era andato in rovina. L'Austria aveva confiscato tutti i loro beni.
Giulio Alamanni, condannato a morte e graziato sul palco, dopo aver
assistito al supplizio de' suoi compagni di eroismo, era morto allo
Spielberg. Francesco Alamanni, rimasto a Londra fino al 1857, era
tornato in Italia per prender parte alla gloriosa e infelice spedizione
di Carlo Pisacane; e adesso viveva a Torino. Anche Francesco Alamanni
(come intendeva fare il fratello suo) prevedendo la confisca si era
provvisto, prima di esulare, di una forte somma di danaro. Ma i
soccorsi da lui prestati, con vera larghezza di cuore, ad altri esuli
più bisognosi, e le sovvenzioni ai comitati rivoluzionari lo avevano
ridotto ben presto a dover vivere del proprio lavoro. A Londra aveva
dato lezioni d'italiano, ora a Torino le dava d'inglese; e colla sua
operosità, oltrechè a provvedere al proprio sostentamento, riusciva a
mandare ogni mese a Milano qualche soccorso per la sua nipotina, la
figliuola di Giulio e di Lucia.
Il governo austriaco, appena confiscato il patrimonio degli Alamanni
e messovi un curatore nella persona dell'I. R. consigliere Carlo
Spinelli, aveva concessa all'orfana una tenue pensione; ma, quando
quella sostanza amministrata come si usava in tali casi, si andò
caricando di debiti e i fondi finirono coll'esser messi all'asta,
la pensione venne subito sospesa, e Donna Lucrezia non riusciva più
a ottener nulla dallo Spinelli. Allora dovette adattarsi a tirare
innanzi alla meglio aspettando i soccorsi che il proscritto le
mandava da Torino, e sovvenuta, anche da certi suoi cugini ricchi e
buoni, i quali, ad onta delle disgrazie e della miseria della vedova,
seguitavano a mantenere viva l'amicizia con lei e a voler bene alla
piccola Mary. Quest'ultima viveva con la Balladoro chiamandola zia in
segno d'affetto, ancorchè fosse soltanto una lontana parente.
E la rabbia di Donna Lucrezia contro il curatore si risvegliava
specialmente dopo i deliziosi pranzetti che faceva di tanto in tanto
col poeta del _Ponte dei Sospiri_. Rossa, eccitata dalla passione,
dalla digestione e dal caldo del salotto essa evocava, mentre il suo
caro tisicuccio sorbiva il _punch_, le memorie e gli splendori di
Casa Balladoro, e enumerava le afflizioni e i patimenti del presente
martirio. Così infiammandosi a vicenda finivano poi sempre col fare un
brindisi all'Italia libera e coll'inveire insieme contro qualche nuova
angheria commessa dal governo a danno della piccola Mary; angheria
contro la quale ci sarebbe stato da protestare giudizialmente.
--Andrò domattina! Andrò domattina da quello scimmiotto incravattato,
e gli dirò il fatto mio fuor de' denti!...--Cosa che, del resto, dovea
riuscire assai facile alla Signora che di denti ne avea pochini assai.
Per lo Spinelli erano una vera calamità le visite della vedova
brontolona, e se le cose non fossero cominciate ad andar male per chi,
come lui, mangiava il pane del rinnegato, l'avrebbe mandata, senza
tanti complimenti, a carte quarantotto. Ma invece l'alleanza della
Francia col Piemonte e la minaccia della guerra vicina gli mettevano la
paura addosso, e però soffocava la stizza cercando di amicarsi quelle
persone che in caso di rivolgimenti gli avrebbero potuto giovare.
E con Donna Lucrezia, la parente degli Alamanni, la tutrice della
piccola Mary che avea perduto il babbo allo Spielberg, si mostrava
singolarmente affabile e buono, e se non le dava quattrini, erale largo
almeno di consigli e di profferte.
Quella mattina in cui la Balladoro, dopo aver ordinato alla Filomena il
dolce di crema, era andata dallo Spinelli, questi era turbato assai.
