scosso per un momento dalle parole della marchesa, tornava alle
esaltazioni dell'amore.--Sono tutte eresie; e se mi manca la eloquenza
per ribattere le sue accuse, non vuol dire che mi manchino anche
le ragioni. Lei ha più ingegno, molto più ingegno di me, e però mi
confonde, mi sbalordisce, anche quando non riesce a convincermi. Io
sento che esagera molto i suoi scrupoli; io sento che ha torto quando
parla di rimorsi perchè noi non ci rivedremo più; perchè il suo cuore
me l'aveva già dato quando era padrona di disporne; perchè l'hanno
ingannata e sacrificata!
--Ma dice anche lei che ci vorrebbe eloquenza per difendere la
mia causa,--ribattè la marchesa con un'ostinazione che turbava il
Martinengo.--Dice anche lei che non mi può servire la franchezza
del soldato, ma che ci vorrebbero invece i sofismi del causidico....
No, non si arrabbi,--soggiunse poi, vedendo che l'altro non poteva
trattenere un moto d'impazienza,--so che faccio male a dirle queste
cose. Quando si sentono dentro di sè, e non si ha poi la forza di fare
quel che si dovrebbe, il parlarne è peggio, perchè non si riesce ad
altro che a provare la propria debolezza. Ma, per quanto ci pensi,
non saprei dire quando ho cominciato a essere debole, a transigere,
a cedere. Ecco, questo non so; e questo solo è forse un po' la mia
scusa. Venendo qui non intendevo certamente di accondiscendere a un suo
desiderio; credevo, m'imaginava di compiere un dovere. A malincuore ho
risposto alla sua prima lettera, e ho risposto soltanto perchè così
mi consigliava la prudenza. Non le ho scritto intenerita dalle sue
preghiere e dalle sue lacrime, ma solo spaventata dalle sue minacce.
--Non per altro, proprio?
--No, non per altro!--rispose Angelica con più forza.--Non posso
ricordare in che modo, come, quando, ha cominciato questo strano
mutamento del mio cuore.... e anche un po' della mia testa. Ieri sera
ancora tremavo tanto all'idea di dovere venir qui; era tale il mio
orgasmo, che non mi sarebbe stato possibile di calmarmi per interrogare
me stessa, nè per riflettere se facevo bene o male. Questa notte non
ho potuto chiudere occhio; ero agitata, convulsa per lo spavento, per
l'angoscia di ciò che stavo per fare: tremavo di essere scoperta,
eppure sono venuta!... Ma, sa, credevo proprio di venire, di _dover
venire_, per pregarla e anche per imporle di non pensare più a me, di
dimenticarmi.... e invece....
La poveretta s'interruppe, le lacrime la soffocavano, e allora
premendo il fazzoletto sugli occhi non potè più frenarsi, e cominciò a
singhiozzare.
Andrea, commosso, ma dolcemente commosso, cercava di riprenderle la
mano per vedere gli occhi cari che piangevano per lui, e:
--Quanti che si credono onesti e forti--esclamò--solamente perchè sono
felici, non valgono, con tutta la loro facile virtù, una sola di queste
sue lacrime!...
Intanto la cingallegra continuava a saltellare sui ramoscelli alti
della siepe, ma non cantava più. Pareva volesse sentire anch'essa ciò
che diceva il bel giovane bruno colla bella signora bionda.
--Pensi a questo, marchesa, che volendomi un po' di bene fa un'opera
buona.
--Un'opera buona?--domandò Angelica, maravigliata, alzando il visetto
incantevole ancora tutto rosso e sparso di lacrime.
