La Balladoro, che si trovava d'incanto a Villagardiana, non aveva

altro che il timore di doversene ritornar presto al suo salotto

giallo così pieno di _pataconi_ e di raffreddori. Mangiava benone; si

trovava "nell'ambiente vero del suo sangue," ed era servita appuntino,

così che al paragone trovava quella tartaruga della Filomena troppo

insufficiente, e diceva a tutti di volerla _pensionare_. E oltre

questi vantaggi Donna Lucrezia aveva poi anche il cuore pienamente

soddisfatto. Lo Zodenigo, che si faceva sempre chiamare professore

quantunque avesse abbandonato l'insegnamento per il giornalismo, e che

faceva frequenti giterelle al confine per attinger notizie intorno

ai preparativi della guerra, invitato dal Barbarò si recava pure a

Villagardiana. E durante le sue visite Donna Lucrezia poteva godersela

a beneplacito, sicura che la Rosetta non gli si metteva alla posta

sulle scale.

Gli anni passavano, ma il cuore e il naso di Donna Lucrezia erano

sempre giovanilmente infiammati, e quantunque il suo Eugenio le avesse

dichiarato esplicitamente che aborriva la _matecia_ e che l'_amoce_ non

doveva essere altro che _spiito_ e contemplazione, essa, innamorata,

soffriva sempre il travaglio di una grande gelosia.

--Spirito! Contemplazione! Va benissimo; tuttavia certe volte, se non

aveste voi per parte vostra molto giudizio, in quanto a me mi sentirei

lì lì per commettere un grossissimo _spropositon_. E allora penso,

Eugenio, che quella vanesia analfabeta ha in suo favore, se non altro,

la bellezza dell'asino e.... No, no, Eugenio, dite di no, perchè

sarebbe la mia morte!

Eugenio diceva di no, e assicurava la Balladoro che dal giorno della

sua partenza da Milano egli non avea più messo i piedi in _Via della

Spiga_.

A Villagardiana dunque c'era il benessere unito colla gioia del cuore.

Peccato di non poterci rimanere tutta la vita!

Di tanto in tanto, quando vedeva il marchese Alberto di buon umore,

Donna Lucrezia, sospirando, cominciava a dire che bisognava risolversi

e che l'ora della partenza si avvicinava; non già perchè a Milano ci

avesse affari urgenti, ma perchè la sua delicatezza le gridava ogni

momento:--Parti, parti, Lucrezia, e non abusare!

--Sono stata anche troppo indiscreta, ma già è il mio solito difetto

quello di essere debole di cuore, e alle vostre preghiere non so

proprio resistere; tanto più che vedo quella cara gioia della mia Mary

rifiorire ogni giorno fra queste aure balsamiche!...

Ma presto la scusa della Mary non le potè più servire.

--Se tu hai proprio risoluto di voler ritornare a Milano, le disse un

giorno la marchesa, ricordati bene che la Mary deve restar qui con noi.

Oltre a essermi cara, quella buona ragazza è per me un aiuto troppo

necessario finchè Alberto ha bisogno di continue cure e di assistenza!

--Ho capito--pensò allora Donna Lucrezia--ho capito,--e cercò ogni via

per rendersi utile alla sua volta.

Cominciò a voler leggere lei i giornali al marchese Alberto, e ogni

poco aveva qualche empiastro nuovo e miracoloso da suggerire; si

mostrava affabile e servizievole con tutte le persone di casa;

s'intratteneva amichevolmente e non dava più sulla voce al signor

Pompeo e chiudeva un occhio sulla "corte spietata" che Giulio Barbarò

faceva alla Mary. Solo ammoniva la nipote di pensarci due volte prima

di perder la testa del tutto, perchè se i milioni del signor Barbarò

fossero stati _ipotetici_ non avrebbe mai acconsentito che una del suo

sangue sposasse il figlio di un Barbetta, ex-portinaio, e tutt'altro

che in odore di santità!

