--No?--ripetè l'altro, che non riusciva a nascondere del tutto la
propria soddisfazione.--Non si sono riveduti ancora?
--No, no; _pôre_ creature. Si scrivono qualche volta, e tutto finisce
lì.
--Capisco, capisco!... Si faranno forza aspettando che il marchese levi
loro l'incomodo.
--Oh Dio, lo penseranno anche, in fondo all'anima, ma non lo dicono
certamente, e del resto Angelica è tanto buona che non vuol neppure
sentirne discorrere.... Adesso poi il Martinengo deve ripartire....
--Sì?!... E dove va?
--Ritorna a Napoli. Molto lontano, come vedete.
--Ma... prima di andarsene, non vorrà fare una corsa da queste parti?
--Siete più furbo che santo, _vecio mio_,--rispose la vedova sorridendo.
--E quando deve venire a Villagardiana?--domandò il Barbarò con un
tremito nella voce.
--Questo poi non so.
--Non è vero! Non vuol dirmelo....
--Non so niente; giuro com'è vero che son nata, non so niente!
Il Barbarò si fece allora più vicino a Donna Lucrezia e le disse a
bassa voce, ma in un tono risoluto, che non ammetteva replica:
--Sarà bene che, per il momento, ella non riferisca nulla alla signora
marchesa di questo nostro colloquio; ma si ricordi che voglio sapere
quando il Martinengo verrà a Villagardiana, e voglio sapere l'ora e il
luogo in cui avranno fissato d'incontrarsi, perchè m'immagino...--e qui
sogghignò come un Mefistofele da strapazzo--m'immagino che la signora
marchesa non vorrà riceverlo in salotto, e presentarlo a suo marito!
IX.
Uno o due giorni dopo che il Barbarò aveva "parlato chiaro" alla
Balladoro, di mattina prestissimo, Angelica con tutta l'angoscia di
una grande inquietudine impressa sul viso, sola sola e quasi al buio,
perchè non avea voluto aprire gli scuri nè chiamare la cameriera, stava
vestendosi adagio, paurosa di fare il ben che minimo rumore. Nella
camera si poteva udire il russare affannoso del marchese Alberto e il
respiro tranquillo e sottile come un soffio del piccolo Stefanuccio,
che dormivano ancora. E se l'uno o l'altro si moveva appena, Angelica
sbarrava gli occhi, e si fermava immobile trattenendo il fiato. Quando
finalmente fu vestita un'altra gran paura la colse: l'uscio non era
chiuso a chiave; ma se la toppa avesse dato la sveglia?...--Si avvicinò
alla porta in punta di piedi, girò la maniglia lentissimamente, ma
tuttavia l'uscio nell'aprirsi cigolò un poco. Angelica trasalì; di
primo colpo si sentì perduta; ma il marchese non si mosse e Stefanuccio
sospirò borbottando; poi subito si voltò e continuò a dormire.
Angelica uscì con prestezza, avvicinò l'imposta senza chiudere la
serratura, rimase un pochino in ascolto, poi quando fu sicura del fatto
suo attraversò il corridoio, e infilata una scaletta interna scese
svelta e leggiera, come se avesse avuto le ali. Giunta al pianterreno,
dove già era incominciato l'andirivieni della gente di servizio, si
fermò un momento per non destare sospetti, e chiamò la cameriera alla
quale diede alcuni ordini concernenti il marchese e Stefanuccio.
--Se si svegliassero prima che io fossi di ritorno e ti domandassero
di me, dirai loro che sono andata a passeggiare fino al lago. Ho
un'emicrania fortissima.
--In fatti, si vede, signora marchesa. Ha gli occhi lividi e non è mai
stata tanto pallida; ma un po' d'aria pura le farà proprio bene.
--E per ciò ho pensato di uscire.
Era la prima volta che Angelica mentiva, pure lo fece naturalmente,
senza arrossire, senza nemmeno accorgersene. Finchè aveva resistito
e aveva lottato contro l'amore, si era fatta scrupolo di ogni cosa,
anche d'un pensiero lontano e innocente; adesso che gli si era appena
abbandonata, sia pure con la scusa della prudenza, sia pure col
pretesto pietoso di voler sottomettere un povero pazzo alla ragione
e impedire una disgrazia, l'amore l'avea già tutta presa; pareva le
avesse mutato la mente e l'anima.
