--Anzi, ha combinato tutto. Avrò la fornitura pel foraggio e viveri di

due _Divisioni_. Ed ora speriamo nella guerra e che la vada!--esclamò

ghignando il signor Barbarò; e tornato di buon umore abbracciò la donna

al suono dei ciondoli, e le strinse con un piccolo morso la bocca

piacente, adombrata di baffettini neri, mentre essa, umile e passiva,

accoglieva anche quelle carezze col dovuto rispetto: per lei il Barbarò

era sempre in ogni incontro il signor padrone!

II.

La mattina dopo, nel tempo che la Veronica aspettava in _via del

Pesce_ un suo commesso di fiducia per far recapitare la lettera del

principale. Donna Lucrezia era in grandi faccende. Quel giorno, un

mercoledì, in casa Balladoro c'era ricevimento.

Il salotto giallo era in pieno disordine e dalle finestre spalancate

entrava una nebbiarella diaccia che si confondeva colla polvere

sollevata nella stanza. Le poltroncine e le seggiole si vedevano

ammucchiate col canapè attorno al tavolino di noce, sul quale la

Filomena avea distesa, pel momento, una certa tenda logora e stinta

che dopo le faccende di casa serviva poi alla padrona anche da

accappatoio.

Donna Lucrezia, quantunque fosse ancora in sottana, non sentiva punto

il freddo. Spazzava, fregava, lustrava, sbatteva le tende, smuoveva

i mobili, e dava la caccia colla granata a qualche ragno che fuggiva

spaventato da quel grande tramenìo settimanale. Aveva un fazzoletto

bianco legato attorno alla faccia ossuta, tutta fronte e mento, con

un naso superbo da imperatore romano sempre raffreddato in modo

formidabile, e un ciuffo di capelli grigi che le scappava fuori sotto

il chignon; e così com'era senza crinolino, pareva ancora più magra,

ancora più lunga e angolosa. Vestiva una sottana rattoppata, con una

balza di taffetà, e quantunque ansante, scalmanata, non si chetava

un minuto, nemmeno per ripigliar fiato; nemmeno quando starnutiva, o

accendeva un sigaro di Virginia.

--Filomena, ti sei ricordata di comperare i fiori per la giardiniera?

--Sissignora!... Un mazzo di foglie di giranio, quattro rosette, un

ramettino di vaniglia, e mi han fatto pagare, que' ladri, trentacinque

soldi!

La Filomena rispondeva alla padrona dalla stanza della Mary, accanto

al salotto, la quale il mercoledì serviva da anticamera col lettuccio

della fanciullina rifatto a divano.

--E la legna, l'hai ordinata?

--La portano a momenti; ma ho dovuto dare un acconto al carbonaio, se

no, m'ha detto sua moglie (perchè lui non c'era in bottega) che avea

lasciato l'ordine di non mandare a casa nemanco un fascinotto!

--Che vada a farsi friggere, quel muso da cane!--esclamò stizzita

Donna Lucrezia che conservava purissima la parlata veneta, quantunque

dall'epoca del suo matrimonio fosse sempre rimasta all'ombra del

Duomo.--E d'ora in avanti, ricordatelo bene, non devi mettere più

i piedi nella bottegaccia di quello svizzero senza creanza!... Mai

più; mai più; mai più!--E siccome in quel punto Donna Lucrezia levava

la polvere con una bacchetta da una seggiola, diede tre colpi così

furiosi, borbottando quei tre "mai più!" come se lì sotto, invece

dell'innocente lana gialla damascata, ci fosse stata la pelle del rozzo

carbonaio.

--E bada di accendere presto le stufe, e di mantenerle calde tutto il

giorno; anche quella dell'anticamera; perchè le visite, appena dentro,

devono subito sentirsi riavere. È una pitoccheria il fare come certuni

che riscaldano il salotto solamente. Ma con te, quando una cosa non

t'entra, è come cantare ai sordi!... Invoco di essere in casa di una

signora dovevi andare a far la serva a un bottegaio arricchito!

La Filomena, zitta zitta, la lasciava dire.

--Hai inteso, _pampalùga_!

--Sissignora, sarà servita!--E la vecchiarella, sospirando, continuava

a pensare fra sè, che invece di cuocere al mercoledì come in un forno

sarebbe stato meglio assai avere un po' di calduccino tutti i giorni;

così almeno la famiglia non sarebbe stata raffreddata tutto l'inverno.

