Se a Torino il duca d'Eleda si dava buon tempo, ciò non voleva dire
che l'amministrazione comunale di Borghignano navigasse in placide
acque: tutt'altro; ed anzi Prospero Anatolio, terminate le feste e
ritornato con Lalla e con Giorgio a Santo Fiore, non vi si fermò che
un giorno o due, poi corse precipitosamente in città per scongiurare
la crisi. Chiuso, solo solo, e sballottato nel suo _coupé_, egli
meditava il piano di difesa. Non c'era da farsi troppe illusioni: lo
stato delle cose era molto grave. Fra i più formidabili nemici
sollevati contro la Giunta municipale dal nuovo progetto per la
_riforma delle gabelle e la cessione in appalto del Dazio Consumo_ si
schierava, con un accanimento spietato, anche l'unico organo
dell'opinione pubblica di Borghignano, il giornale l'_Omnibus_, che,
di punto in bianco, mutato l'auriga e rotta l'alleanza di prima, s'era
messo al servizio dall'_Opposizione_.
Questo colpo, i _costituzionali_, la _Giunta_ e il duca Sindaco, erano
ben lungi dall'aspettarselo; capitò loro addosso, tra capo e collo,
proprio come un colpo d'accidente. L'_Omnibus_, col fervore dei
neofiti, non la risparmiava a nessuno--di quei signori della
_camorra_--e menava botte da orbi: e ciò sia detto senza metafora,
perchè appunto il suo nuovo direttore era orbo di un occhio: era il
_celebre_ Frascolini!
Fra le varie ditte aspiranti all'appalto del dazio comunale c'era
anche una _Società Anonima_, che s'era apposta costituita e della
quale faceva parte l'antico direttore dell'_Omnibus_. Costui sostenne,
da principio, a spada tratta, il progetto e le riforme proposte dalla
_Giunta_, finchè ebbe la speranza che gli fosse aggiudicato l'appalto;
ma poi, quando invece i signori del Municipio, non trovando abbastanza
solide le garanzie proposte da quell'impresa, conchiusero il contratto
con una casa bancaria di Genova, l'ira del direttore dell'_Omnibus_
non ebbe più ritegno. Egli cominciò dal fare una guerra sorda, coperta
all'amministrazione d'Eleda; ma, per quanto avrebbe desiderato, senza
contradire tutti i precedenti della sua vita politica e giornalistica.
Si trovava sbilanciato, in certo qual modo, combattuto fra l'utile
proprio e il proprio _partito_, e cercava una via di cavarsela con
decenza, se non con onore, e... di vendicarsi! In quei giorni,
bazzicava spesso negli uffici dell'_Omnibus_, per l'appunto, il
Frascolini, il quale voleva combinare colla medesima stamperia della
gazzetta un contratto per la pubblicazione del suo giornale _L'amico
del contadino_. Il direttore dell'_Omnibus_, da uomo pratico, subito,
appena lo vide, trovò in lui tutte le qualità dello _Sparafucile_ che
tornavano bene al suo caso.
--Coll'impianto di un giornale nuovo, tu,--e lo lusingavo con quel
_tu_, buttato lì come a un confratello,--tu ci rimetti de' bei
quattrini per il gusto di dare al mondo un morto di più. Ti
converrebbe meglio rilevare addirittura un giornale che avesse già i
suoi abbonati, il suo nome, il suo pubblico, il suo ambiente
insomma... mi capisci?
--Eh, per capire, capisco; ma io voglio spiegare le mie forze, voglio
combattere qui, su questa zona di territorio.
--E chi ti dice il contrario?
--Ma di giornali, a Borghignano, non vedo altro che il _vostro_; che
il tuo!
--E così?... Se vuoi, io te lo cedo! È una mia creatura, lo amo come
un figliuolo, ma in questo caso so di affidarlo in buone mani. Sono
vecchio, sono stanco, sono seccato di questa vita, di queste lotte
quotidiane. Credilo, caro Frascolini, a lavare la testa all'asino ci
si rimette il ranno ed il sapone e poi si corre anche il rischio di
buscarsi dei calci per soprammercato.
Comperare l'_Omnibus_?... Essere lui, Sandro Frascolini, il padrone,
il despota, quello che avrebbe dettata la legge a Borghignano?...
Poter mandare all'aria, nello stesso tempo, il Duca d'Eleda
_costituzionale_ e il Della Valle _progressista?_... Ripresentarsi
minaccioso, terribile, dinanzi alla signora Duchessina?--L'occhio di
Sandrino,--peccato ne avesse uno solo,--scintillava fiammeggiando.
--Ma...--c'era un _ma_.--L'_Omnibus_ non è un giornale del mio colore.
--E che importa?... Il colore d'un giornale è quello del suo
direttore. Impara dall'America; perchè è dall'America che dobbiamo
tutti imparare!
--Sicuro... sicuro. E quali sarebbero le tue pretese? Io non ne ho
molti da spendere.
Allora intavolarono le prime proposte: un altro giorno si discusse più
a fondo il negozio, e in una settimana e coll'intervento di un
avvocato, scelto di comune accordo, fu combinato e accettato dalle due
parti un contratto, in forza del quale, Alessandro Frascolini
diventava il direttore-proprietario del giornale l'_Omnibus_,
obbligandosi al pagamento di una certa somma, divisa in varie rate
semestrali.
