--So che ci vai spesso a salutare mia figlia; so che ci va pure anche

la Betta, e ve ne ringrazio. Fra qualche giorno, quando mi troverò al

sicuro, ho già disposto perchè la bimba venga a raggiungermi con Donna

Lucrezia.... Ma, per oggi, è meglio che tua moglie non si faccia vedere

da quelle parti. Non mi parrebbe prudente. Si fa presto a ciarlare!

--Come vuole, signor padrone. Allora manderò la Betta dalla lavandaia.

Oh, non dubiti! è una buona passeggiata! Sta laggiù, alla _Barona_,

fuori di porta Ticinese.

--Va bene. Appena resti solo, torna su da me. Ti darò una somma di

danaro e una mia lettera: porterai l'una e l'altra dal banchiere Nicola

Mazza. Sai dove abita, non è vero?

--È quello che ha bottega di cambia-valute sull'angolo di via Orefici?

--Quello, per l'appunto. Egli, poi, ti consegnerà una tratta a mio

favore su Londra.

--Sì, signore.

--Intanto io ti preparerò tutta la somma in rotoli di napoleoni

d'oro, così ti sarà più agevole il trasportarla. Ma prima è necessario

che tu vada dal Mazza per metterti d'accordo con lui circa all'ora e al

modo di fargli avere il danaro. Bada che non lo potrai portare tutto

in una volta; perciò sarà bene prepararlo, e nasconderlo giù in camera

tua finchè sei solo in casa, così la Betta e gli altri non ti vedranno

salire e poi riscendere colle tasche gonfie.

--Sì, signore.

--Ci avrai pure qualche ripostiglio sicuro?

--Ho... ho un cassettone che ha una serratura forte,--rispose Pompeo

con un tremito strano nella voce e senza guardare in faccia l'Alamanni.

Nicola Mazza, il banchiere sull'angolo di via _Orefici_, appena sentita

l'imbasciata, rispose subito che i danari, per maggior prudenza,

bisognava aspettare a trasportarli di notte e... e perciò in tutto quel

lunghissimo giorno la grossa somma (cinquanta mila svanziche in tanti

rotoli di napoleoni d'oro) rimase nascosta nel cassettone del portinaio.

--Questa volta, se la polizia agguanta il padrone, impiccano anche

me!--pensava Pompeo, rannicchiato accanto al fuoco spento col capo fra

le mani.

A momenti era assalito da brividi; lo prendeva una smania nervosa, e

allora inveiva senza ragione contro la Betta e scapaccionava il povero

bambino, che correva a rifugiarsi dietro le sottane della mamma.

--Cinquanta mila lire?!...

Ma non ci voleva pensare a quella somma, e sebbene attratto da una

specie di fascino a guardare verso il cassettone, pure rimaneva duro e

non si voltava mai da quella parte.

Voleva persuadersi che delle cinquanta mila lire non gliene importava

nulla e che le sue inquietudini, le sue incertezze provenivano

soltanto dal grave pericolo al quale andava esponendo sè e tutti i

suoi. Fosse stato solo, allora avrebbe anche potuto darsi l'aria di

un eroe; ma invece, era padre di famiglia, e dovea pensarci due volte

prima di fare uno sproposito!... E i danari? E le cinquanta mila lire

ch'erano lì nel cassettone?... Chè! Non se ne curava punto! Non erano

i danari certamente che avvrebbero potuto indurlo... che avrebbero

potuto trascinarlo... Oibò!... Non era sempre stato galantuomo? Anche

quando avea dovuto chiuder bottega non avrebbe potuto dichiarare il

fallimento e tenersi i quattrini se fosse stato disonesto? Invece avea

pagato i suoi creditori fino all'ultimo soldo!... Dunque? Dunque anche

adesso non era certo per un po' di danaro che si sentiva turbato. Non

ci pensava nemmeno!... Voleva anzi dimenticare che fosse nascosto in

camera sua... Aveva ben altro pel capo... Non se ne ricordava già

più!... Era la famiglia quella che gli premeva!...--E Pompeo arrivato a

questo punto co' suoi pensieri, per convincersi meglio che in ogni caso

avrebbe avuto solo di mira il benessere della moglie e del figliuolo

suo, fece uno sforzo per rivolgere qualche buona parola alla Betta, e

prendendosi il bimbo sulle ginocchia cominciò a farlo trottare:

--_Op, là là! op, op, là là!_

Ma poi, a poco a poco, tornava cupo e pensieroso: e allora, senza

accorgersene, affrettava il su e giù nervoso delle gambe, dimenticando

il figliuolo che gli ballonzolava davanti col visino smorto, pieno di

lacrime. Ma la Betta, che conosceva l'umore bizzarro del marito, non

perdeva di vista il bambino, e appena poteva, fattosi animo, glielo

toglieva di mano.

--E se in casa ci fosse nascosto un qualche arnese di polizia?...

Allora agguantano il padrone ugualmente, e per giunta mandano anche

me sulla forca. Quel balordo non si era fatto vedere da Donna

Lucrezia?!... Una fanatica senza giudizio, che non sarebbe stata zitta

nemmeno a tagliarle la lingua!

Ma, subito, questo dubbio ch'egli era andato a cercare soltanto per

mettersi in pace colla coscienza, lo atterrì.

--Non poteva, proprio per davvero, esserci qualcuno che avesse avuto

l'ingiunzione di sorvegliar lui, come lui avea avuto l'ordine di

sorvegliare gli altri?

Pompeo fu preso da un brivido, mentre un sudore freddo gli stillava

dalla fronte. Si alzò in piedi a un tratto, e si guardò attorno per la

camera, come smarrito, respirando con fatica.

--... Sicuro; se in casa ci fosse la spia e avesse già riferito al

commissario l'arrivo del padrone?... Sarei bello e spacciato!

Don Miao glielo avea detto chiaro fino dal principio: _Badate che se vi

si trova in fallo, non vi sarà usata misericordia!_

Per Dio! Si trattava di salvar la pelle, altro che la tentazione di una

manciata di marenghi!

Ma alla paura di Pompeo, sebben grande e sincera, si mescolava in

fondo al cuore, per una contradizione strana, un senso indefinibile

di contentezza, una speranza che gli sorrideva nell'avvenire lontano;

invano cercava di seppellirla sotto una fitta di pensieri svariati e

tormentosi; a ogni poco ritornava a galla riapparendogli più bella e

più lusinghiera.

L'immagine terribile del capestro, che lo faceva fremere e tremare,

non era forse una valida giustificazione per la sua coscienza?...

E parimente, anche dopo, davanti al giudizio, così fallace, della

pubblica opinione?... Dopo molti anni, scomparso ogni pericolo,

egli avrebbe ritrovato nel cassettone, e con sua grande maraviglia,

le cinquanta mila lire, che sotto la minaccia continua della

prigione e della forca era naturale, naturalissimo, avesse del tutto

dimenticate!...

Ma intanto bisognava risolversi. Allora tornò a sedersi e rimase

lungamente colla testa bassa, voltando le spalle al cassettone.

