dei giovani valeva bene quello dei vecchi, e il nome di Giulio Barbarò
non sarebbe stato solamente il nome di gente onesta, ma pur quello di
un valoroso. Ah, per Dio, se avesse potuto guadagnarsi una medaglia!
--Ma... se non fosse più tornato indietro?... Povera Mary!... Era
certo, però, sì, sì... era certo che non si sarebbe più maritata!
Lì accanto al figlio del suo principale, marciava pure lo Sbornia,
ma senza pensare a niente. Colla testa bassa, cogli occhi socchiusi,
camminava dormendo.
XVI.
Mentre Giulietto era in marcia per Salò, la Mary si trovava in
viaggio per Milano. Le due signore avevano potuto rimaner sole nello
scompartimento, e Donna Lucrezia, dopo uno sternuto formidabile,
(si era raffreddata a pranzar fuori, sul terrazzo) avea finito
coll'addormentarsi, e così lasciava libera la nipote nel suo
raccoglimento.
La Mary, appoggiato il capo presso il finestrino, fissava cogli occhi
intenti la campagna, che sembrava più vasta nella notte chiarissima,
e che per la grande velocità del treno pareva correre dinanzi il suo
sguardo con apparizioni svariate e fantastiche... ma il pensiero e il
cuore erano lontani.... Erano in marcia verso Salò. Anche la fanciulla
sospirava il giorno in cui la guerra sarebbe stata finita, e lo
immaginava come un sogno di beatitudine e d'amore. Pur troppo anche
alla sua fantasia si affacciò involontariamente un'idea paurosa; fu
un momento di angoscia crudele; si sentì diacciare il cuore e pensò
che--_se mai_--si sarebbe fatta suora, suora di carità... per il poco
tempo che _gli_ avrebbe potuto sopravvivere.
A Milano, in que' giorni, era sempre mesta, inquieta; aveva sovente gli
occhi rossi e faceva disperare la buona Filomena perchè aveva perduto
l'appetito, e andar sulle furie Donna Lucrezia perchè non si vestiva
più bene, perchè non voleva più uscire a far visite, nè veder gente.
--Nessuno più di me--brontolava la vedova--è al caso di comprendere e
compatire le pene del _cuor_; ma, santi Numi, ci vuol coraggio... e
_distrazion_!
Invece la Mary di distrazione non ne volea sapere, e il coraggio le
veniva meno ogni giorno. Tutti i timori, tutte le angosce di que'
momenti terribili avevano un'eco dolorosa nell'anima sua. Aspettava
una lettera che le era stata promessa, e tutta la sua vita era lì,
nell'attesa di quella lettera, che non arrivava mai!
E lo zio Francesco?... Anche dello zio non si avevano notizie, e questa
era un'altra grande inquietudine.
La mattina, prestissimo, la Mary usciva colla Filomena per ascoltare la
prima messa nella piccola chiesetta di Sant'Andrea e pregava lungamente
inginocchiata presso l'altare della Vergine, col capo chino e il viso
nascosto nell'uffiziuolo. Pregava, perchè arrivassero le notizie tanto
desiderate, e perchè Giulio ritornasse, e ritornasse presto, insieme
collo zio. Pregava, e quando rialzava gli occhi dal libro erano gonfi
di lacrime.
La Filomena non poteva reggere a stare tanto tempo inginocchiata, e
però rimaneva seduta presso la Mary, e diceva anche lei le orazioni
facendo scorrere fra le dita tremolanti una lunga corona di cocco.
La vecchiarella, che continuava a servire la Balladoro colla promessa
della pensione appena la padrona si fosse accomodata con un'altra
serva che dovea aver tutti i numeri, ma che non si trovava mai, adesso
zoppicava con tutt'e due le gambe. Più assecchita, pareva ancora più
piccola; ma aveva sempre i bei riccioli bianchi attorno alla faccetta
vispa e buona. Anche la Filomena pregava per il signor Francesco, per
quella lettera benedetta, e pregava per il signor Giulio, sospirando
nel guardare con tenerezza la figura elegante della fanciulla che le
stava inginocchiata dinanzi. Tutte le pene e i dolori della padroncina
erano pur sentiti dalla Filomena, che piangeva e temeva e sperava con
essa.
