a un tratto gli sembrò di udire qualcuno muoversi nella stanza vicina.
Allora trasalì e accostandosi tremante alla Betta:--Zitta, zitta,--le
gridò con voce bassa, ma vibrata, curvandosele addosso.--Sta zitta!
--Spia... Spia... Assassino!...--continuò a mormorare delirando.
--Chètati,--replicò Pompeo sempre più spaventato, nello stesso tempo
acceso d'odio e di collera contro quell'essere debole, che gli si era
sempre piegato dinanzi, ma che in quel punto sfuggendo al suo dominio,
lo condannava con una parola infame:--Chètati.
--Spia!... Spia!... Assassino!...--e l'inferma, sempre delirando,
spalancò a un tratto gli occhi.
Pompeo perdette il lume della ragione, stese la mano irrigidita
dallo spavento e dall'ira, e chiuse, soffocò quella bocca ostinata,
affondando contro il guanciale il capo della donna.
--Chètati!... maledetta!
Il misero corpicciuolo diè un sobbalzo di sotto alle coperte, poi non
si mosse più.
In quel momento fu bussato piano all'uscio della camera. Pompeo si alzò
a un tratto, indietreggiando sbigottito, e tese l'orecchio: sperava di
essersi ingannato; ma dopo un poco udì picchiare di nuovo e più forte.
--Chi è là! Aiuto!--gridò allora, tutto tremante.
--Sono io, signor Pompeo,--- rispose una vocetta stridula, sottile.
Era l'Assunta, scesa poco prima per offrire i suoi servigi in caso di
bisogno.
--La Betta sta male!... Sta male di molto! Ha avuto il delirio!... le
convulsioni!... L'ho dovuta tenere con fatica... ma non ci potevo più
reggere... e mi ero messo a chiamare... a chiamar aiuto.... Adesso per
altro s'è calmata... s'è calmata un poco!
--Gesù Maria, non si muove più! È morta!--sclamò l'Assunta vedendo la
portinaia livida, stecchita; ma subito le si accostò sollecita, e sentì
che respirava ancora.
--Corra, corra in fretta a chiamare il dottore, signor Pompeo, e anche
il curato!
Pompeo obbedì, e corse via a precipizio. In quel momento non era più
padrone di sè. Andò difilato dal medico; non lo trovò in casa; allora
andò dal curato, gli disse che la Betta stava male, e ritornò indietro
con lui senza far parola durante tutta la strada.
Quando entrò, seguendo il prete, nella camera della moglie, vide tutte
le donne di casa inginocchiate attorno al letto. Il curato muto,
sollecito, si appressò alla Betta, si chinò per osservar meglio quel
viso giallo, contraffatto, cogli occhi vitrei e la bocca spalancata;
poi freddo, senza alcuna emozione, si rivolse con lo sguardo a Pompeo
dicendo a mezza voce:
--Il Signore l'ha chiamata in Paradiso!--Ciò detto si scoprì e benedì
la morta, indi congiunse le mani, socchiuse gli occhi e bisbigliò una
prece, a cui le donne risposero in coro, sommessamente:--_Amen, amen_.
Pompeo, anch'egli inginocchiato, ma in disparte, si teneva il capo fra
le mani.
A un tratto, in mezzo a quelle preci, a quel lugubre raccoglimento, si
udì uno strillo acuto, poi una vocina infantile che chiamava:
--Mamma! mamma!
Era Giulio, il bambino della povera Betta. In quel momento egli era
riuscito a deludere la sorveglianza dello sue custodi, ed entrato in
camera piano piano, tentava di arrampicarsi sulla sponda alta del
letto, singhiozzando e chiamando sempre più forte:
--Mamma! Mamma!
PARTE SECONDA
GLI AFFARI.
I.
--Chè! Chè! Le fiamminghe in giornata sono diminuite di
prezzo!--esclamò la florida signora Veronica che stava ritta, dietro il
suo banco di pegni, esaminando al lume di una lucernina di canfino una
piccola miniatura legata in oro e contornata di diamanti.
