Pompeo non accompagnava mai la moglie in quelle gite:--aveva da badare

alla bottega lui; altro che andare in campagna a divertirsi!--E

difatti, se prima aveva finto colla Betta che i suoi affari gli

andassero poco bene, per risparmiare i quattrini del baliatico, adesso

la latteria si metteva maluccio, proprio per davvero. Egli aveva

abusato un po' troppo del latte artificiale, e gli avventori, giorno

per giorno, avevano finito col disgustarsi, e coll'abbandonare la

botteguccia di _Santa Radegonda_. Pompeo dava colpa di quello sviamento

allo Sbornia, che non aveva maniera colla gente, e che era sempre

briaco fradicio. L'altro lo lasciava dire, e a volte, nei momenti

di malumore, si buscava anche qualche pedata senza rispondere nè

rifiatare. Sgobbava come un negro, sempre in ciabatte, col grembiule

sudicio, col faccione dimesso, umile e devoto al padrone, non per

tornaconto nè per altra ragione particolare, ma solo per istinto, come

una bestia.

--Non c'è Cristo che tenga!... Tutto mi va alla maledetta,--brontolava

Pompeo, rodendosi le unghie fino alla carne.--E ho sulle spalle anche

due scimmiotti da mantenere!

Il bambino, sopraggiunto l'inverno, era stato divezzato e lo avevano

ripreso in casa.

Pompeo, chiusa la bottega, tornò dunque a stare giorno e notte ozioso

e col muso lungo, sempre alle costole della moglie. E quando non la

poteva torturare in altro modo, la metteva in croce per il piccolo

Giulio, borbottando ch'era un bimbo rachitico, che non poteva campare;

ostinandosi a strapparglielo dalle braccia, per farlo camminare prima

del tempo, e poi mettendosi a gridare che era uno zuccone, perchè

nascondeva il visino e si stringeva colle braccine al collo della

mamma, e cominciava a strillare appena lui gli s'accostava, senza aver

ancora capito ch'egli era suo padre!

Ah se non avesse avuto l'impiccio della famiglia! Allora sì; o di

riffe o di raffe l'avrebbe spuntata!... Sarebbe andato in Dalmazia, o

in Ungheria, a coltivare il seme da bachi, oppure in Sardegna, nelle

miniere; o, meglio di tutto, in America! I quattrini di certo, non eran

mai piovuti in tasca alla gente; bisognava mettersi a girare il mondo:

chi viveva in un guscio di noce non poteva far altro che morir d'inedia!

Ragionando in questo modo, senza ricordarsi punto che prima di

sposar la Betta pativa la fame, e che da solo non era stato buono di

guadagnarsi un soldo, gli pareva che la famiglia fosse d'inciampo al

suo genio industriale. E nelle notti insonni (dormiva poco perchè

restava ozioso, in casa, tutto il giorno) smaniava rivoltandosi nel

letto, e correndo dietro col cervello a speculazioni fantastiche.

E il respiro grosso della moglie e quello più lieve del bimbo lo

infastidivano, e se Giulio, che dormiva in una culla vicino al letto

dei genitori, si moveva appena, Pompeo cominciava subito a sbuffare,

brontolando che non lo lasciavano nemmeno riposare in pace. Al rumore

la Betta si destava di soprassalto; il piccino, spaventato, si metteva

a strillare, e Pompeo, sempre più stizzito da quella "maledetta

sinfonia," tirava calci come un mulo.

La Betta, allora, aspettava che si calmassero le furie del marito; poi

scivolava giù adagio adagio dal letto, correva dal suo bimbo, gli

ravviava le coperte nella culla, e lo riaddormentava premendo la faccia

sul suo visino e riscaldandolo co' suoi baci e col suo fiato caldo di

lacrime.

Intanto una nuova e grande sventura si preparava a questa poveretta:

la padrona, la signora Lucia, così buona con lei, essa in cui aveva

riposte tante speranze per l'avvenire del piccolo Giulio, le veniva a

mancare improvvisamente. La giovane signora moriva presso all'apice

della felicità, proprio nel punto di diventar madre.