--Sì, un'opera buona,--ripetè Andrea accarezzadole le mani che teneva
unite fra le sue.--Ero scettico, sfiduciato, e lei mi ha ridata la
fede: la fede nel dolore e nell'amore.--Ero misantropo e tristo, e lei
ha ridestato in me la soave poesia della vita. Il mio cuore arido non
aveva più palpiti, ed ora senta, senta, marchesa, come batte forte
sotto la sua mano!... Pensi che la mia anima è sua; e pensi ch'ella
potrebbe farne anche l'anima d'un dannato! Io per me, per sola forza
mia, non sono nulla, nè posso essere nulla. È lei, sempre lei, che mi
fa e mi rifà come vuole. Ero cattivo perchè lei mi aveva fatto cattivo
col suo abbandono; adesso ritorno buono perchè lei mi vuol bene ancora.
E così sarà sempre; sempre così!... Una madre dà la vita materiale, la
donna che ci vuol bene, creda, marchesa Angelica, ci ridà anche la vita
dello spirito; e però non soltanto il nostro cuore, ma anche la nostra
coscienza è nelle sue mani. Pensi che per cagion sua, un giorno, ho
maledetto ogni cosa del mondo; pensi che non volevo più vivere.... ed
oggi invece, sempre per lei e solamente per lei, ho cara l'esistenza, e
trovo il mio primo giorno di felicità. Sì, è proprio vero. Quantunque
sia questo il momento in cui dobbiamo dirci addio e, chi sa, forse per
sempre, pure è il momento più felice, creda, marchesa Angelica, il solo
veramente felice di tutta la mia vita!
Più che ascoltare le parole di Andrea, Angelica le aspirava coll'anima
ammaliata, e le sentiva scendere nel profondo del cuore e diffondersi
per tutto l'essere suo, soavi, benefiche; poi dopo un lungo silenzio a
cui si era abbandonata, vinta da quel rapimento, mormorò con l'amore
che le prorompeva dagli occhi, e le scoloriva le labbra e le gote:
--Anch'io, sa, ad onta delle mie lacrime e dei miei rimorsi.... perchè
non dovrei dirlo? è la verità.... ad onta anche de' miei rimorsi, sento
che è questo il primo giorno, il primo momento in cui sono felice!
Il sole alto oramai cominciava a dardeggiare. Montebaldo nell'orizzonte
lontano non era più avvolto dalla caligine vaporosa, nè la cima superba
si perdeva dentro un velo bigio di nubi, ma appariva chiara e nitida
nel sereno profondo. Manerba distesa ai piè della rocca odorante di
muschio, dove ancora vagano i canti di Catullo fra il sussurro del
vento che le porta tepido un profumo di cedri; Manerba, con la sua
candida chiesa, splendeva di luce viva; e dall'azzurro cristallino
delle acque, dov'è più verde e amena la riviera, sorgeva Moniga,
romanticamente leggiadra fra la sollazzevole allegria dei vigneti,
ergendo in mezzo al cielo turchino la torre bianca del castello feudale.
Bisognava scambiarsi gli ultimi saluti; bisognava separarsi per sempre.
Tuttavia anche nel momento del doloroso distacco il viso di Angelica
esprimeva, pur fra le lacrime, una vivezza insolita; pareva che un
raggio di quel bel sole le fosse sceso nel cuore.
Non si sarebbero riveduti più, ma promisero di scriversi. E allora, in
quell'ultimo istante, uniti dal comune dolore, si abbandonarono alla
più dolce intimità, e combinarono insieme i loro disegni. Come, dove,
quando avrebbero dovuto scrivere per essere più sicuri?
Angelica raccomandò al Martinengo di spedire sempre le lettere a
Padenghe, dirette alla Balladoro.
--Ma saremo poi sicuri veramente con questa signora?--domandò Andrea.
--Spero; spero di sì,--rispose la marchesa.--Non avrebbe nessun motivo
per tradirmi, per farmi del male. In ogni modo bisogna rassegnarci.
Se mi vuol scrivere non c'è altra via. Mandare le lettere a me
direttamente è impossibile; io non potrei, neppur per sogno, andare a
prenderle alla posta, e non ho un'altra persona di cui potermi fidare.