Colle sue premure umili, ma insistenti, non la perdeva d'occhio
un minuto, e tutto il giorno era un continuo andar su e giù della
vecchiarella dalla cucina alla camera della Mary. La confortava co'
suoi presentimenti sempre lieti, e con certi ragionamenti che, se non
avevano un gran valore, pure ottenevano sempre un buon effetto; e
quando poi le parlava della sua povera mamma, di quella santa della
signora Lucia "ch'era in Paradiso di sicuro e che doveva assistere _i
suoi figliuoli_" allora negli occhi della Mary appariva un sorriso fra
le lacrime, sorriso che veniva colto a volo dalla Filomena, per far
mangiare alla padroncina qualcosetta di sostanzioso.
Ma presto nemmeno la Filomena non seppe più come darle animo. La
battaglia di Custoza, che dissipò tante balde speranze, aveva messo
la fanciulla in uno stato di continuo sbalordimento. Pallida, smunta,
non parlava più, non piangeva nemmeno più. Guardava in viso la zia, la
Filomena, cogli occhi smarriti che esprimevano una domanda angosciosa,
ma alla quale nessuno poteva rispondere, perchè mancavano affatto le
notizie dal campo Garibaldino.
--_Povareta mi!_... La perde tutti i sentimenti!--esclamava donna
Lucrezia.
--Seguitando così, muore sfinita--sospirava la Filomena.
E davvero la povera ragazza non avrebbe potuto continuare ancora per
molto tempo in quello stato; ma per fortuna la lettera tanto attesa
arrivò finalmente a rimetterla in vita, e a ridarle un po' di speranza.
Giulio Barbarò aveva scritto a Milano, dal _Ponte del Caffaro_ fino dal
ventisette giugno; ma la lettera non era arrivata in _via della Spiga_
prima del due di luglio.
La Mary, appena l'ebbe fra le mani, andò subito a rinchiudersi nella
sua camera per quanto la zia le fosse corsa dietro e picchiasse
all'uscio gridando che anch'essa era _tuta in convulsion_ e che voleva
saper qualcosa. Tuttavia non aspettò molto. L'altra uscì quasi subito,
ancora colla lettera spiegata in mano, ma affannata e piangente.
--Santi Numi, una disgrazia?...
--S'è... s'è.... s'è battuto!
--È rimasto ferito?
--No... no....
--E allora consoliamoci senza tanti spasimi, creatura benedetta!
--Ma zia... pensa che.. poteva...--e la fanciulla si buttò sul canapè,
e proruppe in un pianto dirotto.
--Bisogna compatirla--mormorò la Filomena ch'era venuta anche lei
per sentire, portando un bicchiere d'acqua alla Mary:--sono scosse
che fanno perdere la testa a una povera ragazza. Beva, beva un sorso
d'acqua!... Vuole che ci metta anche un dito di caffè?
La Mary fece segno di no, col capo, poi andò a sedersi presso la
finestra, e balbettando e singhiozzando cercò un brano della lettera
che voleva leggere.
Le due donne aspettavano in piedi, con grande ansietà.
--Andiamo... comincia dal principio!
Ma invece la Mary ostinata, cominciò a leggere in fondo della prima
pagina:
--"...ie... ieri... fi... finalmente."
--Santa pazienza!... Guarda, Filomena, dove ho messo gli occhiali!
Leggeremo insieme o non si va più avanti!...
--..."ieri finalmente--ricominciò la giovane con voce più
sicura--abbiamo avuto il primo scontro a _Ponte del Caffaro_...."
--Dov'è?... Dov'è questo _Ponte del Caffaro_?
--Sarà in Tirolo--osservò la Filomena.
