_Dove, fra l'altro, si spiega quale valore desse, il Nostro Cavaliere,
alla parola «versipelle»; e di nuove venture che gli toccarono._
Ora il Cavalier Mostardo dormiva nel suo gran letto di quercia
massiccia, fra un ritratto di Mazzini ed uno di Garibaldi. Aveva,
appeso al muro, sopra il tavolo da notte, dove la gente religiosa
tiene l'acquasantiera, una vecchia carabina; la _Santa Carabina_;
e, sul tavolo da notte, invece della bottiglia e del bicchiere per
l'acqua, era posato un ampio boccale verde con sopravi la dicitura
consueta: «_Evviva la Repubblica!_». E la Repubblica abitava con lui
in quel suo stanzone severo, inelegante, dal mobilio spaiato, dalle
pareti squallide; la Repubblica occhieggiava attraverso una grande
bandiera rossa, appoggiata in un angolo; sorrideva da un berretto
frigio; strepitava in una serie di disegni allegorici incollati al
muro; minacciava in una collezione rilegata del vecchio giornale
«_Aristogitone_»; si umanizzava in una statuetta simbolica in coccio,
sopra il canterale; si divinizzava nei trionfi dell'ottantanove,
matroneggiando in disegni e oleografie sparsi qua e là per la stanza.
L'alba batteva alle finestre; ma il Cavalier Mostardo dormiva e la
Repubblica con lui. E benchè Innocenzo Cappa, a capo del letto, in
una fotografia disposta con bell'arte sotto la _Santa Carabina_,
vegliasse con quel suo tipico sorriso fra la malinconia e disincanto,
bonariamente guardando quella sua romagnola forma di fede repubblicana,
in realtà tutto il simboleggiato strepito cadeva con le immagini e le
forme nel sonno del Cavaliere. Questi riposava come un sant'uomo che
ha diritto a una tregua, nè il reiterato canto del gallo Francesco, nel
cortile; nè il _tok, tok..._ degli scarponi ferrati di Rigaglia avevano
il potere di rompere quel profondo e compiuto riposo.
Batterono le ore, il sole avanzò nel cielo, suonarono le messe ai vari
campanili della Città del Capricorno, ricominciò il fragore dei veicoli
trabalzanti sull'ineguale acciottolato delle strade, ma il Cavalier
Mostardo tenne duro.
Aveva avuto una notte combattuta e, benchè ne fosse uscito trionfatore,
doveva trovare, nel sonno, un compenso alle consumate energie.
Eran forse le nove e il gallo Francesco cantava ancora scuotendo i
lunghi bargigli e la cresta a parafulmini, quando il nostro eroe, ad un
tratto, ebbe un sussulto improvviso, un grugnito e balzò a sedere sul
letto...
— Porco Dacco!... Che cos'è stato?
Che cos'era stato?... Certo non potevan rispondergli nè Innocenzo
Cappa, nè la Repubblica, effigiata come una matrona, con molte
mammelle; egli solo poteva rispondersi, ricercando fra le ultime
nebbie del suo dileguante sogno mattutino, la ragione dell'improvviso
risveglio.
Che cos'era stato?...
Si passò una mano sulla fronte, si soffregò gli occhi... Ah, ecco!...
Aveva sognato che Libero Bigatti, il repubblicano anarcoide del quale
aveva avuto ragione di dolersi, durante l'ultima riunione in casa
dell'Onorevole, nel Caffè della Piazza col più grande, si era preso
giuoco di lui.
Erano in crocchio; c'era la meglio gente della Città del Capricorno;
egli parlava tenendo desta l'attenzione di tutti, quand'eccoti saltar
fuori il signor Libero Bigatti!... La perfidia della Cattedra!...
Sorrideva con una malignità da sacrosanti ceffoni come se il Cavaliere
non stesse raccontando che panzane e strampalerie; sorrideva e
nicchiava, il signor Padre Eterno, e Mostardo aveva deciso di metterlo
a posto una volta per tutte, allorchè, nell'impeto della giusta
collera, il sonno gli si era rotto ed egli balzato sulle coltri senza
saper più che accadesse. Ora si guardò attorno smarrito, poi discese
dal letto, aprì le finestre. Un gran sole fu per la stanza.
— Che ore saranno? — si chiese il Cavaliere. — Debbo aver dormito
molto!... — Poi chiamò: — Rigaglia?... O Rigaglia?
Rigaglia comparve.
— Portami i giornali.
— Eccoli.
Incominciò a scorrerli. Ecco «_Il nuovo Aristogitone_», l'organo del
suo partito. Lesse i titoli; non c'era niente che potesse interessarlo;
le solite cose. Ecco «_Il Faro Socialista_».: vituperi, insolenze,
minaccie! Sempre le stesse parole: riscossa, rivoluzione, masse
proletarie, borghesia, diritti del popolo, lotta di classe, sindacati,
federazioni... un pasticcio monumentale, una Babilonia, un mercato del
mondo! Il pascolo di Rigaglia!... Cosa poteva capirci, quel testone, in
tanta fanfara? Che cos'è un Sindacato?... Che cosa vuol dire «evoluto e
cosciente»?... Perchè ti chiami proletario?...
