Se i nostri due giovinetti impiegassero questo intervallo a cercare

le loro inspirazioni da Dio e dai santi, o si consigliassero in vece

fra loro, gli è quanto non m’arrogo accertarvi; posso ben dirvi che il

minimo avea terminata la sua compieta quando Luigi, tenendosi per mano

la Maria, gli tornò in verso.

— In somma, padre Venanzio, dopo averci ben pensato e dopo essermi

anche raccomandato al Signore per non mi sbagliare nelle mie

risoluzioni, ho deciso che la Maria sia la compagna indivisibile della

mia vita, semprechè ella persista nelle intenzioni manifestatemi e

semprechè vostra paternità si degni approvare queste nozze.

— Padre, io confermo quanto ho detto prima — soggiunse la Maria.

— Allora non c’è più il caso, figliuoli miei, ch’io approvi o

disapprovi. Anzi vi dico di più che, liberato come mi vedo dalla

molesta necessità di dare un parere, benedirò con tutto il cuore la

vostra unione perchè vi conosco due buone creature. —

Ricompariva in quel momento accompagnata da due famigli la Concezione

che disse tosto:

— Abbiamo qui i testimoni; vi pregherò solo, buon padre, che quanto si

ha a fare sia concluso presto. —

Il monaco non si fece pregare; furono portati doppieri accesi ed un

crocifisso su la mensola del quadro della Madonna; le nozze vennero

celebrate secondo tutti i riti della cattolica chiesa, nè è a dirsi il

giubilo degli sposi, della Concezione e della gente di servigio la cui

felicità consisteva in quella dell’ottima loro padrona. Come si usa

in simili circostanze furono portati all’intorno e zuccheri canditi

e giulebbi, provvisioni di cui la casa della facoltosa erede Solis

certamente non difettava.

Trascorso un certo tempo, il padre Venanzio s’apparecchiava a prendere

il suo cappello ed il suo bordone per congedarsi dagli sposi novelli

quando la Maria graziosamente gli disse:

— Spero bene, buon padre, che vorrete partecipare con noi del povero

pasto delle nostre nozze. Capisco che cosa vorreste rispondermi; che

le regole del vostro ordine cioè vi costringono a mangiar di magro in

ciascun giorno della settimana; ma oggi è sabbato e mangiano di magro

tutti i fedeli. Dunque, padre mio, non avete difese.

— E vi daremo anche buoni piatti di magro — soggiunse la Concezione

— perchè ecco là — e in questa guardava fuor del balcone — ecco là

il nostro castaldo che viene dal mercato di Cosenza, e suole sempre

portarne e buon pesce spada e buone triglie ed eccellenti frutti di

mare. —

Il padre Venanzio avrebbe creduto offendere la cordialità di così

onesti convitanti non accettando; laonde era tornato a mettersi a

sedere quando entrò nella stanza il castaldo con le braccia cariche di

canestri e di ceste.

— Vedo, Giacomo — si volse a lui tutta giuliva la Maria — che avete

fatta buona presa.

— Non mai tanto buona, mia cara padroncina, quanto l’ha fatta la

giustizia di Cosenza. —

Avreste letto in un subito un certo tal quale smarrimento ne’

lineamenti di Luigi, smarrimento però che non venne notato da alcuno in

quel punto.

— Che presa ha dunque fatta la giustizia di Cosenza? — chiese affatto

buonamente il padre Venanzio.

— Nient’altro che quella del capo degli assassini, del Leone sorpreso

mentre fuggiva entro un palischermo alla volta del faro di Messina;

l’ho veduto nella distanza in cui vedo voi adesso; e ne volete sapere

una singolare, padroncina? colui aveva sotto il pastrano un giubbettino

simile affatto ad una delle divise da casa che portava il padre vostro,

il mio defunto padrone. —

Un grido straziante atterrì tutta l’assemblea. Veniva il grido dallo

sfortunato Luigi che prosternatosi ai piedi del padre Venanzio esclamò:

— Per carità! per le viscere di Cristo! buon religioso, restituite

come glieli restituisco io, alla innocente ed infelice Maria i suoi

giuramenti, le sue promesse; fate che si annulli il nostro infausto

matrimonio. Quel misero.... l’uomo di cui si è parlato ora.... è mio

padre! —

Per allora non profferì altre parole, che cadde con la faccia prostesa

sul suolo.