--Grazie tante, _siora_ mammalucca!
--..."eravamo in pochi: la mia compagnia e quella del capitano Egisto
Bezzi, che si è battuto come un leone...."
--L'ho conosciuto questo Egisto Bezzi; sicuro, sicuro. Non ti ricordi,
Mary, a Desenzano? Un bel pezzo d'omo?
--..."fummo assaliti inaspettatamente, ma quantunque i nemici fossero
al doppio di numero e molto meglio armati di noi, con certe carabine
che non sbagliavano d'un punto, dopo una lotta accanita, disperata, li
abbiamo respinti.
--Bravi _tosi_; evviva l'Italia!
--"Ma--e qui la voce della Mary tornò a farsi tremante--ma pur troppo
dobbiamo lamentare fra i nostri molti morti e feriti. Io poi ho perduto
un compagno che mi era affezionato; un antico agente di mio padre; un
bravo soldato che fino dal _quarantotto_ aveva fatte tutte le campagne
con Garibaldi...."
--Lo Sbornia--esclamò la Balladoro.--Oh povero Sbornia!... Chi sa, chi
sa, il signor Pompeo! ne sarà disperato!
La Mary alzò gli occhi, guardando la zia come per interrogarla. Essa
non si rammentava d'averlo conosciuto questo agente del Barbarò.
--Da parecchio tempo non si vedeva quasi più col signor Pompeo, ma una
volta era il suo factotum.... Tira via....
--... "Egli è morto, si può dire, fra le mie braccia. Durante il
combattimento, il Micotti...."
--Bravo; il suo nome era appunto Micotti, ma tutti lo chiamavano
Sbornia per... per antonomasia, come dice quel cane d'un... del....
Tira via, tira via!
--"Durante il combattimento, il Micotti era rimasto ferito a un piede
da una palla morta. Ci tenevamo tutt'e due per riparo, inginocchiati
dietro il grosso tronco di un albero; anche ferito egli non aveva
detto una parola; aveva continuato a far fuoco, e per ciò, non m'ero
accorto di nulla. Ma poi, quando i nemici cominciarono a ritirarsi ed
io mi alzai, volendo raggiungere i compagni, egli allungò il braccio,
e traballando mi afferrò con una mano.--Sei ferito?--gli chiesi subito
notando il suo pallore.--Non è niente--mi rispose sforzandosi per
camminare. Allora cercai di aiutarlo e di reggerlo quanto più potevo,
e lo condussi passo passo, verso l'ambulanza. Eravamo soli (i nostri
compagni ci avevano preceduti perchè era stato sonato a raccolta)
eravamo soli in fondo a una valletta angusta, chiusa fra le rocce, e
che dovevamo attraversare. A un tratto, in alto, su per que' dirupi,
scorgo appena due _Jäger_e il luccicare delle carabine, e quasi
nello stesso tempo sento il fischio di una palla passarmi vicino
all'orecchio; sento echeggiare nella valle il fragore delle fucilate,
e il mio compagno che stramazza mormorando:--Buona notte!--Mi chinai
per soccorrerlo; era morente. Una palla lo aveva colpito giusto in
mezzo al petto.--Rialzai subito il capo, aguzzai l'occhio: gli _Jäger_
si allontanavano, arrampicandosi come camosci. Presi di mira il più
vicino, feci fuoco, ma che!... i nostri fucilacci sbagliano anche le
montagne!... Guardai di nuovo: gli _Jäger_ si arrampicavano ancora
tutt'e due... e a un tratto sparirono per quelle gole...."
--Misericordia!... Un filo; proprio per un filo!--esclamò la Balladoro,
mentre la Filomena, senza poter parlare, con le lacrime che le
gocciolavano dagli occhi, tremante, avvicinava il bicchier d'acqua
alla Mary, che vi bagnò appena le labbra, poi di colpo, corse via
esclamando:--E lo zio Francesco?... Lo zio Francesco?!--e andò in
camera nuovamente, e vi si richiuse.
