--Queste ch'ella dice sono tutte eresie!--esclamò Andrea, il quale,

scosso per un momento dalle parole della marchesa, tornava alle

esaltazioni dell'amore.--Sono tutte eresie; e se mi manca la eloquenza

per ribattere le sue accuse, non vuol dire che mi manchino anche

le ragioni. Lei ha più ingegno, molto più ingegno di me, e però mi

confonde, mi sbalordisce, anche quando non riesce a convincermi. Io

sento che esagera molto i suoi scrupoli; io sento che ha torto quando

parla di rimorsi perchè noi non ci rivedremo più; perchè il suo cuore

me l'aveva già dato quando era padrona di disporne; perchè l'hanno

ingannata e sacrificata!

--Ma dice anche lei che ci vorrebbe eloquenza per difendere la

mia causa,--ribattè la marchesa con un'ostinazione che turbava il

Martinengo.--Dice anche lei che non mi può servire la franchezza

del soldato, ma che ci vorrebbero invece i sofismi del causidico....

No, non si arrabbi,--soggiunse poi, vedendo che l'altro non poteva

trattenere un moto d'impazienza,--so che faccio male a dirle queste

cose. Quando si sentono dentro di sè, e non si ha poi la forza di fare

quel che si dovrebbe, il parlarne è peggio, perchè non si riesce ad

altro che a provare la propria debolezza. Ma, per quanto ci pensi,

non saprei dire quando ho cominciato a essere debole, a transigere,

a cedere. Ecco, questo non so; e questo solo è forse un po' la mia

scusa. Venendo qui non intendevo certamente di accondiscendere a un suo

desiderio; credevo, m'imaginava di compiere un dovere. A malincuore ho

risposto alla sua prima lettera, e ho risposto soltanto perchè così

mi consigliava la prudenza. Non le ho scritto intenerita dalle sue

preghiere e dalle sue lacrime, ma solo spaventata dalle sue minacce.

--Non per altro, proprio?

--No, non per altro!--rispose Angelica con più forza.--Non posso

ricordare in che modo, come, quando, ha cominciato questo strano

mutamento del mio cuore.... e anche un po' della mia testa. Ieri sera

ancora tremavo tanto all'idea di dovere venir qui; era tale il mio

orgasmo, che non mi sarebbe stato possibile di calmarmi per interrogare

me stessa, nè per riflettere se facevo bene o male. Questa notte non

ho potuto chiudere occhio; ero agitata, convulsa per lo spavento, per

l'angoscia di ciò che stavo per fare: tremavo di essere scoperta,

eppure sono venuta!... Ma, sa, credevo proprio di venire, di _dover

venire_, per pregarla e anche per imporle di non pensare più a me, di

dimenticarmi.... e invece....

La poveretta s'interruppe, le lacrime la soffocavano, e allora

premendo il fazzoletto sugli occhi non potè più frenarsi, e cominciò a

singhiozzare.

Andrea, commosso, ma dolcemente commosso, cercava di riprenderle la

mano per vedere gli occhi cari che piangevano per lui, e:

--Quanti che si credono onesti e forti--esclamò--solamente perchè sono

felici, non valgono, con tutta la loro facile virtù, una sola di queste

sue lacrime!...

Intanto la cingallegra continuava a saltellare sui ramoscelli alti

della siepe, ma non cantava più. Pareva volesse sentire anch'essa ciò

che diceva il bel giovane bruno colla bella signora bionda.

--Pensi a questo, marchesa, che volendomi un po' di bene fa un'opera

buona.

--Un'opera buona?--domandò Angelica, maravigliata, alzando il visetto

incantevole ancora tutto rosso e sparso di lacrime.

