Il Barbarò era inquietissimo, e guardava sovente verso l'uscio colla

coda dell'occhio, temendo che ci potesse esser qualcuno sulle scale ad

ascoltare. La Veronica, non più pallida, ma rossa in viso, col ciuffo

arruffato e la grossa treccia di capelli ancor nera, che le cadeva

dalla nuca sul collo, pareva in preda a una vivissima esaltazione, e si

stringeva, si accomodava addosso, con strapponi convulsi, lo scialle a

fiorami.

--Confessami la verità, bombolona; hai un po' bevuto questa sera?

--No, no! non ho bevuto, non bevo mai, altro che veleno. So benissimo

quello che mi dico, e non c'è tanto da ragionare. Il mio Beppe non

anderà in prigione, o farò io la frittata in tribunale, col signor

Presidente, coi giurati!

Tuttavia lo scoppio di quel gran dolore e di quella gran collera era

stato troppo violento; la Veronica non potè reggere a lungo, e di

nuovo si lasciò cadere sulla seggiola, gemendo e singhiozzando. Pompeo

respirò.

Dal momento che essa piangeva, non dovea poi sentirsi tanto forte...

Allora le si avvicinò pian pianino, e battendole sopra una spalla, per

iscuoterla, le domandò a bassa voce:

--T'ha detto Beppe che per compensarlo del danno, arrivo fino alle

ventimila lire?... E non sono, bada, quel gran riccone che dicono a

Milano!

--Gli poteva dare anche il doppio: è suo figlio!

--Non dire balordaggini; questa è sempre stata una tua fissazione!

--Ah una fissazione?!--tornò daccapo a gridare la Veronica alzandosi di

colpo, e fissando il Barbarò con i pugni sui fianchi.--Una fissazione?

--Sia pure come dici; devi convenire per altro che, su questo punto,

nè prima, nè dopo, nè mai, non ti ho lasciato alcuna illusione. Sono

un galantuomo e parlo sempre schietto. Ti ho dichiarato subito, che

tuo figlio non sarebbe mai stato il figlio mio, ma che invece (come

si dimenticano i benefici!), invece ti avrei data una fortuna; avrei

pensato io a trovare un padre, un nome per chi doveva nascere, e ti ho

fatto sposare lo Sb.... il signor Micotti!

--Grazie tante! Dopo avermi chiusa la bocca promettendomi che se

accettavo le sue condizioni senza mormorare, senza accampare altre

pretese, avrei fatto la fortuna della mia creatura, e minacciandomi, in

caso contrario, che l'avrebbe messa agli esposti, e che la mia creatura

non l'avrei più veduta!

--E non sono stato di parola?--Chi ha fatto allevare tuo figlio? Chi

l'ha fatto istruire? Chi lo ha instradato negli affari?

--Vorrebbe anche instradarlo verso la galera lei!

--Ecco un'altra ingiustizia! Gli ho preso un avvocatone che mi costa

un occhio, oltre alle ventimila lire che mi son levato di tasca.... in

questo momento di crisi. Poi, dato il caso che il processo non finisca

del tutto bene, quando avrà scontato quei pochi giorni, lo terrò sempre

con me.

--E sarebbe questa la sua ultima parola?

--Ma....

--Dica, dica, sarebbe proprio questa?

--Ma.... non saprei diversamente come fare!

--Allora senta anche la mia: se Beppe deve essere condannato, vuol dire

che andranno dentro insieme!

Il signor Barbarò provò a minacciare, a infuriarsi, a pestar i piedi

per la rabbia; poi a pregare, a supplicare colle lacrime agli occhi....

ma non ci fu verso di smuovere la Veronica, la quale fuori di sè,

trasportata e trasformata dal furore e dalla disperazione, e ormai

risoluta, a costo della vita, a salvare suo figlio o a vendicarlo,

minacciava alla sua volta quell'uomo che non temeva più, che odiava

adesso, che esecrava, e andò via ripetendo:--Si ricordi bene: se il mio

Beppe sarà condannato, andranno in prigione insieme!