Tuttavia, prima di uscire, si fermò ancora dinanzi allo specchio
dell'anticamera. Era quello per Angelica il momento più angoscioso e
più terribile della vita; quello da cui presentiva che poteva dipendere
tutto il suo avvenire, ma pure, anche piena di spavento e di ansietà
pensò di voler essere bella. Si ravviò i capelli sulla fronte; si
accomodò il fiocco della larga cravatta; indossò una giacchettina di
panno celeste che sul corpo attillato del suo abito di _cheviot_ bianco
le stava a pennello; prese un grande ombrellino rosso col bastone
altissimo.... Dette un'ultima occhiata allo specchio.... Era bella; era
in punto.... Allora, mentalmente si raccomandò l'anima a Dio, come se
fosse per islanciarsi dall'alto nel vuoto d'un precipizio, ed uscì.
Ma oltrepassato appena il cancello e avviandosi nell'aperta campagna,
la quiete silenziosa di quella mattina fresca e nitida le infuse in
sull'attimo un nuovo vigore. Respirando, fuori dell'afa opprimente
della camera, la brezza mattutina, le parve che il petto le si
allargasse e la sollevasse con un libero soffio di vita, onde si sentì
come spinta da un impeto di tutto l'essere suo verso la _Casina delle
Romilie_, che era il luogo del ritrovo con Andrea.
Percorso un buon tratto della strada maestra, prese subito per una
viottola, fra due siepi di biancospino e di nocciuoli selvatici, umide
ancora dalla rugiada; una viottola dritta, lunga, in cui odorava acuta
la menta e l'acetosella, e così stretta che rimaneva tutta chiusa dal
largo ombrellino rosso e dalla veste bianca della bella mattiniera, la
quale si allontanava speditamente col ritmico _tic-tac_ del suo passo
uguale e sicuro.
Quando fu presso lo sbocco incontrò un vecchio contadino che si fermò
per lasciarla passare:
--Servo, _sciurìa_!
Angelica rispose affabile al saluto; attraversò la stradetta cui faceva
capo la viottolina, e salì per una scorciatoia che, dopo una svolta,
calava più ripida fra la festevole varietà degli ameni collicelli, a
viti, a olivi, a gelsi, digradanti dolcemente fino alla riva del lago.
In quel punto un raggio di sole, prima debole e sbiadito, poi subito
più forte, avvivò con un improvviso risalto di colori tutta la campagna
circostante e la distesa del lago azzurrino e le catene bigie de'
monti, ancora avvolti da una caligine cinerea, e lo sfondo vasto della
pianura e delle colline veronesi come sparenti in una nebbiarella
di pulviscoli d'oro. Il verde cupo dei pampani si stendeva con la
simmetria dei filari sul verde giallastro dei campi di grano sparsi di
margherite e di papaveri sfolgoranti; e la fronda glauca degli oliveti
spiccava fra il verde ruggine delle quercie e il verde vivido dei
gelsi, mentre le gocciole di rugiada scintillavano come gemme sui rami
e sulle foglie.
E pure quell'allegrezza luminosa non rischiarò il viso di Angelica.
Il senso di benessere e di gioia che le aveva dato animo, era subito
scomparso. La vista del vecchio contadino era bastata per ricordarle a
un tratto tutto il mondo che aveva troppo presto dimenticato.
--Se quell'uomo l'avesse seguita?--E non osava voltarsi a guardare.--Se
si mettesse dietro a' suoi passi e poi andasse a sparlar di lei?--E il
suo occhio non vedeva più altro che l'ignoto pauroso; e Sirmione invano
sorrideva al sole fra le onde cristalline; e la grande serenità del
cielo non penetrava, non avea più un riflesso nel suo spirito turbato.
Ma soltanto l'espressione del volto, pallido a segno che pareva terreo,
tradiva la violenza di quelle sue angosce: camminava sempre spedita
e risoluta e scese senza esitare un momento per tutto il ripido e
tortuoso sentiero. Se fosse stata certa di essere seguita e spiata,
anche se avesse saputo di trovare la morte, e peggio della morte, lo
scandalo e l'ignominia dov'era Andrea, essa gli sarebbe andata incontro
con la testa in fiamme e col cuore stretto, soffocato, ma senza
interrompere d'un punto, o rallentare i suoi passi.
Capiva di non esser più la stessa donna; capiva di essere vinta e
trascinata da una possanza nuova, che di minuto in minuto cresceva di
forza, ed alla quale non poteva più resistere. Angelica credeva fosse
il _destino_, ed era l'amore.