Da dieci o quindici anni egli leggeva le stesse cose senza capir
niente, ma era sempre più convinto di essere un buon socialista con
la sua brava rivoluzione in saccoccia, a un tanto al braccio e con un
centigrammo di evoluzione giornaliera!... Più campava, più si faceva
duro e più diventava cosciente. Era un bel miracolo!
A poco a poco, a forza di sentirsi dire: — Tu sei!... Tu hai
diritto!... Il mondo è nelle tue mani!... La forza è tua!... E tu
qua... e tu là!... — si era messo in mente per davvero di essere un
qualche cacume!
E chi poteva convincerlo ora a rientrare nell'orticello della modestia;
nella casolina della santa umiltà; nella serena strada del giusto
mezzo?... Rigaglia era uscito per le piazze con un grande pennacchio,
come un bandista, e folgorava, nel suo cocciuto sudiciume, come la più
bella testa dell'Universo.
E il Cavalier Mostardo se la prendeva con Turati e con Treves, coi
due magni pastori che dovevan ben dargliela un po' di educazione a
Rigaglia, prima di mettergli in mente certe cose e mandarlo per le
piazze con un pennacchio rosso, come un bandista di Scaricalasino! Ora
quel testone diceva:
— _E' pòpul!_...
E tanto gonfiava che, una volta o l'altra, sarebbe scoppiato
certissimamente.
Il nostro Cavaliere mise da parte anche «_Il Faro socialista_»; non
volle legger cose che gli avrebbero avvelenato il sangue.
Aprì un terzo giornale: «_Il Sillabo_». Lo spiegò e ristette
sogghignando.
— Il sillabo?... — si chiese con ironia. — Incominciano con uno
sproposito!... Io ho sempre saputo che si dice: _la sillaba_ e non _il
sillabo_... Poi che cosa c'entra la sillaba con il clero?... Forse
avranno inteso dire che questo giornale è come un abbecedario del
partito clericale. Bella trovata!... Già basta vedere il giornalista
per giudicare l'organo. Roba sporca!... Via!...
E gettò anche quello. Ecco «_La Forca_», «_La Lanterna_»,
«_L'Apocalissi!_...». Si fermò a quest'ultimo ebdomadario, dubbiando.
Che voleva dire _Apocalissi_? Scese dal letto, si accostò alla cassa
dei libri, estrasse un volume e incominciò a sfogliarlo.
— _A... a elle... a emme... a pi..._ Eccolo... — e incominciò a
leggere: — Apiario... Apice... Apistico... _Apocalisse e Apocalissi_:
Visione di San Giovanni Evangelista — Libro di questa visione. _Parere
il cavallo dell'Apocalisse._ Essere un cavallo grande e rifinito.
— Poi, più sotto, lesse ancora: — Apocalisse, s. f. _Cavaliere
dell'Apocalisse._ Setta religiosa romana del secolo XVII.
Chiuse il librone e rimase pensoso. Ne capiva meno di prima. Ciò non
gli dava un soverchio turbamento perchè, a vero dire, la cosa non era
infrequente. Riaprì il giornale, gettò un'occhiata alla prima pagina;
si trattava di un giornale nuovo ch'egli non aveva ancora esaminato. Ad
un tratto ebbe una vampa al viso... aveva letto il nome del direttore:
Libero Bigatti, il suo personale nemico e detrattore. La cosa lo
lasciò alquanto turbato. Se Libero Bigatti stampava un giornale, molto
probabilmente la pace di Mostardo era finita. Ebbe il presentimento
di un attacco e incominciò a scorrere i titoli dei varii articoli e
trafiletti. Ecco, in terza pagina, il suo nome stampato in grassetto.
Ne ebbe soddisfazione e timore: soddisfazione perchè fa sempre piacere
veder stampato il proprio nome in un giornale; timore perchè chissà che
cosa diceva di lui quel _Cavaliere dell'Apocalisse_!
Lesse:
_SI DOMANDA AL CAVALIER MOSTARDO — uomo di prontissimo ingegno e di
bella e varia coltura, — quale valore dia alla parola «versipelle»
della quale fa sì abbondante uso. E gli si domanda ancora in
quale pregio egli tenga l'astuzia e cioè se l'astuzia sia, per il
Cavalier Mostardo, una cosa spregevole o apprezzabile.
Se il Cavalier Mostardo vorrà usarci la delicata attenzione
di rispondere, e vorrà toglierci dal nostro tormentoso dubbio,
pubblicheremo la sua risposta con ogni onore e senza commenti._