Dall'altra parte del banco una squallida vecchietta in capelli, con una
sottana di lana scura tutta lisa, e uno scialle bigio, stretto attorno
al magro corpicciuolo, rimaneva attonita e muta nell'udire quelle
parole.
--Sicuro, cara la mia donna!--continuò la signora Veronica senza punto
commuoversi dinanzi al dolore della nuova cliente.--In _Merica_ hanno
trovato una cava di diamanti grossi come nocciuole, e ne arrivano,
tutti i giorni, bastimenti pieni!
--Ma pure... c'è dell'oro--soggiunse la vecchia, timidamente.
--Non tanto... non tanto: la montatura è sottilina.
--La mia signora avea detto che la miniatura sola valeva un occhio
della testa.
--Sarà benissimo... ma è un ritratto di famiglia, e in commercio,
capite, non ha valore... Fosse un Vittorio Emanuele, o un Garibaldi,
o un Napoleone, tanto si potrebbe trovar l'amatore, ma un ritratto
qualunque chi volete che lo pigli?--Così dicendo la signora Veronica
stringeva le labbra sprezzantemente, e allungando il braccio, faceva
l'atto di restituire la miniatura. Ma la vecchia non volle riprenderla
e continuò a tener le mani nascoste sotto lo scialle, sicchè l'altra
mise il medaglioncino sul banco.
Realmente il ritratto, a parte la montatura, non poteva aver nessun
pregio per la signora Veronica Micotti, che teneva un'agenzia di
prestiti sopra pegni in _Via del Pesce_. La squisita miniatura non
rappresentava un personaggio illustre, ma invece era un'immagine soave
di donna giovane e bella, coi capelli nerissimi e le braccia e le
spalle nude.
--Fosse almeno un'anticaglia!--esclamò la padrona del banco, vedendo
che l'altra rimaneva lì ferma, intontita, senza risolver nulla.
--Oh per questo la mia signora mi diceva che le era stato regalato
prima del quarantotto!
--Bell'affare! Non sapete, cara voi, che ci vogliono secoli e
_seculorum_ prima che gli oggetti acquistino pregio?--Poi la signora
Veronica appoggiando le mani sul banco si alzò in punta di piedi
e dondolando la maestosa persona esclamò coll'aria solenne di chi
pronuncia una sentenza inappellabile:--Sopra questo pegno non posso
prestare più di quindici fiorini.
--Vergine santissima! Da _Gesù_ pietoso me ne darebbero trenta, a dir
poco.
--E voi, allora, perchè non andate a metterlo al _Monte_?
L'altra chinò il capo, sconcertata.
--Risolvete dunque: sì o no. È tardi, sono le otto sonate, e devo
chiudere.
La povera vecchietta prima di rispondere guardò in giro, sospirando,
la botteguccia angusta, coi grandi scaffali di legno tarlato, disposti
tutt'intorno alle pareti, e pieni di sacche di tela greggia, rigonfie,
segnate da un cartellino col numero progressivo. Pareva quasi ch'ella
volesse chiedere consiglio a tutta quella roba ch'era là ammucchiata,
muta testimonianza di altre miserie e di altri dolori.
--E così?--ripetè la padrona, infastidita dal lungo indugio.
--Via... si lasci smuovere... aggiunga qualche cosa... qualche
spicciolo, almeno!
--Anche se si restasse qui fino a domani, non vi potrei dare un soldo
di più!
--Eppure chi mi ha diretta a quest'Agenzia mi aveva consigliato di
parlare col signor Barbarò, assicurandomi ch'egli mi avrebbe fatto
ottenere le maggiori facilitazioni.
--Il signor Barbarò non c'entra con noi!--esclamò la Veronica,
arrossendo leggermente.