Donna Lucrezia, preso uno strofinacciolo, e sbrigando ogni faccenda

colla sua sveltezza maravigliosa, aveva cominciato a spolverare

i mobili, e a mano a mano ch'erano puliti li rimetteva a posto.

Quand'ebbe finito si rialzò, stirandosi la vita che le doleva, per

essere stata curva troppo tempo, e dopo aver mormorato con un respiro

di sollievo:--Oh, se Dio vuole, anche questa è fatta!--chiamò la

Filomena, che sentiva sempre trafficare nell'anticamera.

--Ohi, _papatàsi_! Vieni a darmi una mano per rimettere il canapè.

Ma appena il canapè fu rimesso al suo posto (fra la parete e il

tavolino di noce), Donna Lucrezia si fermò a guardarlo meditabonda,

mentre accendeva e stringeva tra le labbra il sigaro che non volea

tirare.

--Misericordia, come cresce _quel patacon_!

In fatti sopra una spalliera del canapè, pure di lana gialla damascata,

si scorgeva, dove le visite dovevano aver appoggiato il capo, una larga

chiosa d'unto.

--È stato il professore,--brontolò la Filomena, che pure era rimasta

attonita e dolente, dinanzi a quel disastro del salotto giallo.--È

stato il professore, che ha sempre la zazzera unta, bisunta!

--Taci là, _piavola_!--esclamò Donna Lucrezia diventando rossa per

la stizza.--I capelli del professore Zodenigo hanno una lucidezza

naturale che è uno splendore!... E poi sta a vedere, adesso, che la

gente non dovrà appoggiare il capo sulla spalliera! Benzina ci vuole,

cara la mia vecchia; benzina e _fregamento_.--Ma, a proposito, quando

hai accompagnato la Mary a scuola, le hai consegnato l'onorario per il

Professore?

--Sissignora!--rispose la Filomena sospirando come avea fatto poco

prima per lo sciupìo della legna.

--Non bisogna mai aspettare il primo del mese a fare il proprio dovere.

Non è da gente di garbo. E ti sei ricordata di involtare i fiorini in

un bel pezzo di carta bianca, e di unirvi il mio biglietto di visita?

--Per l'appunto; e siccome di carta bianca, pulita, non ne avevo, me

la son fatta prestare dalla Rosetta. Figurarsi! quando ha sentito che

dovea servire pel professore mi avrebbe data anche l'anima sua!

--Sciocca, balorda e rimbambita! Quante volte ho da ripetere che non

voglio assoluta...--ma a questo punto Donna Lucrezia dovette fermarsi:

la bile le avea fatto andare in gola il fumo del sigaro. Cominciò a

tossire, a starnutire e pareva che gli occhi le schizzassero dalla

testa. Finalmente ancora mezzo soffocata dall'affanno:--quante volte

avrò da dire--ripigliò--che assolutamente non voglio confidenze con

quella pandolòna che per la smania di scimiottarmi s'è messa a far

la sentimentale col Professore?!... Col poeta celebre del Ponte dei

Sospiri! Lei, figurarsi! una plebea, un'ignorantaccia che non sa

scrivere il suo nome: la figlia della mia Pipelet!

La Filomena, zitta zitta, continuava a meditare sulla macchia del sofà.

--Ho paura, se la levo adesso colla benzina, che ci resti il puzzo

nella stanza per tutto il giorno.

--Sicuro!--rispose la Balladoro rabbonendosi subito,--e le visite

potrebbero andar via col mal di capo.

La padrona e la serva tornaron mute e meditabonde a contemplare la

macchia d'unto che pareva allargarsi sotto i loro occhi prendendo

strane forme. Infine Donna Lucrezia svelò i pensieri che le mulinavano

in testa.

--Subito che i _Patatuchi_ avranno preso il largo voglio mutare la

tappezzeria e le stoffe del mio salotto e addobbarlo all'italiana:

tutto in bianco, rosso e verde!

--Ma intanto, per oggi, come si rimedia?--osservò Filomena.

La Signora tornò a pensarci un poco.--Sicuro... sicuro...--Poi a

un tratto esclamò, battendosi la fronte colla mano:--L'ho trovata;

corocochè!--esclamazione colla quale Donna Lucrezia, fin dalla più

tenera infanzia, esprimeva la propria allegrezza.--Già ho un gran

genio io, per gli espedienti! Lo dice sempre anche quel caro... anche

un'altra persona dice che qua dentro c'è qualche cosa!... Va di là,

in camera, prendimi lo scialle turco che m'ha regalato mia cugina

la marchesa di Collalto, portamelo qui e vedrai: copro la macchia

collo scialle; ma in modo ch'esso deve parere buttato là a caso, con

artistica trascuranza!... Andiamo; muoviti, spicciati, trottolona

benedetta!