E per i pericoli stessi che la circondavano, per lo sgomento, per tutte
le nuove pene che soffriva essa, inconsciamente, aveva cominciato a
vivere con Andrea, solo con Andrea, una vita intima, misteriosa, di
terrori e di lacrime, ma tuttavia più palpitante; e appunto quelle
pene non lasciavano tempo e modo al rimorso di arrestarla nella corsa
precipitosa e vertiginosa; al freddo e acuto rimorso che l'avrebbe
presa in quel punto se fosse stata tranquilla e serena, se il colloquio
che aveva concesso ad Andrea fosse stato senza pericoli.
Più assai che per le sue gioie, l'amore può sulla donna per quanto la
fa soffrire. Come si sente legata al figlio suo perchè le costa lo
strazio delle viscere, così lo strazio dell'anima l'avvince sempre più
all'uomo che ama.
Discesa ai piedi dell'altura, Angelica s'internò per un'altra stradetta
pur chiusa fra due campi di vigneti e presto arrivò in vista della
_Casina delle Romilie_ e scorse Andrea che al fruscìo della sua veste
era uscito da un cespuglio folto di pruni e che rimaneva immobile ad
aspettarla. Allora provò una scossa, un sussulto di tutta la persona;
abbassò subito il capo come se avesse avuto gli occhi abbagliati dal
sole; ma non potè affrettare il passo, e quando gli fu vicina col viso
in fiamme e la voce soffocata mormorò appena:
--Dio, Dio!... Che cosa ho mai fatto!
--Grazie.... È molto buona, lei!--balbettò l'altro pallidissimo.
Ci fu un momento di silenzio. Angelica, ansante, si premeva le mani sul
petto come per frenarne l'anelito; Andrea, confuso, intimidito, col
cuore che gli batteva tanto forte da serrargli la gola, non era più
buono di trovar parola.
--Era molto.... molto tempo che l'aspettavo!--esclamò infine, senza
sapere che cosa dicesse.
Angelica gli fu grata di quella commozione, e rimettendosi alquanto gli
domandò con un sorriso:
--E forse cominciava a pensare che.... che tardavo un po' troppo, non è
vero?
--Oh no, no! L'avrei aspettata, contento, tutta la vita!--rispose il
giovane con entusiasmo.
Il dialogo prometteva di riscaldarsi presto e Angelica che per
istintiva timidezza voleva ora allontanare più che le fosse possibile
il momento delle spiegazioni, quantunque fosse venuta lì con quel solo
scopo, finse di non avere inteso le ultime parole di Andrea.
--Com'è bello questo luogo!--esclamò guardandosi attorno maravigliata.
La _Casina delle Romilie_ era posta sul confine di un vasto vigneto
che rimaneva un po' in alto sulla strada. Angelica puntò l'ombrellino
contro la sponda e appoggiandosi forte salì sul campo, passando a
stento per l'apertura della siepe, aiutata da Andrea che avea cura di
allontanare da lei i rami e le fronde spinose.
--Com'è bello!--ripetè la marchesa; e una tinta di sangue le colorì le
gote più piene, mentre le nari fremevano respirando la brezza odorosa.
Il lago azzurro scintillava fra i pampani e i tralci; e la riviera
stendeva al sole i colli verdeggianti, popolati di case rustiche
con gli ulivi sopra e d'intorno, e di paeselli e di villaggi, dove
spiccavano fra i tetti neri gli antichi castelli diroccati, ma ancora
superbi e minacciosi nella loro rigidità.
--Com'è bello!... non è vero?--ripetè per la terza volta Angelica.
--Sì.... proprio.... È una magnifica vista!--rispose l'altro distratto,
pensando a quello che voleva dire e al coraggio che gli mancava.
--È strano,--osservò Angelica che cercava tutte lo vie per tenere il
discorso su cose indifferenti:--la _casina_ è chiusa!--e colle piccole
mani ancora coperte dai guanti, spinse l'uscio vecchio di legno, che
resistette fortemente.--È proprio chiusa a chiave!
--Qualche contadino ci avrà nascosto il tesoro.
--Povera gente!...--mormorò Angelica, e a quell'uscio chiuso non ci
pensò più.
Non era una _casina_ del resto; ma appena appena un casottino da
ragnaia. Quel campo prima di essere coltivato a viti serviva per
uccellare alle allodole, e appunto sul tronco delle _romilie_ che
circondavano il casotto e gli davano il nome venivano appesi i richiami.
Angelica si era levata di dosso la giacchetta e l'avea buttata sopra
una grossa pietra presso la casina, poi, sedendosi, domandò ad Andrea:
--Qui siamo al sicuro, non è vero?