--Ma per altro, se lo dicessi il nome della mia signora,--soggiunse la
donnicciuola titubante, e abbassando la voce,--forse... anche lei, non
sarebbe tanto ostinata!
--E ditemi, alla malora, chi è questa vostra signora, e spicciatevi!
Erano sole nell'Agenzia, ma pure la vecchietta si sentì presa da
tanta vergogna nel dover proferire quel nome in un luogo sì abietto,
che allungò il collo quanto più potè sopra il banco, per dirlo in un
orecchio alla signora Veronica. Questa, uditolo appena, trasalì con un
moto di maraviglia e di contentezza, e presa tosto la miniatura, la
nascose in un cassetto del banco che chiuse a chiave.
--Perchè non dirlo subito,--esclamò,--benedetta donna!--Poi le domandò
piano, ma con un fare più garbato:--Siete contenta di trenta fiorini?
--Faccia lei... come crede!--rispose l'altra sbalordita dall'effetto
ottenuto e che superava di molto anche la sua aspettazione.
La signora Veronica tirò fuori da un altro cassetto, pure chiuso a
chiave, una ciotola di bossolo piena di monete; contò i trenta fiorini,
facendone tre gruppetti che posò dinanzi alla vecchia. Indi preso
un grosso libraccio, ch'era in fondo al banco, lo aprì, ne levò la
carta sugante, intinse più volte in un calamaio di legno nero rotto
e smozzicato la penna d'oca, e cominciò a scrivere adagio la data di
quel giorno, con una scritturaccia grossa e stentata: "_Milano, li
venticincue Febrajo 1859:_" poi si fermò a un tratto e alzando gli
occhi domandò se doveva mettere il nome della signora.
--No, no!--rispose la donna vivacemente.--Metta il mio; metta il mio.
Filomena Beltrami!
La florida signora Veronica seguitò a scrivere, accompagnando con una
smorfia della bocca gli sforzi delle dita aggranchite. Quindi strappò
dal registro la polizza, ci buttò sopra il polverino la piegò e la
consegnò alla Filomena che, intascati i bei fiorini nuovi, se ne andò
via difilato senza fare altre chiacchiere. Ma scesa la scalaccia buia
(l'Agenzia era al primo piano) e passata appena la soglia di quella
casa sospetta, si voltò indietro paurosa, quasi dubitasse d'essere
spiata.
Poco dopo che la Filomena fu uscita dall'Agenzia vi entrò un
omiciattolo dall'aspetto tra il sensale e il cavalocchio, ed anche
lui, colla sua aria sospettosa, dava a divedere chiaramente che non
desiderava punto di essere osservato mentre infilava il portone di
quella casa. Egli, per altro, non salì al primo piano, ma invece
attraversò il piccolo cortile buio, a cui non giungeva nemmeno la
fioca luce del lampioncino appeso a piè della scala; si fermò dinanzi
a un uscio coll'imposta a vetri; cavò una chiave di tasca, lo aprì, lo
richiuse, e curvandosi cercò a tastoni, presso la porta, la scatola dei
zolfanelli e il candeliere con un mozzicone di stearica. Lo accese, e
lo posò sopra un vecchio scrittoio che era lì presso, tutto ingombro di
libri vecchi e di cartacce unte e polverose.
--Ohè! la Veronica deve far affari stasera,--mormorò levando dal
taschino del panciotto un oriuolo a cilindro attaccato a un grosso
catenone d'oro con un gran mazzo di ciondoli che tintinnavano ad ogni
suo movimento.--Son le otto e mezzo, e non è ancora scesa!
Allora si sdraiò in un seggiolone ch'era accanto allo scrittoio,
coperto di stoffa rossa così logora, che ne usciva la stoppa della
imbottitura. Egli pareva stanco e si alzò un poco il cappello a tuba
sulla fronte, ma non se lo levò: nella stanza si sentiva il frescolino
umido dell'aria colata.