Ma poichè la padrona di casa era Angelica, ed era stata invitata ed era

ancora a Villagardiana per Angelica, così rivolgeva verso la cugina le

sue maggiori seduzioni, cercando più che mai di rendersele gradita e

necessaria.

D'altra parte con Angelica non le potevano servire gli espedienti

che adoperava di solito con profitto. Le adulazioni che, come l'arpa

serafica di Davidde avevano virtù di rabbonire le furie di Alberto,

irritavano invece la marchesa, e già la Balladoro avea dovuto smettere

di andare in estasi per la sua bellezza e per la sua voce di contralto

"che toccava l'anima, _el cuor_ e tutti i sentimenti!" Angelica non

voleva mai mischiarsi nei fatti altrui; i pettegolezzi invece di

dilettarla la facevano andare in collera.

--Che cosa fare, dunque?... Che cosa fare?--E Donna Lucrezia smaniosa

di riuscire, cominciò a studiar ben bene la cugina, e osservò che

era sensibilissima alle premure gentili e a tutte le dimostrazioni

d'affetto.

--Come me, come me: il nostro debole è nel cuore!

Infatti, Angelica sin da fanciulla era stata trattata dal conte

Prampero con molta severità, e poi dal marito, quando stava bene di

salute, con strana freddezza e asprezza di modi. La mamma non poteva

quasi ricordarla: una signora pallida, sofferente, sdraiata sempre in

una lunga poltrona, e appena la figliuoletta le entrava in camera, si

metteva a chiamare quasi spaventata, lamentandosi e mormorando che la

portassero via presto, perchè le faceva crescere l'emicrania. Così

Angelica, che squisitamente sensibile avrebbe avuto bisogno di vivere

fra il dolce tepore delle carezze, si sentiva l'animo intristire come

un fiore di stufa sbocciato a caso in un terreno arido o incolto;

e certe volte bastava una parola buona che le venisse rivolta per

commuoverla e per empirle gli occhi di lacrime.

Trovato il punto di presa, Donna Lucrezia seppe giovarsene destramente.

Si mise d'attorno alla cugina con un'assiduità singolare, e ogni volta

che la vedeva pensosa non le lasciava più pace, assediandola con un

monte di premure e d'interrogazioni. Poi, se Angelica era mesta,

Donna Lucrezia si metteva a sospirare; voleva "saper tutto," voleva

consolarla, voleva entrare a parte dei suoi dolori, de' suoi affanni, e

finalmente un giorno che la vide cogli occhi rossi, le buttò le braccia

al collo e cominciò a piangere anche lei.

--Aprimi il cuore, creatura benedetta! Aprimi il cuore e troverai in me

una sorella, una mamma, tutto ciò che vorrai!

Angelica, sbalordita da quel torrente di parole, soffocata dai baci

e dalle carezze, stretta dalle preghiere e sentendo vivo, urgente il

bisogno di uno sfogo, di un consiglio, di un aiuto, pensò che, infine,

Donna Lucrezia era ciarliera ma non cattiva, che non poteva averci

nessuna ragione per volerle male, e che invece tutto quelle proteste

di riconoscenza e di affetto dovevano essere sincere, e allora,

balbettando, si lasciò sfuggire, con un tremito, il nome caro di Andrea.

La Balladoro non avrebbe potuto desiderare di

meglio:--_Corocoché!_--era proprio a cavallo.

Punto primo, una volta diventata la confidente della marchesa era

sicura che a Villagardiana ci sarebbe rimasta per un gran pezzo, e

poi la sua anima sensibile trovava nei pasticcetti amorosi l'alimento

prelibato.

Angelica timida, riluttante si lasciava strappare di bocca a poco a

poco il geloso segreto, come se ogni parola fosse un brano del suo

cuore sanguinante; l'altra sapeva fare, e l'opprimeva e la stringeva

sempre con maggior calore, in modo da non concederle via di scampo;

e finì coll'esser messa a parte anche della lettera ricevuta in quei

giorni.