Poi Donna Lucrezia è una chiacchierona, un po' frivola, un po' leggera,
ma ha molto cuore, e a me ha dimostrata sempre una grande affezione.
Di più è stata lei la prima ad offrirsi e, capirà, anche questa è una
prova di amicizia, e mi ha risparmiato una gran pena.... Io certo non
mi sarei sentito il coraggio di confidarmi per la prima, e di pregarla
di farmi un simile favore....
Andrea si mostrò pago di queste ragioni. Egli, d'altra parte, se aveva
maggior esperienza del mondo e se non si abbandonava ciecamente alla
fiducia di Angelica, non conosceva punto Donna Lucrezia, nè poteva
avere alcun sospetto.
Bisognava proprio partire. Ancora una stretta di mano, ancora un addio,
una preghiera rotta dalla commozione, e poi.... non rivedersi più!
--Ma se proprio avremo la guerra, e....
--Morrei anch'io!--rispose Angelica, che avea indovinato, con una
stretta al cuore, il pensiero di Andrea.
Poco dopo che la marchesa e il Martinengo si erano allontanati dalla
_Casina delle Romilie_ l'uscio si aprì pian pianino, e il signor Pompeo
mise fuori la testa. Alzò la faccia, ancora verde di bile, girò attorno
gli occhietti loschi, spiando se più nessuno non lo poteva vedere, poi
rassicurato uscì dal casottino, e si avviò difilato verso Villagardiana.
--Ah! ah!--mormorò fra sè, stirando le labbra con un ghigno sinistro--è
il tuo primo giorno di felicità?... Aspetta stasera a dirlo, ipocrita,
sfacciata!... Si fa presto a essere forti, e a giurare di non più
rivedersi, quando si ha nel cuore la bella speranza che crepi presto
chi ci è d'incomodo!
Appena il signor Pompeo era uscito dalla casina la cingallegra con uno
strido era fuggita via spaventata, fendendo l'aria, pei campi lontani.
X.
Angelica, ritornata a Villagardiana, s'ebbe molti e fieri rabbuffi, che
sopportò pallida e muta, tutta chiusa nel dolore. Il marchese Alberto
era sulle furie; avea mandato gente a cercarla e non l'avevano trovata,
mentre avea detto alla cameriera che andava a passeggiare verso la
riva; invece Stefanuccio per il gran dolore di non veder la mamma
s'era messo a strillare e non s'era lasciato lavare; ma poi, sempre
ingrugnato, aveva versata tutta la zuccheriera nel caffè e latte,
inzuppandovi tante fette di torta da farsi venire un'indigestione.
E però se l'ira e i sospetti del marito acquietarono un poco, per
naturale reazione, i rimorsi di Angelica, le si ravvivarono alla vista
del figliuolo, col muso imbrodolato di lacrime e di latte.
A colazione essa toccò appena il cibo, senza nemmeno rompere il pane.
Aveva il petto oppresso, la gola stretta; faceva fatica a inghiottire
anche una goccia d'acqua.
Finita la colazione, il marchese Alberto volle essere condotto a
prendere il caffè, come di solito, all'ombra di un grosso castagno
d'India sul terrazzo. C'erano tutti attorno alla carrozzetta: Angelica,
Stefanuccio, la Mary, Giulio Barbarò; tutti, meno Donna Lucrezia. La
rispettabile signora quella mattina non si era fatta vedere. Aveva
detto alla cameriera di scusarla coi padroni se non scendeva a
colazione, perchè "spasimava dal mal di denti." Ma invece del mal di
denti aveva un altro male addosso: era inquieta, era arrabbiata di ciò
che avea dovuto riferire al Barbarò; e si sentiva sossopra per il colpo
terribile che da un momento all'altro doveva rimbombare nella casa.
--Ah, santi numi, santi numi!... Perchè non sono libera e ricca?...