Aveva appunto allora finito di leggere la _Gazzetta di Milano_ e le
ultime notizie gli avevan messo un grande sgomento addosso.
L'Imperial Regio Consigliere era solo nel suo studio; e buttata la
_Gazzetta_, con dispetto, sullo scrittoio, passeggiava in su e in giù
brontolando, cogli occhiali d'argento rialzati sulla fronte, colla
lunga palandrana di panno turchino che gli ciondolava sulle gambe e col
cravattone bianco tutto storto, altro indizio di gran burrasca.
--Se facessi un viaggetto fuori d'Italia? Se andassi un po' a Vienna
per star a vedere come si mettono le cose?--e intanto si lisciava
colle dita tremanti le basette bigie.--A Vienna?... E i miei affari?
E lo studio? E la clientela?... Maledetti anche i Francesi che hanno
sempre il diavolo in corpo!... E poi, se si desse il caso che i
Tedeschi avessero la peggio, io trovandomi fuori, starei fresco! Non
potrei più ritornare a Milano!... E se invece tengo duro e rimango,
chi mi assicura che ai primi schiamazzi, quando ricompariscono le
coccarde tricolori, non mi facciano la pelle?... È vero, per altro,
che ho sempre cercato di tenermi in buone relazioni anche coi capi
scarichi; mi sono sempre mostrato dolce, cortese, servizievole...
ma, ma, ma... si sa bene; l'uomo è una bestia irragionevole.... Sono
un austriacante?... Niente affatto! Ho servito il Governo, ma in via
amministrativa; come un altro cliente qualunque; come servirei un
Turco, un Ottentoto, che venisse a chiedere i miei servigi!
Ma invece di un Ottentoto, gli capitò allora nello studio Donna
Lucrezia, col naso più rosso del solito per il freddo, e ansante in
modo che sulle prime non riusciva a parlare.
--Oh guarda un po'! La nostra cara _Dogaressa_!--esclamò il Consigliere
andandole incontro, con un'effusione straordinaria. Se non ci fosse
stato quel naso rosso e rugiadoso, tale da incutere rispetto anche ai
più audaci, l'avrebbe forse abbracciata. Invece si contentò di farla
sedere sulla poltroncina di cuoio, vicino al caminetto, e si chinò
premuroso per attizzare il fuoco.
--Che buon vento!... Che buon vento l'ha menata da queste parti?
--Un vento... un vento sbalorditoio!--Donna Lucrezia starnutò; ma
quando fu per soffiarsi il naso si trovò tra le mani lo strofinacciolo
che nella confusione aveva cacciato nel manicotto, invece del
fazzoletto.
--Sempre infreddata?
--Sempre, sempre; è un gran destino! Ma quella talpa della Filomena,
che deve essere gelata come il naso di un gatto, riscalda tanto le
stufe che par d'essere in un forno! Poi, quando si esce, sfido io a non
infreddarsi!
--Tutti non hanno il sangue caldo come Donna Lucrezia!--esclamò il
galante Consigliere, e poi subito pensò tra sè:--Brava, brava! La
vecchia fa grandezzate: allora non è venuta per chiedere quattrini!--e
istintivamente avvicinò ancora di più la propria seggiola alla poltrona
della Balladoro:--Dunque che cosa abbiamo di nuovo?
--Ecco: son qui per... per avere un consiglio da lei.
--Sto a sentire.
--Ma si tratta di un consiglio molto delicato.
--Parli pure, parli pure; con tutta confidenza.
--Posso fidarmi, non è vero? Da donna di cuore a uomo di cuore.
--Diamine, non ci conosciamo da ieri.
--E in tutti i casi, mi fa giuramento di mantenere il segreto!
--Faccia conto d'essere in chiesa, dal suo confessore.
--Gli è, vede, che ai preti ci credo poco.
--Nemmeno io, nemmeno io! Ma dicevo così per dire!