--Zizzole, che spasimi!... Bisogna calmarlo, creatura mia, bisogna

calmarlo subito, con quattro parolette. Bisogna impedire una tragedia!

--Come?... Tu mi consiglieresti di rivederlo?--esclamò Angelica con

un sussulto. Ma negli occhi suoi, mentre fissavano attoniti Donna

Lucrezia, fra la meraviglia e il timore, c'era stato un lampo di

contentezza.

--È un obbligo di coscienza, figlia mia!... Si tratta di salvar la vita

di un uomo!

--Ma il mio dovere?... Il mio onore?

--Il tuo dovere è uno solo: impedire una disgrazia!--rispose

Donna Lucrezia con molta prosopopea.--In quanto poi al tuo onore

è sicuro come in una botte di ferro!... Che cosa ti domanda

quell'anima benedetta, dopo sette anni di tortura morale? Rivederti

e nient'altro.... Rivederti e poi morire, come _Consalvo_.... Ma tu,

invece, tu, gioia mia, gli devi imporre di farsi coraggio, di vivere

e di sperare.... Per diandediana, siete giovani tutt'e due e, parlo

schietto, se il Padre Eterno una volta o l'altra volesse aprire il

finestrino per guardare in giù, potreste ancora....

--No, no! Non dire così! Mi dai dolore,--interruppe Angelica commossa e

atterrita.

--Allora acqua in bocca, e aspettiamo gli eventi! Ma intanto bisognerà

pur rispondere a quel _pôro toso_, e senza perder tempo.

Angelica, quantunque in sulle prime si mostrasse molto titubante,

dovette arrendersi dopo qualche giorno, ed accettare i consigli che le

venivano dati dalla Balladoro in nome della prudenza; onde si persuase

a rispondere una lettera, di due righe sole per altro, al Martinengo.

Questi appena l'ebbe ricevuta scrisse di nuovo quattro pagine fitte.

Allora le due righe di Angelica, sempre per quella tal prudenza, si

raddoppiarono, e di rimando i foglietti di Andrea diventarono sei,

otto, dieci, finchè le annunciò che era giunto al termine del suo

permesso, e che colla guerra imminente non avrebbe più potuto ritornare

a Brescia.

E tutte queste lettere era sempre Donna Lucrezia che andava a portarle

e a riceverle, nell'ora solita delle sue passeggiate alla posta di

Padenghe, sperando in tal modo di non destare sospetti; ma invece il

Barbarò che "teneva d'occhio la giovane e la vecchia" e che avea saputo

che il capitano era stato a fare una gita sul lago, ebbe come un

barlume della verità.

--Sta a vedere--mormorò--che quella strega si è messa a far da

mezzana?... Se così fosse le fo far fagotto su due piedi!--Ma poi,

subito mutò pensiero e cominciò a sogghignare giocherellando col

mazzettino dei ciondoli.

--Guarda, guarda... mi piove il cacio sui maccheroni, e mi lamento! La

Balladoro m'appartiene anima e corpo; ne posso fare tutto quello che

voglio!... Non ho da dire altro che due parole, e per mezzo suo potrò

saper tutto, anche i pensieri della marchesa!... Se fosse vero che con

tutte le sue smorfiette ipocrite se la intende ancora col Martinengo,

per Iddio, l'avrà da fare con me! Bisogna spiegarsi e subito. Se

aspetto ancora, il marchese Alberto si pappa tutto l'utile che posso

ricavare da Villagardiana, e il capitano fa il comodo suo colla

biondina!

Quella sera stessa non vedendo Donna Lucrezia in salotto uscì a

cercarla in giardino.

Era una notte nera nera: nero il lago e muto sotto le stelle che

tremolavano minute e lontanissime nel cielo nero. Neri gli alberi

che, inoltrandosi nel giardino, apparivano a un tratto come fantasmi

immobili di giganti. Solamente nell'orizzonte alto, dietro la cima

larga e maestosa del Monte Baldo, un baglior pallido di luce annunziava

il sorgere della luna.