--Sì, un'opera buona,--ripetè Andrea accarezzadole le mani che teneva

unite fra le sue.--Ero scettico, sfiduciato, e lei mi ha ridata la

fede: la fede nel dolore e nell'amore.--Ero misantropo e tristo, e lei

ha ridestato in me la soave poesia della vita. Il mio cuore arido non

aveva più palpiti, ed ora senta, senta, marchesa, come batte forte

sotto la sua mano!... Pensi che la mia anima è sua; e pensi ch'ella

potrebbe farne anche l'anima d'un dannato! Io per me, per sola forza

mia, non sono nulla, nè posso essere nulla. È lei, sempre lei, che mi

fa e mi rifà come vuole. Ero cattivo perchè lei mi aveva fatto cattivo

col suo abbandono; adesso ritorno buono perchè lei mi vuol bene ancora.

E così sarà sempre; sempre così!... Una madre dà la vita materiale, la

donna che ci vuol bene, creda, marchesa Angelica, ci ridà anche la vita

dello spirito; e però non soltanto il nostro cuore, ma anche la nostra

coscienza è nelle sue mani. Pensi che per cagion sua, un giorno, ho

maledetto ogni cosa del mondo; pensi che non volevo più vivere.... ed

oggi invece, sempre per lei e solamente per lei, ho cara l'esistenza, e

trovo il mio primo giorno di felicità. Sì, è proprio vero. Quantunque

sia questo il momento in cui dobbiamo dirci addio e, chi sa, forse per

sempre, pure è il momento più felice, creda, marchesa Angelica, il solo

veramente felice di tutta la mia vita!

Più che ascoltare le parole di Andrea, Angelica le aspirava coll'anima

ammaliata, e le sentiva scendere nel profondo del cuore e diffondersi

per tutto l'essere suo, soavi, benefiche; poi dopo un lungo silenzio a

cui si era abbandonata, vinta da quel rapimento, mormorò con l'amore

che le prorompeva dagli occhi, e le scoloriva le labbra e le gote:

--Anch'io, sa, ad onta delle mie lacrime e dei miei rimorsi.... perchè

non dovrei dirlo? è la verità.... ad onta anche de' miei rimorsi, sento

che è questo il primo giorno, il primo momento in cui sono felice!

Il sole alto oramai cominciava a dardeggiare. Montebaldo nell'orizzonte

lontano non era più avvolto dalla caligine vaporosa, nè la cima superba

si perdeva dentro un velo bigio di nubi, ma appariva chiara e nitida

nel sereno profondo. Manerba distesa ai piè della rocca odorante di

muschio, dove ancora vagano i canti di Catullo fra il sussurro del

vento che le porta tepido un profumo di cedri; Manerba, con la sua

candida chiesa, splendeva di luce viva; e dall'azzurro cristallino

delle acque, dov'è più verde e amena la riviera, sorgeva Moniga,

romanticamente leggiadra fra la sollazzevole allegria dei vigneti,

ergendo in mezzo al cielo turchino la torre bianca del castello feudale.

Bisognava scambiarsi gli ultimi saluti; bisognava separarsi per sempre.

Tuttavia anche nel momento del doloroso distacco il viso di Angelica

esprimeva, pur fra le lacrime, una vivezza insolita; pareva che un

raggio di quel bel sole le fosse sceso nel cuore.

Non si sarebbero riveduti più, ma promisero di scriversi. E allora, in

quell'ultimo istante, uniti dal comune dolore, si abbandonarono alla

più dolce intimità, e combinarono insieme i loro disegni. Come, dove,

quando avrebbero dovuto scrivere per essere più sicuri?

Angelica raccomandò al Martinengo di spedire sempre le lettere a

Padenghe, dirette alla Balladoro.

--Ma saremo poi sicuri veramente con questa signora?--domandò Andrea.

--Spero; spero di sì,--rispose la marchesa.--Non avrebbe nessun motivo

per tradirmi, per farmi del male. In ogni modo bisogna rassegnarci.

Se mi vuol scrivere non c'è altra via. Mandare le lettere a me

direttamente è impossibile; io non potrei, neppur per sogno, andare a

prenderle alla posta, e non ho un'altra persona di cui potermi fidare.