Il volto della Maria divenne bianco come panno venuto allor dal bucato;

la Concezione fu presa da orride convulsioni; il pallore del padre

Venanzio divenne pressochè itterico; pareva il pallore dell’ira; forse

la persona più presente a sè stessa in quella brigata fu quella che

rimase più percossa da sì terribile annunzio, la stessa Maria che si

adoperava a far rinvenire, accostandogli essenze alle nari, il giovine

prosteso, il quale, fosse colpevole od innocente, ridotto in tale

deplorabile stato avea diritto soltanto alla compassione.

Poichè tutti si furono riavuti alcun poco dal primo stordimento, e

poichè Luigi, coll’opera dei servi cui fu d’esempio la pietà della

loro padrona, si trovò adagiato più morto che vivo sopra una sedia a

più cuscini, il padre Venanzio, in cui la giallezza dell’ira era già

temperata da quello spirito di carità che era il più bel distintivo

dell’ordine di Francesco di Paola, fu primo a volgere il discorso al

giovine semivivo.

— Figliuolo, se siete compreso della gravità del vostro fallo è anche

meglio il conoscerlo tardi che mai, e abbiam che fare con un padrone

che accoglie a tutte l’ore chi si ravvede. Ma come avete avuto cuore di

tradire questa buona giovine che dicevate di amare, d’ingannar me con

tutto quell’aspetto d’ingenuità e d’indurmi indirettamente ad essere il

cooperatore della vostra menzogna? —

Parve che gli spiriti semispenti di Luigi si rianimassero tutt’ad

un tratto all’udire questo rimprovero che non cessava dall’essere

amaro ancorchè temprato da tutta la mansuetudine di una indulgenza

evangelica.

— Padre Venanzio, vi ho sempre rispettato, vi rispetto ancora, ma,

perdonatemi, in questo momento non lo meritate.

— Come! ardireste intaccar me? — esclamò il padre Venanzio in cui

l’uomo cominciava a farsi sentire di nuovo.

— Non ardisco intaccar voi, perchè sarei un ingiusto, ma ardisco ben

di pretendere che indebitamente non intacchiate nemmeno me. Come potete

tacciarmi di menzogna perchè non vi svelai il parente che per sua e mia

estrema sciagura aveva smarrita la sua strada dinanzi a Dio? Ov’è una

legge divina od umana che obblighi un figlio....?

— Ma non vi eravate dato per figlio del defunto....?

— Chi chiamai mio padre lo è quanto è vero che Dio è Dio. Sol da pochi

giorni mi fu noto che non morì.

— Ad ogni modo, figliuol mio — soggiunse il padre Venanzio — fu una

grande cecità la vostra il non vedere come un simile padre potea

correre tal fine che avrebbe formata la sventura eterna della buona

giovinetta di cui accettavate la mano.

— Ma per salvarlo da questo fine fatale non ho io interposta la vostra

mediazione medesima? Per chi vi chiesi se non a favore di mio padre....

non ve lo nominai; certo non doveva mai essere nominato dalla bocca

di un figlio.... per chi se non a favore di mio padre vi supplicai

di una lettera al priore di Santa Rosalia affinchè lo ricevesse a

far penitenza delle sue colpe in quell’eremo? Io ardii supplicarvi

di questo passaporto pel cielo sol quando fui certo del pentimento di

quell’infelice, sol quando se ne fece mallevadore un vecchio amico del

padre mio cui questi andò a discoprirsi, il curato di San Giovanni in

Fiore.

— Lo conosco quel degno sacerdote — disse il padre Venanzio.

— Vedete dunque che non vi feci una sorpresa. Tornai a voi più

tranquillo sol dopo aver veduto in pieno mare lo sventurato di cui

parliamo. Fu sorpreso su la via del faro di Messina, lo avete udito.

La sola persuasione che fosse salvo mi ha fatto accettare.... ma

qui, lo vedo, son corso di troppo; la mia passione mi ha fatto cieco

su le eventualità; le care seduzioni della virtù che mi parlava in

persona sono state in me più forti della ragione. Qui merito i vostri

rimproveri, ma vi ho additati io stesso i ripari....

— Figlio mio, vi chiedo scusa alla presenza di tutti se mi sono

lasciato trasportare dall’ira su mere apparenze, le quali, ne

converrete però, erano piuttosto gravi, come non negherete che qualche

inconsideratezza giovenile ebbe parte in quanto è avvenuto. Per altro

dite bene; i ripari noti sono impossibili, e spero che la santità di

Giulio II, mercè una mia informazione riservata, si degnerà sciogliere

un legame....