Partita la Veronica, Pompeo Barbarò era rimasto sbigottito; ma poi

si tranquillò un poco: la mattina dopo, avrebbe visto Beppe Micotti,

e insieme avrebbero trovato il modo di calmare la vecchia. Uscì un

momento per prendere una boccata d'aria, ma rientrò in casa quasi

subito, e si ficcò in letto. Cercava sempre più di rassicurarsi,

pensando al suo colloquio con Beppe, pensando all'influenza che questi

poteva avere sopra sua madre per consigliare, e, occorrendo, imporle il

silenzio. Poi, riflettendo allo strano e improvviso mutamento di quella

donna che, dopo essergli stata umile e sottomessa per tutta la vita, a

un tratto gli si era rivoltata contro come una furia, sperò ancora che

la comparsa della vecchia fosse stata una commedia, combinata d'accordo

col figliuolo per carpire altro danaro, oltre alle ventimila lire.

"In tal caso bisogna tener duro e non lasciarsi spaventare!... Ma... ma

se invece non fosse stata una commedia? Se proprio la vecchia si fosse

esaltata all'idea che suo figlio dovesse andare in prigione?..... Così

pensando, lo sbigottimento di prima tornò a farsi strada nell'animo di

Pompeo, diventando a mano mano, pel silenzio e l'oscurità della notte,

più vivo e affannoso....

"Se Beppe non potesse calmar la vecchia?... Se questa facesse delle

pazzie?... Se spiattellasse ogni cosa e facessero il processo anche a

me?... Allora.... allora andrebbero a rivangare nel mio passato e...."

Il Barbarò, a questa terribile idea che gli apparì d'improvviso

si rizzò spaventato a sedere sul letto; accese il lume, e rimase

un pezzo a pensare colla faccia livida, cogli occhi sbarrati, col

petto oppresso. Per la prima volta tutto il passato gli si affacciò

chiaramente dinanzi, nella sua nuda verità.

Le scuse, gl'infingimenti, gl'inganni che per tanto tempo avevano

addormentata e acquetata la coscienza erano spariti a un tratto:

la paura stessa del grande pericolo da cui si credeva minacciato,

rievocava il suo delitto e le sue colpe con una schiettezza brutale.

"Sì.... era vero; aveva fatto la spia a Giulio Alamanni per rubare

le cinquanta mila svanziche!... Sì.... era vero; aveva soffocato sua

moglie per paura di essere scoperto!..." E dietro all'Alamanni e

alla Betta, sfilavano, sfilavano tutte le altre sue vittime. Era una

processione che non finiva mai!...

C'erano gli avventori dell'_Agenzia di prestiti sopra pegno_ in _Via

del Pesce_ e c'erano i più ricchi clienti spogliati d'ogni loro avere;

e chi per l'ingordigia sua aveva perduta la pace, l'onore.... chi era

morto di crepacuore!... E mentre gli passavano dinanzi quelle facce

pallide, disperate, lo chiamavano spia, ladro, strozzino, mercante di

pellagra. E fra tutta quella gente c'era pure la marchesa di Collalto,

il cui viso dolce e soave guardando Pompeo fissamente diventava severo,

accigliato con un sorriso di sprezzo.

Nascose il capo sotto le lenzuola; aveva paura. Ansiosamente aspettava

e desiderava il mattino per alzarsi subito, e correre da Beppe....

"Dio, Dio, com'era eterna quella notte...."

Rannicchiato nel letto, non osava voltarsi, nè muoversi. Non gli

riusciva di chiuder occhio; di minuto in minuto cresceva la sua

agitazione, il suo orgasmo; batteva i denti; aveva la febbre!... Già

si figurava che la vecchia avesse parlato, che le guardie venissero

ad arrestarlo, e quantunque i gendarmi austriaci non ci fossero più,

erano gli stessi che avevano condotto in prigione l'orefice del _Gobbo

d'oro_!... Già si vedeva trascinato dinanzi ai giudici.... ma la folla

rumoreggiante insorgeva fischiandolo, e voleva ammazzarlo per vendicare

i Garibaldini traditi.

"Dio, Dio santo! Perchè mai era andato a cacciarsi in quell'impresa?...

Perchè?!... Era già ricco, ricchissimo; poteva tenersi quietamente alle

operazioni sicure.... e onorate.... Perchè?... perchè Dio non paga il

sabato; perchè è proprio vero che il diavolo insegna a far la pentola,

ma non il coperchio!... Dio?... Il Diavolo?... Che ci fossero proprio

davvero?... Che! Tutte storie dei preti; tutte superstizioni!... Ma

pure dal momento che hanno inventato il proverbio, _qualcosa_ ci

dev'essere; sarà magari il destino, sarà magari la combinazione, ma

_qualcosa_ ci dev'essere."

"E poi, continuava a pensare Pompeo atterrito, io ne sono una prova: ci

sono cascato da solo in questo pasticcio, senza che nessuno mi abbia

dato la spinta!"