--Lo spero, marchesa.
Rimanevano nascosti dalle _romilie_ ed il vigneto era lontano dalla
strada maestra. D'altra parte nessuno avrebbe potuto avvicinarsi
senz'esser visto.
--Non ha incontrato gente nel venire?
--No; soltanto qui vicino, quando sono stato in principio alla
stradetta, ho veduto un uomo avviarsi verso il vigneto.
--Un contadino?...
--Non mi pareva; ma non l'ho osservato bene.
--Ah mio Dio!... Chi sarà mai?
--Non si spaventi, marchesa. Per non essere scoperto io son ritornato
indietro e ho fatto un altro piccolo giro; intanto deve essersi perduto
pei campi: è sparito!
--Mio Dio, mio Dio!... Se ci vedesse qualcuno?!...
Andrea non rispose. Stando sempre in piedi, vicino a lei, al suo
fianco, si era appoggiato col braccio al muricciuolo, e la guardava.
Angelica sentiva oramai che non poteva tardar più oltre a spiegarsi.
Stava a capo basso, muta, impacciata, non osando alzar gli occhi
mentre continuava colle dita nervose a fare scattare l'elastico
dell'ombrellino chiuso.
--Intanto, marchesa, colle sue paure.... non mi ha stretta ancora la
mano....
Angelica alzò gli occhi un momento, e lo guardò; poi, riabbassando
il capo, cavò fuori dal guanto, che avea già sbottonato, la manina
bianca e morbida e la stese ad Andrea che la strinse lungamente,
appassionatamente.
In quel punto una cingallegra diè un trillo improvviso e volò dalla
siepe sulle _romilie_ dove rimase saltellando fra i rami e cinguettando.
Adesso Andrea Martinengo non tremava più, non cercava più le parole;
ma invece parlava commosso, accalorato, animandosi in viso, mentre
Angelica tremava e sospirava col petto che le balzava sempre più forte
e arrossiva, poi impallidiva, poi arrossiva di nuovo, tutta presa
da un languore dolcissimo che le toglieva la forza di muoversi e di
rispondere.
Che cosa le diceva Andrea?... Tutto ciò che già le aveva scritto nelle
sue lettere.... che era sempre stato infelice, che l'aveva sempre
amata, che l'amava e che l'avrebbe amata sempre!... Ch'essa, per lui,
era più dell'amore; era la fede nel buono, era la fede dell'anima e
che, in fine, non riamato, ma respinto, la vita gli riusciva uggiosa,
inutile, insopportabile e che voleva morire.
Angelica a poco a poco cessò dal tremare e dall'arrossire. Era ancora
pallida e palpitante, ma risoluta, e tratto tratto alzava, per guardare
in viso al giovane, gli occhi dolcissimi, esprimenti a volte un
rimprovero, a volte una preghiera.
Andrea parlava sempre.... e quelle sue parole calde, appassionate
suscitavano in lei pensieri e sentimenti e sensazioni nuove, mutando
per essa tutto il mondo da come lo avea veduto fino allora; tutte le
cose da come fino allora le aveva giudicate; tutto scolorendo, tutto
confondendo innanzi a lei, che non sentiva più altro che l'incanto di
quella voce morbida, insinuante, più altro che quel languore profondo
dell'anima e dei sensi. Allora obliandosi, ed obliando ch'essa era
venuta a quel ritrovo per combattere la passione di Andrea e porre un
termine al suo amore, di tante cose che avea avuto in mente gli disse
soltanto quello che aveva nel cuore: che non dovea morire; che non avea
_diritto_ di morire; che lei _non voleva_!
--Ma se ormai le sono indifferente, se non mi può più voler bene, mi
lasci almeno finirla.... finirla una volta per sempre!
--No, no; mi deve risparmiare un così grande rimorso.
--Rimorso?... Sempre il rimorso; non altro che il rimorso!--E Andrea
sentì un impeto d'ira, che non riuscì interamente a frenare.
--Sì, e.... e insieme col rimorso anche un gran dolore!
--Oh! Non mi parli de' suoi dolori, lei che ha la pace, lei che
è felice!--proruppe ancora il Martinengo con un sorriso d'ironia
amara.--Rimorso sì, lo capisco; ne deve.... ne dovrebbe sentire un
poco; ma dolore?!... No, con me, non ne parli mai; non ne ha diritto!