Il signor Pompeo strinse gli occhietti aguzzandoli nel buio, e in fondo

al terrazzo sul lago distinse un punto rosso di fuoco.... Era il sigaro

di Donna Lucrezia.

--Ora ci batteremo noi due, vecchia scema,--borbottò fra i denti, e si

avviò difilato verso il terrazzo, camminando fra le tenebre con passo

sicuro.

--Non ha paura della umidità e del frescolino, Donna Lucrezia?

--Che volete, tesoro mio, raffreddata già lo sono sempre e poi....

ahuf! avevo proprio bisogno di prendere una boccata d'aria. Mio cugino,

stasera, è proprio insopportabile. Brontola, grida, smania, strapazza

tutti, sembra, santa pazienza, che abbia il diavolo addosso!

--Bisogna compatirlo, Donna Lucrezia. Gli affari suoi si mettono

maluccio e perciò sarà di cattivo umore.

--Gli affari di mio cugino?--domandò la vedova stupita.

--Sicuro, cara signora. Il marchese di Collalto spendeva ogni anno un

terzo, quasi, più della sua rendita e, dalli e dalli, tutti i nodi

vengono al pettine!

--Ma e la dote?... La dote di Angelica?

--La dote è sempre stata poca cosa: il conte Prampero, sua vita natural

durante, non ha mai voluto sacrificarsi per nessuno, neppure per sua

figlia.

--Ma morendo, capperi, gli ha lasciato una bellissima sostanza.

--Bellissima... da vedere! Palazzi, ville, giardini; tutta roba che

sarà pure ingoiata come il resto, nella voragine dei debiti, perchè la

signora marchesa ha esposto la sua firma, rendendosi garante e solidale

col marito.

--Misericordia che _rebalton_!--mormorò Donna Lucrezia sbigottita,

fregando contro il parapetto del terrazzo la punta del _virginia_ che,

spento, si cacciò in tasca.

--Eh, sicuramente!... È proprio una gran disgrazia! Io per altro

l'avevo preveduta da molto tempo, e non ho rimorsi. Nella mia

condizione e col caratteraccio bisbetico del marchese Alberto non

poteva arrischiarmi certo a dar consigli; ma tutti gli anni a novembre,

ho sempre messo sotto gli occhi tanto del signor marchese quanto della

signora marchesa lo stato del patrimonio col relativo disavanzo; e i

libri del bilancio sono in piena regola, e pronti nel mio studio per

chi li vuol vedere! Se poi i Collalto, invece di fare un passo indietro

e ristringersi nelle spese, han voluto tirar di lungo a scialare e a

rovinarsi, io non ne ho colpa. Una cosa sola mi restava da fare in

simili frangenti; ricordarmi che avevo un figliolo, e più per lui che

per me assicurarmi del capitale esposto. Non le pare, Donna Lucrezia?

--Certo, certissimo!--balbettò istupidita la Balladoro, avvicinandosi

istintivamente al Barbarò, come il naufrago che cerca di attaccarsi

alla tavola di salvamento.

Il signor Pompeo notò quell'atto e volendo conservare un'aria compunta,

di circostanza, dovette frenarsi per non ridere.

--E non ci sarà nessuna via di scampo per queste _pôre_ creature?

--No, non lo credo!... Eccetto che lo zio, il marchese Diego di

Collalto, non li voglia aiutare!

--Buono! Un _piavolon_ egoista, uno scettico gaudente, un... un

_bucefalo_ sotto le lustre della compitezza, peggio ancora del conte

Prampero, quando era vivo!

--Allora... allora senta, Donna Lucrezia,--riprese Pompeo dopo un lungo

sospiro.--Io non ho proprio avuto il coraggio di togliere a un tratto

le illusioni al marchese Alberto, e non so come fare per aprir gli

occhi alla marchesa, non volendo darle un colpo troppo forte. Perciò ho

pensato a lei, e ho creduto bene di metterla a parte di queste brutte

faccende.

--Avete fatto benissimo, caro Barbarò!... Sono a vostra disposizione!