La notizia della vendita e della compera dell'_Omnibus_ scoppiò come
un fulmine a ciel sereno: i _moderati_, quei della Giunta
specialmente, ne erano rimasti sbigottiti e andavano dicendo roba da
chiodi dell'ex direttore del giornale, chiamandolo un Girella, un
venduto, un farabutto. Però si vedeva che erano avviliti e che
cercavano colle chiacchiere, colle scappellate, colle proteste di
liberalismo e di vera _democrazia_, di crearsi degli aderenti e parare
il colpo. I _progressisti_, invece, insuperbivano ed esaltavano il
coraggio, il patriottismo, la lealtà e soprattutto il _carattere
antico_ dell'ex direttore dell'_Omnibus_ e, per sottoscrizione,
indissero un gran banchetto in suo onore. In quanto poi al Frascolini,
il nuovo direttore, nessuno lo conosceva; ma per gli avversari, cioè
per i moderati, era una canaglia, una specie di mezzo analfabeta, un
fallito, un porco; per gli altri il vero tipo del giornalista
americano, un carattere integerrimo, un grande amico di Cairoli e di
Zanardelli.
Il Caffè di Borghignano era stato il centro di tutte queste
commozioni; mattina e sera, non vi si parlava d'altro. Là si sparse,
per la prima volta, la notizia della vendita dell'_Omnibus_ e là
arrivarono le prime informazioni intorno alla somma pattuita nel
contratto, somma che subiva rialzi e ribassi favolosi; là si
discutevano con pazienza e con amore i vari articoli del contratto. Il
notaio che doveva redigerlo era uno della comitiva, e il giorno in cui
fu messa la firma i _progressisti_ e _moderati_ del Caffè, tutti uniti
e d'accordo, lo aspettarono curiosi, e appena capitò dentro gli furono
addosso, se lo strapparono l'un l'altro di mano, soffocandolo sotto
una grandine fitta fitta di domande, tante domande che non gli
lasciavano nemmeno il tempo di rispondere, di capire, di tirare il
fiato. Figurarsi poi come rimasero la prima mattina che il Frascolini,
con un fascio di giornali sotto il braccio (la _posta_ del
mezzogiorno), entrò nel Caffè a far colazione: pareva che tutti quegli
avvocati e tutti quei cavalieri avessero mutato mestiere e vocazione:
stavano attenti e attoniti a guardarlo, a studiarlo, ad ammirarlo,
senza fiatare.
Il Frascolini, intanto, duro duro, faceva colazione, sfogliava i
giornali, con un gran sussiego, e strapazzava democraticamente il
cameriere. Quando ebbe finito e se ne andò via, scoppiarono tutti
insieme a gridare pro e contro il nuovo direttore; e si riscaldavano
specialmente per quell'occhio che gli mancava.
Lo aveva perduto in battaglia--no--lo aveva perduto in un
duello--no--era stato accecato da un questurino durante una
dimostrazione;--ma nessuno sapeva o diceva la verità.
Tutto questo gran rumore era quello che precede lo scoppio del
temporale; e il temporale in fatti, anzi la tempesta, si scatenò sulla
Giunta con articoloni sesquipedali che tuonavano fino dal titolo:
_Fame e camorra--I proletari--La tratta dei bianchi--L'agonia di un
delinquente, ovvero gli ultimi giorni dell'Amministrazione
d'Eleda_,--catilinaria, infocata contro il duca Prospero Anatolio,--_I
tentennanti, ovvero i rossi di ieri_,--fiera botta, diretta contro il
deputato Della Valle.
Giorgio alzava le spalle e non ci badava; tutt'al più quelle sfuriate
senza logica e senza grammatica lo mettevano di buon umore; ma il duca
d'Eleda, che a Borghignano era sempre stato trattato coi guanti,
leccato, adulato, ed anche discusso, ma col rispetto col quale si
discutono le cose sacre, il povera duca d'Eleda, a sentirsene dire di
cotte e di crude, e da un Frascolini qualunque, s'infuriava e
diventava di tutti i colori, come i capelli del Rebaldi. Cominciò col
dire che quel Frascolini bisognava farlo bastonare; che era un
ignorante, un mariuolo; ma a mano a mano che quell'altro aumentava la
dose delle ingiurie s'intimoriva sempre di più, e considerava
l'_Omnibus_ come una forza, e domandò a Giorgio s'egli non credeva
fosse il caso di avere un'_intervista_ per sapere, almeno, da quel
Maramaldo, qual era lo scopo de' suoi attacchi, della sua guerra
insensata. Il conte Della Valle non ne volle sapere; anzi, disse
chiaro al suocero, che un tal passo, disdicevole sempre, nel loro caso
particolare, sarebbe stato ancora più sconveniente e indecoroso, e gli
lasciò trapelare qualcosa delle strambe impertinenze del Frascolini
verso Lalla.
--Ah, già, già! Allora... allora, sicuro; bisogna lasciar
correre!...--rispose sospirando Prospero Anatolio; ma nel suo interno
pensò che Giorgio non era altro che un famoso egoista.