E a questo punto si rammentò a un tratto che da molto tempo non andava

più la domenica in quella certa chiesa, ad ascoltare la messa, vicino

a quel certo altare che gli portava fortuna. Anche quella era una

combinazione; non poteva essere altro; ma pure ecco che si ripeteva

ancora!

".... E se vi avesse fatto dire una messa per combattere la

jettatura?... Sì, sì; prima del processo l'avrebbe fatta dire."

Tuttavia il suo giuramento lo aveva mantenuto scrupolosamente. Aveva

sempre aiutata la Mary; aveva fatto in modo che suo figlio se ne

innamorasse, e gliel'avrebbe data in moglie quantunque non avesse un

soldo di dote. E la Betta, la Betta, che sapeva ogni cosa, gli aveva

pur perdonato, facendosi promettere soltanto che avrebbe restituite

alla piccina le cinquantamila svanziche.

"Altro che cinquantamila svanziche!... Un giorno o l'altro avrebbe

finito per avere tutto il suo!"

In quel punto un _brum_ passò di corsa sotto le finestre, facendo

tremare i vetri e rintronando nella camera: Pompeo respirò. Non era

più solo. Pensò che anche la casa era piena di gente; che il servitore

dormiva proprio sopra alla stanza sua; che Giulio era lì, poco

distante.... Allora cominciò a muoversi più liberamente, ad allungar

le gambe sotto le coperte, a mettersi bene per dormire. ".... Non

era proprio vero che avesse soffocata la Betta; era morta.... dopo,

mentre lui anzi correva in cerca del medico!... In quanto poi alla

vecchia, avrebbe pensato due volte prima di aprir bocca. Che interesse

aveva a perdere il padrone quando Beppe, in ogni modo, non lo poteva

salvare?... Certo.... certo.... un po' colle buone, un po' colle

cattive, questo calcolo le sarebbe entrato nella zucca!..."

L'alba era vicina; al _brum_ tennero dietro altre carrozze; poi, in

fine, si udì in istrada la voce e il fruscìo degli spazzini, e Pompeo

si addormentò.

XVIII.

La mattina seguente Pompeo Barbarò si mostrava preoccupato pensando

a' casi propri, ma era assai più tranquillo, e dopo il colloquio che

ebbe con Beppe Micotti fu del tutto rassicurato. Il figlioccio gli

promise di pensarci lui a far tacere la vecchia, e ad ogni buon fine

l'avvocato, accampando per la Veronica la sua condizione di madre d'uno

degli accusati, avrebbe chiesto che fosse cancellata dalla lista dei

testimoni.

Tuttavia il giorno in cui Pompeo dovette proprio presentarsi

all'udienza, tornò a sentirsi poco bene, e quando si trovò nella stanza

dei testimoni, gli pareva d'essere già messo in prigione. Sudava, era

impacciato, confuso, gli tremavano le ginocchia, ma per mostrarsi

disinvolto salutava tutti, sorrideva con tutti con una smorfia

stentata, parlando del più e del meno. Appena l'usciere lo chiamò,

gridando forte il suo nome sulla porta, si sentì soffocare. Pure

rispose subito alla chiamata "Eccomi! Eccomi!" e intanto sempre più

sbalordito, cercava il cappello che aveva in testa, e inciampò nello

scalino che dalla stanza dei testimoni metteva nella sala dov'era la

Corte. Appena fu dentro, dinanzi alla maestà delle toghe, fra il rumore

del pubblico e l'afa soffocante, ebbe un po' di capogiro, ma gli passò

subito.

La folla stipata, ansiosa, accolse l'importante testimonio con un lungo

mormorìo; non era per altro che un semplice mormorìo di curiosità; il

Barbarò se ne avvide subito, e dopo le prime domande del Presidente

non era più tanto impacciato. Le cose per lui si mettevano bene. Era

sicuro, oramai, che non avrebbe avuto nè fischi, nè busse.

In quegli ultimi giorni era successa realmente nell'opinione del

pubblico una certa mutazione in suo favore. Il suo nome, non molto

noto prima che si cominciasse a discorrere del famoso _Processo dei

fonitori_, era diventato celebre in breve tempo, e tutti ormai a

Milano sapevano che c'era al mondo il milionario Pompeo Barbarò; e

mentre la litania delle sue bricconate, essendo poco più, poco meno,

sempre la medesima per tutti coloro che han fatto malamente una grande

fortuna, aveva finito col non divertire più nessuno; i particolari,

invece, delle sue ricchezze straordinarie, delle sue ville, dei suoi

immensi possessi, de' suoi capitali accumulati alle banche e, più

di tutto, della somma assai notevole in moneta effettiva che aveva

sempre in cassa quantunque il marengo si negoziasse allora in Borsa "a

_ventidue_ e anche a _ventidue e mezzo_" suscitavano molta maraviglia e

moltissima curiosità.