La Alamanni, per altro, pareva avesse preveduta la sua misera fine.

Era stata molto malinconica e abbattuta negli ultimi mesi, e aveva

preparato una lettera al marito in cui, colle supreme tenerezze

dell'amore, gli faceva palesi alcuni suoi desideri pel caso che venisse

a morire. Erano ricordi alle amiche, erano soccorsi, elemosine, opere

di carità; insomma era tutto il suo cuore che voleva espandersi ancora

dopo la morte, come alcuni fiori delicati continuano a diffondere

intorno, anche inariditi, la loro soave fragranza.

La Betta pure era stata ricordata in quella lettera, e la signora

Lucia, volendo riparare in parte alle perdite sofferte dalla

famigliuola colla botteguccia di _Santa Radegonda_, le aveva fatto un

lascito d'un migliaio di svanziche.

Quando la portinaia venne a sapere di questa nuova munificenza che la

concerneva, era ancora in lacrime per la padrona, nè quella notizia

valse a consolarla, anzi l'addolorò maggiormente.

--Si è ricordata anche di me! Si è ricordata anche di me, la mia buona

signora!--E la poverina proruppe in un altro scroscio di pianto.

--Chètati, grulla!--le sussurrò allora Pompeo infastidito.--Se tutte

ci avessero a lasciar mille lire, bisognerebbe che ne crepasse una al

giorno delle padrone!

La Betta, dopo tante amarezze, al nuovo insulto di quel tristo che la

colpiva nel vivo de' suoi affetti e della sua gratitudine, si riscosse

a un tratto, indignata; e rimangiandosi le lacrime, fattasi rossa, di

fuoco, gli gridò contro con voce sorda, ma con impeto, e fissandolo

bene in faccia:

--Mostro!

Pompeo stupì a tanta audacia, poi si avvicinò d'un passo alla moglie,

levando la mano in atto di misurarle un ceffone:

--Ripeti un po', gobba, quello che hai detto?!

La Betta afferrò Giulio, che avea lì vicino, per un braccio; lo nascose

in un attimo, dietro di sè, per ripararlo dall'ira del marito, e poi

con tutto un sussulto dell'esile corpicciuolo e sfidandolo cogli occhi,

solitamente così dolci, ma in quel punto pieni di sdegno, tornò a

ripetere, mezzo soffocata da un urto di tosse:

--Mostro!... Mostro!

Pompeo le si avvicinò ancora un altro passo; sempre con la mano alzata:

la guardò, fece una mossa di scherno colle labbra; ma, sorpreso e

impacciato, non osò toccarla.

--Se la tua padrona ti voleva far del bene,--soggiunse infine, alzando

le spalle,--poteva lasciarti molto più, senza scomodarsi. Già, i suoi

quattrini non poteva portarseli dietro... in viaggio!

Ciò detto, Pompeo uscì nel cortile e terminò il discorso con una

risataccia che la povera donna sentì ripercuotersi in viso, come se in

quel punto la colpisse lo schiaffo che l'avea prima minacciata.

V.

Giulio Alamanni, quando gli morì la moglie, n'era sempre innamorato.

Lucia in fatti possedeva per maravigliosa intuizione l'arte tanto

difficile di saper voler bene. Essa amava col cuore e coll'intelligenza

e però conservava sempre desta, anche in mezzo ai trasporti più

appassionati, la felice vivacità del suo spirito, e riusciva sempre a

trasformarsi, con un senso squisito di opportunità, a seconda delle

varie disposizioni d'animo o d'umore del marito. Così che l'Alamanni

a volte trovava in lei un'amante appassionata, a volte una piacevole

compagna dalle arguzie eleganti, e a volte invece, quando sentiva il

bisogno di comunicare i più arditi concetti della propria intelligenza,

o di espandere le più intime aspirazioni del cuore, era essa l'amica

fidata, che meglio di tutti lo sapeva intendere ed apprezzare, e in due

pupille nere, lucenti, che lo guardavano con amorosa attenzione, egli

vedeva sempre riflessi i suoi affetti e i suoi entusiasmi.

