, chiudeva gli occhi, come per raccogliere meglio i pensieri; ma

poi, finalmente, stendendo la mano a Prospero Anatolio che lo guardava

sospeso:--Ebbene, sarò franco,--gli disse;--le vostre spiegazioni mi

hanno quasi... non dirò... Mi hanno scosso in molti punti.

--Ne ero certo,--esclamò il duca--ma è troppo giusto; voi, caro

direttore, non dovete credere soltanto a me, non dovete prestare cieca

fede alle mie parole.--no e poi no;--ci dovete veder dentro coi vostri

occhi.--A questo punto il Frascolini, che degli occhi ne aveva uno

solo, diventò rosso visibilmente, e l'altro si accorse d'averla detta

grossa; ma tuttavia al duca d'Eleda non mancava lo spirito, e tirò

innanzi diritto senza interrompersi e senza nemmeno tentare di

correggersi. Pregò il caro direttore a voler ritornare la sera di

quello stesso giorno, alle nove. Avrebbe trovato gli altri membri

della Giunta e così, dedicando al loro nuovo progetto un maturo e

coscienzioso esame, egli avrebbe veduto se non fosse stato il caso,

invece di combatterlo, di appoggiarlo.--Borghignano,--concluse poi,

accompagnando l'egregio amico verso l'uscio del salotto,--Borghignano

attraversa un periodo molto grave. Se io fossi un egoista, dovrei

desiderare una maggioranza sfavorevole. Sicuro! Ho bisogno di riposo;

mia moglie sta sempre poco bene e poi... e poi sono trent'anni,

capite, caro Frascolini, sono trent'anni che combatto e che sto sulla

breccia!... Se ne discorreva appunto anche l'altro giorno a Torino,

col duca d'Aosta. La lotta, la battaglia non mi ha mai fatto paura.

Anche trent'anni fa, vedete, io ero ritenuto un clericale; e allora,

anche più d'adesso,--e sapete perchè?--Perchè sono sempre stato l'uomo

dell'ordine, della prudenza, perchè ho predicato sempre, nella Camera

e fuori--_piano piano, chi va piano va lontano!_ E, infatti, ditemelo

una buona volta, francamente; se non c'era una maggioranza che votasse

le _guarentigie_, credete voi che i Governi stranieri avrebbero

accettato i fatti compiuti?...--No!...--Oh! bravo!... Che ci sia

almeno un uomo del vostro valore che mi rende giustizia. Chi ama il

proprio paese, deve sacrificarsi, sfidando l'impopolarità, ed io mi

son sempre sacrificato;... Dunque, come vi dicevo... vi dicevo che...

ah, ecco, per me, se questa volta il Consiglio mi dà, come si dice, il

voto nella schiena, io lo ringrazio tanto e lo saluto. Mi ritiro,

domando la giubilazione!... E non ci avrei altro che da guadagnare.

Tuttavia (lasciamo da parte, adesso, la mia persona), ritenendo che in

questo momento la caduta dell'Amministrazione potrebbe essere causa di

gravi danni al nostro credito, così, per non avere rimorsi, cerco,

tento di tenere in piedi la baracca. Se poi non riesco, sia detto in

amicizia, fra di noi,--e il duca d'Eleda si guardò attorno, come per

assicurarsi che nessun indiscreto fosse lì, ad ascoltare,--sia detto

in amicizia, se non riesco, tanto meglio!

Dal salotto, sempre discorrendo, Prospero Anatolio accompagnò

l'onorevole pubblicista nell'anticamera, uscì con lui fino sullo

scalone, e lì con un--dunque, a questa sera--ultimo e definitivo, gli

tornò a stringere tutte e due le mani con espansione vivissima.

Sandro uscì dal palazzo d'Eleda felice, raggiante. Era arrivato

finalmente!... Venivano a patti con lui, tutti quei _cani_ di

signori!... E quando si trovò solo in ufficio, non si potè più

trattenere e fece un salto dalla gioia, canterellando, colla sua bella

voce da tenore, un'arietta del repertorio favorito.

