A Ersilia Bertelli[17]

_Cariss.a signora Ersilia_

Rispondendo a lei rispondo all'amico Ferdinando. Io non mi guasto per

così poco con le persone, che amo, e che mi hanno fatto del bene. — È

costume dei signori, che ora obbedite, perseguitare a morte chi non

partecipa la loro opinione; non mio: quando non ci possiamo intendere su

materie politiche, non se ne discorre più, e rimangono inalterati gli

affetti, gli uffici, e i termini di buona amicizia. D'altronde, se mi

commossi un poco fu davvero per le nuove che Ferdinando mi fece la

gentilezza mandarmi; anzi sarei veramente obbligato se me le rinnovasse;

bensì m'increbbe l'approvazione, che in certo qual modo pareva che il

Babbo dèsse a coteste grullerie; egli che vide quale strazio di me si

facesse, e sa se lo meritai, e conosce quanto furono e sono crudeli, e

superbi, i miei carnefici, come poteva consigliarmi a tornare, farmi

piccino, piaggiare il Governo ecc.? — Questo, lo confesso, mi spinse una

fiumana di sangue al capo. Lo stesso dicasi dello addebito stolto

dell'_Apologia_. Io dissi questo, ed è vero: dopo Novara _pensai_, badi

bene, _pensai_ ad armare il paese, e poi alla tornata dell'Assemblea

orare in questo senso: soli contro Austria non possiamo reggere, bensì

fare difesa disperata. Io vi conforto a mandare a dire a Leopoldo che

spontaneo uscì, e spontaneo torni, se vuole, a patto che non vengano

Tedeschi, e si mantenga lo Statuto; se così farete, l'Inghilterra

promette la mediazione, e la garanzia, (io aveva riportata questa

promessa); io mi condanno allo esilio, contento di portar meco la vostra

affezione; se invece vorrete battervi, e me confermate nell'ufficio,

farò il debito.

Ecco quello che divisava fare. — Sostenere che gli Aristocratici hanno

fatto ma non detto prima, è scempiezza, perchè il fatto basta e ne

avanza; ma non è vero: lo dissero ancora e fu pei loro proclami, e

assicurazioni che il popolo si rivoltò. Essi dicevano: col resistere, e

coll'imporre garanzie, il Granduca vi chiama i Tedeschi a casa, e vi

_assicuriamo_ libertà, immunità da occupazione straniera ecc. ecc.

Questa è storia; i documenti avanzano a centinaia, ed a negarli ci vuole

fronte più che di bronzo.

E del Capponi ancora mi urta quell'aria di moderazione. — Chi consigliò

il Granduca a pigliarmi ministro? Lui. Chi orò solo perchè mi

deferissero il Governo provvisorio? Lui. Feci il debito? Tutti con

giuramento risposero: sì. Dunque dove va a pescar torti? Torti sono i

suoi, quando tradì l'antico amico, quando lo lasciò in mano dei suoi

carnefici, quando lo espose ad esser fucilato dai Tedeschi. E, quando

stava in prigione, mandò a scusarsi allegando la sua cecità; ma le

cattive azioni muovono dal cuore, e il cuore non accieca. — Ferdinando

queste cose sa, ha viste, ne fu parte; però doveva così rispondere e

difendere l'amico perseguitato, e il parente?

Sul rimanente della sua lettera non risponderò. Solo le dico, che alle

mie mani avreste avuto meno lumicini e più schioppi.

Le cose sono tutt'altro, che tranquille, e sicure. La libertà, cosa

cara, caramente si acquista, e se pensano averla senza sagrifici, e atti

virili, e risoluti, dubito assai se riusciranno. Ad ogni modo questo non

ha da essere pensiero mio: ci provveda a cui tocca.

Tanti saluti a tutti in casa; e di nuovo accerti Ferdinando ch'io l'ho

per buono e caro amico, e lo prego e lo conforto a mandarmi le nuove di

quello che vede, ed intende, chè io di certo me ne gioverò nella via,

che rimane a fare. Addio; anche Maria saluta.

_Affezionatissimo amico_

F. D. GUERRAZZI.

La vendetta paterna · 第 53 / 69 题