--Certo,--borbottava,--a lui le tirate di questo ciuco imbizzarrito
non possono far nessun danno, e per questo si diverte a lasciar
correre e a disprezzarlo. È infeudato, lui, nel suo _collegio_, e se
quell'altro gli grida contro che smonta di colore questo gli giova,
invece di nuocergli. Nel Consiglio Provinciale, poi, le votazioni
sdrucciolano come l'olio! Ma vorrei vederlo un po' ne' miei panni. Oh,
se vorrei vederlo, colla marea che monta e la tempesta che soffia da
tutte le parti!... Quel becero affamato voleva fare il patito a
Lalla?... Sciocchezze!... Sarà stato ubriaco, appunto come lo è
sempre, anche quando scrive. Del resto Lalla è come la Giulia; a
sentirle tutti s'innamorano come matti, appena le vedono, principi e
villani!... E intanto chi si cura, chi si dà pensiero di questo povero
vecchio?... Nessuno.--Ah, Signore Iddio, che mondaccio egoista!--e il
duca sospirava, alzando gli occhi al cielo.
Quando, dunque, il senatore d'Eleda, sballottato nel suo _coupé_,
ritornava da Santo Fiore a Borghignano per prepararsi alla battaglia
ultima e definitiva, egli riandava nella mente tutta la storia degli
ultimi avvenimenti si affaticava indarno per trovare, nel buio fosco e
minaccioso, una qualunque via di salvezza.
La sua condizione e quella della Giunta era ancor più disperata perchè
non potevano disporre d'un giornale per difendersi dalle accuse, per
dissipare gli equivoci, per soffocare le calunnie che inventava e
diffondeva l'_Omnibus_ quotidianamente. Tutt'al più dovevano limitarsi
a far scrivere _corrispondenze_ su qualche giornale di fuori, che poi
arrivavano in ritardo a Borghignano e che l'_Omnibus_ riproduceva
stronche e alterate, con cappelli e code che toglievano loro ogni
efficacia. Si era pensato, in quel frangente, di pubblicare un altro
giornale, ma ormai era troppo tardi: un giornale nuovo non avrebbe
avuto tempo di acquistarsi il credito, e uscito proprio all'ultima
ora, apposta per difendere il Sindaco e la Giunta, avrebbe fatto più
male che bene.
--Se il Frascolini fosse stato un uomo onesto e... abile? Perchè non
provare... cercando d'illuminarlo sulla vera condizione delle cose?...
Uno scopo, e recondito, ci doveva pur essere che lo spingeva in quella
guerra fiera e sleale. Bisognava cercare di conoscerlo questo scopo e
poi... poi chi sa; colle buone avrebbero forse potuto addomesticare la
bestia!... Ma!...
Tuttavia... tuttavia se il signor conte Della Valle era un famoso
egoista, il duca d'Eleda non voleva essere un minchione, e non era
obbligato a seguirlo, tanto più che militavano ciascuno in un campo
opposto. D'altra parte il Sindaco di Borghignano aveva non solo la sua
_Amministrazione_ da difendere, ma eziandio l'utile superiore del
_partito_, al quale doveva sacrificare anche il risentimento
personale. Poteva andare incontro a certa rovina, senza tentare ogni
via per scongiurarla?
Poteva assistere impavido alla sua prossima sconfitta? Poteva vedere,
in una parola, minacciato il reale benessere di Borghignano, della sua
diletta Borghignano, senza tentare, per quanto almeno era fattibile,
di scongiurare la catastrofe?... Sicuro, era assai penoso il dover
scendere a spiegazioni con un Frascolini qualunque; ma, e perciò?...
Doveva egli arrestarsi sulla via del dovere?--No, mai.--Quel passo era
penosissimo, ma bisognava compierlo od ogni modo. Forte della sua
coscienza, avrebbe sacrificato l'uomo privato all'utile del paese.
Egli certo non voleva essere un perfetto egoista come il conte Della
Valle; quel suo caro signor genero senza carattere, senza coraggio,
senza iniziativa.
Meditato e approvato il bel disegno, Prospero Anatolio volle subito
metterlo in esecuzione, e appena giunto a Borghignano mandò un
bigliettino al direttore dell'_Omnibus_, pregandolo d'indicargli
un'ora nella giornata, per discorrere insieme su vari argomenti di
interesse pubblico.
Il Frascolini aspettava e desiderava da molto tempo un simile invito,
e per ottenerlo più presto spingeva ogni giorno di più la violenza e
l'acredine della sua polemica.
Egli aveva dubitato, prima ancora di rivederla a Santo Fiore, che
anche l'ultima promessa di Lalla fosse stata una promessa bugiarda
come tutte le altre. Ma quando s'incontrò con lei; quando la rivide,
sebbene perdesse allora anche l'ultima illusione, tuttavia l'immagine
di quella creatura _fatale_ gli riaccese nel sangue un tumulto di
memorie e di desideri, che la lontananza aveva solo intiepidito. La
contessa Della Valle, colla sua indifferenza superba, non riuscì a
cancellare Lalla dal suo cuore, soltanto, prima vi era circonfusa
d'amore, e adesso invece, quella figuretta gentile vi sollevava impeti
feroci di gelosia e di odio.
Sandro era smanioso d'incontrarla, di rivederla, di ridestare in lei
qualche sensazione, fosse pure di sgomento, di essere ancora qualche
cosa nella sua vita, fosse pur la sventura.
Egli la vedeva sempre, aveva sempre la _signorina_, viva, dinanzi agli
occhi; e nelle ore tetre, uggiose del giorno e nei lunghi sogni
affannosi delle sue notti, tutto era pieno del sorriso, dei capelli
biondi, del viso di lei, ora acceso d'amore, ora freddo e ironico ed
ora pallido, scolorito, come in quei tempi beati delle loro angosciose
ebbrezze di fanciulli.
