Il d'Eleda pensava di adoperare Giorgio Della Valle come intermediario
ufficioso presso Maria. Giorgio sapeva già ogni cosa; dunque,
confidandosi con lui, fosse amico o nemico, non arrischiava molto. Di
più Maria per vendicarsi aveva finto con lui di essere innamorata ed
egli con quella mossa da scaltro diplomatico rompeva la trama
dell'innocente commediola.
--Ma... e se Maria non avesse mentito?--Era questa un'ipotesi sulla
quale egli non avrebbe voluto fermarsi nemmeno: un'ipotesi stupida,
assurda... che per altro intorbidiva, di tanto in tanto, tutto il
sereno del suo ragionare.
--Che! che!... non è possibile; Maria non avrebbe confessato, se fosse
proprio stato vero!...--Ad ogni modo, pensò che egli avrebbe capito la
verità dal contegno di Giorgio, ed anche per questo lato il passo che
stava per fare era molto abile. Intimamente sicuro, tuttavia un certo
dubbio istintivo lo inquietava sempre; e quando poi si trovò alla
presenza di Giorgio, cominciò a temere di poter scoprire un qualche
indizio compromettente.
Oh, allora guai! la sua vendetta sarebbe stata terribile!
Al primo incontro, tanto il duca quanto il Della Valle si sentivano un
po' impacciati: Giorgio non riusciva a capire che cosa ci fosse sotto
a quella visita, e Prospero Anatolio, come succede sempre a chi si
trova impegnato in una risoluzione stata presa senza punto riflettere,
dubitava di essersi spinto troppo oltre e, potendolo fare, sarebbe
tornato indietro volentieri.
--Sono qui--disse infine al conte Della Valle--sono qui a trovarti,
perchè ho... ho gran bisogno di te.
--Di me?--E Giorgio, notando l'aria stravolta, gli domandò se, per
caso, era corsa una sfida.
--Appunto--rispose il duca, sorridendo--ho un duello!... Accetti di
essere il mio primo?
--Volentieri, ma il tuo avversario chi è?...
--È mia moglie.--Così dicendo il duca fissò di traverso i suoi
occhietti grigiastri nel volto del giovanotto.
--La duchessa Maria?
--Pur troppo.--E Prospero Anatolio, vedendo che l'altro era soltanto
maravigliato, cominciò a respirare più liberamente.
--Allora accetto--rispose Giorgio, il quale aveva capito adesso che
cosa doveva esserci di nuovo.--Accetto; ma confessandoti che mi
riuscirebbe più facile una requisitoria contro di te, che una difesa.
--Ti ringrazio della franchezza.
--Che posso fare?
--Maria mi accusa, e non vuoi saperne di ascoltare giustificazioni.
--Ma come ha scoperto?
--Chi sa? non s'è voluta spiegare.
--Che cosa ti ha detto?
--Ha cominciato e ha finito, dichiarandomi soltanto che oggi o domani
al più tardi vuol ritirarsi a Santo Fiore.
--Bisognerebbe cercare di persuaderla che si è ingannata o che è stata
ingannata. La cosa per altro mi sembra difficile.
--Per ciò appunto sono qui a seccarti. Tu dovresti dire a Maria che io
non sono... che lei non è... quantunque alcune apparenze abbiano forse
potuto far supporre che fra me e quella signora... insomma, mi
capisci?...
--Già, già; ho capito.
--E poi...
--E poi? Che cosa?
--Tu dovresti farle notare che il suo disegno è sconveniente sotto
ogni rispetto. Per un dubbio soltanto, ella non ha diritto di
allontanarmi dalla mia famiglia.
--È vero. La duchessa non può sapere fin dove arriva la tua... cioè la
sua...--Giorgio adesso si trovava impacciato, anche lui, a spiegarsi
chiaro.
--In secondo luogo--ripigliò il duca--con un tale procedere ella
darebbe aiuto ai pettegolezzi e ne potrebbe venire uno scandalo.
--Tenterò di convincerla, e davvero sarebbe il minor male per tutti;
ma non avresti qualche altra persona più influente di me?
--No; perchè lo zio, il conte di Santo Fiore, capirai, non mi conviene
di metterlo a parte... di adoperarlo in codesto affare.--
--Certo non sarebbe opportuno; tenterò io.