--Senta dunque che cosa mi capita!--E Donna Lucrezia si tirò avanti
sulla poltrona avvicinandosi allo Spinelli, che con due dita si
accomodava gli occhiali sul naso per guardare in viso più attentamente
la sua interlocutrice.
--Mi è stata fatta una proposta che, sotto un certo aspetto, potrebbe
essere una fortuna... per la Mary.
--Dica, dica! Quella bambina l'ho sempre a cuore!--e il Consigliere
sospirò.
--Avrei da farle leggere una... una lettera, che mi è arrivata....
--Vediamola.
--Prima per altro si ricorda che mi ha fatto giuramento....
--Di mantenerle il segreto.--E lo Spinelli per dar più forza alla sua
promessa prese la mano della Balladoro e la strinse con calore.
Questa, frattanto, cominciò a frugarsi nelle tasche per trovare la
lettera famosa; poi cercò nel manicotto, ma inutilmente: non la trovava
più.
--E sì, presa, l'ho presa di sicuro!--borbottava Donna Lucrezia a mezza
voce cominciando a perdere la pazienza.
--Pensi un po' se non l'avesse dimenticata a casa.
--Chè! Chè! Mi ricordo bene d'averla presa; e son venuta qui
direttamente!
--Provi a guardare un'altra volta nel manicotto!
--Non c'è; le dico che non c'è!--E Donna Lucrezia sbuffava e dava in
smanie. A un tratto si alzò da sedere, e tirò fuori e buttò sulla
poltrona tutto quello che aveva nelle tasche e nel manicotto; meno,
s'intende, lo strofinacciolo.
--Santi Numi!... Sta a vedere che l'ho perduta!... È sicuro,
sicurissimo che l'ho perduta! Oh santi Numi, santi Numi, santi Numi!
Il Consigliere voleva farsi dire a voce che cosa le avevano scritto;
ma la Balladoro non gli badava. Tornava a vuotarsi le tasche, in cui
aveva già rimessa la roba, e le rovesciava, e gemeva, e gridava. e
pestava i piedi quando all'improvviso le balenò in mente dove l'aveva
messa, e allora, aprendosi il vestito:--_Sia malignaza!_--esclamò,
calmandosi e sorridendo, e la tirò fuori con aria trionfante.
Il Consigliere la prese e cominciò a leggerla a mezza voce, fermandosi,
come per riflettere, sui punti più importanti, e la Balladoro, seria,
impettita, prendeva un'aria di maggior sussiego a mano a mano che in
quell'altro vedeva crescere la maraviglia.
--Per bacco, cara la mia Dogaressa!--esclamò lo Spinelli appena ebbe
finito di leggere,--è proprio una fortuna che le piove dal Cielo!
--Oh in quanto a me...--soggiunse Donna Lucrezia con un certo tono,
come avendosene a male.
--Cioè, volevo dire una fortuna che capita alla signorina Alamanni.
--Crede?
Il Consigliere chinò il capo gravemente in seguo affermativo, e tornò a
leggere la lettera a voce alta e calcando le parole:
_Nobile signora, la Signora Donna Lucrezia Balladoro._
_Non è certo senza un longo riflesso che mi fo lecito, Nobile Signora,
di scrivergli questa mia; ma quantuncue vituperato dai malevoli
invidiosi dei buoni risultamenti del mio lavoro e fatiche di molti
anni, ho cuore e memoria meglio di tanti per non incurarmi dei miei
primi benefattori._
--Non si poteva cominciar meglio!--osservò il Consigliere interrompendo
la lettura per guardare Donna Lucrezia.
--Certo: scrive come un cane, è naturale; ma le idee sono buone.