--Dio, Dio, Dio, che angosce!--gemette allora Donna Lucrezia buttandosi
sulla sedia, dov'era prima la nipote.--Senti il polso. Filomena!...
Scommetto, non ho più sangue.... Dammi quell'acqua... no, aspetta...
con una goccia di vermut.... Io già sono così; mi sforzo, per far
coraggio a quella creatura; mi sforzo, mi sforzo, mi sforzo e poi non
posso più reggere e soffro l'impossibile!... Dio, Dio, Dio, per un
filo; proprio per un filo!...
Alcuni giorni appresso arrivava a Milano un'altra lettera di Giulio; ma
diretta a suo padre, il quale dopo la battaglia di Custoza era scappato
da Brescia. Questa seconda lettera conteneva pure una brutta notizia:
Francesco Alamanni era stato ferito e fatto prigioniero. E Giulio
pregava il babbo, se avesse creduto opportuno di comunicare la cattiva
nuova alla signorina Mary, di farlo con molto garbo, preparandola a
poco a poco, perchè non le cagionasse troppo dolore.
--Be'... be'!... Questa seccatura è per Donna Lucrezia. Quattro
parolette, quattro smorfiette, e tutto è presto passato!
E Pompeo Barbarò, che alla notizia della morte dello Sbornia aveva
esclamato colla signora Veronica "una bocca inutile di meno!" pensò
adesso, in cuor suo, che se Francesco Alamanni non fosse più ritornato
da quella guerra, non sarebbe stata una grave disgrazia.
--Ma invece--borbottava--pareva proprio che anche la mitraglia avesse
rispetto per gli spiantati.... Anche quel Florindo del capitano
Martinengo s'era trovato a Custoza, e l'avea passata liscia senza
rimetterci nemmeno un pelo dei mustacchi!... Saranno state le orazioni
della marchesa--continuava facendosi verde--che gli avran portato
fortuna. Come sono _ipocrate_ le donne!... Ficcano Domeneddio anche a
fare il terzo coi loro amanti!...
XVII.
Non erano scorsi molti mesi dalla morte del vecchio Micotti, quando
un giorno Pompeo Barbarò, chiuso solo nel suo studio, dinanzi a certe
carte, dovette convenire seco medesimo che il brav'uomo era proprio
crepato a tempo. Quelle carte si riferivano a un processo che veniva
intentato dal _Ministero della guerra_ contro la _Ditta Micotti e
figlio_, assuntrice per la fornitura delle scarpe e delle armi al Corpo
dei Volontari.
Le frodi e i brogli commessi dagli appaltatori sarebbero forse rimasti
inosservati o, come succede quasi sempre, lasciati nel dimenticatoio,
se i ferravecchi forniti per armi ai Garibaldini non avessero sollevato
il pubblico sdegno, e messo a rumore il campo del giornalismo. Tutti
que' giovani pieni di vita e di valore erano andati a farsi ammazzare
con macchinosi schioppettoni impotenti a resistere, impotenti a
rispondere alle famose carabine degli _Jäger_. Le gazzette riportavano
di continuo miracoli di valore rimasti senza frutto, e vittime
innumerevoli dovute non alla bravura del nemico, ma alla disonestà
degli speculatori, che era stata cagione di lutto e di lacrime per
tante famiglie italiane. E quella indignazione che correva per tutto il
paese, arrivò a farsi sentire in alto, e fu chiesto e fu istruito il
processo contro la Ditta Micotti. Tuttavia se la giustizia avea potuto
mettere le mani sui complici minori, "il capo e l'anima dell'impresa",
narrava _Il Moderatore_, un nuovo giornale, come apparisce dal titolo,
temperato e cauto, "era stato sottratto dalla morte al meritato
gastigo."
--Chi era costui?--si domandava l'un l'altro.