"Gran città, Milano!... Piena di _risorse_!..." si andava dicendo.

"Quando meno si crederebbe salta fuori un nome affatto nuovo e: Chi

è? Chi non è? È un Creso che ha dieci, dodici, venti milioni!...

Gran città Milano, e piena di _risorse_! Ci sono, sì, gli ambiziosi,

i matti, gli imbecilli che vanno a gambe levate; ma ci son pure le

persone pratiche e positive, che lavorano sul serio e che, senza tanto

lusso e senza tanto chiasso, mettono insieme patrimoni colossali!...

Anche quel Pompeo Barbarò, per esempio, viveva quieto quieto, non

faceva spacconate, aveva una tavola modestissima, e tutto il suo gran

lusso erano un paio di rozze e una vecchia carrozzaccia colla quale

andava in campagna a curare i propri affari!"

E però la gente, in generale, faceva un merito e si mostrava grata a

quel riccone che non l'offendeva colla pompa sfacciata delle proprie

ricchezze. Era quel sentimento assai diffuso e complesso d'invidie, di

gelosie, di desideri non soddisfatti, che procura ai ricchi avari, nel

mare magno della vita quotidiana, non solo maggiore considerazione, ma

anche maggiore simpatia a fronte dei ricchi prodighi, i quali finiscono

coll'essere mal visti, e appena appena si tollerano per la speranza che

andranno presto in malora.

E oltre a tutti questi vantaggi, un'altra ragione giovava per far

ricredere il pubblico a poco a poco sul conto suo: ne aveva fatte

tante, e tante se ne raccontavano, che la gente s'era stancata di

sentirle e non le credeva più.... o ci faceva la tara.

"Figurarsi, che storie!... C'era stato il--tal di tale--al _Caffè

Martini_, il quale voleva sostenere che il Barbarò aveva messi insieme

i primi danari facendo la spia, all'Austria. Era proprio una linguaccia

sopraffina--quel tal di tale!"

...."E un altro non si ostinava a dire che, tempo addietro, il Barbarò

scannava il prossimo tenendo un banco di prestiti sopra pegni, in _Via

del Pesce_?...

"Tempo addietro?... Ma quando?... Se nessuno era buono a ricordarsi che

nemmeno ci fosse stato un ufficio simile in _Via del Pesce_?!"

--Adagio a dar retta alle chiacchiere--esclamavano gli uomini savi e

imparziali.

".... A Panigale, chiamavano il Barbarò _Mercante di pellagra_... sì,

questo era vero; ma d'altra parte i fondi rendevano una miseria, e gli

speculatori non pensavano certo a seppellire il danaro sotto terra,

quando si poteva comperare la rendita al 40 e al 41!... Poi se le

annate erano cattive il Barbarò non poteva certo fare un contratto col

sole o colla pioggia per favorire i raccolti e i contadini!"

Un altro appunto che gli facevano era di aver rovinato il marchese

di Collalto.... "Ma se il marchese di Collalto era da dieci anni

che si rovinava da sè?..." Dunque non bisognava mai precipitare nei

giudizi; bisognava mettere in quarantena le ciarle dei malevoli,

degli invidiosi, degli interessati. Se era proprio il figlio di un

cuoco, tanto maggior onore per lui! Che talento, che occhio, che

attività!....--Ma la storiella del nome?...--Non era vero che il nome

l'avesse mutato; aveva aggiunto al suo quello di sua madre.... o di sua

moglie.... Tutte scioccherie che non significavano nulla!... Sì, in

quel pasticcio dei fornitori c'era del torbido assai, e nessuno certo

voleva concludere che il Barbarò fosse candido come un agnellino; ma

bisognava vedere dal processo, fino a che punto c'era entrato. Lui,

in fine, da quel poco che si sapeva, non avea fatto altro che prestar

danari alla Ditta Micotti.

--Il vecchio Micotti?... quello era una canaglia davvero, e hanno fatto

benone ad ammazzarlo!

--Ad ammazzarlo?... Come?...

