I Battisti avrebbero udito!

Ma la casa rimase buia; nessuno si affacciò alle finestre.

Ed eccoli a venti metri dall'aia nera, eccoli sulla soglia.

Ogni cuore cantava la diana del Partito.

Da cento voci si elevò il coro:

_Larga la strada e rossa la bandiera;_

_La tomba la sarà per i padroni..._

Ma di un subito ogni impeto cadde e ogni tumulto. La gioia rossa fu

troncata da una, da venti detonazioni.

I Battisti non dormivano. I _gialli_ non avevano dimenticata l'_aia

nera_!

Una ragazza, sull'alto del Santo Carroccio, fu colpita e cadde riversa

con un urlo straziante. Il miaolìo delle palle da schioppo fece sudar

freddo a più d'uno che si era ubbriacato di vittoria. Seguì un momento

di esitazione. Di fronte alla sorpresa, le volontà ondeggiavano

e la salda compagine stava per disgregarsi; già molti cercavan di

svignarsela, e qualche fosso incominciava a riempirsi di fuggiaschi.

Ora, sorpreso sul punto di una strepitosa vittoria, Pulôn pensava ai

casi suoi. Però, non ebbe tempo di pensar troppo perchè si accorse che,

se indugiava ancora, tutto sarebbe stato travolto e perduto. Allora,

raccolti gli uomini, fece allontanare donne e ragazzi.

E ricominciò la solfa delle schioppettate.

Ma, dall'altra parte, c'era l'indemoniato genio del Cavalier Mostardo!

Egli aveva visto e previsto.

— Ah, vuoi farmela?... Bene! Arrivi al momento giusto!

Il Cavalier Mostardo ritornava dall'aver partecipato a una seduta

al Circolo Mazzini e non era di buon umore. Si era parlato del caso

Borgnini e i signori della Cattedra avrebbero preteso di tenere a

mezz'aria Bucalosso.

Nè fuori dal Partito, nè dentro al Partito. A questo si era opposto

con ogni sua energia il Cavalier Mostardo e tanto aveva detto e tanto

perorata la sua causa, che le cose erano rimaste al punto iniziale e

nessun giudizio era stato dato e nessuna decisione presa.

Ma quel voler giudicare gli uomini di azione in base ai così detti

_principii etici_ (che cosa fossero poi questi _principii etici_, egli

non sapeva davvero!), lo indispettiva oltre il verosimile. Il fatto sta

che era partito verso le dieci di notte, dalla Città del Capricorno,

con un diavolo per capello e, se non si fosse trattato della sua

riputazione, avrebbe mandato al diavolo tutto quanto.

Ma i suoi informatori lo avevano avvertito di fatti gravi e non poteva

piantare in asso la cosa quando più si rabbuiava. E siccome sapeva che

si sarebbe trovato di fronte a qualche centinaio di individui aveva

mobilitato l'intiero esercito _giallo_. Egli stesso doveva dirigere

l'azione. Si sarebbe valso di quel po' di scienza militare che aveva

imparato guerreggiando dall'America del Sud alla Grecia, per una

libertà che era stata sempre più grande nel cuore di lui che non nei

fatti.

Pertanto aveva dato ordine che una macchina _gialla_ fosse spedita

innanzi sotto buona scorta; ma nessuno doveva attaccare i _rossi_ fin

ch'egli non fosse stato presente.

Impartiti gli ordini, stava per licenziare Rigaglia, quando questi

disse:

— Vengo anch'io.

Il Cavaliere balzò sulla seggiola:

— Tu?

Era possibile che quella specie di _fornicario_ dimostrasse a un tratto

tanto coraggio?

— Tu vuoi venire?... Ma non sai che c'è da lasciarci la pelle?

— Lo so.

— Che cosa succede questa sera, Rigaglia?

— Bella roba!... Come se non fossi stato alla guerra almeno dieci volte

con voi!

— Già, ma allora eri un altro! E ci venivi perchè non potevi farne a

meno.

— Lo dite voi! Lo so io che cosa mi è costata l'Albania!

— Dovresti ringraziare il tuo Dio che ti ha salvato dall'orribile

avvenimento del matrimonio! Be', poche chiacchiere! Se vuoi venire io

parto subito.

— Sono pronto.

— Hai attaccato il cavallo?

— Sì.

— Allora andiamo.

Ed eran partiti insieme.

Ora il Cavalier Mostardo ispezionava il suo fronte. Vista riuscita

la prima sorpresa, pensò di non por tempo in mezzo e di approfittare

dell'improvviso disordine che scompigliava le fila di Pulôn.

Bisognava piombare sulla macchina rossa e fare avanzare la macchina

_gialla_ fin sull'_aia nera_.

Divise le sue forze in due gruppi. Formò coi più giovani un primo

gruppo di assalto e al secondo gruppo, degli anziani, dette ordine di

far avanzare la trebbiatrice verso l'aia e di farvela entrare a tutti i

costi. Postosi poi a capo dei giovani e urlando:

— _Ripobblica!_

Si scagliò all'assalto dei _rossi_.

Non occorre raccontare quanto accadde in seguito. Non insistendo i

_rossi_ nel loro proposito, vennero a un patto coi _gialli_ i quali

permisero loro di trascinare la loro macchina altrove. Fu segnata una

momentanea tregua. La Repubblica era generosa e Pulôn se ne andava

con una solenne scornatura. Ma non si era che agli inizi e la lotta si

spostava di aia in aia, di parrocchia in parrocchia, sempre più accesa.

Il Cavalier Mostardo · 第 32 / 72 题