--Un poco di buono; un imbroglione raffinato. Avea avuto anche la
malizia di arruolarsi con Garibaldi per gettare la polvere negli occhi;
ma Dio non paga il sabato. Era stato ammazzato a _Ponte del Caffaro_
con una fucilata nella schiena, mentre fuggiva a gambe!
--Bene, per bacco!... Benone!... Ma anche il resto della compagnia--si
gridava nei caffè, nei pubblici ritrovi--i soci, i ministri, i
manutengoli, bisogna impiccarli tutti, senza misericordia!...
Intanto, a poco a poco, prima mormorato qua e là vagamente, come un _si
dice_, poi pigliando la consistenza di un fatto vero, accertato, veniva
messo in ballo il nome di "un certo Pompeo Barbarò" in tutte le losche
operazioni della Ditta Micotti; ed anzi finì coll'essere accusato
appunto "questo Pompeo Barbarò" e non più il Micotti, come la vera
anima dell'impresa, il _capitalista_; colui insomma che disponeva dei
quattrini.
--Allora bisogna impiccar lui per il primo!
--Certamente, se si potesse metterlo in gabbia!
--È scappato?...
--No; ma contro questa canaglia mancano le prove legali--rispondevano i
meglio informati.--Bisognerebbe in tal caso, che i gerenti della Ditta
cantassero chiaro. Se l'altro Micotti, il figlio del morto, volesse
fare delle rivelazioni, allora il Barbarò sarebbe spacciato; ma tutti
invece, si vede, devono trovare il proprio vantaggio nel tener nascosto
il principale, perchè nessuno fiata. Anche Beppe Micotti resta muto
come un pesce, e dichiara soltanto di aver eseguito sempre e ciecamente
tutte le istruzioni e gli ordini di suo padre.
--Ma anche questo Pompeo Barbarò, chi è infine? Da dove diamine è
sbucato?
--Chi può saperlo?... Ha sempre fatto l'affarista, l'usuraio; ma in
grande. Ha rovinato mezzo mondo; i Badoero fra gli altri, ed anche
il marchese di Collalto. Di sicuro, si sa una cosa sola; che ha più
milioni in tasca, che capelli in testa!
--Oh oh, davvero è proprio un riccone?!--esclamavano in molti a questo
punto.--Se ha tanti quattrini allora... niente paura!
--Paura, ne deve avere in ogni modo--soggiungevano i più
arrabbiati.--Dovrà pur comparire alle Assise, se non altro come
testimonio, e allora lo serviremo a suon di fischi e di legnate, quel
cane, quel boia!...
Infatti anche Pompeo Barbarò, pensando al giorno in cui, per i suoi
rapporti personali verso la Ditta Micotti, avrebbe dovuto presentarsi
all'udienza per deporre sui precedenti degli imputati, si sentiva
addosso la tremarella.
Era sicuro di averla fatta in barba alla legge, ma... se il pubblico,
vedendolo, si fosse messo a schiamazzare?... Gli accusati erano
lasciati a piede libero, e il Barbarò aveva potuto accomodar bene le
sue faccende; ormai era sicuro di Beppe Micotti e degli altri, ma... ma
s'egli stesso si fosse imbrogliato, confuso, tradito nel rispondere al
Presidente?
Poi, passato ancora qualche tempo, due o tre sere prima che
incominciassero i dibattimenti, ad accrescere la sua apprensione e le
sue inquietudini, gli capitò proprio un tegolo sul capo, da dove meno
avrebbe temuto.
Pompeo Barbarò era ancora a tavola a predicare, a brontolare e a
sbuffare con Giulio, che lo stava a sentire ansiosamente, sul proposito
dell'imminente processo. Dichiarava appunto che lui aveva sempre detto
e ripetuto che quel bestione dello Sbornia gli avrebbe fatto avere dei
dispiaceri, ma che del resto poteva vantarsi, e avrebbe provato di aver
le mani e la coscienza nette, quando entrò nella stanza il portinaio,
per avvertirlo che era venuta una donna a cercare di lui, e che gli
voleva parlare subito, sul momento.
