_Carissima Amica_
Prima di tutto rettifico un fatto: io non ho detto già, che dubitava
causa del non iscrivermi la paura di lordarsi i guanti, bensì le dita: e
questo è altra cosa; perchè i guanti poco hanno da premerle, ma la mano
le preme, e a ragione, perchè ottenni, che mi fosse _scoperta_ come la
SS. Nunziata, e la trovai bellissima. Ma io volli scherzare, ed ella è
troppo buona per rimproverarmi un riso appassito, nato appena a fior di
labbra, e morto subito. Mi scrissero dello amico Corsi, della scossa,
dello sdegno pubblico, della infermità: ma veruno, tranne lei, mi
avvertì della pronta guarigione. Gli altri soddisfecero alla curiosità,
ella sola al cuore: ma ella è donna, e queste tenerezze, non ci è che
dire, non sanno conoscere altri che le donne.
Se possa o no verificarsi quello che mi scrive, sta in lei: quello di
cui l'assicuro è questo: qui spirare aria pura, qui non sapere cholera
che sia, qui poterci fino a tutto settembre fare bagni in mare: una
dimora lunga, grave, un soggiorno breve, divino, ed esserci qualche
villetta assai conveniente da potervisi ripiegare due famiglie, e non
cara. Sicchè se il cholera cresce, il che Dio non voglia, qui avrete
asilo, e, meglio che asilo, salute, perchè Ferdinando potrebbe
sperimentare le acque di Orezza per la sua infermità miracolose.
Quaggiù niente di nuovo, ma in grandissima aspettazione. Saluti tanti a
tutti.
_Bastia, 27 luglio 1855._
_Affez. Amico e parente_
D. GUERRAZZI.