Filomena zoppicando uscì dalla stanza e rientrò quasi subito collo

scialle indicatole dalla padrona. Questa lo prese e lo accomodò sul

sofà dov'era la macchia d'unto; ma ce ne volle prima che le pieghe

avessero raggiunta la desiderata naturalezza!

--Oh, così!... Adesso dovrebbe stare a perfezione. Prova un po',

Filomena, a sederti sul canapè per vedere l'effetto che fa.

Ma la povera Filomena non s'era ancora seduta che una forte

scampanellata la fece alzare di scatto.

--Misericordia, visite!

--Alle dieci del mattino, vuoi che vengano le visite, mammalucca!

Filomena si acquetò, e dopo aver infilate le ciabatte che avea lasciato

in mezzo alla stanza per non insudiciare il tappeto a piè del divano,

si avviò tentennando verso la porta.

Intanto la Balladoro, preso di nuovo lo strofinacciolo, si disponeva a

dare l'ultima ripulita ai mobili, quando udì la vecchia che bisticciava

con qualcuno nell'anticamera.

--Che c'è, che c'è, che c'è?... Le solite prepotenze?!--mormorò Donna

Lucrezia avvicinandosi all'uscio e mettendosi in ascolto presso la

toppa.

--È un agire da screanzati!--gridava la Filomena.

--Io sto agli ordini del mio padrone, e in quanto a lei dovrebbe

imparare a tener la lingua a casa!--rispondeva il suo interlocutore che

dalla voce pareva un ragazzo.

La Filomena, strillando sempre più forte, si mosse per rientrare in

salotto; e Donna Lucrezia ebbe appena il tempo di ritirarsi per non far

vedere a quell'altro ch'essa stava in ascolto.

--Che c'è?--domandò poi a bassa voce appena la vecchia fu rientrata in

salotto.

--È quel rusticone villano del carbonaio,--rispose la vecchia col viso

pallido dalla rabbia,--che non vuol mandar la legna, se prima non gli

si paga tutto il debito!

--Che debito, che debito d'Egitto! Sempre quel tuo frasario da mercato!

--Finchè non gli si paga tutto il conto!--riprese Filomena.

--E... i danari che hai dato stamattina a sua moglie?

--Ha mandato a dire che sono pochi.

--Quella gentaccia dunque ti manca di parola?

--Son birbaccioni, signora; son birbaccioni!

--E tu pagali subito fino all'ultimo centesimo!

--Ma, allora...--la vecchia rimase interdetta. Ci sarebbe stata

un'osservazione da fare; essa l'aveva lì, proprio, sulla punta della

lingua; ma si sentì impacciata sotto lo sguardo terribile della

padrona, non ebbe più coraggio di andar avanti e ripetè appena,

sommessamente, il timido ma di prima.

--Che ma! non ne voglio sapere nè di ma, nè di se! Vai, vai; e paga

quei ladri fino all'ultimo soldo.

La vecchiarella uscì a testa bassa, lentamente, zoppicando più del

solito; e poco dopo si udì la sua voce contare, brontolando, le monete

che risonavano sulla mano del garzoncello.

Donna Lucrezia, col sangue che le ribolliva nelle vene, s'era messa a

fregare il tavolo di noce, ma con tanto impeto e stizza da intaccare

la vernice. Poi, a un tratto, non potè più contenersi e spalancando

l'uscio del salotto, mentre il ragazzo del carbonaio stava per

andarsene, gli gridò furibonda:--Dirai a nome mio a quello zotico

spilorcio del tuo padrone che è un pezzo d'asino, un croato, un...

un... un Bucefalo!

--Scusi, illustriss...--cominciò a dire il ragazzo voltandosi; e rimase

sbalordito, a bocca aperta, vedendo quella perticona spiritata.

--E gli devi dire che non sa come si tratta colle mie pari; e che non

mi conosce; e che sono imparentata coi primi signori di Milano e di

Venezia; e che gli farò pagar cara la sua impertinenza; pezzo d'asino,

croato... _Bucefalo_!