--A quest'ora?... Chi è?...--domandò Pompeo maravigliato.
--M'ha detto di annunziare "la Veronica" e che lei avrebbe capito.
Il Barbarò, sbuffando, diede un'occhiata al figliuolo come per dirgli
"Capisci?... quella gente non mi dà requie neppure quando sono a
pranzo"; poi tornò a domandare:
--È ancora giù?
--Sissignore.
--Be'... falla salire.
Il portinaio uscì. Pompeo, continuando a sbuffare, accese una candela e
gli tenne dietro, fermandosi ad aspettare la Veronica sul pianerottolo;
poi, quando fu sopra, senza salutarla, nè guardarla in faccia, la fece
entrar nel suo studio, ch'era dall'altra parte della scala.
--E così?... Che c'è di nuovo?--domandò quando ebbe chiuso l'uscio, e
messo il candeliere sopra lo scrittoio.
L'asma, che aveva per la pinguedine, e l'affanno per aver fatto troppo
in fretta le scale, non lasciavano fiato di parlare alla signora
Veronica.
--Sono stata dall'avvocato.... dall'avvocato di Beppe!--esclamò
sedendosi sopra una seggiola presso lo scrittoio.
--Perchè? domando io; che sugo c'era?!... Sempre quel brutto vizio di
ficcarti e di pettegolare!
--No, no, signor padrone!... Non creda proprio--rispose la donna
ancora intimidita; ma poi facendosi coraggio e sforzando la voce,
soggiunse:--Volevo saper tutto!
--Tutto?... tutto che cosa?
--Ciò che riguarda il mio Beppe.
--Va bene: e che t'ha detto l'avvocato?...
--M'ha detto--rispose la Veronica con un terrore e un'angoscia
inesprimibili,--m'ha detto che, come s'è messa l'istruttoria, il mio
Beppe non potrà cavarsela del tutto pulito.... Lo metteranno dentro!...
--È ancora minorenne!... Gli toccheranno, al più, due o tre
mesi!--rispose il Barbarò alzando le spalle.
--Due o tre mesi?... Ma è come un anno, signor padrone!... Come dieci
anni!... È il disonore per tutta la vita! Per sempre!...
--Chè!... La vita è lunga.... Basta saper fare....
--Ma dunque lei sembra disposto... lei potrebbe permettere, signor
padrone, che mio figlio, che il... che Beppe... Beppe!... signor
padrone, vada proprio in prigione?--esclamò la donna pallida, tremante,
sbigottita.
--E che ci posso far io?
--Mi avevano ingannata allora!... Mi avevano promesso che mio figlio
sarebbe stato assolto!
--Chi aveva promesso?... Io no, di sicuro.
--Beppe medesimo; tutti gli altri!
--E allora perchè vieni da me?
--Perchè lei può salvare il mio Beppe.
--Sei matta; io non c'entro!
--No, no, no, signor padrone!... Per carità, per amor di Dio, non dica
così; la supplico in ginocchio, non dica così.
Pompeo girò su e giù per la stanza, bestemmiando fra i denti e
pestando i piedi; poi si fermò crollando il capo e guardando biecamente
la Veronica che si era lasciata scivolar giù dalla sedia ginocchioni.
Singhiozzava e si asciugava le lacrime colla veletta.
--Su, alzati, marmotta!... Non hai parlato con Beppe?
--Sì, ma si vede che non mi ha detto tutto, che ha voluto nascondermi
la verità--rispose la Veronica, rizzandosi, grassa com'era, con molta
fatica. Essa piangeva sempre.
--Andiamo; smettila!... Pari un mantice!... Ti avrà detto che io
sono... sono disposto a fare per lui un grande sacrificio?...
--Sì, ma credevo fosse... in cambio del silenzio; non già che il mio
Beppe dovesse andar lui in prigione.