Il conte Della Valle era buono: Prospero Anatolio aveva bisogno di
lui, e ciò bastava perchè questi ottenesse l'indulgenza del
giovanotto.
--Quando credi che io vada dalla duchessa?
--Anche subito, non c'è tempo da perdere.
Si concluse che il d'Eleda si sarebbe fermato là ad aspettar le
novelle.
Come quell'altro aveva fatto prima, adesso anche Giorgio, durante la
_corsa_, studiava tranquillamente il suo piano, non immaginandosi
certo di quante commozioni doveva essere feconda, per la povera donna
che gli voleva bene, quella visita così inaspettata.
Appena Lorenzo annunziò il conte Della Valle a Maria, ella si fe'
pallida in volto e tutto il sangue le corse al cuore. Pensò di non
riceverlo, ma poi riflettendo che in tal caso egli sarebbe tornato,
disse a Lorenzo di farlo entrare.
Uscito il servo, sedette per meglio nascondere il tremito convulso da
cui era presa; le bastò un minuto per padroneggiarsi, per ricomporsi,
e quando Giorgio fu innanzi a lei, la sua voce era tranquilla, la sua
mano era ferma. Il giovanotto trovò Maria mutata,--diversa dal
solito--la trovò più sostenuta, e, quando egli disse la causa di
quella sua visita, fu costretto a notare in lei un vivo malcontento.
--Se io vi parlo di ciò, lo faccio perchè ne fui pregato da Prospero e
perchè sentirei di essere per lo meno sconoscente se mi tenessi
estraneo a quanto succede nella vostra famiglia.--Giorgio, a mano a
mano, sempre più accalorandosi, fece la sua brava difesa, tentando
tutti gli argomenti. Parlava col cuore ed era eloquente, perchè in lui
la sicurezza di fare un'opera buona suppliva il difetto di
convinzione. Maria non parea persuasa, e neanche commossa; ma dentro
di lei c'era un cozzo di affetti, una battaglia angosciosa,
indescrivibile. Giorgio le inondava il cuore di una gioia suprema,
rivelandosi come lo aveva sognato, onesto, nobile, generoso; ma, nel
confronto ch'era costretta a dedurne fra lui e suo marito, confronto
che terminava coll'essere troppo favorevole al cugino, la coscienza,
giudice severissimo, le faceva scontare quella gioia, rimproverandola,
quasi fosse una colpa.
Perchè mai lo aveva fatto Iddio così buono, così diverso da tutti gli
altri?... Se invece di difendere con tanto calore suo marito, egli lo
avesse accusato tentando di volgere in suo pro la collera della moglie
tradita: se invece di confortarla al bene, avesse tentato di sedurla
al male, allora... oh, allora, infranto l'ideale, il suo cuore avrebbe
riavuta la pace.
Senza menomare i meriti del conte Giorgio, non era Domeneddio che lo
faceva sublime; era la donna innamorata, che lo pensava tale in cuor
suo. Maria non rifletteva nè punto nè poco, che tutto quel nobile
disinteresse nasceva anche dall'indifferenza medesima di Giorgio per
lei.
Intanto, mentre la duchessa d'Eleda imparava a sue proprie spese
quanto la passione fosse potente, sarebbe stata più proclive di certo
all'indulgenza verso il marito s'egli non l'avesse offesa di nuovo
andando a scegliere appunto il conte per suo intercessore. Essa gli
aveva pur confessato di amarlo e di volerlo fuggire; perchè dunque lo
adoperava in quel modo?... Era una derisione o una sfida?
--Scusate, conte--disse interrompendolo a un tratto--scusate, ma non
c'intendiamo, mi sembra. Voi, come mio marito poco fa, alludete a cose
estranee del tutto, che non influirono punto sulla risoluzione che ho
dovuto prendere.
--Nulla di meno...
--Vi prego, dite a Prospero che vi faccia conoscere, s'egli crede di
poterlo fare, la cagione, la _vera cagione_ per cui gli ho detto che
volevo ritirarmi a Santo Fiore; altrimenti, credetelo, nemmeno noi due
non potremo intenderci.
--Riporterò al duca le vostre parole; ma vi assicuro, credevo di
godere più influenza presso il vostro cuore.--E un po' indispettito e
mortificato, Giorgio era lì per uscire, quando sulla porta, voltatosi
per salutarla, vide gli occhi di Maria pieni di lacrime. Prestamente
le ritornò vicino e prendendole tutte e due le mani, con leggera
violenza, gliele strinse, baciandole:
--Vi supplico... siate buona... non vi ostinate nel mentire con me;
non mi volete forse più bene?...--Lei?... Non volergli più bene?...