--Scusi, illustriss...--si provò a replicare il ragazzo, quando la

Filomena, volendo evitare una scenata che potesse far accorrere i

vicini, lo cacciò con uno spintone sul pianerottolo e gli chiuse

l'uscio in faccia. Il monello rimasto fuori fece un gesto poco

pulito all'indirizzo di Donna Lucrezia; stette un momento incerto se

doveva sonar di nuovo il campanello per dire il fatto suo a quella

"illustrissima sbrindellona," ma poi diede una spallucciata, e corse

giù per le scale a precipizio.

--Mi sento un nodo alla gola! Mi sento soffocare!... Dammi un bicchier

d'acqua!...--mormorò Donna Lucrezia tutta tremante.

--Verrà il Dio vendicatore,--esclamò con aria profetica quando

ebbe bevuto e cominciò a rifiatare:--e se Re Vittorio mi renderà

giust...--ma a questo punto starnutì e insieme con lei anche la

Filomena parimente raffreddata.

--Ah!... _se l'Italia frangere... potrà le sue ritorte!_--declamò poi

con enfasi confondendo nelle proprie aspirazioni liberali Tedeschi

e creditori. Ma que' versi dello Zodenigo le richiamarono in mente

un altro pensiero e domandò alla donna se aveva preso i filetti e i

tartufi per fare il contorno alle costolette.--Sai bene che oggi ho

invitato a pranzo il Professore!

La vecchia rispose appena con un cenno affermativo.

--Ah, che caro giovane!--esclamò con un sospiro Donna Lucrezia

accomodando nella giardiniera le rosette, il giranio e la

vaniglia.--Tutto cuore, tutto sentimento e tutto _genio_; tanto è vero

che è tisico finito!... Maledette! come bucano queste rose!...--E qui

interruppe il suo inno di lode per succiarsi un dito.--Del resto,

vecchia mia, sei stata molto tirchia nel comperare i fiori!... Almeno

prendere un pochin di verdura. Oh, Dio! si respira meglio con un

briciolo di verde! Par di sentire il soffio primaverile!

--Volevano due soldi per un mazzetto di ramerino!

--Li dovevi dare; tanto più che il ramerino dura un pezzo; si mantiene

fresco per un paio di mercoledì, e poi si mette a cuocere col

capretto!... Oh... ecco fatto! Se Dio vuole anche la giardiniera è in

ordine! Adesso fuoco alle stufe e vieni a vestirmi.

--E... e la legna, padrona?

--La legna? Sicuro; e la legna?! Non ci hai pensato!

--Ci avevo pensato certamente; ma ha sentito il carbonaio cos'ha

mandato a dire!

--E per colpa di quel tanghero vuoi farmi gelare le visite come

sorbetti?...

--Nossignora, ma...--la vecchierella teneva la testa bassa come se

volesse contare i mattoni del pavimento.

--E non ti muovi?... _Viscere care delle mie pantofole_... bisogna

correre a comprarla da un altro!

--Ma... i danari, signora padrona?

--I danari?... E i trenta fiorini che hai avuto ier sera?

Filomena stese la palma della mano e fe' l'atto di soffiarci sopra.

--Spariti?... Spariti in un baleno?! Oh, santi numi!--esclamò Donna

Lucrezia, mettendosi in tasca il mozzicone spento.

--Due fiorini...--cominciò la serva contando ogni numero sulle dita

nere e ossute,--due fiorini gli ho resi alla portinaia. Me li ero fatti

prestare colla scusa d'aver dimenticato i quattrini della spesa e che

mi pesava di rifar le scale....

--Ne restano ventotto! tiriamo innanzi!

--Dodici fiorini al professore Zodenigo: dodici e due quattordici....

--Per arrivare a trenta ce ne mancano sedici!--interruppe la Balladoro,

che in aritmetica era più pronta assai della Filomena.

--E le spese di stamattina? E i tartufi, e i filetti, e i ravioli,

e i fiori, e il canfino, e finalmente i nove fiorini che ho dovuto

snocciolare al carbonaio?...

--Colpa tua! Dovevi tenerti in mano qualche spicciolo!... Dovevi

levartelo d'attorno con un acconto, quel ladro d'un croato!...

--Vergine Santa, è stata lei a gridare che fosse pagato fino all'ultimo

centesimo!

--Taci là, _pampalùga_!... Non si risponde alla padrona!... Chi li

tiene i danari?... Te!... A chi li affido io, senza manco contarli?

A te!... Dunque tu sola potevi sapere quanti ancora ne rimanevano

da spendere e dovevi regolarti!... Ma siccome vedo che hai le mani

bucate... vuol dire... vuol dire che penseremo a metterci riparo!