Poi Donna Lucrezia è una chiacchierona, un po' frivola, un po' leggera,

ma ha molto cuore, e a me ha dimostrata sempre una grande affezione.

Di più è stata lei la prima ad offrirsi e, capirà, anche questa è una

prova di amicizia, e mi ha risparmiato una gran pena.... Io certo non

mi sarei sentito il coraggio di confidarmi per la prima, e di pregarla

di farmi un simile favore....

Andrea si mostrò pago di queste ragioni. Egli, d'altra parte, se aveva

maggior esperienza del mondo e se non si abbandonava ciecamente alla

fiducia di Angelica, non conosceva punto Donna Lucrezia, nè poteva

avere alcun sospetto.

Bisognava proprio partire. Ancora una stretta di mano, ancora un addio,

una preghiera rotta dalla commozione, e poi.... non rivedersi più!

--Ma se proprio avremo la guerra, e....

--Morrei anch'io!--rispose Angelica, che avea indovinato, con una

stretta al cuore, il pensiero di Andrea.

Poco dopo che la marchesa e il Martinengo si erano allontanati dalla

_Casina delle Romilie_ l'uscio si aprì pian pianino, e il signor Pompeo

mise fuori la testa. Alzò la faccia, ancora verde di bile, girò attorno

gli occhietti loschi, spiando se più nessuno non lo poteva vedere, poi

rassicurato uscì dal casottino, e si avviò difilato verso Villagardiana.

--Ah! ah!--mormorò fra sè, stirando le labbra con un ghigno sinistro--è

il tuo primo giorno di felicità?... Aspetta stasera a dirlo, ipocrita,

sfacciata!... Si fa presto a essere forti, e a giurare di non più

rivedersi, quando si ha nel cuore la bella speranza che crepi presto

chi ci è d'incomodo!

Appena il signor Pompeo era uscito dalla casina la cingallegra con uno

strido era fuggita via spaventata, fendendo l'aria, pei campi lontani.

X.

Angelica, ritornata a Villagardiana, s'ebbe molti e fieri rabbuffi, che

sopportò pallida e muta, tutta chiusa nel dolore. Il marchese Alberto

era sulle furie; avea mandato gente a cercarla e non l'avevano trovata,

mentre avea detto alla cameriera che andava a passeggiare verso la

riva; invece Stefanuccio per il gran dolore di non veder la mamma

s'era messo a strillare e non s'era lasciato lavare; ma poi, sempre

ingrugnato, aveva versata tutta la zuccheriera nel caffè e latte,

inzuppandovi tante fette di torta da farsi venire un'indigestione.

E però se l'ira e i sospetti del marito acquietarono un poco, per

naturale reazione, i rimorsi di Angelica, le si ravvivarono alla vista

del figliuolo, col muso imbrodolato di lacrime e di latte.

A colazione essa toccò appena il cibo, senza nemmeno rompere il pane.

Aveva il petto oppresso, la gola stretta; faceva fatica a inghiottire

anche una goccia d'acqua.

Finita la colazione, il marchese Alberto volle essere condotto a

prendere il caffè, come di solito, all'ombra di un grosso castagno

d'India sul terrazzo. C'erano tutti attorno alla carrozzetta: Angelica,

Stefanuccio, la Mary, Giulio Barbarò; tutti, meno Donna Lucrezia. La

rispettabile signora quella mattina non si era fatta vedere. Aveva

detto alla cameriera di scusarla coi padroni se non scendeva a

colazione, perchè "spasimava dal mal di denti." Ma invece del mal di

denti aveva un altro male addosso: era inquieta, era arrabbiata di ciò

che avea dovuto riferire al Barbarò; e si sentiva sossopra per il colpo

terribile che da un momento all'altro doveva rimbombare nella casa.

--Ah, santi numi, santi numi!... Perchè non sono libera e ricca?...

