Il marchese tornò a sospirare e offrì il mazzolino alla nipote che

lo infilò nell'abito, mormorando a capo chino e con la voce spezzata

di chi non spera più nulla:--Dunque.... devo proprio ritornare a

Villagardiana senza.... senza nemmeno una parola per.... per confortare

Alberto?...

--La parola, bella nipotina, che devi dire da parte mia a quel

tirannello balordo di tuo marito è una sola: Asino!... e ti prego di

non dimenticarla: Asino, Asino e caparbio!--soggiunse il marchese,

senza riscaldarsi, colla solita flemma, sorridendo sempre, mentre

tornava a sedere sul canapè, vicino all'Angelica.

Ci fu un momento di silenzio: lo zio Diego prese ancora una mano alla

marchesa, l'accarezzò ninnolandosi co' suoi ditini affusolati, e la

baciò.

--Allora senti, figliuola mia, che cosa si potrebbe combinare: io sarei

disposto ad assumere.... l'educazione di Stefanuccio.... Quanti anni ha

il nostro caro bambino?

--Sette anni.... a momenti....

--Sette anni?!--esclamò il marchese maravigliato....--Come vola il

tempo, Dio buono!... Sette anni!... Hai già un figlio di sette anni?...

A vederti, nessuno lo direbbe. Sembri ancora una ragazza; uno splendore

di ragazza!... Dunque.... sicuro; dicevamo che fra un anno o due, si

potrebbe mettere Stefanuccio in un collegio... Nel collegio militare,

per esempio. La carriera militare è ancora la più conveniente al suo

nome e al suo stato; ed io m'incaricherò di tutto.

--E.... adesso?--balbettò Angelica guardando ansiosamente lo zio.

--Adesso potreste andar al mare tutti insieme, per un po' di tempo.

L'aria marina, chi sa, farebbe bene anche a tuo marito....

--E.... e poi?

--E poi, dopo, se ti piace, potrei mettere a vostra disposizione la mia

villetta di Gallarate. Intanto cercate di andare avanti col piccolo

capitale che vi rimane, facendo, s'intende, le maggiori economie....

quando poi non ce ne sarà più.... ne riparleremo.... Ma bada, figliuola

mia, che, assolutamente, devi prender tu le redini della casa. Tuo

marito non ha testa: hai veduto; s'è messo nelle mani d'un usuraio,

d'un birbaccione che lo ha rovinato. Sai, sul conto di quel vostro

_Barbò_.... _Barabò_.... _Barabao_.... non ricordo mai come si chiama,

se ne dicono di tutti i colori. Alcuni pretendono, figurati, che abbia

fatto anche la spia: queste, magari, saranno esagerazioni; ma è certo

uno strozzino di prima forza; e se devo parlarti proprio chiaramente,

io non venivo nemmeno più a Villagardiana per non trovarmi con.... con

una canaglia come quella.

Poco dopo l'orologio del salottino suonò le dodici e comparve

sull'uscio il cameriere, che dopo fatto il solito inchino, sollevò la

portiera:

--Oh, senti?...--esclamò allegramente il marchese.--Suona mezzogiorno!

Andiamo dunque a far colazione e bando alle malinconie!

Così dicendo offrì il braccio colla solita galanteria all'Angelica, e

passarono insieme nella sala da pranzo: di affari non se ne parlò più.

Durante la colazione lo zio Diego, mentre mangiava con buonissimo

appetito, riferì alla nipote che, pallida, cogli occhi rossi e col

petto gonfio pur qualche volta si sforzava di sorridere, tutti i

pettegolezzi del bel mondo milanese; discorrendo di mode, di cavalli,

di spettacoli, proprio come se Angelica avesse fatto quel viaggio

per suo divertimento. Poi fece attaccare il _landò_ scoperto per

accompagnarla in pompa magna alla stazione e volle fermarsi a tutti i

costi dal _Cova_, col rischio di farle perdere la corsa, dove prese

una bellissima scatola di dolci da "portare a Stefanuccio con tanti

bacini dello zio di Milano."

XII.

Quando Angelica ritornò a Villagardiana colla scatola di dolci e la

risposta dello zio, Alberto, come al solito, si sfogò prendendosela

con lei. "Era stata sempre una visionaria.... Non sapeva far altro

che sciocchezze!... Non glielo aveva cantato cento volte che a voler

sperare nello zio Diego era tempo perso? Ma lei no; era _dura di

bocca_, non si poteva domare, e mentre la casa era sossopra lei

pigliava una scusa qualunque per andar a viaggiare e a divertirsi!..."