_Se come sono senza vergognarmi di umile estrazione e povero sono
riuscito non solo a portarla fuori negli affari, ma pure a procurarmi
un qualche comodo, non scorderò di aver fatto i primi passi coi pochi
risparmi della defunta e compianta mia consorte e non posso scordarmi
dell'affezione della medesima in riguardo alla Nobile Signora Lucia._
_Ragionato e curatore per conto di alcuni minori interessati nella
Agenzia Micotti e Comp. sita in Milano in Via del Pesce, mi sono
trovato in delle mani nel bilancio settimanale di mia spettanza,
un'oggeto di valore che non mi lasciò dubbio in quanto alla
provenienza, e che rifusa la cassa sociale, detengo fin dora a suoi
riveriti comandi._
--Avevo da pagare le lezioni della Mary, il salario alla Filomena, e
poi varie altre spese; chè non mi piace di lasciar debiti in giro.... E
capirà che ho dovuto umiliarmi, e subire anche questa mortificazione:
io; una Balladoro!
Donna Lucrezia, così dicendo, s'era messa a singhiozzare; ma
ricordandosi che aveva preso lo strofinacciolo invece del fazzoletto,
si asciugò in fretta gli occhi col manicotto, mentre il Consigliere
seguitava la lettura.
_Facendo voti perchè la Signoria Vostra Illustrissima e la Nobile
Signorina Maria sua degna nipote venghino reintegrate nei loro Averi,
io mi dichiaro pronto intrattanto ad addivenire ad un'accordo previo il
Di Lei assenzo e consenso._
_Metto al disposto della Nobile S. V. per ragione e conto della Nobile
Signorina Maria Alamanni la somma annua di lire austriache 6000 (dico
sei mila) e ciò fino alla liquidazione totale dela sostanza dela
prellodata Signorina Minore, previo l'Interesse posticipato e graduale
del cinque per cento...._
--Troppo giusto!--esclamò interrompendosi il Consigliere.
--Nè, da parte nostra, si vorrebbe accettare, come si dice, un prestito
gratuito.
_....e alla condizione_,--seguitò a leggere lo Spinelli,--_che il
sottoscritto venghi investito di mandato legale onde rappresentare la
Tutela della prellodata Nobile Minorenne Maria Alamanni e ciò al fine
di prestare la propria esperiensa al servizio della Casa e di contare i
propri esborsi di capitale e Interessi._
_Della Vostra Signoria Illustrissima--Il suo devotissimo obbligatissimo
servitore_--P. BARBETTA-BARBARÒ.
P. S. _Dalle undeci ant.^e alle quattro di ciascun giorno eccettuati
i festivi sono reperibile nel mio studio sito sul Corso Francesco
43--dove detengo in'oltre la Miniatura all'ordini sempre della V. S.
Illustriss._--c. s. _ds._ P. B.-B.
--Dunque che mi consiglia di fare?--domandò Donna Lucrezia appena lo
Spinelli ebbe finito di leggere.
--Accettare, cara mia! Accettare a occhi chiusi, e subito!
--Adagio un po'; adagio un po' e non precipitiamo; perchè deve sapere
che questo tale è stato portinaio in casa nostra.
--Portinaio?... In casa sua? Questo signor...--e il Consigliere rilesse
la firma,--questo signor Barbetta-Barbarò?
--Per l'appunto: nostro portinaio.
--E come ha fatto a mettere insieme un patrimonio?--esclamò il
Consigliere cogli occhiettini miopi pieni di maraviglia e di
ammirazione.
--Mah!... Se ne dicono tante... tante... tante, che non stanno nè in
ciel nè in terra!
--Eh via, i cani si lasciano abbaiare. Ma lei, dal momento che è stato
suo portinaio, dovrebbe conoscerlo bene?
--Ecco... veramente, era portinaio del babbo della Mary; che è poi lo
stesso.
--Appunto.
--Bisogna risalire un dieci o dodici anni addietro, egli non aveva
altro che un nome solo: Barbetta.... Si chiamava Pompeo Barbetta _tout
court_.... Adesso si è appiccicato quel Barbarò, che era il cognome
della sua povera moglie: perchè poi, Dio lo sa!... Forse per darsi aria
e vedere di ficcarsi tra i nostri pari!
--Sia pure; non sarebbe altro che una debolezza... scusabile anche
sotto un certo aspetto.