--Povero figliuolo mio, povera moglie mia, se m'impiccassero! Non

resterebbe loro altro che morir di fame.... Il signor Giulio in

galera; il signor Francesco in esilio; e Donna Lucrezia che si trova

al verde.... È un bel matto, del resto, anche il mio padrone!... Dopo

rimasto vedovo la vita gli viene a noia, vuol crepare ad ogni costo, si

ficca nelle congiure, corre alla guerra e ne fa di tutti i colori senza

badare, intanto, a quali pericoli espone un povero cristiano, che è

l'unico sostegno della famiglia, e che non ha punta voglia di sentirsi

la corda al collo!... Certo il signor Giulio non aveva usata alcuna

prudenza. Ci voleva ben altro che i travestimenti per sfuggire alla

polizia! Doveva tenersi al largo e non tornare a Milano col rischio

di cadere in trappola.... Se i quattrini erano finiti, ebbene, poteva

far debiti!... Era vero, per altro, che il signor Giulio correva meno

pericoli di suo fratello, il signor Francesco.... Quello sì, se fosse

caduto in mano ai Tedeschi, era sicuro di morire sulla forca.... Ma il

signor Giulio?... Oibò! Gli avrebbero fatta una paternale e, tutt'al

più, lo avrebbero tenuto dentro fin che non gli fosse passato il grillo

dell'Italia libera!... Si sapeva bene, che era un poeta, un matto....

--Ed io--continuava a dire Pompeo fra sè--dovrei sfidare la pelle,

quando il padrone, a buon conto, non arrischia altro che di metter

giudizio?....

--In tal caso,--concluse poi, dopo qualche tempo di profonda

meditazione, e senza nemmeno accorgersi che i suoi pensieri ormai

gli avevano tolta la mano e correvano tutti là dove lo portava il

cuore,--in tal caso, mi terrei io i danari, perchè non venissero

confiscati, e li renderei al padrone appena fosse rimesso in

libertà.... Certo... certo.... Glieli renderei fino all'ultima

svanzica. Sono sempre stato un galantuomo, io!

VI.

La donna avea già scodellata la minestra sul tovagliuolo disteso nel

solito cantuccio del deschetto; ma Pompeo, assorto nei suoi pensieri,

non si moveva per mettersi a mangiare. Da più di un'ora stava là

ritto in piedi, muto, immobile, colla faccia bianca, smorta, e gli

occhietti loschi, infossati. Ma anche da quella sua cupa impassibilità,

traspariva, a guardarci bene, l'inquietudine, e la lotta interna del

suo animo. Le labbra sottili avevano un tremito quasi impercettibile e

colle unghie rabbiose si graffiava le mani che teneva incrociate dietro

la schiena.

Giulio avea fame, e lo diceva pianino alla mamma, la quale, non

arrischiandosi a parlare, moveva però a ogni poco i piatti e le posate

di ferro, perchè l'altro dovesse accorgersi che il desinare era pronto.

Ma Pompeo rimaneva impassibile deludendo tutti gli espedienti messi

in opera per iscuoterlo. E durò così ancora un buon pezzo, finchè la

Betta, pensando che il riso si sciupava, si fe' animo, e a mezza voce,

passandogli vicina, lo avvertì che avea messo in tavola.

La povera donna si aspettava certo uno sgarbo un rabbuffo, ma in vece,

con grande sua maraviglia, il marito le rispose garbatamente che

incominciasse lei a mangiare col bambino.

--Io non ho fame,--aggiunse poi, battendosi forte col pugno sullo

stomaco.--Sento ancora il peso delle aringhe e delle cipolle di

stamattina... Bisognerà... proverò... a far due passi...--E guardò

l'uscio, ma non si mosse.

--Vuoi una scodella di brodo e vino? Ti farà bene se hai un po'

d'imbarazzo--suggerì la moglie con sollecitudine.

--No... no... Mi dà disgusto!... Farò due passi... farò due

passi--ripetè, e cercò coll'occhio il cappello, guardando ancora verso

l'uscio; ma come prima, alla sfuggita, e senza muoversi.

La Betta si rincantucciò nell'angolo della tavola, si fece il segno

della croce, e preso il bimbo sulle ginocchia, cominciò a mangiar la

minestra adagio adagio, senza più dire una parola, studiandosi di non

toccar la scodella col cucchiaio, per non dar molestia al marito.

Questi, dopo un altro poco, si mosse girando lentamente su e giù per

la stanza. Poi si fermò dinanzi alla seggiola dov'era il suo cappello.