E vedendo che Angelica, senza rispondergli, cominciava a ordinare

e a disporre i preparativi per la partenza di tutta la famiglia da

Villagardiana, egli strillò ancora più forte e infuriato le tirò contro

i cuscini della carrozzetta, il tappeto del tavolo, tutto quanto aveva

sotto mano. "Era lui solo, che aveva il diritto di comandare! Non era

in quel modo che si dovevano trattar gli affari! Voleva vedere i conti!

Voleva parlare coll'avvocato!... Voleva restare a casa sua!"

La marchesa lo lasciò dire e fare, ma si mantenne inflessibile. Essa

aveva già telegrafato a Brescia al loro avvocato perchè venisse subito

a Villagardiana e avrebbero avuto tutto un giorno, e anche due, e anche

tre, occorrendo, per potersi intender bene con lui. L'avvocato, ch'era

pure un vecchio amico della famiglia, doveva poi sovvenire una piccola

somma in acconto dell'attivo che sarebbe loro rimasto, per far fronte

alle prime spese dello sgombero e del viaggio.... Ma si doveva partire

assolutamente. "Per quanto il.... _quell'uomo_ avesse esagerato,

era certo, tuttavia, che Villagardiana non la potevano più tenere;

dunque.... _si doveva_ partire al più presto possibile!..."

Questa fermezza che al marchese Alberto pareva irragionevole e crudele,

quanto costava al povero cuore di Angelica! Il dover abbandonare--e

abbandonare per sempre--Villagardiana, la _sua casa_, dove aveva tutte

le memorie soavi e dolorose della vita; dove era morta la sua mamma,

dove era nato il suo bambino, dove incominciavano i primi ricordi

dell'infanzia e dove.... dove c'era anche l'ultimo ricordo, quello che

allontanandosi a mano a mano nel tempo, invece di dileguarsi si faceva

più vivo.... dove c'era _la loro_ stradetta tutta verde e fiorita

dinanzi al bel lago azzurro.... Oh! il dover abbandonare Villagardiana

era per il povero cuore di Angelica uno strazio senza nome!

Essa aveva molto sofferto, aveva molto pianto in quella casa; e

il luogo che ha veduto le nostre lacrime, che ha udito i nostri

singhiozzi, ci è caro come una parte di noi, ci è sacro come il

santuario dell'anima nostra! E Angelica doveva abbandonarlo nelle

mani del Barbarò il santuario dell'anima sua!... A questo pensiero

la poveretta sentiva ancora il bruciore dei baci che la facevano

rabbrividire. Essa, così gelosa, per un intimo senso di verecondia

e di dignità, di tutto ciò che la circondava e che le apparteneva

strettamente, vedeva il signor Pompeo passeggiare da padrone fin

nella camera sua! Lo vedeva frugare con una curiosità villana in

quel piccolo mondo così pieno della sua vita e della sua tenerezza;

lo vedeva mutare, buttar tutto sossopra, e le pareva che le cose più

care dovessero essere sensibili a quella profanazione e le guardava

lungamente, intenerita e addolorata. Certo, avrebbe raccolto e portato

via tutto ciò che la toccava più da vicino.... ma pure, quanta

parte di sè sarebbe rimasta in quelle mani. "E il Barbarò" pensava

"l'uomo abietto e maligno, l'aveva veduta con Andrea; possedeva il

suo segreto!... E se per vendicarsi lo svelasse a.... a qualcuno?...

Facesse pure; le azioni di quel malvagio non la toccavano."

Angelica non lo temeva; fra tanti dolori, fra tante angosce ci pensava

soltanto adesso, per la prima volta, alle minacce di quell'uomo; ma non

voleva curarsi di lui anche sapendo che le poteva far molto male. Non

era un uomo; era un rettile schifoso. Poteva morderla perchè essa non

era forte abbastanza per ischiacciarlo; ma pure non ci voleva pensare;

non voleva nemmeno pregar Dio che la salvasse da lui; aborriva persino

di mescolare l'immagine di quell'essere odioso alle sue orazioni.