La vecchietta chinò il capo mortificata, e si asciugò nel

grembialuccio tutto toppe, gli occhi e il naso. Era proprio lei che

aveva la cassa; e questa era una piccola astuzia della Balladoro,

la quale colla scusa della fiducia illimitata non voleva saperne di

rendiconto e però non era mai obbligata di pagarle il salario. Restava

come sottinteso che la Filomena se lo sarebbe ritenuto sulle varie

somme che a mano a mano le venivano affidate; ma siccome queste non

bastavano mai nemmeno per la spesa, così la serva restava sempre in

credito del suo mensile senza che l'altra dovesse rimetterci della

dignità facendo vedere di essersene accorta.

Donna Lucrezia pareva come accasciata da quel colpo impreveduto.

Buttatasi sopra una poltroncina si guardava attorno smarrita, e i suoi

sternuti avevano preso alcunchè di flebile, di gemebondo, che spezzava

il cuore alla povera Filomena.

--Non c'è versi!... Per oggi non si potrà ricevere!... Chi sa, chi sa

che cosa dirà la gente!... Un altro mercoledì mi pianteranno in asso;

il mio salotto _giallo_ rimarrà deserto, ed io sarò come bandita dalla

società!... E se ricevo e pigliano un'infreddatura... peggio che mai!

No, no; bisogna trovare una scusa, una scusa plausibile.... Dirai che

sono ammalata molto ammalata; che ho presa la morfina, e che dormo!

Ma a questo punto un altro pensiero e più terribile finì col mettere

Donna Lucrezia alla disperazione!... E il professore Zodenigo?...

Avrebbe dovuto rinunziare, per quattro fascinotti, anche al suo poeta,

al poeta celebre del _Ponte dei Sospiri_?... Chi sa la Rosetta, quella

smorfiosa, che gusto ci avrebbe avuto!

Donna Lucrezia all'idea della Rosetta gongolante, e che magari colle

sue moine avrebbe trattenuto il poeta a chiacchierare sulle scale,

non potè più resistere: si alzò con impeto e buttandosi addosso alla

Filomena l'abbracciò e la baciò con un monte di carezze.

--Senti, tesoro mio benedetto, devi proprio aiutarmi anche per questa

volta! Lo so, lo so, che tu mi vuoi bene, e che sei una perla per cuore

e per fedeltà, e se verrà il giorno della redenzione... non temere

che avrai la tua parte. Ma, adesso, in un modo o nell'altro bisogna

trovare i soldi per la legna.... Piuttosto, pensa, sto a digiuno per

un mese!... Senti, vecchia mia, siamo proprio ridotte _al verde_?

completamente _al verde_?

Filomena, sempre colle lacrime agli occhi, si frugò nella saccoccia del

grembiule.--Mi rimangono... cinque soldini....

--Oh Dio... che spasimi!--mormorò la Balladoro cadendo come sfinita

sulla poltrona.

In quel momento si udì sonare di nuovo il campanello dell'anticamera;

ma questa volta era stata una tiratina leggera assai.

--Santi numi!... Sarà un altro che vuol quattrini!--esclamò Donna

Lucrezia spaurita.--Ho presa la morfina, sai. Filomena, e dormo!--E

mentre la vecchia, anch'essa un po' turbata, passava nell'anticamera,

si buttò sul canapè chiudendo gli occhi.

Filomena rientrò quasi subito portando una lettera colla busta di color

giallo.

--Un conto!... Vedi se me lo diceva il cuore?... Ma oggi non è giornata

di conti,--soggiunse alzando la voce per essere udita nell'altra

stanza.--Oggi è mercoledì, e non ho tempo per badare a queste miserie!

--Ma, signora padrona, l'uomo che ha portata la lettera,--e la Filomena

stendeva il braccio per dargliela,--se n'è già andato!

--Ah, se n'è andato?--rispose la Balladoro calmandosi a un tratto, e

sbirciando la lettera, senza però prenderla in mano, con un'occhiata

sospettosa.

--E non hai potuto indovinare chi la manda?

--Nossignora: mi pareva un commesso, ma era pulito e garbato dimolto.