Poveretta, se lo avesse potuto, si sarebbe attaccata stretta al suo
collo, coprendo di baci quegli occhi che sapevano guardarla con tanta
soavità.
--Voi, sempre buona--insisteva Giorgio Della Valle--vorreste essere
oggi implacabile?
--Vi ho già detto, conte, ciò che dovete ripetere a mio marito.
La duchessa d'Eleda si era fatta di ghiaccio: la commozione, le
lacrime erano cessate ad un tratto; ma non mai, come allora, aveva
capita la necessità di fuggire.
--Chi spiega le donne?--pensava Giorgio Della Valle, ritornandosene a
casa.--Ieri pareva una sorella per me, ed oggi non mi può soffrire. Se
veramente fosse stata un'amica, non avrebbe fatti tanti misteri, nè
avrebbe mantenuto tutto quel sussiego. Per dire la verità, ella pareva
molto offesa, ma poco addolorata. Ci sarebbe dubbio che avesse anche
lei più orgoglio che cuore?
--Dunque... fiasco?...--domandò Prospero Anatolio, quando lo vide
entrare con una faccia che non lasciava sperare nulla di buono.
Prospero, adesso, sapeva fingere con Giorgio abbastanza bene; ma era
rimasto là ad aspettarlo con mille sospetti e mille inquietudini nel
cuore. Egli vedeva a mano a mano farsi sempre più grave la propria
imprudenza e il rischio sempre maggiore. Cominciava a dubitare della
lealtà dell'amico, della fedeltà di sua moglie, e si sentiva meno
sicuro: ci fu un momento nel quale aveva pensato d'interrompere quel
colloquio troppo pericoloso e forse lo avrebbe anche fatto se Giorgio
avesse tardato ancor a ritornare.
--Fiasco... irreparabile.
--Come ti ha ricevuto?
--Mi ha ricevuto trattandomi in un certo modo, con una sostenutezza
quasi diffidente, che accresceva la scabrosità dell'argomento.
--Almeno le hai potuto parlare?
--Cioè, ho cominciato; ma lei non mi ha lasciato finire, concludendo
in poche parole, che non potevamo intenderci se tu prima non mi dicevi
il _vero motivo_ per cui essa vuol partire, e vuol partire subito; e
che del resto... non ha nulla da perdonarti!
--Ah! Ah! Va bene; va bene.--E suo malgrado, Prospero Anatolio arrossì
fino al bianco degli occhi.
--Dimmi la verità, c'è sotto forse qualche altra cosa che non mi hai
raccontato?
--Che!... scuse, pretesti, e niente altro!--Ti ringrazio, intanto, dal
profondo del cuore--continuò il duca--per la seccatura che ti sei
presa; Sei buon testimonio che io volevo usare la persuasione,
l'amorevolezza; ma, vedendo, che con ciò non si riesce, cambierò
metodo. A conti fatti, il padrone sono io.
--Non dimenticare peraltro che tu, con tua moglie... sarai sempre
dalla parte del torto.
--Chi lo dice?
--Tutti.
--Chi mi ha veduto?
--Nessuno.
--Dunque, calunnie.
Ma nonostante tutte le proteste, le minacce, la collera di Prospero
Anatolio, la duchessa Maria, rimasta inflessibile, partì il giorno
dopo per Santo Fiore, sola con Lalla e con miss Dill; ed egli, benchè
contro genio, questa volta dovette pur riprendere la vita di scapolo.
--No, quella donna non mi ha mai amato, come non ama quell'altro, come
non amerà mai nessuno, nemmeno un Santo che volesse dannarsi per lei!
