— Il peggio è — riprese Suasia — che ci accuseranno di tener mano
all'Agraria, di esserci associati alla borghesia.
L'onorevole non rispose subito. Con un tagliacarte scandiva sulla
scrivania un suo tempo di marcia, la fronte appoggiata sul palmo della
mano sinistra. Disse poi:
— Noi dobbiamo tener sodo, ecco tutto! Non lasciarci intimidire nè
fuorviare dalle prepotenze. So che sono incominciati i boicottaggi e
che ogni genere di violenza è all'ordine del giorno. Non importa. La
nostra massa è compatta. Tutti i coloni sono con noi, repubblicani
della più bell'acqua. E se ci hanno battezzati _gialli_, tanto meglio.
Un _giallo_ varrà sempre un _rosso_. _Gialli_ noi, repubblicani;
_rossi_ loro, socialisti! Ed ora si vedrà a quale, fra i due valori,
arriderà la vittoria.
— Insomma, alla fin delle fini — fece Suasia — quei signori vogliono
morta la mezzadria!
— Non precipitiamo! — fece l'onorevole che vedeva in tale possibilità
la fine di ogni suo impero. — Per ora siamo molto, ma molto lontani da
una simile sovversione. È certo però che il presunto diritto proclamato
dai braccianti socialisti, ogniqualvolta fosse accettato porterebbe
troppo lontano. Oggi si tratta delle macchine trebbiatrici; domani
il principio dovrebbe estendersi a tutte le industrie. Noi braccianti
uniti in cooperativa — essi dicono — dobbiamo essere proprietarii degli
strumenti di produzione perchè siamo noi che li facciamo funzionare.
Cara, la gherminella!... E pensano, codesti signori, che nessuno veda
chiaro nel loro procedere? Credono che noi si sia tutti una manica di
semplicioni scervellati...
— Si direbbe quasi che tu difendessi l'Agraria!... — fece il Suasia
sorridendo.
— Purtroppo in questo caso — riprese l'onorevole —, gli interessi dei
nostri collimano con quelli dell'Agraria. Ma non importa. Il fatto
è che la grandissima maggioranza dei contadini, ed anche qualche
bracciante, è con noi. Questa è una specie di tregua di Dio, di
fronte all'Agraria. Domani ricominceremo la lotta sospesa e le giuste
rivendicazioni saranno poste ancora sulla bilancia. Per ora pace e
silenzio. Se l'Agraria ci aiuterà, tanto meglio. Piuttosto sapete dirmi
di quante macchine trebbiatrici si è fornita la Camera rossa?
— Ne ha una ventina — rispose Mostardo.
— Tante?... E come le ha pagate?...
— Le pagherà quando e come potrà! — disse sorridendo l'avvocato Suasia.
— Ma sarà un fallimento!
— Niente paura!.. — esclamò Mostardo. — Delle strade ce n'è mille
per scappare. Poi che cos'è questa Cooperativa?... Io non l'ho mai
capito!... La Cooperativa compra... la Cooperativa vende... Bene!...
Ma di dietro chi c'è?... Dieci briganti che non hanno un soldo!...
Dieci Rigaglia o dieci Puffoni, non importa. Sempre loro sono! Questi
versipelle!... La Cooperativa!... Bella invenzione!... Un branco di
nullatenenti e un capo brigante!... E domani dettano legge!... Ma i
nostri vecchi come le chiamavano queste associazioni? Le chiamavano
bande!... E chi erano i loro capi?... Uomini di fegato erano!... E si
chiamavano il Passatore, Lasagna, _e' Gagîn_ e pagavano di persona.
Ma ora usano i briganti della cattedra, usano!... Non hanno più il
trombone, hanno la penna; non assaltano per le strade ma sul loro
giornale. Ah, per Bios, se fossi ministro solo per un giorno!...
— Lo diventerai!... — insinuò Suasia ridendo.
— Farei una legge. Via!... Fuori questi generi sporchi!... Perchè
la Cooperativa è immorale come un letto sul quale fosse costretta a
dormire tutta quanta la società.
E l'individuo?... — continuò fra la gaiezza dei sozii — Dove finiscono
i diritti dell'individuo?... Tutto è conculcato, tutto è sottosopra.