Allora, invece di star soggetta a quel muso da cane, gli risponderei
per le rime!... E fantasticava un bel giorno di repubblica in cui lo
Zodenigo (del _Consiglio dei Dieci_) gli avrebbe fatto impiccare il
Barbetta per farle piacere.
Intanto il marchese Alberto, tutto rattrappito nella carrozzella, colle
gote accese, perchè mangiava e beveva molto, continuava a brontolare
rabbiosamente con Angelica. Adesso s'irritava perchè rimaneva
muta e aveva la faccia intontita.--L'emicrania--borbottava--era
stata una scusa. Non era per lui certamente, per il dolore della
sua prossima fine che si era vestita di bianco e si era fatti i
ricciolini!--Stefanuccio voleva le caramelle col rosolio, e strillava.
Un po' più lontano, seduta sul muricciolo del terrazzo, la Mary
discorreva piano con Giulio Barbarò che rimaneva in piedi, dinanzi
a lei. I due giovani, un po' anche perchè ci erano avvezzi, non
badavano a quelle scene. Giulio era ritornato allora da Brescia, e
aveva portato alla signorina certa musica e alcuni libri, di che essa
lo aveva pregato. E sfogliando i libri e la musica più di una volta
era successo che le dita del giovane avevano incontrato la mano della
fanciulla; e più di una volta alzando la testina dai bei capelli
castagni ondeggiati, la Mary avea sorriso amorosamente all'amico suo
che, sempre un po' timido, non la poteva guardare senza arrossire.
Giulio Barbarò non si era fatto un bel giovane. Aveva il viso
palliduccio, la figura esile e sembrava più piccolo della Mary; ma
quando la fanciulla lo guardava co' suoi occhioni che avevano la
lucentezza morbida del velluto, egli pareva trasformarsi; pareva che
un nuovo calore, una nuova vita si diffondesse in lui e il suo viso
diventava piacente, tanto era l'amore profondo e la docile bontà che
allora esprimeva.
I due giovani continuarono così molto tempo a sfogliare i libri e a
discorrere quietamente, e il marchese Alberto, addormentatosi, avea
finito di brontolare, quando si udì un rumore di passi: Stefanuccio,
seduto sulle ginocchia della mamma, si fermò subito dal succhiare la
caramella e come un cane di guardia puntò chi si avvicinava.
Era il signor Pompeo, umile e cerimonioso, che veniva a informarsi
della salute del marchese Alberto e a presentare i suoi omaggi alla
marchesa Angelica.
Il Collalto si destò subito e, sbadigliando, guardò in giro cogli occhi
pesi.
--Oh _bon dì_, sor Pompeo!
--Sono dispiacentissimo!... Ella riposava un poco, e io l'ho
disturbato....
--Chè! Non dormivo; non dormo mai!... Ho troppi pensieri; troppi
dolori.... E poi, presto, avrò tanto tempo da dormire!...
--Che cosa dice, che cosa dice mai, signor marchese!... Questi,
scusi, sa, sono brutti pensieri che bisogna bandir dalla mente. Ella
è giovane; la gioventù è un gran rimedio e vivrà, diamine, vivrà
lungamente, per tutti coloro che le vogliono bene!...
--Allora potrei crepar domani,--borbottò il Collalto a mezza voce; poi
con un cenno di mano si chiamò vicino il signor Pompeo, che si curvò
sulla carrozzella, e gli domandò all'orecchio:
--E così?
--Ho potuto trovare duemila lire.
--Be'.... per il momento basteranno....
--Dopo giri e rigiri--continuò il Barbarò sempre a bassa voce--le ho
avute a Desenzano, da un mio amico.....
--Bravo bravo, signor Pompeo!
--Ma....
--Ma?
--Ho un dispiacere, signor marchese....--Il Collalto guardò Pompeo con
piglio diffidente.--Dovrò forse farla andar in collera....