E più della paura di Pompeo la tormentava il dubbio, che di tanto in

tanto le si affacciava alla mente, di poter essere stata tradita da

Donna Lucrezia. Ma era un dubbio tanto orribile e le faceva apparire

il mondo tutto così tristo che lo ricacciava subito spaventata. No,

no; essa voleva conservare la sua fede, le sue illusioni a costo anche

di essere ancora tradita!... Fra tutti coloro che la circondavano non

ci doveva essere stato altri di tristo che il Barbarò. Pure, da quel

giorno funesto, non avea più riveduta Donna Lucrezia, che era stata

prima a letto col dolor di denti poi, mentre Angelica aveva fatto la

sua corsa a Milano per parlare collo zio Diego, in fretta e in furia

era partita anch'essa con un'altra corsa, dicendo a tutti che avea

ricevuta una lettera in cui l'avvertivano che la Filomena era ammalata.

"Figurarsi! _L'appartamento_ era tutto aperto; le chiavi del guardaroba

e dell'argenteria erano in mano della portinaia; una pettegola

smorfiosa che avrebbe approfittato dell'occasione per ficcare il naso

da per tutto!" Era partita sola, affannata, senza la Mary e promettendo

al marchese che sarebbe ritornata "quanto prima."

--Ebbene--pensò Angelica fra sè, per un momento, dopo che Alberto

le ebbe riferito ciò che la Balladoro gli aveva detto nel

salutarlo--ebbene, passando da Milano condurrò io in persona la Mary da

Donna Lucrezia, e vedrò dal suo viso se proprio è stata lei che m'ha

tradita!

Ma in breve tornò a pentirsi e a provare rimorso de' suoi sospetti.

"Non doveva supporre la Balladoro così abietta; non ne aveva

diritto!... E poi, se proprio avesse pensato di tradirla, non poteva

approfittare della lettera, fingendo che l'una o l'altra si fosse

smarrita?... Invece gliele aveva consegnate tutte puntualmente! E,

in fine, a che pro doveva tradirla? Perchè?... Essa non aveva fatto

altro che del bene a Donna Lucrezia.... No, no! Era ingiusta coi suoi

sospetti! E questa persuasione alleggeriva di un gran peso l'animo

fiducioso di Angelica, e subito pensava che cosa avrebbe potuto fare

per Donna Lucrezia, volendo quasi compensarla dell'ingiusto suo

dubbio."

--Intanto, per altro, e senza perder tempo--continuava a riflettere

Angelica--avrebbe dovuto avvertire Andrea che non le mandasse più

le lettere a Padenghe, e che prima di scriverle ancora, aspettasse

le notizie e le istruzioni ch'essa avrebbe trovata la via di fargli

giungere appena potesse.... Dio, Dio! quanti avvenimenti, quante

disgrazie erano accadute proprio in quel giorno.... il primo, il

solo in cui si erano riveduti!... Come già aveva dovuto scontarlo

quel barlume di felicità.... E se tutto ciò non fosse altro che un

avvertimento divino?... Se fosse la punizione della sua colpa?

Angelica, a tale idea, rimase un po' scossa e impaurita, ma poi

stringendosi nelle spalle, alzò rassegnata al cielo i suoi occhioni

dolcissimi, in cui fra la mestizia scintillava un raggio d'amore.

"Ormai aveva promesso: sempre.... _sempre_, a qualunque costo!"

E così, ripensando ai giuramenti fatti e ricevuti, e alle appassionate

parole di Andrea, Angelica, dimentica d'ogni altra cosa, cedette

all'imagine che l'attraeva e alla seduzione che le penetrava nello

spirito e nel sangue con un languore invincibile. Vedeva ancora gli

occhi innamorati che la fissavano sfavillanti di tenerezza, e le pareva

di essere avvolta dalla loro luce, di essere riscaldata dal loro

calore, mentre la cara voce, morbida e insinuante, rendeva più forte

quel fascino, rendeva più soave quell'estasi. Allora, per un momento,

sentì come diffondersi intorno l'infinita serenità di quella tepida

mattina così piena di sole e d'amore; sentì inondarsi l'anima della

grande felicità che le era apparsa in un sogno incantevole; e come i

neri fantasmi della notte si dileguano al sorgere lieto dell'aurora,

così tutti i suoi dolori, tutti i suoi timori si acquetavano, si

allontanavano e svanivano a poco a poco....