--Se io volessi, le cose ormai sono a un punto che potrei mettere i

Collalto fuori di Villagardiana anche domani, anche stasera stessa....

--Dio Dio, che cosa sento!

--E se non l'ho fatto ancora, non è certo per il marchese Alberto. Il

marchese è un testardo....

--Vero.

--Un orgoglioso, superbo....

--Verissimo.

--Un ignorante presuntuoso; un uomo senza cuore, senza cervello e che

si ha quello che si merita.

--Anche questo, verità sacrosanta!

--Ma ho voluto aspettare perchè, perchè forse sarei disposto a fare

qualche sacrificio per la marchesa....

--Lo merita, lo merita, da bravo!--esclamò con enfasi la Balladoro.

--E poi ho pensato, sono padre anch'io, a quella mummietta uggiosa, ma

molto disgraziata del suo figliuolo!

--Bravo, bravo, bravo! L'ho detto io, che siete un uomo _tuto cuor_!

--È sempre stato il mio difetto!--rispose il Barbarò con convinzione.

--E allora ditemi, amico mio, che cosa volete da me?

--Ecco... vorrei... ch'ella prima di tutto mettesse a parte la marchesa

di queste mie buone intenzioni, facilitandomi in tal modo il colloquio

che in seguito dovrò avere con lei.

--Benissimo, sarà fatto.

--Poi....

--Poi?

--Farle capire che vorrò avere nelle mie mani la direzione della casa

per quanto concerne le spese.... Voglio che si vendano i cavalli;

si devono licenziare quasi tutte le persone di servizio; non voglio

pranzi, non voglio andirivieni di visite....

--Scusate, caro Barbarò,--interruppe la Balladoro, calmandosi a un

tratto nel proprio entusiasmo;--ma le condizioni le porrete voi, e,

meglio che a mia cugina, ad Alberto!

--No. Invece è proprio colla marchesa che voglio intendermela,--rispose

l'altro un po' piccato.--E anzi, prima di tutto, prima di commettere

forse qualche minchioneria per eccesso di buon cuore, voglio sapere una

cosa da lei....

--Da me?

--Precisamente. Voglio sapere....--Pompeo si fermò guardando fisso

Donna Lucrezia.

La luna, superata la cima del Monte Baldo, illuminava il lago che

allora si era fatto chiarissimo, tutto sparso d'una nebbiarella

cinerea, e i due potevano vedersi bene in faccia.

--Voglio sapere a qual punto sono gli amoretti col capitano.

--E a me lo domandate?

--A lei, sissignora, perchè so che ci tien mano!

--Badate a ciò che dite, signor Pompeo!--esclamò la Balladoro,

scattando per la sua dignità offesa.

Per quanto potesse credere di averne bisogno, pure essa si era sempre

tenuta per molto da più dell'antico portinaio, e in tutti i casi si

sentiva sicura di poterlo mettere a posto con una sola parola.

--Badate a quello che dite!... Non si tratta così con una mia pari, con

una Balladoro, con....

--Senta senta,--interruppe il Barbarò, affrontando la vedova con piglio

risoluto,--finiamola colla superbia e coi fumi della nobiltà, e invece

badiamo all'arrosto dei _bezzetti_!--e così dicendo alzò una mano e,

sogghignando, fregò ripetutamente insieme il pollice l'indice.

--Come sarebbe a dire?

Il viso lungo e scialbo di Donna Lucrezia era sempre accigliato,

ma pure alle ultime parole di Pompeo vi passò sopra come un'ombra

d'inquietudine.

--Sarebbe a dire che è ormai tempo di mettere le carte in tavola e di

venire fra noi due a una buona spiegazione.

--Spieghiamoci pure, ma... non capisco....

--Due parole sole, e capirà!... Quantunque il signor Francesco

Alamanni....

--Che c'entra adesso mio cugino....