L'omiciattolo, dopo aver aspettato un poco, prese un lapis, fece un
conticino in fretta in un angolo d'un di que' libracci affastellati
sullo scrittoio, poi tornò a sdraiarsi sulla poltrona e continuò a fare
de' conti mentalmente, rodendosi, coi denti guasti e radi, l'unghia del
pollice.
Quello stanzone era il magazzino di deposito, e insieme l'ufficio
interno dell'Agenzia. Anch'esso aveva le pareti guarnite di scaffali
di legno tinto, pieni di sacchetti coi cartellini numerati, come nella
bottega del primo piano; e allo scarso lume della candela, e fra
un'enorme quantità di roba accatastata, apparivano qua e là, di mezzo
al buio, l'angolo dorato di un mobile antico, o il fondo lustro di una
casserola di rame o il bianco sudicio d'un monte di coperte di lana.
Ma l'omiciattolo doveva conoscere bene tutta quella roba, perchè non
fermava punto l'occhio ed invece, finito ch'ebbe d'almanaccare co' suoi
conti, tornò a guardare l'orologio.
--Per bacco! Son quasi le nove!--e fece atto d'alzarsi; ma subito si
riadagiò sulla poltrona esclamando:--Finalmente!... Eccola che viene!
In fatti dall'altro uscio, pure colle imposte a vetri, ch'era in
fondo allo stanzone, si udiva, sempre più vicino, il rumore di un
passo pesante che scendeva per una scala interna; poi i cristalli si
rischiararono a un tratto e una striscia larga di luce penetrò nel
magazzino: l'imposta fu aperta con una pedata e apparve, nel vano della
porta, la florida signora Veronica, tenendo la lucernetta di canfino da
una mano, dall'altra una delle solite sacchette, e sotto il braccio i
registri dell'Agenzia.
--È un pezzo che è qui ad aspettare, signor padrone?--chiese subito
la donna dimostrando dinanzi a quell'omo una soggezione grande, che
contrastava assai coll'imponenza della sua forte persona e con un
certo piglio di arroganza che le conferivano i capelli neri, lucenti,
pettinati colla divisa da parte e rialzati sulla fronte.
--Aspetto da un'ora, ma non importa,--rispose l'altro guardando
cupidamente cogli occhiettini loschi i registri e la sacchetta.--La
giornata è stata buona?
--Non c'è malaccio. Siamo alla fine del mese, e, si sa, c'è sempre
maggiore ricerca di danaro.
--Allora bisogna tener basse le stime e aumentare gl'interessi!...
Diavolo! Se non approfittiamo dei momenti buoni, si può chiuder
bottega.... Metti giù quella roba e dammi il _bollettario_.
La signora Veronica ascoltò rispettosamente la lezioncina senza
muoversi, nè aprir bocca; poi buttò la sacchetta sopra un divano (di
stile dell'Impero, tutto bianco a fregi dorati) e posò la lucerna coi
registri in mezzo allo scrittoio.
L'omiciattolo cominciò a sfogliare il bollettario, ma a mano a mano che
procedeva in quell'esame si faceva sempre più accigliato e brontolone.
--Il calzolaio Martinetti s'è messo in regola?
--Ha mandato la moglie, con un acconto di sei svanziche.
--Troppo poco: ne deve quarantasette!
--Ha chiesto un respiro breve, di otto giorni soltanto.
--Non è una buona ragione; non glieli dovevi concedere. In otto giorni
può scappare otto volte e mezza. Adesso, colla scusa della patria da
liberare, si passa il confine allegramente, in barba ai Tedeschi... e
ai creditori!
--La povera donna piangeva e strillava in modo da far fermar la gente
sotto le finestre.
--Lacrime e non altro che lacrime! Sono lo spediente dei disperati! Chi
ha le tasche vuote di quattrini ha sempre gli occhi pieni di lacrime!
--Il suo figliuolo, che lavorava in bottega, si è ammalato.