Ma il mondo, che Angelica voleva dimenticare, si ricordava invece

sempre di lei; e il giorno stesso in cui i Collalto dovevano partire

da Villagardiana capitò una lettera anonima al marchese Alberto, colla

quale si avvertiva che sua moglie "_aveva una tresca con un capitano

d'artiglieria, che veniva apposta da Brescia per trovarsi con lei nei

boschetti solitari o nei casolari abbandonati._"

--Buffone!--mormorò il marchese che indovinò subito da chi gli doveva

arrivare quella lettera.--Buffone!... non le sa nemmen fare le

bricconate!

E il brutto tiro del signor Pompeo, perchè era proprio stato lui a fare

scrivere l'anonima da uno scritturale dell'Agenzia Micotti, ottenne

tutt'altro effetto da quello sperato.

La gelosia del marchese, sempre pronta ai sospetti più strani e

assurdi, rimase invece indifferente, per una contradizione naturale

al suo spirito debole e sconvolto, di fronte a quell'accusa troppo

specificata, e il suo cuore, come se si destasse allora dopo un

lungo sopore, provò, insieme a un impeto d'ira contro la calunnia

ignominiosa, anche un senso di compassione per la sua povera moglie,

tanto buona e tanto infelice.

--Povera donna!--e per un attimo gli si affacciò alla mente, come

rischiarata, la figura di Angelica, bella e soave nella sua compostezza

tranquilla; sempre così sicura di sè, così infaticabile e paziente e

sempre piena di cure amorose.--Povera donna!... E mentre, sdegnato,

s'infuriava contro la delazione falsa e iniqua, e contro l'enorme

ingiustizia, sentiva pure, per naturale conseguenza, quanto lui stesso,

e ben sovente, fosse stato ingiusto e inumano con lei, e se ne pentiva.

Quelle parole "_aveva una tresca_" erano poi tanto volgari nella loro

perfidia, che non avrebbero potuto mai, in nessun modo, suscitare la

sua gelosia per quanto credula; ma soltanto offenderlo gravemente, per

la grave offesa fatta a sua moglie.

--Anche questa lettera anonima è da mettere in conto per quando avrò le

gambe buone!--mormorò cercando di calmarsi e immaginò che "quel turpe

uomo del sor Pompeo" avendolo sentito spesso fare sfuriate di gelosia

contro Angelica, e non accorgendosi che erano soltanto i nervi che lo

facevano strillare, aveva pensato quel tiro vigliacco e birbone per

vendicarsi di lei e della buona lezione che gli aveva data.

--E mi crede poi tanto cretino da lasciarmi infinocchiare così

goffamente!--E il marchese si adirava contro "il sor Pompeo" anche

perchè questi pareva lo stimasse un gonzo, un balordo; e così un senso

d'amor proprio lo spingeva vie più ad essere e a mostrarsi indifferente

per quella letteraccia.

--_Un capitano d'artiglieria!_--borbottava mettendosi quasi di buon

umore.--Come mai quel villan rifatto è andato a pescare un capitano

d'artiglieria? Mia moglie non ne conosce neppur uno!... E poi, essa

non vede mai anima viva; e poi sono proprio io quel certo tomo che le

lascia il tempo di smarrirsi nei _boschetti solitari_, o nei _casolari

disabitati!_... _Un capitano d'artiglieria che viene apposta da

Brescia!_... E non sa, il gaglioffo, che Angelica ha fatto foco e

fiamme per partir subito da Villagardiana, e andare il più lontano

possibile!... Povera Angelica.... È proprio disgraziata!... Ma non

deve saper nulla di questa lettera.... le farebbe troppo male. In

questo momento poi, ha già tanti dolori, tante amarezze.... Povera

Angelica!--e il marchese Alberto abbruciò la lettera senza parlarne

mai con nessuno, e quando la moglie entrò in camera le disse, per la

prima volta, alcune parole buone di conforto, stringendole la mano con

gentile premura.

Quanto poi al viaggio che dovevano fare, il marchese Alberto aveva

finito coll'esserne contentissimo. Il medico, per compiacere alla

marchesa, gli aveva assicurato che l'aria marina lo avrebbe rimesso in

salute e perciò, dopo aver tanto gridato e smaniato, adesso che tutti

erano in lacrime per il dolore di quella partenza (compreso Stefanuccio

stizzito contro la mamma, che non voleva prendere col bagaglio anche

la mucca bianca del fattore) egli solo rideva e scherzava nella sua

carrozzetta; e se qualche volta brontolava, era per dire che appena

avesse riacquistato le gambe, sarebbe ritornato sul lago per aggiustare

certi conti nei quali l'avvocato non ci aveva da entrare.