Non curato dalla contessa Lalla, egli cercò della Nena colla quale
aveva sempre tenuta viva l'amicizia, pensando di valersene in ogni
evenienza; ma non potè trovarsi con la Nena che una sol volta, perchè
la padroncina, già informata da miss Dill, aveva vietato aspramente
alla cameriera di avere rapporti e tener colloqui col Frascolini.
Sandro, finchè rimase a Santo Fiore, non amava più, odiava la
duchessina, e avrebbe dato tutto il suo sangue, pur di riuscire a
vendicarsi. Tuttavia, quando egli si trovò a Borghignano, a cassetta
dell'_Omnibus_, da quella posizione elevata sperò ancora di poter
giungere fino alla contessa Della Valle; e a mano a mano che nella sua
fantasia vagheggiava un seguito avventuroso di quell'amore infelice,
l'odio nuovo svaniva e ritornava l'antico affetto colle belle
illusioni e le sue belle speranze.
Nella breve dimora che la contessa Della Valle fece quell'anno a
Borghignano, ritornando da Nervi per andare a Santo Fiore, il
Frascolini cercò d'incontrarla ma non gli riuscì: incontrò invece la
Nena, e allora, e perchè gli piaceva, essendo un bel pezzo di ragazza,
e perchè avrebbe potuto valersene per vedere e spiare in casa della
padrona, strinse i nodi a quell'amoretto; e una domenica, dopo averla
condotta a passeggiare per viuzze deserte, la fece capitare nelle
vicinanze degli uffici dell'_Omnibus_, che erano nella casa medesima
dove c'era la tipografia del giornale, e dov'egli aveva il suo
alloggio. Sandro, fingendo d'essere capitato a caso in quel luogo,
offerse alla Nena di condurla a vedere le macchine: ma poi, dopo le
macchine, dopo la stamperia, forzandola un po', violentando i
_no_--_no_--debolissimi, paurosi ch'ella opponeva, volle mostrarle
anche il suo quartierino e lì... E quando la Nena pallida, sconvolta
uscì da quella casa, confessava a se stessa di aver fatto male, assai
male, a disubbidire la padrona e a ritornare a _discorrere_ col signor
Sandrino.
Ma, oramai, era inutile il rimpianto, e la Nena, che aveva un debole
per quel bel ragazzo e che in lui, anche adesso che il Frascolini
aveva un occhio solo, vedeva sempre l'eroe dei _Due Sergenti_, da
quella domenica in poi fu roba sua, tutta sua, anima e corpo.
Povera Nena!... Era tanto innamorata da non accorgersi nemmeno, da
principio, che il suo amante le parlava sempre della sua padrona, più
della sua padrona che di lei; ma ci badò più tardi e ne fu gelosa, e
ne pianse.
In quel tempo, ricomparsa Lalla a Borghignano, si ritornò a discorrere
dei suoi amori col Vharè, e la notizia giunse naturalmente anche alle
orecchie del direttore dell'_Omnibus_, il quale, allora, ritornando a
perdere le speranze, ritornò ad odiarla e d'un odio ancor più feroce
di prima, perchè oltre di non amarlo più lui, Lalla adesso faceva
peggio, ne amava un altro.
Domandò subito alla Nena, in uno di quei loro ritrovi domenicali, se
era vera, propriamente vera la--infame tresca--; ma la Nena gli
rispose negando tutto e arrabbiandosi contro quelle _pitocche_ di
Borghignano che dicevano male della sua padrona perchè era più bella e
più ricca di loro.
--Se la signora contessa,--concluse poi--aveva agito male con
lui--Sandro le aveva raccontato che era stata la sua amorosa e che
erano stati soli insieme e che si erano baciati per notti intere--se
la signora contessa aveva agito male con lui, bisognava scusarla,
perchè allora era ancora una bimba, e non sapeva quello che si
facesse, ma adesso era un angelo di virtù, e non amava altri che il
signor conte.
Simili assicurazioni non calmavano certo il Frascolini: la signora
contessa non avrebbe dovuto amare nemmeno suo marito, anzi suo marito
meno degli altri. Non gli aveva giurato che lo sposava per forza?
Tutte queste contradizioni, tutti questi opposti sentimenti ispiravano
ogni atto della vita del Frascolini e perciò egli aveva voluto far
paura al duca Prospero perchè il duca, smessa la superbia, si facesse
umile e cercasse di cattivarselo per averlo alleato, se non amico. Il
Sindaco di Borghignano non aveva obbligo di usare molta deferenza
verso il quarto potere? verso gli uomini dell'avvenire? E se lui,
Frascolini, lo attaccava anche ingiustamente, non era tenuto a
invitarlo a reciproche e franche spiegazioni? Non doveva illuminarlo
perchè potesse condurre il suo _Omnibus_ sulla buona strada?....
Sicuro, Sandro Frascolini non desiderava altro che questo: condurre
l'_Omnibus_ sulla buona strada, e lo desiderava per le aspirazioni del
proprio cuore prima di tutto... ed anche per certi interessi, che egli
chiamava--di tipografia.--È poi da notare che in questi ultimi tempi
il Frascolini si era di molto dirozzato e aveva perduto un po' di
quelle sue arie di cantante a spasso che lo facevano primeggiare nelle
sedute burrascose del _Circolo democratico degli Operai Agricoltori_.
Sandro Frascolini entrò dal duca d'Eleda, serio, impettito, colla tuba
e col vestito nero: il duca, gli corse incontro, scusandosi
graziosamente di averlo incomodato; gli prese la mano che strinse
cordialmente, con effusione, fra le sue, e lo fece sedere sul canapè.