--Stia zitta, che c'entra moltissimo!... Quantunque il signor Francesco

abbia rinunciato in favore della signorina Mary alla sua parte del

piccolo capitale rimasto agli Alamanni, io continuo a pagare le

cinquecento lire mensili e sempre anticipate! E noti bene, signora

Lucrezia, adesso non posso più aver nessuna cauzione per garantire i

danari miei. Levata la confisca e riammesso lo zio Francesco ne' suoi

diritti, io sono rimasto escluso, naturalmente, dall'amministrazione

della minorenne. Di più lei mi ha fatto avere il saldo dei miei primi

sborsi facendomi figurare come un creditore qualunque senza nessuna

nota illustrativa, sotto il mio nome, e per una simile dimenticanza

tanto il signor Francesco Alamanni, come la signorina Mary devono

ignorare i miei enormi sacrifici!... Ma a me piace di tenermi in

disparte, all'ombra, e ho lasciato fare tutto a lei e a quella buona

lana dell'avvocato Spinelli; mi son lasciato cucinare dalle loro

signorie, come volevano, all'olio e al burro, e continuo a sborsare

anche oggigiorno e sempre segretamente, per farle comodo, cinquecento

lirette al mese, mediante la sola sua firma, colla quale, scusi, sa,

Donna Lucrezia, ma sulla piazza non ne troverebbe venti! E tutto ciò,

perchè?... Perchè ho veduto nascere la signorina Mary, perchè ho

riposto molta amicizia, molta confidenza nella signora Balladoro; ma

esigo, per Iddio, esigo... non le sembra giusto? di essere ripagato

colla stessa moneta!

--Certo... certo.... Vi sarò riconoscente... obbligatissima per tutta

la vita.

Donna Lucrezia impacciata e spaurita non avea osato d'interrompere

il Barbarò che aveva tirato giù la ramanzina col viso rosso e colle

labbra tremanti dalla collera. Ma quando tacque essa riprese animo, e

volendo vendicarsi e far tremare alla sua volta quell'uomo che l'aveva

umiliata e minacciata, lo fissò in volto arditamente, coll'audacia che

nei casi disperati non sanno avere altro che le donne, e gli rispose

lentamente, spiccando le sillabe e calcando adagio l'ultima parola come

una puntura:--Certo... certo, caro signor Pompeo; ma per ricambiare la

vostra amicizia e la vostra confidenza, non pretenderete già che io

faccia la... la _spia_!

Pompeo rimase impassibile. Non appena la Balladoro aveva aperto bocca

egli indovinò subito dove voleva ferire e parò il colpo, ed anzi volle

mostrare la sua sicurezza, volle stravincere, ripetendo la terribile

parola freddamente, senza un tremito nella voce, senza abbassare gli

occhi, senza arrossire.

--No, io non voglio ch'ella faccia la _spia_; solamente voglio saper

tutto perchè--e a questo punto sorrise malignamente--perchè così saremo

in due a proteggere la marchesa e il suo amante!

La Balladoro dinanzi a simile imperturbabilità si sentì perduta.

Impallidì, ebbe paura del Barbetta; paura di averlo offeso e di essere

rovinata, e non pensò più ad altro che a placarlo e ad arrendersi

coll'onore delle armi.

--Andrea Martinengo, a buon conto, non è il suo amante niente

affatto!...

--No?... E che cos'è dunque?

--Si vogliono bene, ecco tutto!

--Scusate, ma non è poi la stessa cosa?

--Nemmen per ombra, tesoro mio! Siamo come si dice agli antipodi!

La Balladoro voleva esporre la teoria platonica dell'amore, "tutto

spirito e contemplazione;" ma l'altro tagliò corto.

--Chiacchiere, chiacchiere, Donna Lucrezia!... Si potrà cominciare

benissimo come dice lei, colla contemplazione, ma poi... tutte le

strade conducono a Roma!

--Zitto lì, Epicureo senz'anima!--esclamò la vedova mostrandosi

scandalizzata, ma pur insieme esprimendo con un sorrisetto la propria

ammirazione per quel furbone del signor Pompeo.