--Ma la mia condizione... capirà... ho dei parenti a Venezia... a
Milano. I Badoero... i Collalto... che la guardano per la sottile... in
certi argomenti.
--I suoi parenti, punto primo, non dovrebbero saper nulla di questo
affare.
--Sicuro: non ci pensavo. È un'osservazione giustissima.
--Eppoi nello stato in cui si trovano... in cui si trova la signorina
Alamanni, non si deve sofisticare sulle origini di chi, in certo modo,
viene a rappresentare la parte della Provvidenza.
--Così ho subito pensato anch'io, nel leggere quella lettera: non ho
diritto di far perdere una fortuna alla mia pupilla, per le mie idee,
per i miei sentimenti personali.
--Benissimo, dunque, su questo punto andiamo d'accordo.
--Perfettamente.
--E ora mi dica tutto quel che sa di questo Barbetta e se le pare uomo
da potersene fidare.
--Qui sta il _busillis_!--e Donna Lucrezia che non voleva dir
troppo, per non mettere in pericolo l'affare che le andava molto a
genio, e che d'altra parte non poteva assumersi tutto il peso di una
risoluzione così grave, tossì per prender tempo.--Dovevo andare più
adagio--pensò--e riflettere per la strada al caso mio!
--E dunque? che cosa ne sappiamo!..--riprese il Consigliere
allungandosi sulla seggiola e spingendo i tizzoni verso la fiamma colla
punta delle scarpe.
--Ecco, dirò, quand'era in casa nostra, passava per un fior di
galantuomo.... Un po' tirato ma onesto e fedele a tutta prova. La
sua pôra moglie, alla quale, per dire la verità, aveva sempre fatto
buonissima compagnia, quantunque... basta, c'era poco da stare allegri,
morendo gli deve aver lasciato un qualche migliaio di svanziche. Poca
roba,--soggiunse la Balladoro facendo boccuccia,--ma per quella gente
lì, si sa, può essere una fortuna.
--Ma come aveva fatto sua moglie ad avere questo danaro?
--Oh Consigliere mio benedettissimo, come fanno tutti coloro che,
pur di risparmiare, vivono come dice il nostro popolino: _de pan e
spuazza!_... Era sempre stata una donnetta economa; figlia di gente
buona che l'aveva allevata colle _fregole_ di casa Alamanni... La
povera Lucia, che le voleva bene, la ricordò anche nel suo testamento.
E poi tutti noi insomma, le si regalava sempre qualche cosa. Anch'io,
non fo per dire, ma ogni momento le donava e danari e vestiti e
biancheria, perchè era proprio una buona creatura; seria, onesta, che
badava a' fatti suoi, e non come quella smorfiosa, sfacciata, pezzente
che...--ma a questo punto Donna Lucrezia si fermò, sebbene sulle gote
giallognole fossero salite a un tratto le fiamme della stizza.
--Fin qui--osservò il Consigliere che faceva di tutto perchè la sua
cliente non uscisse dal seminato--fin qui non vedo nulla che possa
offendere l'onoratezza del Barbetta.
--E lo dico anch'io, ma ci sono altre voci....
--Ebbene?...
--C'è chi pretende che abbia fatta fortuna col... col... col negoziare
_in cravatte_!
E Donna Lucrezia, allungando il suo collo di cicogna, fe' il gesto
favorito di mastro impicca.
--E le prove?... Le prove ci vogliono, cara signora mia!--esclamò
il Consigliere al quale non pareva vero di levarsi d'attorno quella
mignatta della Balladoro, e però si sentiva molto disposto a difendere
il Barbetta.--Intanto l'affare che adesso le propone--continuò--non è
certo da usuraio!
--No, no, per dire la verità!...
--Dunque?
--Ma... c'è dell'altro!
--Che cosa c'è? sentiamo.
--Dicono....
--Dicono?