— Ma non la santità di chi è da più di Giulio II e di tutte le potenze

del cielo e della terra! non la santità di quel Dio che per mano vostra

ha ricevuti i miei giuramenti, padre Venanzio! — surse a dire con

ineffabile energia la giovine sposa quasi dimentica dell’intensissimo

dolore che la opprimea. — M’avete detto ore fa che mi credete una donna

cristiana; voglio provarvi che sono una moglie cristiana. Luigi, marito

mio, ti ho lasciato dire tutte le tue discolpe a questo buon religioso,

non perchè io dubitassi di te, non perchè io t’avessi creduto capace di

volermi tradire, ma perchè mi piaceva che tutti fossero convinti della

tua innocenza come lo son io di essermi scelta uno sposo degno di me.

Vieni al mio seno; la tua Maria non ti ha mai amato tanto, non ha mai

ravvisati in così serio, in così caro aspetto i sacri doveri di moglie

siccome in questo momento così amaro per te. —

Qui la Maria si strinse fra le braccia il suo diletto Luigi cui

soffocavano gli accenti le lagrime della gratitudine e in un del

cordoglio in pensando a tutti i pericoli che per cagione di lui

sovrastavano ad una donna tanto virtuosa.

Poteva egli il buon padre Venanzio disapprovare questa sublimità d’amor

coniugale, o anzi non ammirare un eccesso di virtù tanto straordinario?

Le sole lagrime che gli sgorgavano per le gote provavano la natura del

sentimento onde si sentiva compreso.

La Concezione già riavutasi ed avvezza, come sappiamo, a dar sempre

ragione alla sua pupilla, non si dipartiva qui dalla sua massima

abituale; pure non potea difendersi da un certo presentimento che or

non era superstizioso del certo e che troppo le dicea come il nembo

andasse addensandosi.

— Maria — disse Luigi quando finalmente ebbe la forza di parlare — non

puoi immaginarti quanto questo tuo generoso atto ti renda sempre più

preziosa ai miei occhi; ma diverrei detestabile persino a me stesso

se ne profittassi. Hai tu ben pensato all’infamia degli uomini che

sovrasta al mio capo? hai tu pensato ad altre conseguenze che forse

ancora non prevediamo? — e abbrividiva nel far questa inchiesta di cui

sentiva l’importanza più di quanto ardisse d’esprimerlo.

— Ho pensato a tutto — rispose la Maria — forse più che non credi.

Ma hai tu pensato all’ira del cielo che chiami sul capo tuo se,

persistendo io ne’ miei giuramenti, tu mi fai la più sgraziata, la più

disperata delle donne col tradire i tuoi in compenso della mia fedeltà?

— Maria, angelo di virtù, a quest’orrida prospettiva cede la mia

fermezza. Sia come vuoi! —

Maria era per corrergli di nuovo fra le braccia quando Luigi mise un

grido più compassionevole ancora del precedente.

— Allontanati, Maria! sei anche in tempo! —

IX.

LA SORPRESA.

Il venir messo quel grido da Luigi, l’essere da lui profferite queste

poche parole, il vedersi tutta la stanza circondata d’alabardieri, in

fronte de’ quali era il luogotenente criminale di Cosenza furono un

solo istante. La concentrata attenzione prestata da ognuno ai propositi

della Maria e di Luigi aveano fatto che gli astanti si trovassero

investiti dalla forza armata tutt’all’improvviso.

La Maria, richiamando tutte le forze dell’animo suo sì che non

l’avreste creduta smarrita menomamente all’aspetto di una sì

terribile sorpresa, si volge con cert’aria di gentile disinvoltura al

luogotenente.

— Qual mia buona sorte vi guida in casa mia e di mio marito, signori

miei?

— Voi avete marito? — chiese il luogotenente facendo la fisonomia di

chi non crede una cosa.

— Sì, mio signore, non mi farete il torto di dubitarne; se fosse

possibile che ne dubitaste c’è qui il degno ministro che ha assistito

alle mie nozze, il quale certo non vorrebbe essere spergiuro per

confermarvi ne’ vostri dubbi. —

Solamente allora il luogotenente s’accorse che ivi trovavasi il padre

Venanzio, laonde non mancò di fargli un profondo inchino piegando alcun

poco il ginocchio, tanta era la venerazione in cui venivano tenuti a

que’ giorni i seguaci del glorioso Francesco di Paola e singolarmente,

per le sue esemplari virtù, il padre Venanzio.