--E che c'entro io? Vada a lagnarsene col Padre Eterno!...
--Per questi otto giorni ha firmato un altro biglietto di tre
fiorini....
--Be', be':--l'omicciattolo pareva rabbonirsi un poco;--alla scadenza,
se non pagano, un buon protesto in piena regola!
--Sissignore.
--Lo stipendio del cavalier Trucker è stato sequestrato?
--Ho mandate tutte le carte che occorrevano al notaio Strazza, e gli ho
fatto premura.
--Va bene.... va benissimo!--e continuò a sfogliare il registro
attentamente. Poi, dopo un poco, tornò a domandare:--È stato spiccato
l'ordine d'arresto contro la Livia Bernasconi?
--Non ancora perchè....
--Perchè vuoi sempre fare a tuo modo e non sono ubbidito!--esclamò il
padrone riscaldandosi assai, quantunque moderasse il tono della voce,
per non esser udito di fuori.
--Ha portato un'altra pentola e un'altra materassa....
--Avesse portato anche il tesoro della Mecca tu dovevi andare
dall'avvocato, e fare quello che t'ho detto! Sei anche tu come
quell'animale dello Sbornia: tutti e due ignoranti e cocciuti. Ma se
continuerete a voler fare di testa vostra, vi scaccerò a calci fuori
dalla porta!
La signora Veronica ci pareva avvezza a que' complimenti, però si fece
animo e rispose a mezza voce:--Ha la mamma... in fin di vita....
--E che crepi! È una bocca inutile!... Tu, ancora, non l'hai voluta
intendere per il suo verso questa faccenda: fra capitale e interessi
la Bernasconi mi deve, ormai, più di settanta fiorini, che non potrà
rendermi mai, e che è pronto a pagare in vece sua il vecchietto
Migliavacca, solo che la ragazza si adatti a... a lasciar correre una
buona parola. Ma la Livia è ostinata e non vuole, perchè ha de' grilli
per il capo, perchè ha l'amante, o che so io!... Per altro una volta
messa in chiusa, come gli uccelletti, farà giudizio e canterà, non
ne dubito.... E a buon conto io non devo lasciare che il vecchio si
raffreddi, se non voglio essere truffato del danaro mio! Hai capito?
--Sissignore.
--Oh, _Laus Deo_!
Ci fu un momento di silenzio: la signora Veronica pareva impacciata e
timorosa, l'altro continuava a sbuffare.
--E al conte Kanizsa--ripigliò sempre con voce stizzosa--hai fatto
scrivere che se non gli riesce di fare il saldo per il primo di marzo,
l'Agenzia manderà le cambiali al suo colonnello?
--Sì, signor padrone.
--Con questo damerino bisogna andar per le corte. Pare proprio che
debba scoppiare la guerra da un giorno all'altro (me lo scrive anche
lo Sbornia da Verona), e se il reggimento parte da Milano sto fresco
io, a corrergli dietro.... Diavolo! Se mi lasciassi mangiare il fatto
mio dai Tedeschi, oltre al danno, passerei anche per un codino!--E
l'omiciattolo accompagnò queste parole con una cinica risataccia.
La soggezione che la signora Veronica provava sempre in presenza del
padrone, era accresciuta in quel momento da una segreta inquietudine:
i trenta fiorini che avea dato sul pegno del medaglioncino. Era vero
ch'essa, in quell'incontro, s'era tenuta stretta agli ordini ricevuti;
era vero che il padrone, già da molto tempo, e chi sa per quali viste,
voleva attirare all'Agenzia quella nuova cliente; era vero che le
avea ordinato, caso mai le fosse capitata sotto mano, di largheggiare
nella stima se si fosse trattato di un prestito sopra pegno, o di
accettare anche la semplice firma della signora, se avesse offerto
una cambiale.... Ma "trenta fiorini" per una miniatura, non era forse
andata troppo oltre?...