Colla fortuna di una tal compagna nella vita all'Alamanni poco o nulla

restava da desiderare. Viveva contento, felice, tutto chiuso nella

sua casa, e però, di primo acchito, sentì di non poter amare, d'odiar

quasi quella creaturina che veniva al mondo per distruggergli a un

tratto ogni felicità, per strapparlo brutalmente dalle braccia della

sposa, dell'amante, dell'amica diletta, per lasciarlo solo e misero a

sopravvivere ai propri affetti, privo di ogni speranza.

Chiamò allora presso di sè una sua parente vedova e non ricca; le

affidò la neonata, volle che la portasse via subito, che pensasse lei

ad allevarla; insomma che le facesse da madre. Gliel'avrebbe ricondotta

più tardi, quando il tempo, che non doveva certo mitigare l'acerbità

della sua sventura, gli avesse almeno data la forza di soffrire con più

coraggio.

Ma la tempra di Giulio Alamanni era vigorosa, e il dolore, per quanto

forte, non poteva abbatterla. Egli aveva troppe e troppo care memorie,

aveva troppo alta poesia nell'animo per abbandonarsi ad un'inerzia

vergognosa; e però dopo quell'urto che lo avea violentemente scosso si

riebbe col cuore sanguinante, ma con una energica risoluzione, e dedicò

la vita e l'ingegno al trionfo di un ideale che ricominciava allora a

infiammare potentemente gli animi: la libertà della patria.

Già un suo fratello, di poco più giovane, Francesco Alamanni, discepolo

e strumento segreto e validissimo di Giuseppe Mazzini, caduto in

gravi sospetti della polizia, avea dovuto esulare sotto altro nome in

Piemonte. Giulio Alamanni, inscrittosi pure nella _Giovane Italia_,

continuò allora a Milano, con pari animo e gagliardia, l'opera del

fratello, finchè non si ritrovarono uniti, prima per combattere insieme

durante le Cinque Giornate, e poi per arruolarsi nei _Bersaglieri

Lombardi_ e accorrere alla difesa di Roma.

Perciò quando pochi mesi dopo i Tedeschi tornati a Milano incrudelirono

nelle rappresaglie, il palazzo degli Alamanni fu subito preso di mira

e sorvegliato e perquisito, mentre la polizia si adoperava a tutta

possa per aver nelle mani i due fratelli.

I pochi servitori ch'erano rimasti in casa venivano chiamati un

giorno sì un giorno no, dal Commissario per essere sottoposti a

lunghi interrogatori sul conto dei padroni. Si voleva sapere se mai

ne avessero sentito a parlare, se ne erano giunte notizie a qualche

parente, a qualche amico; e secondo l'umor della bestia, a volte erano

minacciati di fieri gastighi, a volte blanditi e lusingati da seducenti

promesse. Ma tuttavia, anche volendolo, essi non avrebbero potuto

riferir nulla di rilevante: i padroni non si facevano vivi con alcuno.

Pompeo, nei primi momenti, ebbe pur egli una chiamata dal Commissario,

e sebbene si affrettasse a rispondere all'invito, vi andò tutto

tremante dalla paura.

Non già che si fosse compromesso durante la rivoluzione. Egli non era

corso alle barricate; non aveva gridato per le strade: "Viva l'Italia

e Viva Pio Nono!" non avea mai cantato l'inno fatidico di Mameli,

nè, in ultimo, applaudito alle satire contro il papa spergiuro ed il

re bigotto. Per tutte le cinque giornate era rimasto chiuso nel suo

bugigattolo, pauroso, tremante, bestemmiando contro quei fanatici

senza cervello, che avrebbero finito col far saccheggiare e incendiar

Milano. E dopo fuggiti i Tedeschi, continuò a ringhiare contro ogni

novità; e appena ritornarono, si affrettò a chiamarli per soprannome

i _gastigamatti_, dichiarando che avrebbe dato chi sa cosa pur di

non trovarsi in que' frangenti al servizio di due persone, come gli

Alamanni, tanto pregiudicate col governo legittimo.