--Che c'è di nuovo?
--No, no; niente di nuovo; ma, come al solito, dovremo ricorrere alla
firma della signora marchesa....
--Usurai villani!--grugnì il Collalto stizzito.--La mia firma è stata
sempre onorata a Vienna, a Parigi, a Londra, e non deve bastare a
Desenzano!
--Pur troppo, signor marchese; pur troppo non basta più e, come ho
avuto il dolore di doverle dire altre volte.... il trovar danaro mi
riesce ogni giorno più difficile.... Sarebbe proprio necessario, signor
marchese....
--Va bene, va bene; ho capito.
--Ma....
--Ne discorreremo un altro giorno, quando mi sentirò meglio....
--E se fosso troppo tardi, signor marchese?...
Il Collalto guardò per un momento il Barbarò con apprensione, ma
parendogli di scorgere un sorrisetto balenare negli ocelli furbi
si riconfortò, e sdraiandosi nella carrozzella mormorò quasi
piagnucolando:--Mi sento tanto male.... ho la vita rotta dai
dolori!--poi, rivolgendosi alla moglie:--Angelica--le disse--il signor
Barbarò avrà da parlarti.
Angelica guardò con inquietudine Pompeo che le si era avvicinato, e gli
domandò:
--Ancora?
L'altro abbassò il capo sospirando e soggiunse piano:
--Devo parlarle, signora marchesa: è assolutamente necessario che le
parli.
--Mio Dio!... Lei mi spaventa, signor Pompeo!
--Mah!...--rispose il Barbarò e, sospirando una seconda volta, indicò
il marchese col volgere degli occhi--non mi ha mai voluto ascoltare!...
--Ebbene, fra un quarto d'ora torneremo in casa; se vuol venire
l'aspetterò nel mio salottino.
--Grazie, signora marchesa,--balbettò Pompeo con voce sorda.
Sulle gote verdognole gli passò un guizzo di foco, ma non osò guardare
in viso Angelica. Si avvicinò invece alla carrozzella e inchinandosi
per salutare Alberto gli disse sommessamente:
--Vado e torno; consegnerò il danaro alla signora marchesa.
--_Bon dì_, sor Pompeo!--rispose il Collalto senza nemmeno voltarsi, e
continuando col cannocchiale a guardare Garda, Sirmione, Solferino, e a
cercare i paeselli della riva veronese.
Pompeo era così confuso che andò via senza pensare di salutar la Mary.
Il colloquio, cui era stato volontario spettatore, aveva attizzato
d'odio e di gelosia la sua passione brutale; era in trepidazione
aspettando il momento di trovarsi con Angelica; le mani gli tremavano,
gli ballavano le gambe, aveva le fiamme in viso, non sapea più che cosa
si facesse. Ogni poco guardava l'orologio, ma la mezz'ora d'indugio
che per convenienza si era assegnata, non passava mai; si spazzolò
l'abito, spolverò le scarpe, ravviò i capelli lustrandoli con due colpi
del cerone nero e poi guardò di nuovo l'orologio.... La mezz'oretta
era trascorsa. Allora, invece di essere contento, sentì crescere
l'agitazione.
--Ma se poi la marchesa non avesse voluto accettare le sue proposte? In
tal caso.... tanto meglio!... Tutti quattrini risparmiati!--pensò il
Barbarò che voleva premunirsi in caso di sconfitta.--Tutti risparmiati;
e se la marchesa non vorrà pensare al suo interesse, io farò il
mio!... Ma non è possibile; non le resta più, quasi, da vivere e sullo
zio Diego non c'è da fare assegnamento. Buone parole e complimenti
assai, ma fastidi non se ne piglia per nessuno! Non credo che per un
capriccetto sia poi disposta a stentare e a sacrificare suo marito e la
sua _mummietta_....