Allora, invece di star soggetta a quel muso da cane, gli risponderei

per le rime!... E fantasticava un bel giorno di repubblica in cui lo

Zodenigo (del _Consiglio dei Dieci_) gli avrebbe fatto impiccare il

Barbetta per farle piacere.

Intanto il marchese Alberto, tutto rattrappito nella carrozzella, colle

gote accese, perchè mangiava e beveva molto, continuava a brontolare

rabbiosamente con Angelica. Adesso s'irritava perchè rimaneva

muta e aveva la faccia intontita.--L'emicrania--borbottava--era

stata una scusa. Non era per lui certamente, per il dolore della

sua prossima fine che si era vestita di bianco e si era fatti i

ricciolini!--Stefanuccio voleva le caramelle col rosolio, e strillava.

Un po' più lontano, seduta sul muricciolo del terrazzo, la Mary

discorreva piano con Giulio Barbarò che rimaneva in piedi, dinanzi

a lei. I due giovani, un po' anche perchè ci erano avvezzi, non

badavano a quelle scene. Giulio era ritornato allora da Brescia, e

aveva portato alla signorina certa musica e alcuni libri, di che essa

lo aveva pregato. E sfogliando i libri e la musica più di una volta

era successo che le dita del giovane avevano incontrato la mano della

fanciulla; e più di una volta alzando la testina dai bei capelli

castagni ondeggiati, la Mary avea sorriso amorosamente all'amico suo

che, sempre un po' timido, non la poteva guardare senza arrossire.

Giulio Barbarò non si era fatto un bel giovane. Aveva il viso

palliduccio, la figura esile e sembrava più piccolo della Mary; ma

quando la fanciulla lo guardava co' suoi occhioni che avevano la

lucentezza morbida del velluto, egli pareva trasformarsi; pareva che

un nuovo calore, una nuova vita si diffondesse in lui e il suo viso

diventava piacente, tanto era l'amore profondo e la docile bontà che

allora esprimeva.

I due giovani continuarono così molto tempo a sfogliare i libri e a

discorrere quietamente, e il marchese Alberto, addormentatosi, avea

finito di brontolare, quando si udì un rumore di passi: Stefanuccio,

seduto sulle ginocchia della mamma, si fermò subito dal succhiare la

caramella e come un cane di guardia puntò chi si avvicinava.

Era il signor Pompeo, umile e cerimonioso, che veniva a informarsi

della salute del marchese Alberto e a presentare i suoi omaggi alla

marchesa Angelica.

Il Collalto si destò subito e, sbadigliando, guardò in giro cogli occhi

pesi.

--Oh _bon dì_, sor Pompeo!

--Sono dispiacentissimo!... Ella riposava un poco, e io l'ho

disturbato....

--Chè! Non dormivo; non dormo mai!... Ho troppi pensieri; troppi

dolori.... E poi, presto, avrò tanto tempo da dormire!...

--Che cosa dice, che cosa dice mai, signor marchese!... Questi,

scusi, sa, sono brutti pensieri che bisogna bandir dalla mente. Ella

è giovane; la gioventù è un gran rimedio e vivrà, diamine, vivrà

lungamente, per tutti coloro che le vogliono bene!...

--Allora potrei crepar domani,--borbottò il Collalto a mezza voce; poi

con un cenno di mano si chiamò vicino il signor Pompeo, che si curvò

sulla carrozzella, e gli domandò all'orecchio:

--E così?

--Ho potuto trovare duemila lire.

--Be'.... per il momento basteranno....

--Dopo giri e rigiri--continuò il Barbarò sempre a bassa voce--le ho

avute a Desenzano, da un mio amico.....

--Bravo bravo, signor Pompeo!

--Ma....

--Ma?

--Ho un dispiacere, signor marchese....--Il Collalto guardò Pompeo con

piglio diffidente.--Dovrò forse farla andar in collera....