"In che modo avrebbe potuto levarsi d'impaccio?... Certo, anche lui

sarebbe caduto in sospetto; e in quei giorni bastava un sospetto per

far impiccare un galantuomo!... Dio, Dio, Dio! perchè era entrato in

quella casa maledetta? perchè s'era messo in quelle peste?" E un giorno

che sua moglie osò domandare, se si avevano notizie del signor Giulio,

Pompeo montò su tutte le furie, rispondendole che era una imprudente,

una matta, una fanatica; ch'era sempre stata la sua disgrazia, e che

avrebbe finito col farlo mandare sulla forca.

Ma poi, subito dopo la visita fatta al Commissario, sembrò che un poco

si tranquillasse. Appariva più sereno, non avea più tanta paura nel

discorrere di tirar in ballo la politica, e sovente lui stesso, per

il primo, intratteneva la Betta sul conto dei padroni, dimostrando

per essi una devozione insolita. Figurarsi! arrivò al punto, colle

sue premure, di mandar la Betta ogni due giorni da Donna Lucrezia, la

parente cui era stata affidata la bimba Alamanni, per scovare notizie

del signor Giulio e del signor Francesco. E quando la Betta tornava a

casa dopo essere stata dalla vedova, Pompeo non la finiva più colle

interrogazioni, e si mostrava persino amabile colla moglie; si prendeva

il piccino sulle ginocchia e lo faceva trottare per un pezzo, a

cavalcioni.

La Betta era tutta consolata e diceva ch'era stata la Madonna che aveva

toccato il cuore del su'omo!

Questi, intanto, avea preso l'abitudine di andare a spasso quasi

tutte le sere. Girava qua e là, a caso. per vie diverse; ma poi,

capitava sempre nelle vicinanze di _Piazza dei Mercanti_ o di _Santa

Margherita_, imboccava il volto dell'_Arco Vecchio_, e sgattaiolando

dalla porta attraversava lesto lesto la corte della sua antica

abitazione; infilava di corsa una delle tante scalucce, a quell'ora

buie e deserte, e si fermava ansante al terzo piano, dinanzi all'uscio

su cui era scritto _Mediatore_.

--In fin dei conti--pensava Pompeo fra sè ogni volta che ritornava da

quelle visite notturne--in fin dei conti io salvo la pelle, e non fo

male ad alcuno. Già, i padroni non vorranno essere tanto grulli da

tornare a Milano per cader in trappola! D'altronde io non ho mai fatto

il rivoluzionario; non ho mai portato coccarde; non sono corso dietro a

Garibaldi come quel bestione dello _Sbornia_!... Se gli altri vogliono

tener mano agl'Italiani io credo d'essere libero di parteggiare per i

Tedeschi. In fin dei conti è chiaro che le rivoluzioni non si fanno

altro che per i signori. Sotto i Tedeschi o sotto gl'Italiani la

povera gente farà quaresima allo stesso modo, e in quanto a me dovrò

sempre servire, sgobbare e spazzar le scale anche in onore del Popolo

Sovrano!... Chè!... chè!... per mio conto, viva l'Austria e il quieto

vivere! E poi io non posso scherzare, non posso fare il matto come gli

altri. Io ho i miei doveri: sono padre di famiglia!

Con tali ragionamenti Pompeo si metteva in pace la coscienza; ma non

potè durarla a lungo.