--In Tirolo.... l'hanno freddato con una fucilata mentre svaligiava i

cadaveri!... Ma ha lasciato un figliuolo che non smentisce la razza!...

--Quel piccolo mariuolo cogli occhi loschi e la faccia vizza da

vecchietto?

--Appunto.

--Starebbe bene in galera per tutta la vita!

Beppe Micotti, col suo contegno cinico e sfrontato, si era attirato

le antipatie e gli odii del pubblico durante l'udienza; e però anche

la grande canaglia dai colori incerti e fantastici del Micotti padre,

ritrovava in quel farabuttino primaticcio la propria incarnazione.

Tutte le furfanterie della Ditta Micotti ricadevano dal babbo morto

sul figlio vivo... ed anche per questo motivo quando Pompeo si presentò

nella sala del dibattimento fu accolto più bene che male, con un

senso di maraviglia e di curiosità, cui non erano affatto estranei nè

l'Eccellentissimo Presidente, nè il Procuratore del Re.

"Come mai?... Quell'omicciattolo da niente aveva tanti milioni? Era

il Nababbo di Milano?" E, su quel subito, la volgarità dell'aspetto,

dei modi, degli abiti del Barbarò, fu presa per una cert'aria di

bonarietà modesta, mentre anche nel tempio magno della giustizia i

molti quattrini del signor Barbarò infondevano a tutti, sebbene a tutti

inconsapevolmente, un certo rispetto.

Il Presidente medesimo, dopo le prescritte formalità, invece di

mandarlo al posto coll'imperativo "sedetevi!" gli si era rivolto con un

"s'accomodi pure" assai garbato, e aveva poi continuato a interrogarlo

dandogli del _lei_.

Il Procuratore del Re, s'era messo l'occhialino per guardarlo bene, e

lo stava ad ascoltare, spianate le ciglia, sembrando approvare con un

moto regolare del capo, mentre si lisciava le fedine nere, lucenti,

colla bella mano lunga e bianchissima.

I giurati poi, appena avevano udito chiamare il Barbarò, s'eran messi a

bisbigliar piano fra loro, e adesso lo mangiavano cogli occhi.

--Lei, non è vero, era in istretti rapporti col defunto

Micotti?--chiese il Presidente, dopo aver fatte alcune altre domande a

Pompeo.

--Sì... ecco... per l'appunto. L'ho conosciuto giovane, ancora ragazzo.

Era stato al servizio di mio padre, il quale avea preso a volergli

bene... e mi aveva raccomandato di aiutarlo, come avrei potuto.

Il Barbarò prendeva animo, e rispondeva sempre più spedito.

--E che uomo era questo Micotti?...

--Per dire la verità non saprei bene. In questi ultimi anni non lo

vedevo quasi mai. Poco espansivo, parlava di rado, tutto dedito agli

affari....

--Ma lei, questo vorrei sapere, lo riteneva un galantuomo?

--Sicuro, dal momento che gli avevo aperto un credito illimitato!

Molti giurati, come il Procuratore del Re, approvarono col capo.

--E... non sapeva di che... diremo, di che razza fossero questi affari?

--Ne sapevo pochissimo. Il danaro era al sicuro, era impiegato

bene e... occupato tutto il giorno ne' miei affari particolari non

avevo tempo di badar molto a quelli degli altri. E poi il Micotti

era, come si direbbe, una _porta di prigione_. Intendo dire un uomo

impenetrabile; chiuso a quattro catenacci!

Nel pubblico ci fu una risata. Era spiritoso il Nababbo!

--Favorirebbe spiegarmi--domandò allora a sua volta il Procuratore del

Re, non lisciandosi più le fedine, ma invece lustrandosi le unghie

lunghe e rosee con un fazzoletto di battista--favorirebbe spiegarmi

come poteva essere sicuro del suo capitale dal momento che non aveva

alcuna cognizione intorno alle operazioni della Ditta Micotti e figlio?

Ma a questo punto, invece del Barbarò, fu pronto a rispondere

l'avvocato difensore di Beppe Micotti, il quale domandò vivamente "se

si voleva fare il processo agli accusati oppure ai testimoni." Ne

nacque un battibecco fra la Difesa, l'Accusa, il rappresentante la

Parte Civile, e la Corte era sul punto di ritirarsi per deliberare

se sì o no poteva permettere all'Accusa d'insistere nel suo

interrogatorio, quando Pompeo Barbarò, con soddisfazione generale,

dichiarò che non aveva nessuna difficoltà a rispondere a qualunque

domanda gli venisse rivolta. In fatti egli si era tenuto sempre

al corrente degli affari della Ditta e non ignorava certo che il

Micotti, fra le altre cose, faceva anche il fornitore. Aveva saputo,

aveva consigliato alla Ditta di concorrere all'appalto per la

somministrazione delle scarpe e dei fucili al corpo dei Volontari, ma

da ciò, all'esser messo a parte anche dei particolari della gestione

interna, c'era un bel tratto. Dopo che aveva prestato i danari e prese

le necessarie garanzie lui, per tutto il resto... si lavava le mani,

come Pilato nel _Credo_.