Allora Prospero Anatolio cominciò a ricordare l'antica famigliarità
dei Santo Fiore coi Frascolini; gli disse che si ricordava di lui,
Sandro, quando era ragazzo e che si ricordava di suo padre col quale
era stato sempre in ottimi rapporti--un uomo integerrimo operoso,
intelligente!...--E a mano a mano commovendosi, concluse ch'egli aveva
creduto di evocare tante care memorie per scusare e per spiegare in
certo modo, il grave passo fatto dal Sindaco di Borghignano verso
l'egregio uomo che dirigeva l'_Omnibus_, dal quale (e qui cominciava
un pochino a riscaldarsi) egli non si sarebbe mai aspettato una guerra
accanita, personale, ingiusta; no, mai, perchè si era abituato a
considerarlo come un amico!...
Sandro, a questo punto, credeva che il duca avesse finito, ma questi,
invece, non si fermò nemmeno per pigliar fiato e non lasciandogli il
tempo di risponderci cominciò a giustificarsi, a difendersi, saltando da
un argomento in un altro, dal _Dazio Consumo_ alle _Riforme_, dalla
_Costituzione_ alla _Progressista_. Poi tornò a commoversi, a intenerirsi,
e finì coll'aggiungere che quella guerra dell'_Omnibus_,--accanita,
personale ed ingiusta--aveva dato un gran dolore anche alla duchessa
Maria, alla sua moglie diletta e... e (sospirò) e così malandata in
salute.
Il Frascolini aveva la testa piena, confusa da tanti discorsi; non
sapeva che cosa dire, non sapeva come regolarsi, non sapeva più se
doveva accusare o se doveva difendersi.
--Veramente--cominciò poi, lisciando adagio, col palmo della mano, il
cappello a cilindro,--veramente, la polemica sostenuta del nostro
giornale non è diretta al duca d'Eleda, ma all'Amministrazione del
Comune.
--E all'uno e all'altra, amico mio; ed anzi, se volete dirlo
francamente, forse più all'uno che all'altra, ed è ciò che mi
addolora, ed è ciò che mi sconforta, come uomo privato e come uomo
pubblico.--Io posso aver sbagliato, avrò sbagliato... ho sbagliato!
Ditemelo voi, chi è infallibile a questo mondo?... Ma l'_Omnibus_,
viva Dio, mi attacca anche nelle intenzioni!... Sono in errore?... Le
mie idee non si accordano colle vostre?... Il progetto delle nuove
riforme, che mi costa tanti studi, tante veglie angosciose, lo
giudicate improvvido?... Ebbene, discutiamolo! Dio buono,
discutiamolo! Io non domando di più, non domando di meglio:
discutere!... E se mi convincerete che sono in errore, sarò io il
primo a ringraziarvi e a sottomettermi, perchè, credete, egregio e
caro amico, io non sono un ambizioso! Io amo il mio paese al quale ho
sacrificata la quiete, la vita: ecco tutto!
--Scusate--replicò Sandro, mettendo il cappello sopra una sedia, e
familiarizzando con quel _voi_ che gli accarezzava l'orecchio.--Scusate,
ma ammesso, come dite, che l'_Ominibus_ abbia combattuto qualche volta
il duca d'Eleda, ha combattuto solamente l'uomo pubblico, e non ha mai
tirato in ballo l'uomo privato, quantunque...
--Grazie tante, ma...
--Lasciatemi finire! Quantunque anche l'uomo privato, abbia
aspirazioni diametralmente opposte a quelle che informano la nostra
vita di pubblicisti; perchè mentre noi siamo gli uomini dell'avvenire,
siamo l'avanguardia, siamo... siamo... dirò così...--Il direttore
dell'_Omnibus_ cercava un'altra bella frase per tornir meglio il
periodo, ma non riuscendo a imbroccarla dovette troncarlo a
mezzo:--siamo liberali insomma,--soggiunse,--e voi no!...
--Ecco l'errore!... Ecco l'equivoco!... Ecco la grande
Ingiustizia!--Non siamo liberali noi?--Non sono liberale io?--E
Prospero Anatolio accavallò una gamba sull'altra, dondolandola
democraticamente.--Non sono liberale?... Liberale lo sono quanto voi,
più di voi. Sissignore! Solamente non voglio correre, voglio
camminare.... per non dover precipitare, o peggio, per non dover
tornare indietro.--A questo punto il duca Prospero sfoggiò
un'eloquenza tribunizia da far strabiliare. Citò la Francia e la
Germania, l'Inghilterra e l'America, il conte di Cavour e Leone
Gambetta, gli _ultramontani_ e i _nichilisti_, i _fatti delle
Romagne_, Cantelli e la spedizione di Crimea; il _quarantotto_, il
_novantatrè_ ed il _settanta_; la _legge elettorale_, _l'abolizione
del corso forzoso_ e la _trasformazione dei partiti_. I
partiti--concluse finalmente,--che cosa vogliono, che cosa
rappresentano i partiti in Italia? Qual'è la vera _demarcazione_ fra
la _destra_ e la _sinistra_, tenuto calcolo, specialmente, delle
_oscillazioni_ dei _centri?_ Noi, vedete, amico mio, noi dai nostri
stalli tranquilli del Senato teniamo d'occhio la baraonda della Camera
giovane e... Volete proprio sapere qual'è lo studio più assiduo che
vediamo farsi là dentro? Quello di cercare una scusa tutti i giorni,
tutti i giorni un pretesto nuovo, per non venire fra _destra_ e
_sinistra_ a spiegazioni reciproche, per continuare nell'equivoco,
altrimenti,--è chiaro come il sole--_destri e sinistri_ non avrebbero
ragione di esistere.--Prospero Anatolio scoppiò in una risata, il riso
fa buon sangue, e il Frascolini approvò.