E la contessa Lalla?... Oh la cara contessa sarebbe stata sua! Ne era

tanto sicuro, che non la odiava più, tornava a volerle bene.

La sera andò alla riunione della Giunta. Fra quei parrucconi si tenne

sulla sua, usando il _noi_ con molta affettazione, parlando lungamente

di Law e del _libero scambio_; ma, nello stesso tempo, lasciandosi

menare bellamente per il naso.

Si combinò che l'_Omnibus_, riservandosi piena libertà d'azione per

l'avvenire, in quel dibattito finanziario avrebbe appoggiata la

Giunta. Il Frascolini ammise di non aver prima studiato a fondo il

nuovo progetto, fidandosi di alcune notizie inesatte che gli erano

state esposte; però, adesso, meglio informato, sentiva di doverlo

difendere. Dichiarò di appartenere al grande partito democratico, ma

di non essere al servizio di nessuno, e che non voleva imposizioni

altro che dalla propria coscienza.

Il giorno dopo, fra la maraviglia e i più disparati commenti, uscì

un articolo nell'_Omnibus_--_Serio esame, ovverosia le nuove

riforme_--col quale il Frascolini trattava la questione dal punto

di vista puramente economico. Era un passo indietro, fatto apposta

per prendere lo slancio e saltare il fosso. Al primo articolo,

infatti, tenne subito dietro il secondo:--_La politica in

Municipio_--sostenendo l'_Omnibus_ che il Consiglio comunale non

doveva fare politica, ma soltanto una buona amministrazione; e

poco dopo buttò via la maschera, schierandosi con tre colonne di

_Franche parole, ovvero gli interessi cittadini_--fra i più caldi

sostenitori del progetto presentato dalla Giunta. Allora fu la

volta pei _costituzionali_ di andare in giro pettoruti, ed erano

invece i _progressisti_ che scantonavano mogi mogi e costernati,

dicendo corna dell'amico integerrimo di Cairoli e di Zanardelli.

Frattanto il giorno della battaglia si avvicinava e non c'era da farsi

illusioni. O il progetto presentato dalla Giunta era approvato dal

Consiglio, e allora l'Amministrazione d'Eleda restava al potere,

oppure veniva respinto, e bisognava dimettersi.

Fra i soliti avventori del _Caffè di Borghignano_ c'era un orgasmo

febbrile. La mattina, all'ora di colazione o la sera, dopo il

teatro, non si faceva altro che scrivere col lapis, sui tavolini

di marmo, il nome di tutti i consiglieri comunali, mettendo in

fila--separatamente--quelli che avrebbero votato per il _sì_, e

quelli che avrebbero votato per il _no_, poi facevano le somme; ma

risultava sempre sul tavolino dei _progressisti_ la maggioranza

pel _no_, e su quello dei _costituzionali_ pel _sì_.

Alla vigilia della gran seduta, la Giunta e i suoi aderenti si

abboccarono un'ultima volta col Frascolini, in casa d'Eleda. Fu

convenuto, dopo una discussione molto vivace, di pubblicare l'indomani

stesso sull'_Omnibus_ un ultimo articolo cannonata. L'_Omnibus_

sarebbe uscita apposta un'ora prima del solito, e l'articolo col

titolo--_All'ultima ora_--era stato scritto da un egregio avvocato,

segretario della _Costituzione_ e fabbricere del Duomo. Fu discusso,

corretto in qualche punto, e poi raccomandato caldamente al direttore.

Il Frascolini lesse ancora l'articolo per suo conto, lentamente, sotto

voce, poi stringendo le labbra, concluse:--Non c'è malaccio, ma è

troppo lungo. Chi lo ha scritto, si capisce, non è del mestiere.

Tuttavia, per accontentarvi, non adopreremo le forbici: lo faremo

soltanto precedere da due righe di _cappello_.

--No, non occorre!--esclamarono tutti gli altri spaventati, tranne il

d'Eleda, che quella sera si mostrava abbattuto assai.