E aspettava timorosa che il padrone arrivasse all'ultima pagina del
registro e le domandasse informazioni intorno al prestito fatto alla
Filomena Beltrami.
Ma quando la domanda che l'impauriva era proprio lì lì per venir fuori
ci fu un incidente che la ritardò un altro poco. L'uscio a cristalli,
in fondo allo stanzone, si riaprì a un tratto rumorosamente, e un
ragazzetto corse precipitoso a ficcarsi fra le gambe dell'omiciattolo,
esclamando:
--Padrino Barbarò, dammi il soldino! Voglio il soldino, padrino
Barbarò!
--Seccatore maledetto!--grugnì l'altro fra i denti, e con piglio
infastidito si mise a frugare in fretta colle dita cariche di anelloni
d'oro nel taschino del panciotto.
Mentre il viso dell'uomo si chinava verso quello del ragazzo, e quello
del ragazzo si alzava verso quello dell'uomo, tutti e due mostravano la
stessa espressione di cupidigia negli occhiettini loschi e falsi che
parevano di vetro; e l'istessa tinta olivastra appariva sulla faccia
da vecchietto del bimbo, come su quella dell'uomo vizza e rugosa,
senz'ombra di barba, tranne alcuni peli neri sul labbro superiore,
grossi come le setole e così radi da potersi contare.
La signora Veronica frattanto rimproverava il monello per la sua
sfacciataggine, ma con un tono che ad onta della severità apparente
tradiva l'indulgenza e la debolezza materna:
--Andiamo... su... da bravo! Non se' più un bambino, ormai, d'aver
ancora quelle manieracce! Dove hai imparata l'educazione?
--Al collegio degli sguatteri!--borbottò il padrino dandogli un soldo e
uno scappellotto.
--Da' un bacio e la buona notte al signore, e ringrazialo
tanto!--suggerì la mamma al figliuolo.
--Che baci d'Egitto!... Dovresti invece lavargli il muso.
La signora Veronica chinò il capo mortificata. Ma il ragazzo,
quand'ebbe presa la moneta, non badò ad altro, e senza nemmeno
ringraziare il padrino Barbarò, scappò via correndo a precipizio
com'era venuto.
La mamma lo seguì cogli occhi; ma uno sfogo era necessario alla sua
indole impetuosa, rimasta troppo a lungo soffocata per la presenza e
per la soggezione in cui la teneva il padrone: andò fin sull'uscio
della scaletta, e mentre il figliuolo la montava a salti con una gamba
sola:--O Gostina,--gridò con tutta la voce sua forte e vibrata,--fa
lume! Vuoi che il mio Beppe si rompa il collo, stupidaccia,
infingarda?--Poi, dopo quel po' di sollievo, ritornò ancora umile e
sottomessa ad avvicinarsi allo scrittoio.
--Un'altra volta, quando vengo io, devi dire alla serva che lo metta a
cuccia quel tuo scimmiotto!
La signora Veronica non fiatò.
--Sai bene che non amo le smorfie, e che i ragazzi non mi piacciono.
--Credevo che... quello lì... almeno una volta tanto....
--Quante storie! Quello lì come gli altri; e finiamola!... Sai bene che
la tua è una fissazione... una scioccheria senz'ombra di fondamento!...
E poi, anche se fosse, te l'ho detto cento volte: io non c'entro.
Suo padre è... tuo marito; e te l'ho fatto sposare apposta. È il
registro della parrocchia quello che stabilisce la paternità; se no,
ci vorrebbe altro: sarebbe una confusione del diavolo!... Credevo poi
di averne fatto abbastanza dei sacrifici. Tuo marito da sguattero,
che era prima, l'ho messo quasi alla direzione dei miei affari.... Tu
non eri altro che la mia serva e adesso fai, si può dire, la vita del
Michelaccio: sei linda, e rosea, e fresca, come una fattoressa! Io
vesto, io mantengo, io mando a scuola il tuo figliuolo e non sei ancora
contenta?... Ma--e qui l'omiciattolo sbuffò--è sempre stato il mio
destino, di seminar benefizi e raccogliere ingratitudine.