--Che c'è di nuovo?

--No, no; niente di nuovo; ma, come al solito, dovremo ricorrere alla

firma della signora marchesa....

--Usurai villani!--grugnì il Collalto stizzito.--La mia firma è stata

sempre onorata a Vienna, a Parigi, a Londra, e non deve bastare a

Desenzano!

--Pur troppo, signor marchese; pur troppo non basta più e, come ho

avuto il dolore di doverle dire altre volte.... il trovar danaro mi

riesce ogni giorno più difficile.... Sarebbe proprio necessario, signor

marchese....

--Va bene, va bene; ho capito.

--Ma....

--Ne discorreremo un altro giorno, quando mi sentirò meglio....

--E se fosso troppo tardi, signor marchese?...

Il Collalto guardò per un momento il Barbarò con apprensione, ma

parendogli di scorgere un sorrisetto balenare negli ocelli furbi

si riconfortò, e sdraiandosi nella carrozzella mormorò quasi

piagnucolando:--Mi sento tanto male.... ho la vita rotta dai

dolori!--poi, rivolgendosi alla moglie:--Angelica--le disse--il signor

Barbarò avrà da parlarti.

Angelica guardò con inquietudine Pompeo che le si era avvicinato, e gli

domandò:

--Ancora?

L'altro abbassò il capo sospirando e soggiunse piano:

--Devo parlarle, signora marchesa: è assolutamente necessario che le

parli.

--Mio Dio!... Lei mi spaventa, signor Pompeo!

--Mah!...--rispose il Barbarò e, sospirando una seconda volta, indicò

il marchese col volgere degli occhi--non mi ha mai voluto ascoltare!...

--Ebbene, fra un quarto d'ora torneremo in casa; se vuol venire

l'aspetterò nel mio salottino.

--Grazie, signora marchesa,--balbettò Pompeo con voce sorda.

Sulle gote verdognole gli passò un guizzo di foco, ma non osò guardare

in viso Angelica. Si avvicinò invece alla carrozzella e inchinandosi

per salutare Alberto gli disse sommessamente:

--Vado e torno; consegnerò il danaro alla signora marchesa.

--_Bon dì_, sor Pompeo!--rispose il Collalto senza nemmeno voltarsi, e

continuando col cannocchiale a guardare Garda, Sirmione, Solferino, e a

cercare i paeselli della riva veronese.

Pompeo era così confuso che andò via senza pensare di salutar la Mary.

Il colloquio, cui era stato volontario spettatore, aveva attizzato

d'odio e di gelosia la sua passione brutale; era in trepidazione

aspettando il momento di trovarsi con Angelica; le mani gli tremavano,

gli ballavano le gambe, aveva le fiamme in viso, non sapea più che cosa

si facesse. Ogni poco guardava l'orologio, ma la mezz'ora d'indugio

che per convenienza si era assegnata, non passava mai; si spazzolò

l'abito, spolverò le scarpe, ravviò i capelli lustrandoli con due colpi

del cerone nero e poi guardò di nuovo l'orologio.... La mezz'oretta

era trascorsa. Allora, invece di essere contento, sentì crescere

l'agitazione.

--Ma se poi la marchesa non avesse voluto accettare le sue proposte? In

tal caso.... tanto meglio!... Tutti quattrini risparmiati!--pensò il

Barbarò che voleva premunirsi in caso di sconfitta.--Tutti risparmiati;

e se la marchesa non vorrà pensare al suo interesse, io farò il

mio!... Ma non è possibile; non le resta più, quasi, da vivere e sullo

zio Diego non c'è da fare assegnamento. Buone parole e complimenti

assai, ma fastidi non se ne piglia per nessuno! Non credo che per un

capriccetto sia poi disposta a stentare e a sacrificare suo marito e la

sua _mummietta_....