Ciascuno degli astanti stava per parte sua, e secondo che la cosa più

o meno lo riguardava, perplesso, agitato; nè v’era al certo un solo

fra essi che avesse potuto o voluto o ardito contraddire il tenore

della risposta data da quella tenera moglie, i cui fini evidentemente

erano di costringere il marito a riconoscerla pubblicamente per tale,

ancorchè sapesse di farla con ciò partecipe delle proprie sciagure.

Quel luogotenente, di nome Quinzio, era un uomo corto, ben tarchiato,

pingue, di un volto acceso che non presentava sicuramente l’attestato

della sua temperanza, e, quanto poi al fare ed al sentire, degnissimo

de’ rispettabili suoi commettenti.

— È meglio per voi se la cosa è in tal modo — soggiunse costui con un

ghigno che era la copia di secondo getto dei sogghigni del Bargilone.

— Guardate le cattive lingue! Si dicea che aveste solamente un

amante.... un semplice capo di milizie campagnuole.... un amante che

per dir vero non avrebbe fatto molto onore alla giovine erede del bravo

Solis.... —

L’impetuoso Luigi fremeva; avrebbe voluto parlare, nè difetto in lui

di nobile orgoglio o della connaturale sua intrepidezza al certo lo

ratteneva da ciò; ma temea troppo di compromettere la sua Maria sempre

di più.

— Di quella giovinetta erede — proseguiva il luogotenente — che fu

presentata al sacro fonte dal Gran Capitano vicerè di Napoli.

— Oh quanto vi ringrazio — disse la Maria — che mi facciate ricordare

di questa particolarità! Mi stimo fortunata di essere figlia d’anima

del Gran Gonzalvo, ma non avevo mai pensato ad implorare questa eccelsa

protezione. Forse ora.... —

Fu rapido più d’un lampo l’occhio del padre Venanzio nel fare un cenno

alla buona Maria, cenno rapido che volle dire: _Non è cosa sana con

tali giudici il toccare questo cantino prima del tempo._

— Forse ora nemmeno ci penserei — così fu presta a voltar la sua frase

Maria che intese in aria l’occhiata del padre Venanzio.

— Or dunque — continuò il nostro Quinzio — vedete un po’ che cosa

si diceva del vostro amante! ch’egli era il figlio di quel Leone,

capo d’assassini, or caduto nelle mani della giustizia; e si era

persino arrivato a sostenere che tal vostro amante avea tenuto

mano all’assassino per agevolargli una fuga giovandosi del vostro

amore.... vi dico solo le ciarle che si son fatte.... per travestirlo

con una casacca del defunto padre vostro che si è trovala indosso al

malfattore. Son ben certo, amabile signorina — proseguì Quinzio — che

in questo travestimento voi non ci aveste la menoma colpa.

— Anzi tutta io, signor luogotenente — soggiunse la Maria animata

in volto e piena di quel nobile coraggio che viene inspirato dalla

innocenza. — L’infelice di cui parlate ricevè il suo travestimento

dalle mie mani soltanto senza che l’individuo ora accusato di tal

cooperazione ne fosse consapevole. —

Qui la Concezione avrebbe voluto dir qualche cosa anch’ella, ma certe

occhiate misteriose e autorevoli del padre Venanzio la obbligarono, ben

suo malgrado, a sì rigido silenzio ch’ella non apparve quasi affatto un

personaggio di questa scena.

— Ah taci, Maria! — esclamò Luigi che non potea e non credea più gli

convenisse frenarsi — angelo d’innocenza, non incolpare te medesima

ingiustamente. Tutte le colpe son mie.

— Chi è quel giovine che parla adesso? — chiese ghignando al suo solito

il luogotenente.

— Quel giovine, signore, è mio marito. Consolati, sposo mio; sono io

sola la rea della colpa che ti viene imputata; me ne vanto e saprò

difendermi.

— Per altro riflettete, signora — soggiunse Quinzio cui non parea vero

l’accaparrarsi un maggior numero d’individui da processare — riflettete

che della fuga agevolata al colpevole non venivate accusata voi, laonde

vi siete danneggiata senza giovare all’individuo la cui lettera,

che chiama padre il capo degli assassini, è adesso nelle mani della

giustizia. Ma sareste voi forse — e qui si volse a Luigi — il figlio

del Leone?

— Il figlio dell’uomo caduto nelle vostre mani — rispose con orgogliosa

fermezza Luigi.

— Me ne rallegro con voi.