La donna stava a sentire que' rimproveri colla testa bassa; ma pensava
intanto ai trenta fiorini prestati sul medaglione, quando appunto il
Barbarò che, sempre brontolando era giunto alla nota della Beltrami,
diè un salto sul seggiolone con un grande tintinnìo di ciondoli, e
tirandosi indietro, e alzandosi anche più il cappello sulla fronte per
fissare meglio in faccia la donna domandò:--Come sta quest'affare?
Trenta fiorini di pegno per una miniatura?... Fammela un po' vedere!
La signora Veronica si accostò al divano, frugò nella sacchetta che
aveva portata con sè, trovò la miniatura e mostrandola al padrone
balbettò, con voce non molto ferma:--Mi aveva ordinato lei di essere
piuttosto _andante_ nella stima, se mi capitava sotto mano la signora
Balladoro....
--Certo, certo, sicuramente!--esclamò il Barbarò cogli occhietti che
gli sfavillavano di gioia:--dunque è venuta?... È nostra, finalmente?!
--Non è venuta lei, ma ha mandato una vecchietta col pegno: la serva,
si capisce.
--Fa lo stesso! Dammi qua!--e colle dita un po' tremanti, le strappò di
mano la miniatura, e alzò un poco il lucignolo della lucernetta, per
guardarla meglio.
Allora la donna, accostandosi al padrone con più sicurezza, gli
raccontò minutamente il colloquio avuto colla Filomena, diffondendosi
nei particolari che valevano a dimostrare il suo grande ingegno
diplomatico. Ma il Barbarò non le badava punto. Era assorto nella
contemplazione di quel ritratto e borbottava tra i denti:--Tutta
lei!... Tutta lei... con quel collo, con quelle labbra che mi mettevano
la febbre!... Con quegli occhi... indiavolati... che si degnavano
appena di guardarmi con aria di compassione!--E continuando a fissare
il ritratto, il signor Barbarò pensava fra sè, ch'era una di quelle
donne lì ch'egli avrebbe voluto avere per moglie....
--Chi sa, chi sa.... Se gli affari seguiteranno di questo passo... un
giorno o l'altro, forse, potrò farla vedere in barba a chi mi dà del
ladro... dell'usuraio!--E a questo punto un lampo sinistro brillò negli
occhiettini dell'omiciattolo. Rimase ancora così assorto per qualche
istante, poi infine scotendosi, involtò la miniatura in un pezzetto di
carta, la mise nel portafoglio, e ordinò alla Veronica di portargli
l'occorrente per scrivere.
Subito la donna fece un po' di posto sullo scrittoio, gli portò tutto
ciò di cui abbisognava e il Barbarò cominciò, con grande attenzione e
raccoglimento, a scrivere una lettera.
Ma la cosa non gli riusciva facile: cominciò la lettera due o tre
volte: poi la riempì di correzioni e di aggiunte e infine la copiò
diligentemente. Dopo finito pose l'abbozzo nel portafoglio, e la copia
pulita in una busta sulla quale fece la soprascritta:
_Alla Pregiatissima e Nobile Signora--La Signora Donna Lucrezia
Balladoro--Via della Spiga, n. 7, p. 3º, Città._
--Domattina--disse alla Veronica indicandole la lettera che lasciava
sullo scrittoio ad asciugare--la manderai, in ora debita, al suo
indirizzo, e lo ripetè:--Via della Spiga, numero sette, piano terzo.
--Come comanda, signor padrone.... E... stasera... devo... devo lasciar
aperto il catenaccio?--gli domandò, mentre l'omiciattolo stava per
andarsene.
--No.... Chiudi pure.... Stasera dormo a casa mia. Il tuo omo può
capitare da un momento all'altro.
--Non ha combinato nulla a Verona?