Non ha sangue nelle vene, non ha che orgoglio--pensava il duca d'Eleda
la prima notte che si trovò solo nell'ampio letto matrimoniale, mentre
non era capace di pigliar sonno. Inquieto, perduto in quell'imbroglio
di trine e coperte, fu preso da un senso di malinconia; in quel
silenzio uggioso la cabaletta di un Ernani ubriaco gli riusciva
gradita dapprima, come voce amica che lo confortasse nel suo
isolamento, e poi finiva, indispettito, col diventare invidioso di
quella volgare e spensierata allegrezza. Allora, rannicchiandosi, si
tirava le coltri fin sopra la faccia e là, solo solo sentiva di aver
freddo. Ma, così raggomitolato nel talamo deserto, mentre il suo corpo
a poco a poco si riscaldava, si riscaldava anche la sua fantasia e
volgeva a più miti pensieri verso la moglie; egli stesso era pur
costretto a riconoscerlo: in quella donna si era rivelato un carattere
singolare.--Quanto orgoglio, quanta dignità, quanta fermezza!--Come
tutti lo avrebbero invidiato se una tal donna lo avesse potuto
amare... una donna così rara e così piacente!... In quegli ultimi
giorni, Il dolore, che ella voleva nascondere, l'aveva fatta ancor più
pallida e ancora più bella. I suoi occhi profondi erano circondati da
una tinta azzurra, cupa, che tradiva veglie angosciose e lacrime
invano celate... Rosse le labbra, i bei capelli in disordine e... e il
povero marito che la vedeva, in tutto quello scompiglio della vaga
persona, disegnarsi viva nel suo pensiero, sentiva i nervi che
martellavano, tormentato da tentazioni affannose.
E dire che quella donna era stata sua, là, in quel medesimo letto,
accanto a lui; ma allora insensibile a tanta bellezza, sedotto da
allettamenti volgari, egli aveva trascurata tutta quella dovizia di
voluttà, di passione, ed oggi, oggi che ne capiva il valore, oggi
l'aveva perduta per sempre. Per sempre?!... A questa idea credette di
soffocare. Gittò con ansia le coperte dal letto e, puntellandosi coi
gomiti, si alzò quasi a sedere: guardò intorno, balbettò senza volerlo
il nome di lei, e poi con un movimento repentino del capo, fissò
trasognato il letto vicino. Ma lì, dove altra volta egli vedeva le
coltri fremer di vita, disegnandosi in leggiadre curve, ora quelle,
disanimate, tese con una regolarità desolante, annunciavano il vuoto.
La nicchia non aveva più la sua statua.
Gli pareva ancora di vederla: com'era cara in quel disordine, del
quale egli pure aveva la sua parte di colpa! Egli che si svegliava
sempre colla prima luce del mattino, si godeva a spiare la vaga
dormente... I capelli biondi, disciolti coprivano quasi tutto il
guanciale, disegnandosi in capricciosi errori attorno al collo e sulle
spalle seminude. La bocca umida, le guance fatte rosee da una mite
traspirazione... Ricordava ancora quel seno turgido e candidissimo che
si rialzava ad ogni respiro. Vinto dalla seduzione di quelle memorie,
Prospero Anatolio chiuse gli occhi e, piegandosi dove lo trascinava
l'immaginazione sua riscaldata, fece l'atto col quale gli piaceva
meglio di risvegliare la giovine sposa: Egli con un soffio
leggerissimo usava smuovere prima i capelli dalla fronte di lei, poi i
riccioli ribelli che le si torcevano sulla nuca moltiplicandosi:
accarezzava col fiato quella bocca socchiusa, fresca, ridente, quel
seno pulsante di giovinezza; e, in preda sempre alla irritante
visione, egli la vide ancora una volta scuotersi con un fremito,
aprire gli occhi, guardarlo trasognata; la vide arrossire, sorridere,
gettare un grido di bambina, e poi, vergognosa, stringerlo colle
bellissime braccia, nascondergli la testa sul petto, coprendogli il
volto con una grossa onda di capelli. Ma tutto ciò gli appariva come
in un sogno. Maria era sparita... sparita per sempre.
In preda a tanta follia di desideri, Anatolio si rivoltò smaniando nel
letto e finì, senza volerlo, col buttarsi là, rannicchiandosi, dove
avrebbe voluto la donna; la donna non c'era più, ma le coltri, le
lenzuola, tutta insomma quella parte del letto esalava ancora il
profumo della sua carne... un profumo caldo, acuto, inebbriante, che
lo aveva involto, con fascini occulti, in quella frenesia convulsa e
voluttuosa. Ansando, febbricitante, strinse allora, contro il petto
villoso, il guanciale di sua moglie; lo baciò, lo morse e:--Mio
Dio--balbettò--co... come so... sono infelice!