— Perchè non fate queste vostre ironiche congratulazioni anche con

me che sono sua moglie? — esclamò in atto disdegnoso la Maria. —

Consolati, or te lo ripeto con maggior coraggio, marito mio. Siamo

entrambi accusati; siamo entrambi innocenti al cospetto di Dio; lo

compariremo ancora agli occhi degli uomini. Vedi se è una fortuna nel

momento più importante di nostra vita il trovarci marito e moglie! Non

prenderesti, spero, questo istante di una tribolazione che ho comune

con te per rinnegarmi tua compagna.

— Oh! moglie troppo cara e ch’io era sì lontano dal meritarmi, lo giuro

a Dio, questo istante di rinnegarti non verrà mai!

— Gentilissimi sposi, non turberò io certo tal vostra fortuna —

soggiunse il ghignatore luogotenente — perchè il dovere della mia

carica mi prescrive di condurvi entrambi meco a Cosenza.

— Eccoci! — esclamò con sereno sorriso la Maria che corse a prendersi

sotto al braccio il marito.

— Il presente atto vostro è terminato, signor luogotenente Quinzio?

— chiese il padre Venanzio che, non senza forti motivi, avea taciuto

fin qui e che avviò un dialogo al quale tutti, ma principalmente i due

sposi e la nudrice, prestarono la più ansiosa attenzione.

— Scusate, degno servo di Dio — rispose tosto il luogotenente — se gli

obblighi del mio ufizio mi hanno impedito finora di usarvi i dovuti

atti di rispetto.

— Eh! ciò non fa nulla — ripigliò il buon monaco — vi domando solo se

questa parte del vostro atto è compiuta.

— Sì; perchè?

— Perchè questi giovani hanno un complice di più che non avete contato.

— Chi? chi?

— Me — soggiunse placidamente il padre Venanzio — e bisognerà che

conduciate me pure a Cosenza.

— Ah! vostra paternità vuole scherzare.

— Veramente questo non mi pare tempo di scherzi, e quando vi protesto

che sono stato complice de’ vostri imputati non vi dico niente di più

della pura verità.

— Ma, padre, se questo fosse.... chè già non so crederlo.... la nostra

giurisdizione non si estende su gli ecclesiastici.

— Si estende se non altro a dare sul conto mio quelle informazioni

ch’io possa essermi meritate ai miei superiori immediati. Poi non

potete ricusar d’ascoltarmi se dichiaro d’aver cose a svelarvi intorno

agli accusati.

— In favore o contro?

— Non so come la potrete intendere voi, ma cose che al certo daranno

dei grandi schiarimenti alla giustizia.

— Perchè voi, miei buoni padri... vi rispettiamo, vi veneriamo... ma

siete tanto fedeli all’impresa del vostro fondatore che è la Carità....

— Con la quale non ve la intendete troppo bene, n’è vero? — aggiunse

il padre Venanzio ridendo. — Eppure se qualche volta ve ne scostaste un

pocolino meno non fareste mica un peccato mortale, sapete! Ma tutto ciò

sia per non detto. La sostanza è, signor luogotenente, che dichiarando

io d’aver cose importanti da svelare al tribunale non potete negarmi di

far parte della vostra carovana.

— Se lo volete potete presentarvi al tribunale anche da voi — disse

finalmente il luogotenente persuasissimo in suo cuore che il religioso

di Paola non fosse nè complice degli accusati nè avesse cose importanti

da svelare ai giudici, ma che per istituto del suo ordine e per

naturale istinto di buon cuore volesse farsi patrocinatore de’ rei. —

Con noi per altro avreste un viaggio assai incomodo. Siam venuti tutti

a cavallo e ne sento ancora peste le ossa.

— E vorreste le avesse peste anche quella povera dilicata giovinetta

che a piè della montagna ha buoni cavalli e un agiatissimo calesse ove

staremmo comodamente voi ed io e i due prigionieri, scortati poi da

quanti alabardieri vorreste? —

Qui il nostro Quinzio sorrise e non ghignò, perchè, se bene rigidissimo

coi poveretti che gli capitavano sotto le unghie, era indulgentissimo

verso di sè medesimo, particolarità fortunatamente non ignota al buon

minimo che, come ve ne sarete accorti, nell’adempiere il suo ministero

tutto celeste aveva avute mille occasioni di addimesticarsi con le cose

terrestri e di far molta pratica su i diversi caratteri umani.

— Sapete che non dite male, padre Venanzio? — soggiunse Quinzio.