Quanto a sè, il signor Barbarò aveva la coscienza di non poter essere
più generoso. Erano rari i "minchioni" che per i begli occhi di una
donnina sarebbero stati disposti a sobbarcarsi a tanti sacrifici. E
poi, alla fine, egli giocava a carte scoperte; non faceva il _gesuita_;
non adoperava sotterfugi; e la marchesa doveva riflettere quietamente a
ciò che meglio le convenisse di fare.
Guardò un'altra volta l'orologio: poteva aspettare ancora cinque minuti.
"Era proprio vero che l'amore lo rendeva un gran minchione!" E intanto
colla cocca del fazzoletto di tela grossa colorata, bagnata di saliva,
si lustrava gli anelli delle dita. "Minchione...." ma non al punto, per
altro, che una volta accettati i suoi patti la biondina potesse sperare
d'ingannarlo. Oh i cancelli di Villagardiana sarebbero stati chiusi
per tutti, e avrebbe pensato lui a tenerla d'occhio e a impedire le
passeggiate mattutine! Non ci sarebbero state più lettere: col capitano
doveva finire ogni corrispondenza. E se al bel damerino spiantato la
pillola sembrava amara, li mettesse fuori lui i quattrini. A buon
conto, quell'altro non aveva che chiacchiere, mentre lui si faceva
avanti coi fatti!... Se la marchesa aveva un po' di testa doveva capire
che "quel bonomo del signor Pompeo" era una provvidenza per lei!... A
Villagardiana avrebbe sempre figurato di esser lei la padrona!... E
mediante la cessione da parte dei Collalto di tutto il loro patrimonio,
egli avrebbe fissato al marchese un assegno vitalizio col quale
avrebbero potuto vivere comodamente, e con decoro.... Poi, era un
galantuomo e, morto il marito, l'avrebbe sposata. Il marchese poteva
morire fra qualche mese, gli aveva detto il medico, e poteva campare
anche dieci anni.... ma al modo onde intendeva regolar le cose avrebbe
potuto aspettare. Intanto non avrebbe perduto tempo e.... avrebbe
abituata la marchesa ad essere economa, e a condursi come piaceva a
lui....
--Morrei!... morrei!...--ripetè poscia fra sè pensando all'addio che
aveva dato Angelica al Martinengo.--Tutte smorfie.... Un po' di
lucciconi in sulle prime, e poi colla vita quieta si farà più grassa!...
Ma quando, preceduto dal cameriere che gli aprì l'uscio, e sparve
subito, il signor Pompeo entrò nel salottino della marchesa, non era
più tanto sicuro.
Colle persiane socchiuse e le tendine calate, il salottino era avvolto
in un'oscurità piacevole e tranquilla, e odorava del profumo proprio
della marchesa: quel profumo che spirava dalle sue vesti, dalla sua
persona, da tutte le cose sue....
E ogni oggetto raccolto nella elegante stanzetta, dai ritratti dei
parenti e degli amici; dalle preziose anticaglie, dai gingilli, dalle
galanterie che riempivano gli scaffali e i palchettini dorati, fino
ai ninnoli, ai fiori, ai libri riccamente rilegati della piccola
scrivania, tutto, si capiva subito, era stato scelto e messo a posto
dalla marchesa; tutto, là dentro, apparteneva a lei esclusivamente; e
pareva proprio che le mani gentili che toccavano sole quegli oggetti
e la predilezione un po' gelosa che aveva Angelica per le cose sue,
infondessero nell'armonico complesso come una fisonomia particolare.
Il Barbarò, in quella semi-oscurità, distinse solo la marchesa per il
suo abito bianco, e si avvicinò alla scrivania dov'era seduta, urtando
in una poltroncina.
--Oh, come son balordo!... Perdoni, signora marchesa.
--S'accomodi, signor Pompeo!... È forse troppo buio, non è vero?...
--No, no!... Ci si vede benissimo! Soltanto venendo dalla strada, al
primo momento si resta un po' confusi....