Lo spazzolò ben bene, a lungo, gli lisciò la tesa fregandola contro

il gomito, gli aggiustò il nastrino, e in fine se lo cacciò in capo

risolutamente con un lattone; ma ancora non ebbe il coraggio di

andarsene e tornò daccapo a passeggiare quasi non sapendo trovar la

parola solita per dire _addio_.

--Che ora è?--domandò finalmente, dopo essersi schiarita la voce che

gli usciva soffocata dalla strozza, e senza guardare in faccia la Betta.

--Le sei, credo.

--Chè, chè! Ti gira?!... dev'esser molto più tardi....

La Betta non fiatò.

--Saranno almeno le sei e mezzo,--riprese Pompeo dopo una lunga pausa.

Perchè sua moglie non gli diceva lei di uscire, di muoversi, di andare

a prendere una boccata d'aria?... Così, da solo, non sapeva risolversi

a fare quel primo passo. Aveva bisogno che qualcuno gli desse una

spinta.

--Auf, si soffoca qui dentro!

Ma la Betta, cheta cheta, continuava a mangiare col suo bambino, senza

dir verbo.

--Perdio! leccate anche i piatti stasera; che non la smettete

più?--brontolò alla fine il portinaio, tutto stizzito, per quel

silenzio che lo impacciava.

Betta, subito, mise il bimbo in terra, gli pulì la bocca con una cocca

del tovagliuolo disteso sul desco, poi cominciò a sparecchiare.

A un tratto dalla chiesa vicina si udì suonare l'_Ave Maria_.

--Sono le sette,--esclamò Pompeo. L'ora già tarda, e il rintocco delle

campane, echeggiando nel cortile e nella stanza gli dette animo e lo

fece risolvere. Si avviò prestamente verso la porta; ma poi quando fu

nell'andito si fermò di botto preso da una nuova inquietudine.... Se

fosse uscita anche la donna per andare in chiesa, chi sarebbe rimasto a

far la guardia al cassettone?... Ma in un attimo si rimise in cammino

e tirò dritto, contento di poter provare a sè stesso che nel supremo

momento non si era dato alcun pensiero del danaro affidatogli.

Quella sera egli non si perdette a girar per le strade. Andò dritto

all'_Arco Vecchio_, e quando fu per infilare la porta della sua antica

abitazione, non si voltò neppure, come faceva di solito, per vedere se

aveva dietro qualcuno che lo spiasse.

L'enormità del suo delitto, gli aveva messo addosso, nel momento di

compierlo, uno sgomento così nuovo e così strano, una agitazione, un

orgasmo, da farlo traballare come un ubbriaco. La corte era deserta; ma

quelle ombre oscure che Pompeo, senza osare di girar la testa, vedeva

colla coda dell'occhio, gli parevan piene di gente che stesse là in

agguato per saltargli addosso e pigliarlo alla gola. Ansava nel montar

la scala, e sudava, e tremava, ma non si fermò: ormai era troppo tardi.

Quando fu giunto dinanzi alla porta del _Mediatore_ era livido, e

mentre picchiava all'uscio adagio adagio, chiudeva gli occhi, e si

sentiva girar la testa come se fosse sul punto di buttarsi giù da

un precipizio.... Avrebbe voluto esser ancora a casa sua, accanto

al fuoco, a riflettere. In quell'attimo rivide la stanzuccia bassa,

scura, piena di mobili e di roba.... Rivide pur anco il cassettone, e

in mezzo al turbamento, provò un intimo senso di contentezza udendo lo

strisciare dei passi di Don Miao, che veniva ad aprire.

Il dato era tratto.

Ritornò a casa prestissimo: aveva le gote accese e appariva così

agitato e sconvolto che la Betta gli domandò se si sentiva male.

--No. Ho caldo. Mi sento soffocare.