--Sì, sì, sì!... Dolore.... molto dolore!--rispose Angelica crucciata,
disegnando nervosamente lunghe strisce sulla terra umidiccia colla
punta dell'ombrellino.
--Allora.... allora devo ringraziarla della sua compassione.... della
compassione ch'ella sente per me!
All'ira era subentrata una grande tristezza, e la voce del giovanotto
si era fatta tremante. Egli non guardò più la marchesa, poi, a un
tratto, voltò la testa dall'altra parte. Angelica, allungando la mano,
gli toccò un braccio e, premendolo con dolce violenza, lo costrinse a
guardarla, sicchè vedesse che anche i suoi occhi erano pieni di lacrime.
--Morrei.... anch'io, sa?--e non disse più altro. Abbassò il capo di
nuovo, e ricominciò a fare i suoi disegni coll'ombrellino, ma ora più
lentamente.
La cingallegra, cantando, era discesa fino all'ultimo ramoscello della
_romilia_, e di là era volata sulla siepe. Si vedeva saltellare e
beccare sbattendo le alette, vispa e sicura.
Andrea avea presa la manina bianca di Angelica, e la stringeva
amorosamente; essa, sempre colla testa china, sospirava senza parlare.
--Allora posso.... mi lascia vivere ancora.... per lei?
La marchesa non rispose subito altro che con un fremito che il
giovanotto sentì dalla mano, e allora stringendola ancora più forte,
rinnovò la sua domanda, ma con un'espressione intensa di preghiera
nella voce commossa:
--Mi lascia vivere.... per lei?
Angelica lo fissò un attimo, poi chinò gli occhi e rispose con un
singulto, fra le parole spezzate:
--Senza.... più.... cercare.... di vedermi?
--Se vorrà, proprio.... senza più vederla....
--Me lo promette?
--Lo prometto.... Saprò che lei mi vuol.... che lei penserà a me
qualche volta e....
--Sempre!--interruppe Angelica con un filo di voce che pareva un
sospiro.
--....e sentirò di vivere per lei e vivrò con lei anche non vedendola,
anche da lontano!
--Oh sì, sì!--esclamò la buona e ingenua creatura, con tutto
l'entusiasmo del cuore che le traspariva dagli occhi scintillanti.--E
lei, allora, mi promette di vivere e di perdonarmi?
--Sì, Angelica.
Essa lo guardò lungamente e gli sorrise sicura, senza più arrossire.
In quel punto pensò che avea fatto bene a concedere il colloquio ad
Andrea. Aveva ottenuto il suo intento. Gli aveva ridata la pace, la
calma.... E non sapeva ch'era lei adesso, che la calma e la pace le
perdeva per sempre.
Angelica, in compenso della leale promessa di Andrea, gli confidò
quanto già egli aveva udito dalla contessa Fanti.
Ma della sua infelicità non incolpò nessuno; nè il babbo, nè Alberto.
Anzi, quest'ultimo volle scusarlo, dicendo che erano ambedue così
diversi d'indole e di carattere, che non si potevano intendere, e
che suo marito era stato pure sacrificato quando gliel'avevano fatta
sposare e che, adesso, se qualche volta sembrava ingiusto e la faceva
soffrire non era proprio per cattivo animo, ma perchè era ammalato,
molto ammalato. Ma a questo punto le passò in mente, e le scese fredda
nel cuore, l'insinuazione che, quasi sotto forma d'augurio, le era
stata fatta dalla Balladoro e, alzandosi di scatto:
--Mi deve giurare--esclamò con una viva espressione di angoscia e
quasi di terrore--mi deve giurare che.... che non sarà mai indotto a
desiderare la.... il male di qualcun altro....
--Lo giuro,--rispose Andrea, non senza arrossire un poco.--Lo giuro per
tutto il bene che le voglio!
Poi, quando la marchesa si fu di nuovo seduta, egli, che le era sempre
vicino, al suo fianco, appoggiato al muricciuolo della casuccia, le
domandò piano:
--E lei.... non mi promette, non vuol dirmi nulla?
Angelica chinò il viso e tutta la persona, e anche più in fretta di
prima ricominciò a far rabeschi in terra coll'ombrellino.
--Non vuol dirmi nulla?
Angelica, quasi istintivamente, gli rispose con una rapida occhiata: fu
un lampo che le illuminò il viso e diceva tutto.
--Dunque?--insistè l'altro per ottenere proprio una promessa
precisa.--Dunque?