--È un'accusa molto... molto grave. Scommetterei anch'io, giuocherei
la testa che sono calunnie; ma intanto la voce corre e... e capirà,
Consigliere, il solo dubbio in questo caso mi metterebbe in un brutto
impiccio e... ma devono essere calunnie, tutte calunnie!
--Intanto non m'ha detto ancora di che si tratta....
--Scusi, Consigliere benedetto, scusi anche lei; ma sono cose... cose
che mi fanno rimescolare il sangue soltanto a pensarci.
--Si faccia coraggio, e sentiamo; da brava!
Il Consigliere si avvicinò daccapo alla Balladoro, che appariva sempre
più impacciata ed esitante. Se per caso quel che stava per dire facesse
mutare d'opinione allo Spinelli? S'egli le avesse a dichiarare che
le proposte dell'ex-portinaio non erano accettabili a nessun patto,
allora, ritornando a casa, come avrebbe fatto a pagar la legna da
ardere e il dolce di crema?
....Veramente... veramente aveva precipitato un po' troppo nel dare gli
ordini alla Filomena!
--E dunque?
In fine non poteva tacere: lo Spinelli, pur troppo, era il curatore
della Mary... e quell'altro aveva messo la condizione di rappresentare
la minorenne.... Si tirò ancora più innanzi sulla poltrona, e siccome
il Consigliere cercava di non guardarla in faccia perchè potesse
parlare più liberamente, e tutto curvo attizzava il fuoco con le
molle, essa gli si accostò tanto da sfiorargli con la bocca le basette
brizzolate, bisbigliandogli nell'orecchio alcune parole.
--Oibò!--proruppe il Consigliere alzandosi inorridito.--Calunnie!
calunnie! calunnie!
--Benedetta sempre sia la bocca della Giustizia!--esclamò Donna
Lucrezia, alzandosi alla sua volta, e non potendo più oltre trattenere
un gran sospiro di sollievo.--L'ho sempre detto, l'ho sempre ripetuto
anch'io che non potevano essere altro che calunnie!
--Ma, cara signora, non sa che adesso, quando si vuol rovinare un
uomo è presto fatto?... Gli si dà dell'austriacante e della spia! Ma
non bisogna badare alle chiacchiere dei tristi, bisogna guardare alle
azioni della gente!
--Sicuro, sicurissimo!... Io mi vanto di non aver mai guardato altro
che alle azioni!... Alle nobili azioni!
--Crede forse che non diranno anche di me, che sono un austriacante, un
codino?
--Eh, eh! se lo dicono!--rispose Donna Lucrezia, alzando le mani per
dar più forza all'esclamazione. Ma non c'era bisogno di tanto strepito;
il Consigliere, che aveva voluto tastare il terreno, si era già fatto
livido.
--Eppure...--balbettò....--Eppure, quando s'è trattato di far del bene
a qualcuno, non ho mai badato alle sue opinioni politiche....
--Evviva la faccia di chi può dir così.... Mentre invece vi sono certi
tomi, che se ha da spuntare davvero il giorno della Reden.... Basta...
non dico altro! Dovranno impallidire anche se, puta caso, avessero il
muso nero come un carbon... come uno spazzacamino!
Adesso, per altro, che capiva di avere il Consigliere dalla sua,
sicura che la pensioncella non le scappava più, voleva farsi un po'
pregare prima di accettarla, mettendo innanzi una lunga sequela di
dubbi, di scrupoli e di delicatezze. E intanto il Consigliere volpone,
che conosceva bene i suoi polli, si affannava e fingeva anche lui di
arrabbiarsi perchè "quella cara Dogaressa" non voleva intendere le cose
"pel loro verso!"
--Ma ragioniamo un po', bella signora mia; ragioniamo un po': se fosse
proprio vero ciò che dicono del Barbetta, crede lei che l'Alamanni non
avrebbe trovato il modo di farlo sapere alla sua famiglia e a' suoi
amici per smascherarlo e metterli in guardia?
--Pare anche a me!
--Crede lei che in tanti anni non sarebbe venuta fuori qualche prova di
fatto?