— Dico benissimo, e dico anche meglio se aggiungo che intantochè

s’apparecchia il calesse.... scusate, buona Maria, se la fo da padrone

in casa vostra.... fareste una cosa ottima per voi col prendere in

questo intervallo qualche ristoro; trovereste dell’ottimo pesce di

mare e la cantina Solis è provveduta di eccellenti fiaschetti di

lacrima. —

Oh quali seduzioni che mettevano in aspra lotta fra loro l’austerità

d’un giudice e la golosità d’un Gargantua! Quinzio ciò non ostante

rispose di malincuore e a fior di labbro:

— Ah padre! il dovere....

— Che cosa c’entra il dovere? vi obbliga forse a morir di fame dietro

la strada? I vostri prigionieri non saranno forse guardati ugualmente

o restiate qui mangiando o restiate qui senza far nulla? Il tempo per

allestire i cavalli ci vuole. Non dite che il vostro atto è terminato

col condurli al tribunale? Esso, e non voi, ha da decidere di questi

poveretti; e quand’anche la loro sorte dipendesse affatto da voi,

credete vi farebbero il torto di pensare che un poco di pesce e un

bicchier di vino potessero rendere men ferma la vostra giustizia?

— Signor luogotenente, non vogliate farci questo affronto — disse la

Maria che avea presa benissimo l’intonazione della musica dal padre

Venanzio. — Sappiamo bene che voi non avete colpa nelle molestie tra

cui ci vediamo ora involti.

— Certo, figliuola, ogni qual volta io possa rendermi utile, senza

pregiudizio della giustizia, al mio prossimo, lo fo volentieri — disse

il luogotenente allora e per allora ammansato del tutto.

— Dunque a tavola! —

La Concezione era già corsa a dar gli ordini in cucina; la mensa fu

tosto imbandita, vi si assisero il luogotenente, il padre Venanzio, i

due sposi, con che cuore questi due ultimi ve lo lascio indovinare! pur

la Maria si sforzò tanto che apparve disinvolta e quasi gioconda. Luigi

s’ingegnò finalmente di seguirne l’esempio.

X.

L’ENIGMA SPIEGATO.

La descrizione di un pasto per lo più è noiosa, nè certo potrebbe

riuscire amena quella dell’attuale, il cui momento di maggior interesse

spuntò alla conclusione del banchetto. Fu dessa tal quale poteano

presagirla il buon appetito con cui si mise a tavola il luogotenente,

la sceltezza dei vini, esca onnipossente per un uomo che da vero non

avea mai fatta professione di sobrietà, gli stimoli che sempre più a

mettere in bando questa sobrietà gli venivano dalla Maria, poi da Luigi

e qualche volta forse (Dio glielo perdoni se non altro in grazia del

fine!) da quell’eccellente creatura del padre Venanzio. La conclusione

si fu che il luogotenente Quinzio venne preso da un capogiro sì

tremendo che lo stramazzò e per cui convenne portarlo di peso sul letto

di una stanza vicina.

Gli alabardieri che guardavano tutta la casa e quindi anche la

sala della mensa affermarono non essere questo un caso insolito ad

avvenire al signor luogotenente, ma che fra due ore al più sarebbesi

riavuto; ore di tregua utilissime ai due sposi e al padre Venanzio

per concertare un poco le cose fra loro, intantochè la Concezione ed

i famigli si adoperavano energicamente per far mangiare e bere gli

alabardieri (assai ben rinfrancati dall’esempio del lor condottiero) e

per distogliere quanto poteasi l’attenzione di costoro dai parlari dei

tre personaggi principali.

— Ah Maria! in che cimento avete voluto mettervi! — dicea sospirando

Luigi. — Perchè mai...?

— Qui non è tempo nè di perchè mai nè di sospiri — disse il padre

Venanzio. — Adesso ci siamo e dobbiamo solamente pensare a cavarcela

alla meglio.

— E potrete voi...? — l’interrompeva Luigi.

— Potrò quello che potrò. Non c’è altri che Dio il quale può ciò

che vuole. Ma perchè io possa almen qualche cosa è necessario che

mi spieghiate tutto ciò che è tuttavia mistero per me e soprattutto

la stranezza per cui voi, nato di nobil famiglia, mi saltate fuori

tutt’all’improvviso figlio d’un assassino.

— Ah! non era tale mio padre, e forse non lo è stato giammai.

— Presto! chi era? che cosa era? Figliuolo, non abbiamo tempo da

perdere.

— Cercherò di spiegarmi alla meglio e con la concisione necessaria al

momento.

Virtù e delitto · 第 3 / 5 段