Quanto a sè, il signor Barbarò aveva la coscienza di non poter essere

più generoso. Erano rari i "minchioni" che per i begli occhi di una

donnina sarebbero stati disposti a sobbarcarsi a tanti sacrifici. E

poi, alla fine, egli giocava a carte scoperte; non faceva il _gesuita_;

non adoperava sotterfugi; e la marchesa doveva riflettere quietamente a

ciò che meglio le convenisse di fare.

Guardò un'altra volta l'orologio: poteva aspettare ancora cinque minuti.

"Era proprio vero che l'amore lo rendeva un gran minchione!" E intanto

colla cocca del fazzoletto di tela grossa colorata, bagnata di saliva,

si lustrava gli anelli delle dita. "Minchione...." ma non al punto, per

altro, che una volta accettati i suoi patti la biondina potesse sperare

d'ingannarlo. Oh i cancelli di Villagardiana sarebbero stati chiusi

per tutti, e avrebbe pensato lui a tenerla d'occhio e a impedire le

passeggiate mattutine! Non ci sarebbero state più lettere: col capitano

doveva finire ogni corrispondenza. E se al bel damerino spiantato la

pillola sembrava amara, li mettesse fuori lui i quattrini. A buon

conto, quell'altro non aveva che chiacchiere, mentre lui si faceva

avanti coi fatti!... Se la marchesa aveva un po' di testa doveva capire

che "quel bonomo del signor Pompeo" era una provvidenza per lei!... A

Villagardiana avrebbe sempre figurato di esser lei la padrona!... E

mediante la cessione da parte dei Collalto di tutto il loro patrimonio,

egli avrebbe fissato al marchese un assegno vitalizio col quale

avrebbero potuto vivere comodamente, e con decoro.... Poi, era un

galantuomo e, morto il marito, l'avrebbe sposata. Il marchese poteva

morire fra qualche mese, gli aveva detto il medico, e poteva campare

anche dieci anni.... ma al modo onde intendeva regolar le cose avrebbe

potuto aspettare. Intanto non avrebbe perduto tempo e.... avrebbe

abituata la marchesa ad essere economa, e a condursi come piaceva a

lui....

--Morrei!... morrei!...--ripetè poscia fra sè pensando all'addio che

aveva dato Angelica al Martinengo.--Tutte smorfie.... Un po' di

lucciconi in sulle prime, e poi colla vita quieta si farà più grassa!...

Ma quando, preceduto dal cameriere che gli aprì l'uscio, e sparve

subito, il signor Pompeo entrò nel salottino della marchesa, non era

più tanto sicuro.

Colle persiane socchiuse e le tendine calate, il salottino era avvolto

in un'oscurità piacevole e tranquilla, e odorava del profumo proprio

della marchesa: quel profumo che spirava dalle sue vesti, dalla sua

persona, da tutte le cose sue....

E ogni oggetto raccolto nella elegante stanzetta, dai ritratti dei

parenti e degli amici; dalle preziose anticaglie, dai gingilli, dalle

galanterie che riempivano gli scaffali e i palchettini dorati, fino

ai ninnoli, ai fiori, ai libri riccamente rilegati della piccola

scrivania, tutto, si capiva subito, era stato scelto e messo a posto

dalla marchesa; tutto, là dentro, apparteneva a lei esclusivamente; e

pareva proprio che le mani gentili che toccavano sole quegli oggetti

e la predilezione un po' gelosa che aveva Angelica per le cose sue,

infondessero nell'armonico complesso come una fisonomia particolare.

Il Barbarò, in quella semi-oscurità, distinse solo la marchesa per il

suo abito bianco, e si avvicinò alla scrivania dov'era seduta, urtando

in una poltroncina.

--Oh, come son balordo!... Perdoni, signora marchesa.

--S'accomodi, signor Pompeo!... È forse troppo buio, non è vero?...

--No, no!... Ci si vede benissimo! Soltanto venendo dalla strada, al

primo momento si resta un po' confusi....

