Babbo Brighi andava su e giù nel cortile di casa sua come un’anima in
pena.
— È tardi — mi disse appena mi vide; temo che sia tardi! Dove sono i
miei ragazzi? dov’è quel pezzo d’asino?
Parlava di Orazio.
— Sono arrivati con me or ora; hanno fatto il giro della casa per
andare in giardino addirittura.
— È tardi — brontolò egli — è arrivato... lo sa?
— L’ho visto dalla montagna, l’ha visto anche Orazio, credo che sia
stato uno spettacolo salutare.
— È tardi! ripetè picchiandosi la fronte; è là da venti minuti (e
guardava l’orologio), da ventidue minuti, nel viale del giardino, lui e
lei, tutti e due soli; e mi ha un certo modo d’andar diritto alle cose,
è così sicuro di sè, così risoluto!
— Ma come mai lei ha permesso...?
— Ah! giusto! lo vuol sapere? Ecco come ha fatto. È piombato qui
alle dieci del mattino; lei era partito appena; si è presentato con
una lettera di mio fratello, col pretesto di visitare i luoghi per
l’impianto d’un filatoio. — Ci è molt’acqua, qui? Ci sono strade buone?
Quanto si paga l’operaio? — E mentre io gli rispondeva a tono, egli si
mangiava cogli occhi Concettina. È bisognato invitarlo a far colazione.
Lo avesse veduto a tavola! Quel pezzo d’asino era sulla montagna
intanto che egli assaliva la nostra ragazza. L’abbiamo difesa alla
meglio, io e Toniotto. Si è fatto quello che si è potuto. Toniotto è
un ragazzo intelligente, vuol bene a Concettina... si è sempre parlato
di lui, di quel pezzo d’asino... Ma sì, da quell’orecchio il signor
Nespoli non ci sentiva. Dopo colazione, mi ha preso in disparte e mi ha
detto: — Le dico la verità, io sono qui per sua nipote, è cosa intesa
col babbo e colla mamma; se mi vuole, la sposo. — Così m’ha detto, e mi
sono cascate le braccia.
— Bisognava dirgli... — osservai.
— Ho detto, dottore, ho detto. «Credo, ho detto, che abbia
un’inclinazione segreta...» Ma non mi ha lasciato finire. — Tutte
le ragazze, mi ha risposto, a diciott’anni hanno un’inclinazione più
o meno segreta per qualcuno che poi non le sposa; l’importante è di
arrivare in tempo; se quell’altro, chiunque egli sia, (diceva _chiunque
egli sia_, perchè non voleva ammettere Orazio), se quell’altro non
ha parlato che d’amore, la ragazza è mia, perchè io le parlerò di
matrimonio. Tutte le ragazze inclinano a pigliar marito. — Così mi ha
detto. — Crede lei, dottore, che Orazio abbia già parlato di matrimonio
a Concettina?
— E poi? chiesi per non affliggerlo colla mia risposta.
— Poi, più nulla... cioè, poi mi ha detto: «La ragazza è là che legge;
le domando cinque minuti soli, con permesso» — tale e quale — nemmeno
una sillaba di più. E da ventidue minuti (guardando l’orologio), da
venticinque minuti è di là che patrocina la propria causa. Io me ne
sono venuto qui per non vedere... mi fa male...
— Andiamo a vedere — dissi.
E me lo tirai dietro alla meglio.
La scena in giardino era tutta diversa da quella che m’immaginavo;
il signor Nespoli, ometto piccino, un po’ panciuto, ma vegeto e
vivace, guardava il cielo accanto a Toniotto, il quale accendeva
coraggiosamente una sigaretta propiziatoria, senza cessare di parlargli
a denti stretti.
Concettina era seduta sopra una panca, ed aveva la faccetta rossa come
una fragola; Orazio stava in piedi, davanti a lei, curvo a guardarla ed
a parlarle...