--Ma vedete, duca Prospero--cominciò dopo un momento di
silenzio,--noi...
--Noi siamo _radicali?_... È questo che volete dire?
--Appunto; rispose il direttore dell'_Omnibus_,--noi siamo radicali.
--Ma Dio mio, caro Frascolini, chi oggi non è radicale, non è
repubblicano... in teoria?... Ci si cammina, non dubitate, ci si
cammina, verso la repubblica; ma se non vogliamo esser noi stessi i
necrofori dell'opera nostra, dobbiamo attendere lo sviluppo naturale
degli avvenimenti, dobbiamo preparare il terreno gradatamente,
dobbiamo educare il popolo a questa libertà benedetta, se no, gli
potrebbe dare le vertigini! Ricordate le parole di un mio amico
carissimo:--fatta l'Italia, bisogna fare gl'Italiani.--E perciò, è
necessario uno scambio d'idee, un connubio, direi quasi, fra gli
uomini della _permanente_, gli uomini di ieri, come sono io, cogli
araldi della rivoluzione, cogli uomini del domani, come siete voi.
Il Frascolini non ci capiva più nella pelle!... Quantunque avesse
viaggiato, fosse stato applaudito nella _Favorita_ e si trovasse ora
alla direzione dell'_Omnibus_, in fondo in fondo egli restava sempre
il ragazzotto di Santo Fiore, che, per tradizione di padre in figlio,
riconosceva nel duca d'Eleda una autorità istintivamente subìta e che
la lettura dei _Misteri del Popolo_ aveva scossa, ma che non era
riuscita a vincere interamente.
Quella familiarità del signor duca, quel _voi_ alla buona,
quell'_amico mio_, quel _carissimo Frascolini_ lo facevano arrossire
di piacere, e per il momento non avrebbe potuto desiderare di più.
Dalla burbanzosa protezione del signor Domenico, il sindaco sensale di
Santo Fiore, era arrivato all'amicizia del duca d'Eleda!--Nei primi
giorni del suo amore,--quando Sandrino passeggiava per la campagna
solo solo, colle mani in tasca e il sigaro spento in bocca,
fantasticando il romanzo del proprio avvenire, egli non era giunto ad
immaginare un capitolo più luminoso. Che cosa ne avrebbe pensato la
contessa Lalla sentendo suo padre parlare con ammirazione del
_carissimo_, dell'onorevole Frascolini?... Egli le aveva giurato che
sarebbe arrivato a farsi un nome, una posizione e... e Prospero
Anatolio lo chiamava amico, lo invitava in sua casa e lo trattava da
pari a pari!... Oh la cara signora contessa avrebbe veduto bene come
le sue promesse egli sapeva mantenerle!
Intesi e d'accordo in massima, sulla politica interna ed esterna, si
cominciò a discorrere diffusamente intorno al progetto sulla _riforma
delle gabelle_ ed alla cessione in appalto del _Dazio consumo_;
l'argomento del giorno, come diceva il duca d'Eleda, o la _questione
vitale e palpitante_, come la chiamava Sandro Frascolini.
Il duca Prospero, cominciò allora a spiegare, al direttore
dell'_Omnibus_, tutti i vantaggi morali e materiali che dovevano
venire da tali riforme alle esauste finanze del Comune; gli fece
toccar con mano che l'opposizione era mossa da interessi privati, e
riuscì facilmente a convincerlo che il partito, il _colore_ politico,
ci entrava come il cavolo a merenda.
Il Frascolini, dopo di aver conservato un silenzio severo, e
dignitoso, verso la fine del discorso approvò le conclusioni del duca
d'Eleda con un lento chinar del capo; ma fece aspettare un qualche
minuto il proprio responso. Pareva incerto, dubbioso, stringeva le
labbra, chiudeva gli occhi, come per raccogliere meglio i pensieri; ma
poi, finalmente, stendendo la mano a Prospero Anatolio che lo guardava
sospeso:--Ebbene, sarò franco,--gli disse;--le vostre spiegazioni mi
hanno quasi... non dirò... Mi hanno scosso in molti punti.
--Ne ero certo,--esclamò il duca--ma è troppo giusto; voi, caro
direttore, non dovete credere soltanto a me, non dovete prestare cieca
fede alle mie parole.--no e poi no;--ci dovete veder dentro coi vostri
occhi.--A questo punto il Frascolini, che degli occhi ne aveva uno
solo, diventò rosso visibilmente, e l'altro si accorse d'averla detta
grossa; ma tuttavia al duca d'Eleda non mancava lo spirito, e tirò
innanzi diritto senza interrompersi e senza nemmeno tentare di
correggersi. Pregò il caro direttore a voler ritornare la sera di
quello stesso giorno, alle nove. Avrebbe trovato gli altri membri
della Giunta e così, dedicando al loro nuovo progetto un maturo e
coscienzioso esame, egli avrebbe veduto se non fosse stato il caso,
invece di combatterlo, di appoggiarlo.--Borghignano,--concluse poi,
accompagnando l'egregio amico verso l'uscio del salotto,--Borghignano
attraversa un periodo molto grave. Se io fossi un egoista, dovrei
desiderare una maggioranza sfavorevole. Sicuro! Ho bisogno di riposo;
mia moglie sta sempre poco bene e poi... e poi sono trent'anni,
capite, caro Frascolini, sono trent'anni che combatto e che sto sulla
breccia!... Se ne discorreva appunto anche l'altro giorno a Torino,
col duca d'Aosta. La lotta, la battaglia non mi ha mai fatto paura.