--S'accomodi.--E Angelica gl'indicò la poltroncina presso la scrivania;

quella che gli era andata fra le gambe.

--Grazie, obbligatissimo!--rispose il Barbarò sedendosi e cercando il

posto dove mettere il cappello, che finì poi per tenere sulle ginocchia

mentre frugava nella tasca interna dell'abito e tirava fuori il

portafoglio grosso di bulgaro. Lo aprì, ci ficcò dentro gli occhietti

storti, e con due dita prese una cambiale e due biglietti di banca che

pose sulla scrivania, dinanzi alla marchesa.

--Devo ancora firmare?--domandò Angelica, guardando il Barbarò con viva

inquietudine.

--Se la bontà sua vuole farmi questa grazia....

--Ma senta, signor Pompeo, ella desiderava spiegarsi con me; poco fa mi

ha detto, anzi, che ciò era assolutamente necessario. Parli dunque, la

prego; mi dica tutto.

--Ecco.... per.... ecco....--Il Barbarò, impacciato, non sapeva da che

parte incominciare.--Il signor marchese non ha mai voluto farmi l'onore

di ascoltare i miei consigli e siamo arrivati al punto.... Sicuro,

tutte le volte che mi credevo in obbligo di accennare allo stato

deplorabile del suo patrimonio....

--Stato deplorabile?--ripetè Angelica sbigottita.

--Deplorabilissimo, signora marchesa!--esclamò il Barbarò traendo un

grosso sospirone e alzando gli occhi verso i putti del soffitto.

--Per carità, signor Pompeo, per carità, non mi faccia morire!...

--Diavolo; come la marchesa ha la morte facile!--pensò l'altro fra sè;

poi, brevemente, facendo prima notare che i registri erano in pieno

ordine e che la signora marchesa avrebbe potuto verificare l'esattezza

di quanto le andava esponendo, e avendo cura di ripetere sempre che il

signor marchese "quel che voleva, voleva" e non gli avea mai lasciato

dire le sue ragioni, concluse colla fredda eloquenza delle cifre che

l'ammontare dei debiti che aggravavano Villagardiana superava il valore

del possesso, anche stimandolo assai alto.

--Ma, signor Pompeo,--esclamò Angelica colle lacrime agli occhi,--ella

diceva sempre che Villagardiana doveva essere la nostra fortuna?!...

--Sicuro; Villagardiana doveva essere la fortuna della nobile casa;

ma, ma, ma.... Pur troppo i ma sono parecchi!... Prima di tutto non

son profeta, e non potevo certo prevedere che per tre anni consecutivi

ci dovesse colpire la grandine!... Non potevo prevedere nemmeno il

fallimento della ferriera di Dardanello che ci ha lasciato in asso

colla torba e.... E infine, scusi, signora marchesa, non avrei potuto

immaginare l'ostinazione del signor marchese nel non voler mai, mai

una volta, aprire gli occhi!... Appena mi arrischiavo a toccare il

tasto dell'economia, montava subito in furia e, quanto a me, oltre

al rispetto e alla soggezione grandissima che ho sempre avuto per il

signor marchese, ho una natura, lo confesso, piuttosto timida, e basta

una parola per chiudermi la bocca!

Angelica, pallidissima, era atterrita e accasciata.

--Poi--continuò il signor Pompeo dopo un momento di silenzio in cui si

era soffiato il naso e asciugato gli occhi--poi il signor marchese,

poveretto, si è ammalato e allora lei stessa, marchesa, mi ricordo

benissimo, mi ha detto, un giorno, che vagamente ho tentato di

condurre il discorso sugli affari, mi ha detto di non infastidire il

signor marchese, di non irritarlo a motivo dei suoi nervi....

--Il momento, me ne ricordo, non mi pareva opportuno, e poi anche dal

tono del suo discorso, non avrei mai creduto che si potesse arrivare a

una simile catastrofe.

I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1 · 第 16 / 25 段