--Pare anche a me!... Pare anche a me, tesoro mio!...--continuava
intanto a rispondere Donna Lucrezia, alla quale pareva infatti che
quelle cinquecento lirette al mese fossero proprio irresistibili.
--Dunque sono riuscito a convincerla?--conchiuse lo Spinelli dopo
un'altra mezz'oretta di chiacchiere.
--Ah, se si trattasse di un interesse mio e potessi dare ascolto
soltanto alla mia delicatezza... perchè, senta, Consigliere, quando mi
toccano certi tasti io divento come una sensitiva.... Ebbene, piuttosto
di accettare i servigi di un... Barbetta, piuttosto, dico, mi adatterei
a vivere di polenta e torsoli di cavolo!... Io, capisce? una Balladoro,
che sono stata allevata, si può dire, col nèttare degli Dei! Ma...
visto e considerato che non devo sacrificare mia nipote, subirò questa
umiliazione... e farò... e farò quanto lei mi dirà di fare.
--Brava, brava! molto brava!--esclamò lo Spinelli, tossendo e
raschiandosi la gola asciutta pel gran discorrere che avea fatto. La
nostra cara Dogaressa ha sempre mostrato di aver cuore, e lo prova
esuberantemente anche in questa circostanza.
Donna Lucrezia credette proprio che il Consigliere fosse in buona fede;
e rimase tanto convinta di ciò che egli le aveva detto, da sentirsi
commossa per la propria bontà e per il proprio buon cuore.
--Basta!--mormorò con un sospiro, ammirando l'effetto della sua mesta
rassegnazione nello specchio del caminetto.--Sia fatta la volontà del
Cielo... per altro è un gran passo doloroso questo che lei mi obbliga a
fare!... ascendo, si può dire, sul mio Calvario!
--Senta un po', Donna Lucrezia--soggiunse allora il Consigliere, dopo
di aver sospirato anche lui levando gli occhi al soffitto.--Senta un
po': s'ella credesse mai che la mia compagnia le fosse per riuscire
di qualche sollievo, si potrebbe combinare di andarci insieme da
questo signor Barbetta. Oggi no, perchè ho da fare tutto il giorno in
tribunale, ma domani sono a sua disposizione.
--Domani?!... no, no!... Ci vado io sola; ci corro subito, all'istante!
Ma le pare, Consigliere benedetto? Dal momento che devo bere l'amaro
calice, non voglio lasciare un minuto di più in quelle manacce...
sporche, il ritratto, la reliquia, della mia povera Lucia!
Ciò detto aggiustò il fiocco del cappello, e un'ultima volta (durante
l'intenerimento dell'addio) si fregò il naso sul manicotto. Poi
abbandonò la mano del Consigliere, abbassò la veletta, sussurrò con
un gemito represso:--Mio Dio, mio Dio che spasimi!--e si precipitò di
corsa, e sempre scodinzolando, sulla via del suo Calvario.
Ma quando ne discese aveva le gote rosse, gli occhi sfavillanti; e
ci fu un momento, appena uscita dallo studio del Barbarò, in cui non
capiva più nella pelle, e allora strinse il manicotto contro il petto,
mormorando con un grido represso di gioia:--corocochè!
Quando invece, un po' più tardi, infilò la porta di casa, riprese, e
più che mai, la sua aria di sussiego. Era tutta piena di scatole e di
involti, e aveva dietro un fattorino anch'esso carico di roba.
L'occhiata che lanciò nello stanzino della portinaia, fu quel giorno
sprezzante in sommo grado, e sebbene ci fosse la mamma al finestrino,
pure volle dare i suoi ordini proprio alla Rosetta, per umiliarla e per
farle dispetto:
--Oggi ricevo: suonerete il campanello ad ogni visita.
III.
--Filomena! Filomena!
--Comandi, signora padrona!--rispose la vecchiarella affaticandosi a
tener dietro alla Balladoro che entrava gloriosa e trionfante, con
tutto il suo bagaglio, nella camera da letto.