Un giorno, nel tempo appunto che succedevano que' suoi colloqui segreti

con _Don Miao_, egli se ne stava solo solo in porteria, seduto vicino

al fuoco mezzo spento, quando a un tratto si sentì chiamar piano

dietro le spalle da una voce che lo fe' trasalire. Si voltò, balzando

in piedi, e rimase maravigliato trovandosi dinanzi un contadino

lacero, smunto, che lo fissava senza dir motto, come aspettando che lo

riconoscesse; ma poi, a poco a poco, alla sua maraviglia si aggiunse

un'inquietudine strana, vivissima. Guardando la faccia tutta rasa dello

sconosciuto, sentiva come una vaga reminiscenza, poi a poco a poco

riconobbe i tratti di persona a lui ben nota. Allora, per un intimo

turbamento, non potè più sostenere lo sguardo che lo fissava; abbassò

gli occhi e mormorò:

--Mio Dio, il padrone!

Giulio Alamanni (era proprio lui, travestito in quel modo) si pose

l'indice della mano sulla bocca, accennando a Pompeo di tacere; poi,

guardando in giro con diffidenza:--La Betta--domandò, parlando sempre a

bassa voce--è uscita?

--Sì... signor padrone....

--E... starà molto fuori?

--Non so... non credo.

--Allora aprimi subito la porta della scala e fammi passare: che

nessuno mi veda!

--Sì... si...gnore....

--E gli altri della casa?

--Le donne sono in chiesa... il cocchiere dev'essere in scuderia.... in

corte non c'è anima viva.

--Andiamo... sbrighiamoci!

--Sissignore....

Pompeo, tutto sconvolto, si avviò verso la tavoletta delle chiavi,

staccò le due prime che vi erano appese, poi in fretta, seguìto dal

padrone, attraversò l'atrio, aprì le imposte a vetri che davano

adito alla scala, e quando furon essi dentro tutti e due, tornò a

richiuderle con un doppio giro di chiave.

--Ora ci siamo!--esclamò l'Alamanni con un sospirone di sollievo.--È

andata meglio che non sperassi. Ma e poi?--soggiunse rivolgendosi a

Pompeo.--Se torna tua moglie e non ti trova in porteria?

--Figurerò d'essere salito su per aprir le finestre e dar aria alle

sale,--rispose Barbetta sforzando la voce, che non gli voleva uscir

chiara dalla gola.

--Hai presa la chiave del quartiere?

--Sì, signor padrone: ho presa la chiave dell'anticamera; tutte le

altre son dentro.

Allora Pompeo e l'Alamanni cominciarono a salire le scale.

--C'è stata la polizia a farmi visita, non è vero?

--Una volta, signor padrone,--rispose il portinaio, che si sentì

gelare il sangue e salì più in fretta gli scalini, come per sfuggire a

quell'interrogazione.

--Avrà messo tutto sossopra?...

--Sissignore; ma non ha trovato nulla.... Almeno così ho sentito dire.

--Lo so, lo so. E la Betta?--continuò l'Alamanni colla sua solita

affabilità.

--Benino al solito; grazie, signor padrone.

--Povera figliuola!--e Giulio Alamanni, pensando in quel punto quanto

la Betta fosse stata affezionata alla sua Lucia, sospirò profondamente.

Frattanto erano giunti nell'anticamera.

--Da che parte, signor padrone?--domandò Pompeo fermandosi nel mezzo,

perchè sull'anticamera davano due appartamenti.

--Per di qua:--e l'Alamanni accennò a sinistra.--Aprimi la camera da

letto... Di' la verità,--soggiunse poi, notando la confusione e la

faccia stralunata del portinaio,--questa mia apparizione ti ha messo in

corpo una gran paura?

--No... cioè... temo per lei, signor padrone!... Se mai la polizia

venisse a sapere....

--Chi mai potrebbe riconoscermi così trasfigurato? E poi non uscirò

certo di casa in tutto il giorno, e stanotte lascierò Milano per sempre.

--E... e il signor Francesco?

--Egli è già in sicuro.