--S'accomodi.--E Angelica gl'indicò la poltroncina presso la scrivania;
quella che gli era andata fra le gambe.
--Grazie, obbligatissimo!--rispose il Barbarò sedendosi e cercando il
posto dove mettere il cappello, che finì poi per tenere sulle ginocchia
mentre frugava nella tasca interna dell'abito e tirava fuori il
portafoglio grosso di bulgaro. Lo aprì, ci ficcò dentro gli occhietti
storti, e con due dita prese una cambiale e due biglietti di banca che
pose sulla scrivania, dinanzi alla marchesa.
--Devo ancora firmare?--domandò Angelica, guardando il Barbarò con viva
inquietudine.
--Se la bontà sua vuole farmi questa grazia....
--Ma senta, signor Pompeo, ella desiderava spiegarsi con me; poco fa mi
ha detto, anzi, che ciò era assolutamente necessario. Parli dunque, la
prego; mi dica tutto.
--Ecco.... per.... ecco....--Il Barbarò, impacciato, non sapeva da che
parte incominciare.--Il signor marchese non ha mai voluto farmi l'onore
di ascoltare i miei consigli e siamo arrivati al punto.... Sicuro,
tutte le volte che mi credevo in obbligo di accennare allo stato
deplorabile del suo patrimonio....
--Stato deplorabile?--ripetè Angelica sbigottita.
--Deplorabilissimo, signora marchesa!--esclamò il Barbarò traendo un
grosso sospirone e alzando gli occhi verso i putti del soffitto.
--Per carità, signor Pompeo, per carità, non mi faccia morire!...
--Diavolo; come la marchesa ha la morte facile!--pensò l'altro fra sè;
poi, brevemente, facendo prima notare che i registri erano in pieno
ordine e che la signora marchesa avrebbe potuto verificare l'esattezza
di quanto le andava esponendo, e avendo cura di ripetere sempre che il
signor marchese "quel che voleva, voleva" e non gli avea mai lasciato
dire le sue ragioni, concluse colla fredda eloquenza delle cifre che
l'ammontare dei debiti che aggravavano Villagardiana superava il valore
del possesso, anche stimandolo assai alto.
--Ma, signor Pompeo,--esclamò Angelica colle lacrime agli occhi,--ella
diceva sempre che Villagardiana doveva essere la nostra fortuna?!...
--Sicuro; Villagardiana doveva essere la fortuna della nobile casa;
ma, ma, ma.... Pur troppo i ma sono parecchi!... Prima di tutto non
son profeta, e non potevo certo prevedere che per tre anni consecutivi
ci dovesse colpire la grandine!... Non potevo prevedere nemmeno il
fallimento della ferriera di Dardanello che ci ha lasciato in asso
colla torba e.... E infine, scusi, signora marchesa, non avrei potuto
immaginare l'ostinazione del signor marchese nel non voler mai, mai
una volta, aprire gli occhi!... Appena mi arrischiavo a toccare il
tasto dell'economia, montava subito in furia e, quanto a me, oltre
al rispetto e alla soggezione grandissima che ho sempre avuto per il
signor marchese, ho una natura, lo confesso, piuttosto timida, e basta
una parola per chiudermi la bocca!
Angelica, pallidissima, era atterrita e accasciata.
--Poi--continuò il signor Pompeo dopo un momento di silenzio in cui si
era soffiato il naso e asciugato gli occhi--poi il signor marchese,
poveretto, si è ammalato e allora lei stessa, marchesa, mi ricordo
benissimo, mi ha detto, un giorno, che vagamente ho tentato di
condurre il discorso sugli affari, mi ha detto di non infastidire il
signor marchese, di non irritarlo a motivo dei suoi nervi....
--Il momento, me ne ricordo, non mi pareva opportuno, e poi anche dal
tono del suo discorso, non avrei mai creduto che si potesse arrivare a
una simile catastrofe.