VII.

Babbo Brighi andava su e giù nel cortile di casa sua come un’anima in

pena.

— È tardi — mi disse appena mi vide; temo che sia tardi! Dove sono i

miei ragazzi? dov’è quel pezzo d’asino?

Parlava di Orazio.

— Sono arrivati con me or ora; hanno fatto il giro della casa per

andare in giardino addirittura.

— È tardi — brontolò egli — è arrivato... lo sa?

— L’ho visto dalla montagna, l’ha visto anche Orazio, credo che sia

stato uno spettacolo salutare.

— È tardi! ripetè picchiandosi la fronte; è là da venti minuti (e

guardava l’orologio), da ventidue minuti, nel viale del giardino, lui e

lei, tutti e due soli; e mi ha un certo modo d’andar diritto alle cose,

è così sicuro di sè, così risoluto!

— Ma come mai lei ha permesso...?

— Ah! giusto! lo vuol sapere? Ecco come ha fatto. È piombato qui

alle dieci del mattino; lei era partito appena; si è presentato con

una lettera di mio fratello, col pretesto di visitare i luoghi per

l’impianto d’un filatoio. — Ci è molt’acqua, qui? Ci sono strade buone?

Quanto si paga l’operaio? — E mentre io gli rispondeva a tono, egli si

mangiava cogli occhi Concettina. È bisognato invitarlo a far colazione.

Lo avesse veduto a tavola! Quel pezzo d’asino era sulla montagna

intanto che egli assaliva la nostra ragazza. L’abbiamo difesa alla

meglio, io e Toniotto. Si è fatto quello che si è potuto. Toniotto è

un ragazzo intelligente, vuol bene a Concettina... si è sempre parlato

di lui, di quel pezzo d’asino... Ma sì, da quell’orecchio il signor

Nespoli non ci sentiva. Dopo colazione, mi ha preso in disparte e mi ha

detto: — Le dico la verità, io sono qui per sua nipote, è cosa intesa

col babbo e colla mamma; se mi vuole, la sposo. — Così m’ha detto, e mi

sono cascate le braccia.

— Bisognava dirgli... — osservai.

— Ho detto, dottore, ho detto. «Credo, ho detto, che abbia

un’inclinazione segreta...» Ma non mi ha lasciato finire. — Tutte

le ragazze, mi ha risposto, a diciott’anni hanno un’inclinazione più

o meno segreta per qualcuno che poi non le sposa; l’importante è di

arrivare in tempo; se quell’altro, chiunque egli sia, (diceva _chiunque

egli sia_, perchè non voleva ammettere Orazio), se quell’altro non

ha parlato che d’amore, la ragazza è mia, perchè io le parlerò di

matrimonio. Tutte le ragazze inclinano a pigliar marito. — Così mi ha

detto. — Crede lei, dottore, che Orazio abbia già parlato di matrimonio

a Concettina?

— E poi? chiesi per non affliggerlo colla mia risposta.

— Poi, più nulla... cioè, poi mi ha detto: «La ragazza è là che legge;

le domando cinque minuti soli, con permesso» — tale e quale — nemmeno

una sillaba di più. E da ventidue minuti (guardando l’orologio), da

venticinque minuti è di là che patrocina la propria causa. Io me ne

sono venuto qui per non vedere... mi fa male...

— Andiamo a vedere — dissi.

E me lo tirai dietro alla meglio.

La scena in giardino era tutta diversa da quella che m’immaginavo;

il signor Nespoli, ometto piccino, un po’ panciuto, ma vegeto e

vivace, guardava il cielo accanto a Toniotto, il quale accendeva

coraggiosamente una sigaretta propiziatoria, senza cessare di parlargli

a denti stretti.

Concettina era seduta sopra una panca, ed aveva la faccetta rossa come

una fragola; Orazio stava in piedi, davanti a lei, curvo a guardarla ed

a parlarle...

Fra le corde d'un contrabasso · 第 9 / 13 题