Si era levato il cappello, ma non trovava dove posarlo, e tornò

a cacciarselo in testa; voleva sedersi a tavola, ma non vedeva

la seggiola che avea lì davanti. Colla Betta poi, era ancor più

trattabile di prima; non si era mai mostrato tanto cortese. Pareva

proprio che avesse bisogno di qualcheduno che gli stesse sempre vicino

e che gli fosse affezionato. Domandò di Giulio, lo voleva vedere, ma

era già a letto. Allora sospirò e giurò a sè stesso che, se non avesse

avuto famiglia, non avrebbe fatto quello che avea fatto....--Chè! mai,

mai! Se non avesse avuto moglie e figliuolo, sarebbe corso anche lui

alla guerra, come lo Sbornia!

Ma si faceva tardi, e bisognava trovare il modo di liberarsi della

Betta. Non la voleva presente all'arresto del padrone. Pensò di

mandarla a prendere un fiasco di vino in una bettola lontana da casa

Alamanni, in via dei _Tre Alberghi_.

Ma la donna fece la strada in fretta e ritornò più presto di quanto

Pompeo avesse pensato.

Essa lo cercò nella prima stanza... non lo vide. Posò il fiasco sulla

tavola, prese la candela, e passò nell'altra camera: non v'era nemmeno

là. Allora, maravigliata, si mise a chiamare:

--Pompeo! Pompeo!

--Son qui!--rispose una voce bassa, soffocata, dal fondo della camera.

La Betta alzò il lume per vedere di dove veniva la voce, e scoprì

Pompeo rannicchiato, nascosto fra il letto e la parete.

--Che hai?!... Ti senti male?--domandò spaventata.

--No. Ti aspettava....--e così dicendo Pompeo si alzò in piedi: tremava

come una foglia.

--Oh povera me! Tu sei malato!

--No.... no.... Dammi un bicchier di vino.

Ma la Betta non ebbe tempo di passare nell'altra stanza a prendere la

bottiglia; un rumore confuso di voci, di passi pesanti, di sciabole e

di fucili risuonò a un tratto sotto l'atrio della casa.

--Vergine santa! I _gendarmi_!...--gridò la Betta nascondendosi il capo

fra le mani.

Pompeo non si mosse, non disse verbo; allibì.

Soltanto quando la Betta fece l'atto di uscire le afferrò un braccio e

se la tirò vicina, addosso, come se volesse ripararsi dietro a lei.

--Gesummaria, vengono ad arrestarti!--mormorò la povera donna che non

sapeva spiegarsi altrimenti il tremito del marito.

No... no.... Li senti?...--rispose Pompeo, e tese l'orecchio con

ansia.--Si mettono in ordine.... Vanno via.

I gendarmi si avviarono in fatti verso la porta di strada; ma il

cancello sotto l'atrio era chiuso e però dovettero passare per l'andito

angusto della porteria.

La Betta, sbigottita, gli vedeva sfilare a due a due dalla finestrina

a cristalli in fondo alla camera, quando si spalancò all'improvviso

la piccola imposta, sbatacchiata violentemente, e dal breve pertugio

si affacciò come spettro, una figura pallida, sbiancata; cercò, fissò

Pompeo con due occhi di foco e gli gridò contro, come una maledizione:

--_Spia!_

--Il padrone!--urlò la Betta esterrefatta. Più che al viso, lo avea

riconosciuto alla voce.

I gendarmi cacciarono innanzi l'Alamanni col calcio dei fucili; quindi

si udì aprire e poi chiudere la porta con gran fracasso.

--Tu.... Sei stato tu, che hai fatto la spia al padrone?!--proruppe

la Betta con voce soffocata ma terribile, mentre il passo misurato dei

soldati risuonava allontanandosi a poco a poco por la strada.

--Sta zitta.... Sapevano tutto!--rispose Pompeo intimidito, umile

dinanzi alla moglie, senza accorgersi che con quelle parole invece di

negare, si accusava da sè.

--Tu?!... Tu?!... Spia!... E la padrona... la padrona prima di

morire...--Ma la Betta non potè dir altro: cadde giù, bocconi, sulla

sponda del letto, scoppiando in gemiti e singhiozzi.