--Lasciate fare, lasciate fare:--rispose il Frascolini coll'aria

seccata. Egli mostrava un gran sussiego, proprio come se nel suo

_Omnibus_ portasse a spasso l'Europa. Ma il _cappello_ si ridusse poi

ad una sola aggiunta nel titolo, che fu stampato così:--_All'ultima

ora, ovvero Voto e Coscienza_.

E venne il domani, finalmente, quel domani memorabile, aspettato con

tanta apprensione! Il Consiglio era quasi al completo, le tribune

affollate: la lotta fu accanita d'ambo le parti. Il piccolo avvocatino

dei _progressisti_, il Robespierre in sedicesimo, fu eloquente,

impetuoso, terribile. L'altro, l'avvocato dei _costituzionali_,

pacato, forbito e prudente, sgattaiolava a destra e a sinistra, di

modo che il fulvo campione della democrazia terminava col tirar colpi

al vento e perciò, qualche volta, perdeva le staffe; ma caduto una

volta, si rialzava più inferocito. L'uno combatteva le riforme e la

cessione del _Dazio consumo_, nel nome della giustizia e della fame

del popolo, e citava l'America; l'altro le difendeva per la salute

della finanza, per il benessere morale e materiale del paese e della

famiglia, e citava l'Inghilterra. Esaurita la discussione, quando fu

il momento di _passare ai voti_, Prospero Anatolio, pallido, la fronte

molle di sudore, suonò il campanello con mano tremante.

Il momento era solenne e definitivo per l'una parte e per l'altra. Si

sa bene, _moderati_ e _progressisti_ avevano tutti sotto gli stivali

il Dazio consumo e la riforma delle imposte! Adesso, la questione

vitale, _palpitante_, come diceva l'_Omnibus_, era una sola: la Giunta

e i _moderati_ volevano restare al potere; i _progressisti_, invece,

volevano rovesciarli, per mettersi al loro posto.

Erano tutti in piedi! giù i consiglieri negli stalli, e su, in alto, i

curiosi delle tribune. Prospero Anatolio soltanto rimaneva seduto: era

commosso, gli tremavano le gambe. Il silenzio era imponente e si

sarebbe udita una mosca a volare e due farfalle a fare all'amore...

Finalmente si conobbe l'esito della votazione; il progetto della

Giunta era stato accettato con due soli voti di maggioranza; e il

risultato fu accolto con grida, con applausi, con l'entusiasmo d'ambo

le parti.

Erano tutti contenti: i _costituzionali_ si gloriavano di aver vinto,

e infatti avevano ottenuta la maggioranza; i _progressisti_ sostenevan

che la vittoria era stata dalla loro parte e che loro avevano

applicato alla Giunta uno schiaffo morale, perchè il progetto era

passato dal buco della chiave, per due miserabili voti racimolati

all'ultima ora.

L'indomani, quando Prospero Anatolio arrivato fresco a Santo Fiore,

raccontava in famiglia le vicende della fiera battaglia, si doleva,

sospirando, di quella vittoria che lo obbligava a restare sindaco di

Borghignano. Egli che avrebbe buttato via tanto volentieri quella

camicia di Nesso!... Era stanco, seccato, di sacrificarsi tutto e

sempre al servizio del pubblico, il quale ricambia con amarezze e

ingratitudine. In quanto a' suoi colleghi, confidava a Giorgio, in

segreto, che l'avevano fatta molto grossa venendo quasi a patti col

direttore dell'_Omnibus_!... Quello era stato un passo falso che aveva

creato malcontenti nel seno stesso del partito e che, a occhio e

croce, aveva spostato tre o quattro voti di maggioranza.

Nulladimeno, a Natale, capitò al Frascolini il diploma che lo nominava

Cavaliere della Corona d'Italia, e quel diploma gli fu annunziato da

una lettera molto gentile e obbligante del duca d'Eleda.

--Cavaliere?... Lo era davvero, lui. Se l'era guadagnato, quel titolo,

col proprio ingegno, col proprio lavoro, colla propria onestà, e

valeva assai più di tutto il marchesato posticcio del _signor_ Giacomo

Vharè.

Mater dolorosa · 第 36 / 45 题