Nella sala ci fu un altro bisbiglio favorevole: "Com'era furbo l'omino!

Come sapeva bene levarsi d'impiccio! Senza tante chiacchiere, senza

andar tanto per le lunghe, senza aver bisogno d'avvocati!....,"

Pompeo si sentiva contento, leggero: gli sembrava di essere diventato

più giovane di dieci anni. La sua deposizione, ormai, era pressochè

finita; non aveva più nulla da temere, credeva ogni pericolo scomparso.

Credeva: perchè invece, dopo di essere stato licenziato dal Presidente,

e mentre attraversava l'aula per uscire, scôrse la Veronica in piedi,

in mezzo al pubblico, pallida, cogli occhi spalancati, che lo fissava

ostinatamente, minacciosamente. A quella vista il Barbarò rimase

come fulminato, e perdette di nuovo tutta l'audacia. Le ginocchia

gli ricominciarono a tremare, prese una carrozza, e appena a casa si

richiuse sbuffando nello studio.

"Dio, Dio santo!... Non dovevano mai finire le sue angosce?!... Che

cosa avea fatto di male... più di tanti altri, che vivevano tranquilli,

felici, onorati? Niente, proprio niente!... E perchè dunque doveva

star sempre sulle spine?... Era proprio disgraziato!..." e tornava a

sospirare, a gemere, ad arrabbiarsi.

"Che cosa voleva, che cosa minacciava, la vecchia?... Perchè era andata

al processo?... Perchè lo fissava in quel modo?..."

E intanto attendeva con ansia inquieta, paurosa, perdendo la testa e

la voce, e spellandosi le dita, il ritorno di un suo messo fidato,

che doveva correre a riferirgli la sentenza, appena fosse stata

pronunciata. Venne, che era già sera, ben tardi; ma il signor Barbarò

lo aspettava ancora, solo nel suo studio, senza aver pranzato, senza

aver veduto nessuno. Appena lo sentì per le scale, gli corse incontro

sull'uscio, lo fece entrare in fretta e richiuse a chiave.

--E così?... Com'è andata?--balbettò livido, colla voce fioca.

La risposta, ch'ebbe dal messo, lo tenne un istante sopra pensiero...

poi diede un'alzata di spalle e respirò più liberamente.

Ormai il pericolo era proprio passato.

Il processo si chiudeva con una condanna relativamente mite per tutti

gli imputati. Il più grande colpevole, come era apparso dal processo,

era sfuggito colla morte alla giustizia umana.

Beppe Micotti, che avea avuto l'attenuante dell'età, era stato

condannato appena a sei mesi di reclusione; ma mentre il Presidente

leggeva la parte della sentenza che lo risguardava, una donna di mezzo

al pubblico sorse a imprecare contro la giustizia, contro i magistrati

e contro i giurati, protestando che il suo Beppe era innocente, e che

il vero ladro era il principale, il signor Pompeo, il signor Barbarò,

il signor Barbetta, il mostro, il cane, l'assassino del proprio

sangue!... E gridando e smaniando, voleva gettarsi in mezzo ai giudici,

voleva prendere i giurati per il collo.

Ci vollero quattro uomini per tenerla; poi, dopo il medico, vennero gli

infermieri; fu legata, imbavagliata, messa in un _brum_, e condotta

allo spedale.

La Veronica era impazzita.

La gazzetta _Il Moderatore_, dopo aver dato il giorno appresso,

per disteso, la relazione dell'importante processo, ed aver lodato

l'illuminato verdetto dei Giurati, l'elaborata sentenza dei Giudici,

l'imparzialità e l'acume dell'Eccellentissimo Presidente, la parola

calma e ragionata della Parte Civile, la requisitoria dotta e

stringente del Procuratore del re, e la calorosa ed efficacissima

eloquenza degli avvocati, finiva con una noterella di cronaca.

I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1 · 第 23 / 25 段