--Calmati... calmati... Sta zitta,--mormorò Pompeo dopo un poco,

avvicinandosi, ma senza osare di toccarla.--Calmati.... Sveglierai

Giulio... che dorme!

Ma la Betta non lo udiva nemmeno. Continuava a singhiozzare, mentre un

tremito convulso di tutta la persona le faceva battere i denti.

In breve le stanzucce dei portinai si empirono di gente. Erano lo

persone addette alla casa, che correvano là ansiose di raccogliere

informazioni intorno all'arresto del padrone.

--Come mai, e da quando il signor Giulio era ritornato a Milano?...

Come aveva fatto per entrare in casa?... Chi lo aveva veduto?... In che

modo era stato scoperto dalla polizia?

Ma nessuno sapeva spiegare quell'arcano, e Pompeo pareva più sorpreso

di tutti. Parlavano tutti insieme, sommessamente, e chi diceva una

cosa, chi un'altra. Le donne si facevano ogni momento il segno della

croce e intanto il fiasco di vino, portato dalla Betta, andava in giro

rincorando gli afflitti.

A un tratto rimbombò sotto l'atrio un gran colpo: picchiavano alla

porta; quelli di dentro ammutolirono e si guardarono in viso

spaventati. Poi, come Pompeo non si moveva, il mozzo di stalla, fattosi

animo, andò lui ad aprire.

Ma appena visto chi entrava, si sentirono sollevati; era il ragioniere,

che dormiva in casa.

Il pover'uomo non sapeva ancora nulla dell'accaduto, e strabiliando

si faceva raccontare da tutti, e ripetere quella sola cosa che gli

potevano dire; che cioè, il padrone, il signor Giulio, era stato preso

dai gendarmi!

Anche lui fece le medesime domande che poco prima avean fatto gli

altri. "Come mai il signor Giulio era ritornato a Milano?... Chi lo

avea veduto?... In che modo era stato scoperto?..." ma neppur lui

ottenne alcuna risposta soddisfacente, e allora raccontò alla sua volta

che quella stessa sera la polizia aveva messo dentro anche il banchiere

Nicola Mazza, quello sull'angolo di _Via Orefici_.

--Diavolo! che retata!--esclamò il cocchiere; ma nessuno fiatò, nè

proruppe nelle solite invettive contro i Tedeschi.

Tutta quella gente pensava fra sè e sè che lì nella stessa camera,

in mezzo a loro, ci poteva essere la spia; ma nessuno avrebbe mai

sospettato nemmen per ombra del "signor Pompeo".

VII.

Frattanto la brigatella riunita nella porteria non sapeva risolversi

d'andar a letto; e appena il ragioniere fu uscito, il mozzo di stalla

dovette correre a prendere un altro fiasco di vino.

Le donne, in ispecie, impressionate dall'arresto del padrone e dai

discorsi fatti di carcere e di forca, si sentivano addosso una certa

pauretta all'idea di trovarsi sole nelle camere lontane, su, all'ultimo

piano di quel palazzone. Tutta la notte non avrebbero sognato altro

che gendarmi e spie e impiccati con tanto di lingua fuori!... Brrr....

venivano i brividi solo a pensarci!

Ma poi un caso inaspettato sopraggiunse a protrarre la veglia di alcune

ore. La Betta cominciò a sentirsi male, e allora il mozzo di stalla fu

mandato fuori un'altra volta in cerca del medico.

Questi si fece aspettare parecchio; poi, siccome era il medico di casa,

invece di entrare subito nella camera dell'ammalata si fermò a lungo

nella prima stanza a discorrere coi servitori dell'arresto del signor

Giulio e degli altri avvenimenti di quella sera memorabile, e seguitava

sempre a parlare quando, infine, passò dalla Betta, tutto lustro

nell'abito nero, il cappello a cilindro in testa e il sigaro in bocca.