--Uhm.... Caso raro!--Donna Lucrezia si fece coraggio: prese la

lettera, l'apri lentamente, e messi gli occhiali andò subito a guardare

la firma: allora fu invasa nuovamente da un impeto di collera e

facendosi in viso rossa scarlatta cominciò a gridare furibonda:--Che

vuole da me questa spia infame! questo ladro, questo birbaccione?!--Ma

poi, a mano a mano che tirava innanzi a leggere, la collera si dissipò

come per incanto; la sua faccia angolosa riprese la solita tinta

giallognola, esprimendo prima un grande stupore, poi una commozione e

una certa contentezza, mista ad inquietudine.

--A buon conto,--pensava tra sè Donna Lucrezia,--costui non farebbe

altro, nè più nè meno, che il proprio dovere.... I primi quattrini

suoi come gli ebbe?... Dalla sua pôra moglie!... E la sua pôra moglie

dove li ha raggranellati? In casa mia; cioè della Mary, che è poi

tutt'uno!... Anzi, per dire la verità, da questo suo procedere...

doveroso... parrebbe quasi ch'egli non dovesse essere tutta quella

canagl... tutto quel grande spilorcio come lo vogliono dipingere. In

ogni modo, se si trattasse solamente di me, risponderei con un bel

no, sicuro; con un bel no, tondo tondo! Ma a pensarci bene, io non ho

diritto di rifiutare la sua offerta perchè... appunto per via della

Mary! Non debbo farle perdere una fortuna per le mie antipatie, e per i

miei scrupoli!

La faccia della Balladoro si colorì nuovamente, ma questa volta per una

gioia schietta a cui s'abbandonava liberamente.

--Presto! Presto, Filomena! Lo scialle! Il cappello! Il

manicotto!--gridò correndo nella sua camera.

La buona vecchietta la seguì trascinandosi: essa cominciava a dubitare

che la padrona diventasse matta. Donna Lucrezia in fretta e in furia si

mise il cappello di paglia nera coi nastri di velluto; si buttò addosso

lo scialle bigio e stava già per infilare la porta, quando Filomena,

che era rimasta sempre calma,--Vergine Santa,--brontolò,--vuol uscire

in quello stato?!

--Non ho più testa! Dio mio, non ho più testa! Se non c'eri tu, uscivo

in sottana a rischio di farmi fischiare dai monelli! Fa presto, dammi

il vestito nero... _moiré_!

Filomena fece presto perchè non c'era da scegliere. Ma la padrona,

con tutta la sua furia, non trovava il verso d'infilare il vestito;

e intanto pestava i piedi, e smaniava, e invocava i santi Numi e la

Madonna Benedetta; le cascavano i guanti, perdeva il fazzoletto e non

sapea dove riporre quella lettera famosa, origine di tante commozioni:

la metteva in una tasca, poi la levava e la metteva in quell'altra; poi

nel manicotto. Finalmente pensò di nasconderla in seno.

Quando, dopo tanto affaccendarsi, era già sul pianerottolo, tornò

indietro per dare nuove istruzioni alla Filomena.

--Va all'angolo del Gesù; c'è' una bottega di legna da ardere: ne farai

portare una carretta; va subito, in due salti!

Filomena, sempre più maravigliata, stava per aprire la bocca; ma Donna

Lucrezia glielo impedì soggiungendo:--E dirai al facchino di aspettarmi

qui, che appena torno sarà pagato.

--Ma....

--Così pure passerai dal ristoratore _Alle Colonne_ e ordinerai un

dolce alla crema per quattro persone....

--Ma dica....

--Ti darò i danari, e devi pagarlo subito. Non voglio più saperne di

lasciar conti in giro con questa gentaglia affamata e che manca sempre

di rispetto!

--Ma dica un po', Donna Lucrezia,--proruppe la Filomena che, ormai

rassicurata, avea gli occhietti lustri per la contentezza,--in quella

lettera benedetta le dànno forse la notizia che ha vinto un terno al

lotto?

--Non dire scioccherie, _piavola_; e fa quel che t'ho detto.

Ma quando la Balladoro fu a mezza scala, chiamò daccapo:

--Filomena! Filomena!--con quanto fiato aveva in corpo, e finchè non

vide affacciarsi alla ringhiera della scala la sua vecchiarella.

--Ricordati prima di andare ad ordinare il dolce, di accendere le

stufe!--E siccome in quel momento c'era una casigliana che saliva le

scale, si mise a gridare più forte:

--E se viene mia cugina, la marchesa di Collalto, che aspetti, che le

ho da parlare!--Poi scese a precipizio, guardando dall'alto in basso

quella che saliva, e uscì superba e impettita nel suo vestito nero

_moiré_, che dovea significare il lutto per la patria.

I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1 · 第 7 / 25 段