Anche trent'anni fa, vedete, io ero ritenuto un clericale; e allora,
anche più d'adesso,--e sapete perchè?--Perchè sono sempre stato l'uomo
dell'ordine, della prudenza, perchè ho predicato sempre, nella Camera
e fuori--_piano piano, chi va piano va lontano!_ E, infatti, ditemelo
una buona volta, francamente; se non c'era una maggioranza che votasse
le _guarentigie_, credete voi che i Governi stranieri avrebbero
accettato i fatti compiuti?...--No!...--Oh! bravo!... Che ci sia
almeno un uomo del vostro valore che mi rende giustizia. Chi ama il
proprio paese, deve sacrificarsi, sfidando l'impopolarità, ed io mi
son sempre sacrificato;... Dunque, come vi dicevo... vi dicevo che...
ah, ecco, per me, se questa volta il Consiglio mi dà, come si dice, il
voto nella schiena, io lo ringrazio tanto e lo saluto. Mi ritiro,
domando la giubilazione!... E non ci avrei altro che da guadagnare.
Tuttavia (lasciamo da parte, adesso, la mia persona), ritenendo che in
questo momento la caduta dell'Amministrazione potrebbe essere causa di
gravi danni al nostro credito, così, per non avere rimorsi, cerco,
tento di tenere in piedi la baracca. Se poi non riesco, sia detto in
amicizia, fra di noi,--e il duca d'Eleda si guardò attorno, come per
assicurarsi che nessun indiscreto fosse lì, ad ascoltare,--sia detto
in amicizia, se non riesco, tanto meglio!
Dal salotto, sempre discorrendo, Prospero Anatolio accompagnò
l'onorevole pubblicista nell'anticamera, uscì con lui fino sullo
scalone, e lì con un--dunque, a questa sera--ultimo e definitivo, gli
tornò a stringere tutte e due le mani con espansione vivissima.
Sandro uscì dal palazzo d'Eleda felice, raggiante. Era arrivato
finalmente!... Venivano a patti con lui, tutti quei _cani_ di
signori!... E quando si trovò solo in ufficio, non si potè più
trattenere e fece un salto dalla gioia, canterellando, colla sua bella
voce da tenore, un'arietta del repertorio favorito.
E la contessa Lalla?... Oh la cara contessa sarebbe stata sua! Ne era
tanto sicuro, che non la odiava più, tornava a volerle bene.
La sera andò alla riunione della Giunta. Fra quei parrucconi si tenne
sulla sua, usando il _noi_ con molta affettazione, parlando lungamente
di Law e del _libero scambio_; ma, nello stesso tempo, lasciandosi
menare bellamente per il naso.
Si combinò che l'_Omnibus_, riservandosi piena libertà d'azione per
l'avvenire, in quel dibattito finanziario avrebbe appoggiata la
Giunta. Il Frascolini ammise di non aver prima studiato a fondo il
nuovo progetto, fidandosi di alcune notizie inesatte che gli erano
state esposte; però, adesso, meglio informato, sentiva di doverlo
difendere. Dichiarò di appartenere al grande partito democratico, ma
di non essere al servizio di nessuno, e che non voleva imposizioni
altro che dalla propria coscienza.
Il giorno dopo, fra la maraviglia e i più disparati commenti, uscì
un articolo nell'_Omnibus_--_Serio esame, ovverosia le nuove
riforme_--col quale il Frascolini trattava la questione dal punto
di vista puramente economico. Era un passo indietro, fatto apposta
per prendere lo slancio e saltare il fosso. Al primo articolo,
infatti, tenne subito dietro il secondo:--_La politica in
Municipio_--sostenendo l'_Omnibus_ che il Consiglio comunale non
doveva fare politica, ma soltanto una buona amministrazione; e
poco dopo buttò via la maschera, schierandosi con tre colonne di
_Franche parole, ovvero gli interessi cittadini_--fra i più caldi
sostenitori del progetto presentato dalla Giunta. Allora fu la
volta pei _costituzionali_ di andare in giro pettoruti, ed erano
invece i _progressisti_ che scantonavano mogi mogi e costernati,
dicendo corna dell'amico integerrimo di Cairoli e di Zanardelli.
Frattanto il giorno della battaglia si avvicinava e non c'era da farsi
illusioni. O il progetto presentato dalla Giunta era approvato dal
Consiglio, e allora l'Amministrazione d'Eleda restava al potere,
oppure veniva respinto, e bisognava dimettersi.
Fra i soliti avventori del _Caffè di Borghignano_ c'era un orgasmo
febbrile. La mattina, all'ora di colazione o la sera, dopo il
teatro, non si faceva altro che scrivere col lapis, sui tavolini
di marmo, il nome di tutti i consiglieri comunali, mettendo in
fila--separatamente--quelli che avrebbero votato per il _sì_, e
quelli che avrebbero votato per il _no_, poi facevano le somme; ma
risultava sempre sul tavolino dei _progressisti_ la maggioranza
pel _no_, e su quello dei _costituzionali_ pel _sì_.