S'accostò adagio al letto, prese in mano la candela ch'era sul tavolino

da notte, e si chinò per veder meglio in faccia la donna. Betta avea le

gote rosse, accese, e gli occhi immobili, spalancati. Allora il dottore

assunse un contegno grave; e levandosi il sigaro di bocca, lo posò

accanto al letto, sul piattellino del candeliere; poi tastò sotto le

coperte il polso all'ammalata.

--Ha un febbrone da cavallo!--esclamò dopo un istante, cercando cogli

occhi Pompeo, rimasto in fondo alla camera muto e preoccupato.

Il dottore, tenendo sempre con una mano il polso della Betta,

coll'altra che avea libera cavò dalla tasca del panciotto un grosso

orologio d'argento per misurare le pulsazioni.

--Corbezzoli!... Occorre un salasso, subito!

--È cosa grave?--domandò pianino una delle donne che erano entrate

nella camera, dietro al dottore, e stavano in silenzio appiè del letto.

Il medico non rispose; ma invece di aspettare il chirurgo, come s'usava

allora, tolse da una busta di pelle, che portava sempre con sè, tutto

l'occorrente, e si dispose egli stesso a fare il salasso.

La Betta non si mosse, e non fiatò. Continuò a guardare Pompeo cogli

occhi spalancati, che pel subitaneo pallore del viso parevano più

grandi.

Il dottore, fasciato il braccio all'ammalata, si lavò le mani in un

catino che gli teneva una delle donne; pulì e ripulì la lancetta col

fazzoletto bianco; e rimessala nella busta, ne levò fuori un fogliolino

di carta, vi scrisse col lapis qualche parola, chiamando poi a sè

Pompeo con un cenno:

--Tieni,--e gli dette la ricetta;--che prenda di questa medicina un

cucchiaio da tavola ogni ora. Se le sopraggiunge il delirio, non

importa, continui lo stesso. Ma mi raccomando!--e guardò le donne che

si erano aggruppate a discorrere sommessamente;--l'ammalata ha bisogno

di quiete e di riposo, e in camera non si fa conversazione!

--Il delirio!--ripeteva intanto tra sè il portinaio, che stava sempre

in apprensione.--Potrebbe parlare nel delirio!...--Oh, avrebbe pensato

lui a sciogliere la compagnia e a far in modo che la Betta rimanesse

quieta... e sola!

Anche per la medicina fu mandato in giro, al solito, il povero mozzo

di stalla, e mentre Pompeo l'aspettava, persuase lo donne e gli altri

a non fare, complimenti e andar a letto.--Era già tardi; e del resto

avevano sentito il medico: la Betta avea bisogno di riposo... Invece,

se una delle donne avesse voluto prendersi Giulio con sè, gli avrebbe

fatto proprio una carità fiorita. Il piccino, alle volte, poteva

svegliarsi nella notte, e piangere e strillare; insomma disturbare la

povera ammalata!...

--Ma s'immagini, signor Pompeo! Di tutto cuore!...--risposero insieme

le donne. E il bimbo fu levato dal lettino senza che nemmeno si

destasse. Sospirò, con un piccolo gemito, quando fu preso in braccio;

poi subito piegò la testolina appoggiandola contro la spalla della

cameriera che lo portava, e continuò a dormire.

--Povera creaturina! Sembrava un angelo del Paradiso!

Gli occhi della Betta, ch'erano sempre rimasti fissi, immobili addosso

a Pompeo, si volsero allora e seguirono la donna che usciva dalla

camera in punta di piedi, tenendosi fra le braccia il figliuolino

addormentato. In quel momento il respiro dell'inferma sembrò farsi più

affannoso e le labbra si mossero lievemente come se mormorassero una

preghiera.

* * * * *

--Apri la bocca!--esclamò Pompeo con rabbia, quando fu solo presso

la moglie. In piedi, accanto al lotto, studiava di tener fermo il

cucchiaio di ferro colla medicina.

I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1 · 第 4 / 25 段