Angelica guardò di nuovo Andrea, ma lungamente questa volta, e
leggendogli negli occhi ciò che le domandava, ciò di cui la supplicava,
arrossendo e sorridendo, rispose appena con un filo di voce:--Sì....
un poco....--e disse queste semplici parole così dolcemente, così
teneramente che Andrea ne sentì l'impressione come d'un soffio, come
d'una carezza. Commosso, pallidissimo e tremando alla sua volta, le
prese daccapo una mano, poi l'altra, e a un tratto, sollevò Angelica
come per attirarsela sul petto anelante; ma in quel punto sentì le
mani, il braccio di lei irrigidirsi, mentre i begli occhi lo fissavano
attoniti con un'espressione indefinibile di sgomento e di dolore.
--Perdono, marchesa,--balbettò,--perdono, non a me, ma al mio cuore....
Angelica non rispose, tornò a sorridergli affabilmente, e prese fra le
sue mani piccole e delicate le mani forti di Andrea, le accarezzò colla
guancia infocata.
--Sempre.... sempre la bimba, la mia bimba cara e adorata di sedici
anni!--esclamò il Martinengo intenerito.
--No, non ero più la stessa!... È lei che mi ha fatto ritornare come
allora!... Ho tanto bisogno di credere in lei, e di poter pensare a
lei, senza dover arrossire, proprio come al mio ideale _alto e puro_.
Sono parole sue; le ricorda? Le ha scritte in una lettera cattiva,
ma che io le perdono, le ho perdonato, appunto per queste parole, le
sole buone.... ma tanto, tanto buone!... Oh davvero, fossi ancora una
bambina; fossi padrona di me! Adesso sì, mi sentirei la forza, il
coraggio di lottare!... Ma ciò di cui posso disporre, ciò che è ancora
mio.... l'anima.... gliela dò intera!...--E Angelica strinse la mano di
Andrea con uno slancio vivo di passione; poi, subito, si fe' muta e lo
fissò di nuovo cogli occhi smarriti.
--Che ha?... A che pensa adesso?...
--A.... a nulla.
--No, no, non è vero!... Mi dica; la prego, la supplico, mi dica tutto:
voglio saperlo.
--Penso... che nemmeno dell'anima non ho il diritto di
disporre!--rispose infine Angelica con voce fioca e colle parole rotte
da un singhiozzo che si sforzava di soffocare.--No, nemmeno dell'anima!
--Perchè, Angelica?
--Perchè.... perchè ho un figliuolo, e la mia anima è sua: gli
appartiene. E pure, che vuole?... Questi due sentimenti così opposti,
dei quali l'uno è santo e l'altro.... oh l'altro no, Andrea! questi due
affetti che dovrebbero essere in urto fra loro, si confondono invece
nel mio cuore, e si dividono ogni mio pensiero. Ma tuttavia non mendico
scuse, nè voglio farmi illusioni. Sentendo così, e parlando a lei così
so di esser molto colpevole. So che uno solo di questi due affetti
avrebbe dovuto bastarmi; avrebbe dovuto infondermi tutta la forza,
tutto il coraggio di vivere, e che è per colpa mia, solo per colpa mia,
e non d'altri, se l'affetto del mio figliuolo non basta per rendermi
felice, non basta per rendermi sopportabile l'esistenza.
--Non dica così,--interruppe Andrea vivamente,--non confonda la
rettorica colla realtà della vita!
--Non confondo, no; ragiono bene,--continuò Angelica; e nella sua voce
limpida, melodiosa traspariva un'amarezza profonda.--Tutte queste cose
me le son dette e ripetute le mille volte, e le sentivo giuste e vere
nella mia coscienza quando credevo di poter esser più forte contro
di lei; e adesso mi turbano ancora, come un rimprovero e.... e lei
stesso, vede, in questo punto pensa, cerca qualche argomento a mia
difesa; ma onesto e leale, neppur lei non può, non sa trovar nulla!
--No, non è vero; non dica così!--ripetè Andrea un po' sconcertato.
--Vede, vede, che non c'è scuse per me?
--No, non è vero!--ripetè ancora Andrea accalorandosi--non è vero,
perchè il mio cuore non solo la difende e la giustifica, ma l'onora e
l'ammira!
--Il suo cuore, solamente il suo cuore,--balbettò Angelica
tristamente,--ma il giorno che il suo cuore fosse muto per me....
--Ciò non sarà mai!
--Mio Dio, che non sia mai davvero,--interruppe la marchesa con un
sospiro,--perchè il giorno che non mi volesse un po' di bene, non mi
stimerebbe nemmeno più!