Alla vigilia della gran seduta, la Giunta e i suoi aderenti si
abboccarono un'ultima volta col Frascolini, in casa d'Eleda. Fu
convenuto, dopo una discussione molto vivace, di pubblicare l'indomani
stesso sull'_Omnibus_ un ultimo articolo cannonata. L'_Omnibus_
sarebbe uscita apposta un'ora prima del solito, e l'articolo col
titolo--_All'ultima ora_--era stato scritto da un egregio avvocato,
segretario della _Costituzione_ e fabbricere del Duomo. Fu discusso,
corretto in qualche punto, e poi raccomandato caldamente al direttore.
Il Frascolini lesse ancora l'articolo per suo conto, lentamente, sotto
voce, poi stringendo le labbra, concluse:--Non c'è malaccio, ma è
troppo lungo. Chi lo ha scritto, si capisce, non è del mestiere.
Tuttavia, per accontentarvi, non adopreremo le forbici: lo faremo
soltanto precedere da due righe di _cappello_.
--No, non occorre!--esclamarono tutti gli altri spaventati, tranne il
d'Eleda, che quella sera si mostrava abbattuto assai.
--Lasciate fare, lasciate fare:--rispose il Frascolini coll'aria
seccata. Egli mostrava un gran sussiego, proprio come se nel suo
_Omnibus_ portasse a spasso l'Europa. Ma il _cappello_ si ridusse poi
ad una sola aggiunta nel titolo, che fu stampato così:--_All'ultima
ora, ovvero Voto e Coscienza_.
E venne il domani, finalmente, quel domani memorabile, aspettato con
tanta apprensione! Il Consiglio era quasi al completo, le tribune
affollate: la lotta fu accanita d'ambo le parti. Il piccolo avvocatino
dei _progressisti_, il Robespierre in sedicesimo, fu eloquente,
impetuoso, terribile. L'altro, l'avvocato dei _costituzionali_,
pacato, forbito e prudente, sgattaiolava a destra e a sinistra, di
modo che il fulvo campione della democrazia terminava col tirar colpi
al vento e perciò, qualche volta, perdeva le staffe; ma caduto una
volta, si rialzava più inferocito. L'uno combatteva le riforme e la
cessione del _Dazio consumo_, nel nome della giustizia e della fame
del popolo, e citava l'America; l'altro le difendeva per la salute
della finanza, per il benessere morale e materiale del paese e della
famiglia, e citava l'Inghilterra. Esaurita la discussione, quando fu
il momento di _passare ai voti_, Prospero Anatolio, pallido, la fronte
molle di sudore, suonò il campanello con mano tremante.
Il momento era solenne e definitivo per l'una parte e per l'altra. Si
sa bene, _moderati_ e _progressisti_ avevano tutti sotto gli stivali
il Dazio consumo e la riforma delle imposte! Adesso, la questione
vitale, _palpitante_, come diceva l'_Omnibus_, era una sola: la Giunta
e i _moderati_ volevano restare al potere; i _progressisti_, invece,
volevano rovesciarli, per mettersi al loro posto.
Erano tutti in piedi! giù i consiglieri negli stalli, e su, in alto, i
curiosi delle tribune. Prospero Anatolio soltanto rimaneva seduto: era
commosso, gli tremavano le gambe. Il silenzio era imponente e si
sarebbe udita una mosca a volare e due farfalle a fare all'amore...
Finalmente si conobbe l'esito della votazione; il progetto della
Giunta era stato accettato con due soli voti di maggioranza; e il
risultato fu accolto con grida, con applausi, con l'entusiasmo d'ambo
le parti.
Erano tutti contenti: i _costituzionali_ si gloriavano di aver vinto,
e infatti avevano ottenuta la maggioranza; i _progressisti_ sostenevan
che la vittoria era stata dalla loro parte e che loro avevano
applicato alla Giunta uno schiaffo morale, perchè il progetto era
passato dal buco della chiave, per due miserabili voti racimolati
all'ultima ora.
L'indomani, quando Prospero Anatolio arrivato fresco a Santo Fiore,
raccontava in famiglia le vicende della fiera battaglia, si doleva,
sospirando, di quella vittoria che lo obbligava a restare sindaco di
Borghignano. Egli che avrebbe buttato via tanto volentieri quella
camicia di Nesso!... Era stanco, seccato, di sacrificarsi tutto e
sempre al servizio del pubblico, il quale ricambia con amarezze e
ingratitudine. In quanto a' suoi colleghi, confidava a Giorgio, in
segreto, che l'avevano fatta molto grossa venendo quasi a patti col
direttore dell'_Omnibus_!... Quello era stato un passo falso che aveva
creato malcontenti nel seno stesso del partito e che, a occhio e
croce, aveva spostato tre o quattro voti di maggioranza.
Nulladimeno, a Natale, capitò al Frascolini il diploma che lo nominava
Cavaliere della Corona d'Italia, e quel diploma gli fu annunziato da
una lettera molto gentile e obbligante del duca d'Eleda.
--Cavaliere?... Lo era davvero, lui. Se l'era guadagnato, quel titolo,
col proprio ingegno, col proprio lavoro, colla propria onestà, e
valeva assai più di tutto il marchesato posticcio del _signor_ Giacomo
Vharè.