Il signor Pompeo, frattanto, nascosto dietro le persiane socchiuse di

una stanza del suo quartierino, stava quasi tutto il giorno attento

e ansioso a spiare i preparativi di quella partenza, e pensava

all'effetto che avrebbe dovuto produrre la lettera anonima. Si rodeva

di non poterne saper nulla di preciso; ma la Balladoro, "maledetta

lei!" era proprio partita in que' giorni. Se fosse stata ancora a

Villagardiana egli l'avrebbe istruita opportunamente, sicchè gli

avrebbe potuto riferire tutte le scene che immaginava dovessero

accadere fra marito e moglie. Tuttavia era sicuro di essersi vendicato

bene.--Il Collalto--pensava--è geloso come una bestia, e se anche

colle smorfie e i piagnistei quella fintaccia riuscirà per il momento

a dargliela a bere, egli d'ora in poi starà in guardia, e madama farà

presto la frittata!

--Ah, ah!... e non è tutto, cara!--borbottava fra sè, arrabbiandosi

sempre più, ogni volta che vedeva Angelica uscir nel cortile per

dare qualche ordine alla gente che caricava la roba.--Tu speri di

sfuggirmi di mano?... T'inganni, bella mia; le mani del signor Pompeo

hanno le unghie lunghe, e ti acchiapperò sempre anche se scappi in

capo al mondo. Non sono contento finchè non avrò mortificata la tua

superbia; finchè non ti vedrò lì, prostrata a' miei piedi, a gemere

e a raccomandarti!... Buon viaggio; buon viaggio, madama!... Ma ci

rivedremo ancora, sai?!... Oh, se ci rivedremo!

Tuttavia, quantunque il signor Barbarò cercasse di sfogarsi col

pensiero della vendetta, que' bauli, quelle casse che vedeva ammontare

sopra il carro gli mettevano addosso, in mezzo a tutto il suo gran

furore, anche un senso di pena.

"Partiva.... non voleva proprio saperne di lui!... Lo aveva respinto,

scacciato!... Partiva fiera, sicura, inflessibile; senza esitare, senza

dire una parola, senza umiliarsi.... Anzi, pareva più superba!...

Come doveva amarlo quello spiantato per sacrificargli tutta la sua

vita! E come l'amore in quella donna, sotto quella corteccia fredda,

impassibile, doveva essere strano, appassionato, ardente!..." e il

Barbarò ricordava e ripeteva fra sè le parole dette dalla marchesa al

Martinengo: _Morirei!... Morirei!..._ "Chi sa? La matta, sarebbe forse

capace di morir per davvero!... E Villagardiana?..." Figurandosela

vuota come doveva restare dopo la partenza della marchesa,

Villagardiana gli sembrava meno bella e meno ridente. Ma lui, non

avendo più impicci, avrebbe disfatto mezzo il giardino per coltivarlo a

viti, chè voleva gli fruttasse anche quello. E intanto si era fermato

sopra pensiero a rodersi le unghie, quando fu scosso da un rumore di

passi e dalla voce di Giulio che entrava nella stanza.

--Che vuoi?--domandò Pompeo al figliuolo, con un fare molto seccato, e

senza muoversi dalla finestra.

--Volevo.... volevo parlarti....

--Chè! Adesso non è il momento; non ne ho voglia. Parlerai stasera, a

tavola!

--Scusa, babbo, ma.... occorrerebbe proprio che ti parlassi ora,

subito....

Sebbene la risposta fosse data colla solita timidezza rispettosa e

quasi paurosa, l'ardire stesso di quell'insistenza fece colpo sul

Barbarò che scostandosi dalla finestra e fissando Giulio maravigliato,

gli si avvicinò domandandogli piano:

--Che c'è?

Giulio, cogli occhi bassi, un po' tremante e tossendo prima per

schiarirsi la voce che non gli voleva uscire dalla strozza, balbettò in

fretta, quasi col timore che l'altro lo fermasse a mezzo:

--Volevo dirti se non sarebbe il caso, visto che i Collalto sono anche

parenti della signorina Mary, di cercare di.... di aiutarli.