Il portinaio non rispose verbo, ma alzò gli occhi al cielo quasi

volesse ringraziare la divina Provvidenza.

Dopo aver attraversata adagio adagio, al buio, una lunga fila di sale

grandi e fredde, dove i tappeti ammorzavano anche il rumore dei passi,

i due erano entrati in una stanza più rischiarata in cui distinsero

subito, come nuvola bianca, l'alcova e i cortinaggi di un letto

matrimoniale.

Giulio Alamanni, che si era fatto pallidissimo, ordinò allora a Pompeo

di aprire gli scuri delle finestre.

Il portinaio si affrettò a ubbidire. Le finestre prendevano luce dal

piccolo giardino della casa e non c'era pericolo che alcuno, di là,

potesse spiare nella stanza; ma tuttavia Giulio Alamanni non pensava

certo in quel momento alla propria sicurezza; ben altri sentimenti gli

agitavano l'animo.

Erano i ricordi più dolci e più dolorosi della sua vita; erano le gioie

dell'amore ed era insieme l'ultimo grido di Lucia agonizzante, che si

ripercuoteva ancora fra quelle pareti.

Egli era ritornato là dove avea tanto amato e tanto sofferto!... dove

la sua Lucia gli aveva dato tutto il suo amore, e dove nell'ultima ora

avea risposto con un rantolo ai suoi baci e alle sue carezze.

Ma la morte, col lugubre accompagnamento di lacrime e di disperazione,

era passata per quella camera, senza lasciarvi alcuna traccia.... I

rosei putti del soffitto danzavano sempre giocondi attorno ad un'Aurora

tutta candida e soave nella sua nudità immacolata; e gli stucchi

nitidi, e i fregi dorati, e i larghi fiori degli arazzi splendevano al

sole, come il primo giorno in cui egli vi era entrato stretto al fianco

della sua sposa, che gli sorrideva tremando.

Subito era corso collo sguardo al capezzale dove, sui guanciali

affondati, avea veduto per tante ore, quasi immobile, il viso scarno,

pallido pallido, di Lucia... ma adesso una ricca coltre di damasco

antico dai vivi colori copriva tutto il letto morbido, ravviato che non

faceva una grinza.

Sul tavolino accanto, in luogo delle boccette e dei medicamenti,

ch'egli guardava in que' giorni con un senso supremo di speranza, si

vedeano, disposti in bell'ordine, i gingilli eleganti e le figurine

graziose di porcellana.... Tutto, insomma, era stato ripulito, mutato,

rimesso a nuovo: e l'Alamanni cercandovi invano una traccia del suo

gran dolore, a poco a poco si sentì come un estraneo in casa, in camera

sua, quasi al pari che nel suo luogo di esilio.

--No, le cose non hanno lacrime,--mormorò fra sè con profonda angoscia.

Ma poi, veduto Pompeo che gli si teneva vicino, umile, col berretto in

mano, volle vincere per un nobile sentimento di fierezza la propria

commozione; e usò di tutto il suo coraggio per mostrarsi forte, e

ricordarsi di ciò per cui era venuto.

Con la voce spezzata dall'affanno ordinò subito al portinaio che

accendesse il fuoco nel piccolo caminetto della stanza.

Pompeo era già troppo sbalordito perchè un ordine così inaspettato e,

in quel momento, così strano, lo potesse maravigliare. Invece, tutto

premuroso, levò il paravento, cercò la legna che trovò subito in un

mobiletto di mogano accanto al caminetto, e l'accomodò sugli alari.

L'Alamanni, intanto, lo seguiva cogli occhi aspettando impassibile che

il fuoco fosse acceso; e poi, quando vide levarsi la fiamma dinanzi

a Pompeo che inginocchiato soffiava sotto ai fastelli:--Ora--gli

disse--bisogna vedere se ci riesce di staccare un po' quell'armadio

dalla parete.

Questa volta Pompeo guardò fisso il padrone: non aveva capito bene che

cosa dovesse fare.