--Metti che sia andato a fare un viaggio, e breve perchè, ti ripeto,
gli terranno conto dell'età.
--No, mai, mai, mai! Nemmeno un giorno!... Sapere il mio Beppe in
prigione!... Dio, mi strozzerei!
--Avrai un bel fare con quella pappagorgia!
--E strozzerei anche... qualcun altro!--soggiunse la donna con
voce sorda, avvicinandosi a Pompeo che indietreggiò d'un passo,
istintivamente.
--Oh, oh!... Diventi matta davvero?
La Veronica pallida, colle ciglia aggrottate, colle labbra stirate e
smorte sotto la riga scura de' baffi che in quel punto davano al suo
viso un'espressione maschia e risoluta, tremava ancora, ma di collera
e di sdegno. Non poteva più contenersi; il suo cuore era vicino a
scoppiare; la rivolta, da tanti anni soffocata e domata, stava per
prorompere.
Pompeo la fissava muto. Alla scarsa luce della candela fumosa quel
donnone grasso e forte aveva alcunchè di terribile. Nella stanza si
udiva solo l'ansimare del suo petto enorme, che a mano a mano si faceva
più forte e più violento.
Tuttavia Pompeo Barbarò, più che impaurito, era maravigliato. Quella
servaccia, che dinanzi a lui non osava fiatare, adesso alzava la voce e
minacciava!... Eppure egli non le aveva mai dato troppa confidenza!...
Ma forse, chi sa? Lo sapeva sulle spine, e voleva averci anch'essa la
sua parte di provvisione, per i segreti della Ditta....--Ah, mondo
ingrato!
--Senta, signor padrone,--disse in fine, balbettando la Veronica,--ho
una parola sola da dirle. In prigione il mio Beppe non ci deve andare
e.... a impedirlo ci pensi lei.
--Di' un po', crederesti di farmi paura.... Non ho paura di nessuno,
io, e se credi di far la brava, farò metter dentro anche te.
--E che importa?... Faccia pure!... Io non voglio saper nulla!
Solamente so che è ormai troppo, troppo, troppo! So che questa è
un'infamia che non posso sopportare, e per dian de diana, non la
sopporterò!... Lei ha sempre fatto di me, signor padrone, tutto quello
che ha voluto; sissignore, scoppio, sento che scoppio, e glielo dico
in faccia!... Lei si è servita a suo piacimento del mio corpo e della
mia anima. Giovane mi ha cacciata nel suo letto con un pugno; vecchia,
me ne ha scacciata con un calcio. Mi ha fatto mentire, mi ha fatto
rubare, mi ha fatto assassinar la gente: io ho sempre taciuto, ho
sempre obbedito, ho sempre fatto in tutto e per tutto ciò che lei mi
comandava. Quando ha saputo che dovevo avere un figliuolo, per non
trovarsi in impicci, mi ha imposto di sposare.... chi voleva lei. Un
uomo che mi faceva schifo, e che aborrivo. Pure ho chinato il capo, e
mi sono sacrificata. Ma la rassegnazione mia, il sacrificio mio avevano
una mira. Non era per lei, sa, signor padrone, che inghiottivo tanti
bocconi amari, ma per il mio Beppe!... Avevo creduto, avevo sperato
di preparar la via, col mio corpo, e colla mia anima, alla fortuna di
mio figlio!... Ma adesso, che per i suoi fini vorrebbe cacciarmelo in
prigione, le dico no, no, no; questo poi no! Io non ci capisco molto in
fatto di onori e di delicatezze: ma so bene che la prigione rovina un
uomo per sempre, e in prigione mio figlio non ci deve andare, e non ci
anderà. Non so che cosa gli ha promesso, che cosa hanno macchinato. Ma
se il mio Beppe è tanto minchione di tacere a costo di andar dentro,
per fargli servizio, badi bene, signor padrone, perchè questa volta
parlerò, dirò tutto io!
--Zitta, zitta! Non far tanto rumore!... Siediti e ragioniamo.