--Aiutarli?--domandò il signor Pompeo sgranando gli

occhietti.--Aiutarli?... In che modo?

--Io e la signorina Mary,--rispose Giulio parlando ancora più in fretta

e colla voce sempre più soffocata,--siamo disposti a tutti i sacrifici

possibili per aiutare la marchesa Angelica, e occorrendo, pur di

raggiungere questo fine, ti abiliterei anche a... a impiegare la mia

parte del.... la mia parte di....

--La tua parte?--interruppe ancora il Barbarò che non capiva, o voleva

fingere di non capire.

--La mia parte di.... del patrimonio che mi hai fissa.... che vorrai

assegnarmi.--Il povero ragazzo non aveva più fiato.

--Benissimo!... Si comincia a fare i conti a babbo morto?...

--No, no; non volevo dir questo!--esclamò Giulio vivamente.

--Allora t'insegnerò, cara la mia marmotta--seguitò Pompeo

riscaldandosi e senza dargli retta--t'insegnerò a non dir quattro

finchè non è nel sacco; cioè ad aspettare alquanto prima d'allungar

le mani sulla roba di tuo padre, perchè potresti correre il rischio

di rimanere con un palmo di naso!... Non devi dimenticare che alla

tua età io mi guadagnavo il pane, e che tu invece trovi sempre la

minestra scodellata. Non devi dimenticare che ti ho data un'educazione

che mi costa un occhio; che ti mantengo come un milordino; e che sono

tanto babbeo, da chiuder un occhio sui tuoi capriccetti, benchè mirino

a tirare in casa una gonnella senza un soldo di dote.... Ma, ohi,

adagio, compare!... Non bisogna approfittarsene troppo della mia bontà!

Aspetta, aspetta prima di reclamare la tua fetta di torta, per il gusto

sciocco di cavar la fame ai disperati! Non so ancora, alla mia morte,

se e quanta ce ne sarà; ma per altro quel poco che ci sarà (se ci

sarà) è sangue mio; è frutto dei sudore della mia fronte; e siccome con

te ho già fatto più del dovere, così sta sicuro che se continuerai in

questo bel modo a darmi prova del tuo amore al risparmio, avrò premura,

prima di crepare, di non lasciarti neppur il becco d'un quattrino!

--Scusami, babbo,--rispose Giulio mortificato,--sono un po' confuso, te

lo confesso e non mi sarò spiegato bene!

--Ti ho fatto insegnare il greco, il latino, un monte di storie, e non

sei buono a farti capire?... Per Dio, gli ho spesi bene i miei danari!

--Scusami, babbo,--ripetè Giulio facendosi coraggio,--tu un giorno

hai dichiarato alla signora Balladoro che se si poteva combinare

il matrimonio fra me e la signorina Mary, saresti stato disposto a

fissarmi un buon assegno....

--Ho detto "un assegno conveniente"--interruppe il Barbarò di

malumore--cioè proporzionato non ai fumi degli Alamanni, ma alla nostra

condizione.

--Ebbene--concluse il buon ragazzo risolutamente--la signorina Mary mi

ha promesso di.... di corrispondere alla mia affezione e di rinunciare

a qualunque assegno, purchè si possa aiutare i Collalto.

--E tu le hai risposto?

--Che ti avrei pregato e supplicato per ottenere il tuo assenso.

--Bravo merlo!...--E con queste idee hai in animo di prender moglie,

e vorresti mettere su casa e piantar famiglia? No, caro; non sarò

io tanto matto da permetterlo! Va', va' a cantar poesie al sole e

alla luna! Va', va' a fare lo _stragavante_!... Del resto--continuò

sogghignando--non capisco perchè la signorina Mary, tanto prodiga coi

danari miei, non pensa invece colle proprie economie a soccorrere i

nobili parenti!

--Piange sempre, e si dispera, appunto per non poterlo fare.

--Oh poverina!--esclamò il Barbarò con finta compassione.

--Ma--continuò l'altro--tutta la rendita della signorina Mary è appena

sufficiente, avendo essa da mantenere anche la zia Balladoro.

--Ah, ah!--soggiunse il signor Pompeo sempre con tono ironico--è dunque

colle _sue rendite_, che la signorina Alamanni mantiene sè e la vecchia?

--Sì; e lo può fare soltanto perchè il signor Francesco Alamanni le ha

ceduta anche tutta la sua parte.

I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1 · 第 18 / 25 段