L'armadio indicato, grande, pesante, a fregi e intarsiature, sullo

stile degli altri mobili della camera, pareva infisso nella parete di

faccia al letto e tutto chiuso fra la cornice dell'arazzo.

--Sì, lo potremo smuovere facilmente,--soggiunse l'Alamanni rispondendo

alla muta interrogazione di Pompeo; e allora servendosi di una mano

sola, che l'altra, la destra, la teneva sempre nascosta sotto la

giacca di frustagno, riuscì a staccare dal muro una parte dell'arazzo,

mostrando in tal modo che l'armadio vi era appena accostato.

--È forse ferito?--domandò Pompeo al padrone, avendo notato come non si

fosse servito altro che della mano sinistra.

--Sì; ma è cosa da nulla.

Pompeo da solo giunse appena con molta fatica a scostare di tanto

l'armadio che tra la parte di dietro e il muro potesse penetrare una

persona.

--Mi ci vorrebbe un arnese di ferro; un martello, una spranga,--disse

l'Alamanni guardando in giro per la stanza. Ma non trovò altro che

le molle del caminetto: avevano un manico d'ottone fuso; grosso,

massiccio. Le additò a Pompeo e gli diè ordine di battere con quelle,

e con tutta forza, sopra un punto dove la parete si vedeva murata di

fresco. Il tramezzo cedette subito ai primi colpi, per un largo tratto

rettangolare, e dietro apparve agli occhi maravigliati del portinaio

una grande cassa di ferro.

--Il pover'uomo che mi aveva murata questa buca, è stato ucciso dai

Tedeschi alla barricata di San Celso!--mormorò il proscritto con un

sospiro. Poi fatto ritornare il servo ad attizzare il fuoco aprì lo

scrigno, mediante una chiave che portava con sè, e ne tolse alcuni

fasci di carte che buttò sulla fiamma rimanendo muto, accigliato a

vederli bruciare.

--Sai,--disse poi rivolgendosi a Pompeo quando di tutti quei fogli non

rimase più altro che un mucchio di cenere nera, a falde, alcune delle

quali svolazzavano qua e là su pel camino,--se i Tedeschi fossero

riusciti a metter le mani su quelle lettere, c'era tanto da porre in

pericolo mezza Milano.

--Ma per fortuna, signor padrone, i poliziotti non sarebbero mai venuti

a capo di scoprirle, tanto bene erano nascoste.

--Eh, non si sa mai!... Alle volte si trova la spia dove meno si

crederebbe....

Pompeo impallidì, e non potè rispondere altro che qualche parola

inintelligibile.

--Ma ad ogni modo,--continuò l'Alamanni,--adesso sono più tranquillo.

Anche se fossi preso, avrebbero me solo nelle granfie!

E così dicendo il proscritto si guardava attorno nella camera con un

senso profondo di mestizia: pareva chiamasse tutte le memorie di Lucia

a testimonio del disgusto e dell'amarezza che sentiva della vita. Però

tacque lungamente, ritornato in preda alla più viva commozione. Poi

di nuovo, sebben cogli occhi pieni di lacrime, riuscì a vincersi, e

rivoltosi daccapo a Pompeo:

--Ora,--gli disse,--scenderai subito in porteria.

--Sì, signor padrone.

--Se la Betta fosse tornata, trova modo di rimandarla via. Non ti

mancherà certo qualche scusa, qualche pretesto. Occorre che stia fuori

di casa almeno due o tre ore.

--S'ella crede, potrei mandare mia moglie da donna Lucrezia. Così,

prima di partire, ella avrebbe anche le notizie della padroncina.

--Oh, l'ho già veduta la mia bimba... povera bimba!

Il Barbetta non fu punto commosso da queste parole, nè dal sospiro

con cui furono accompagnate. Invece provò dentro di sè una gran

contentezza, accorgendosi di non esser solo a conoscere quel viaggio

misterioso del padrone.

I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1 · 第 3 / 25 段