Non ridete!... Che cosa conta un uomo, oggi? Niente! Lo prendono e
lo immagazzinano con gli altri; ne fanno una collezione: ecco qua
la Cooperativa!... Oggi non c'è più un bastone, c'è una fascina; non
c'è più l'uomo, c'è la Lega! Per Bios, e bada come parli perchè uno
comanda per tutti! E chi è questo uno?... Dove lo trovi il generale?...
Nessuno ti sa dire dove sia e chi sia. Sarà il Signore, dico io. Siamo
scappati dai preti e abbiamo trovato il Gran Prete. È proprio così! Il
Gran Prete è dappertutto e dorme nel tuo letto con te e sta attento
a quello che dici, a quello che mangi, a quello che fai. E per Bios,
per esempio, tutti siamo deboli di natura, si sa... l'uomo tende alla
donna e viceversa. Ma il Gran Prete non vuole; se hai un'amorosa prima
deve metterci il naso lui... ecco!... E bisogna che la Cooperativa
sia contenta!... E vi pare che si chiami esser uomini così?... No,
figli!... Noi siamo burattini!... E si va avanti perchè ogni calcio fa
fare un passo!...
Tacque. L'avevan lasciato parlare. Si era sfogato.
— Dunque tu sei un ultra-individualista? — gli domandò l'avvocato
Suasia.
— E mi son mai domandato, io, chi sia? Che cosa mi importa dei vostri
nomi e delle vostre cabale? Io mi chiamo il Cavalier Mostardo!...
Seguì una sosta. L'onorevole sfogliava alcune carte che aveva innanzi
e pareva concentrasse, nell'operazione, un'attenzione rigorosa. L'ora
era tarda. Nel silenzio non si udì che il crepitar del lume. Le strade
della città erano deserte. Un gallo cantò quando l'onorevole chiese a
Mostardo:
— Sapete dirmi quanti siano i coloni dissidenti?...
— Come?... — fece Mostardo.
— Quanti sono i contadini che vogliono le macchine rosse? — chiarì
l'avvocato Suasia.
— Ah, ecco qua la nota! — E Mostardo trasse dalla tasca un gran foglio
che spiegò innanzi all'onorevole.
— Quando avete compilato questa nota?
— Pochi giorni fa.
— È esatta?...
— Esattissima.
— E sapete se i proprietari siano disposti a dare l'escomio?...
— A dar commiato ai contadini — chiarì il Suasia.
— Questo non lo so — rispose Mostardo.
— Bisogna informarsene.
Altra pausa meditabonda.
— Dunque fra tre giorni — riprese l'onorevole, e sempre sfogliava le
carte — fra tre giorni usciranno le nostre macchine. Che avete fatto
voi, Mostardo, per il nostro trionfo?...
— Vedrà — rispose Mostardo.
— Ci tenete al segreto?... Non si può sapere?...
— Se io le assicuro la vittoria non basta?...
— Badate che bisogna sorvegliare nello stesso tempo venti, trenta aie...
— Ci ho pensato!...
— Che i rossi tenteranno atti di sabotaggio...
— Ci ho pensato!...
— Che verranno armati e in grandi masse...
— Ci ho pensato!...
— Che il prefetto è dalla loro e, in caso di sconfitta, non solo ne va
del nostro onore, ma dell'avvenire del partito.
— Onorevole, può dormire tranquillo!... C'è Mostardo che sta desto!...
— Bene. Allora fidiamo in voi. Badate Mostardo!... Vi assumete una
responsabilità enorme!..
— So quello che faccio. Per me personalmente non ho paura... poi, mi
conoscono! Ho la doppietta, io!...
Si levarono. Il segreto convegno era finito. L'onorevole accompagnò
Mostardo fin sulla porta e quando fu sulla porta gli strinse forte la
mano:
— Allora all'opera, Mostardo, e con giudizio!...
— _Adelante Pedro..._ — commentò il Suasia.
Mostardo non capì, ma la notte era serena e piena di stelle.
Ancora. Quando, poco dopo, fu per rimboccar le coltri, il nostro eroe
udì un gallo cantare.