--Del resto--continuò l'amico--per me è tutt'uno. Solamente mi spiace

e mi addolora che il nome della signora marchesa corra sulle bocche di

tutti, con certi commenti non troppo favorevoli alla sua riputazione.

--Invenzioni, infamie dei soliti pettegoli maldicenti! Ma fosse anche,

Angelica, poveretta, non ne avrebbe una delle scuse, ma centomila,

un _milion_!... Condannata a comprimere il proprio cuore fino dai

primi anni, e a sacrificarsi con un matrimonio odioso; trascurata e

maltrattata da un rospo di marito che ne ha sempre fatte di tutti i

colori, per ricordarsi di aver moglie, e innamorarsene furiosamente

quando per la sua vitaccia si trova ridotto in uno stato che.... Basta,

non dico di più per non diventar rossa... Dio le ha dato una creatura,

è vero, ma che peste d'una creatura!... E poi già, in somma delle

somme, Andrea è stato il suo primo amore, e il primo amore, credetelo,

nel cuor di una donna è sempre vivo!--E la Balladoro sospirò a tutta

gloria dello Zodenigo.

--Va bene, cara signora, ma queste ottime ragioni--osservò il signor

Pompeo--non servono al caso mio.... Capirà... se io sono disposto a

fare qualche sacrificio per riguardo alla marchesa... non voglio poi

che la gente possa dire... che io servo da comodino al capitano....

--Vero... vero!... Verissimo, dal vostro punto di vista!...

--D'altra parte parliamoci chiaro: anche per un riguardo alla signorina

Mary devo impedire che abbiano a nascere scandali a Villagardiana!...

Mio figlio.... Ma dei sentimenti di mio figlio ne discorreremo in

seguito.... Ella per altro dovrà convincersi che io ho diritto

di essere molto geloso del buon nome della signorina... e la sua

convivenza, la sua intimità colla marchesa, continuando le chiacchiere,

potrebbero pregiudicarla. Infine io non voglio che la signora marchesa

per inesperienza commetta qualche grossa minchioneria, e anche lei,

signora Lucrezia, se proprio le fosse affezionata....

--Figurarsi, darei non una, ma dieci volte la vita!...

--Allora bisogna dirmi tutto e cercheremo insieme ciò che si potrà fare

per il bene di sua cugina.

Una scusa qualunque, anche debolissima, era sufficiente al Barbarò

per velare, se non per nascondere, il vero movente che lo spingeva a

fare quelle ricerche delicate; e Donna Lucrezia vedendo che non poteva

avere più altra speranza che nel signor Pompeo, inquieta, spaventata

per cagione dell'assegno mensile, e ormai disingannata sull'effetto che

avea sperato ottenere con certi accenni al passato, doveva pur cogliere

il primo pretesto che le si offriva per cattivarsi l'animo del nuovo

padrone di Villagardiana, salvando in pari tempo la propria dignità.

--Se davvero si trattasse di fare il bene della mia

Angelica...--mormorò con un'esitazione che appariva sempre più

debole....

--Ne può dipendere tutto l'avvenire!--rispose l'altro seccamente.

--Allora dirò... confesserò ogni cosa.... Ma per altro, ad una

condizione.

--Quale?

--Sotto il suggello del segreto e col solenne giuramento che... non mi

nascondete qualche secondo fine....

--Lasciamo da parte i giuramenti, signora Lucrezia!... Non dobbiamo

tirare in ballo Domineddio in questi affari del diavolo,--esclamò

ridendo il Barbarò che non voleva giurare il falso, potendo farne

senza.--Ho detto e ripeto che desidero impedire alla marchesa Angelica

di commettere spropositi.... E questa è la verità!

--Povero angelo!--mormorò la Balladoro, sospirando questa volta, col

pensiero rivolto a sua cugina.--Quella creatura meriterebbe proprio

tutte le fortune!

Ci fu un momento di silenzio; poi il signor Pompeo domandò più a bassa

voce:

--Dunque, mi dica, dove si vedono?

I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1 · 第 14 / 25 段