_Cariss.a Sig.ra Ersilia_
I mali dei nervi, lo creda allo esperto, si guariscono meno con le
medicine, che con la propria volontà. Animo più riposato, genere di vita
mutato interamente, e aria, e aspetti di cose nuove li cacciano via:
ella lo sa pur troppo; alle Murate mi visitarono garbatamente tre
accidenti nervosi, epilettici; temeva che la munificenza di Leopoldo II
mi avesse donato per sempre questo guiderdone reale — dacchè gli antichi
lo chiamassero morbo regio — ma ridottomi qui, sedato l'animo, mutati
modi di vivere, esponendomi sempre all'aria, immergendomi nel mare,
sento a poco a poco scomparire il male. Ella adoperi il medesimo
sistema, e si faccia animo; ai giorni nostri si vuole la donna forte,
che scuote l'avversità come la polvere dalla testa. È molto tempo, che
sapevo la morte del povero Chiarini, e delle misere condizioni della
famiglia: anch'io mi adopererò fare quanto più posso. Egli era uomo di
fede. Con dolore odo non diminuito, ma cresciuto, il morbo costà, e, da
due ordinari mancandomi lettere dell'amico Corsi, me ne spavento. Qual
sobbisso di guai sono piovuti sul mio povero paese! E non siamo a mezzo.
Mal fa chi dipinge il futuro di rosa; il futuro è nero; il mio cuore è
pieno di compassione per quei matti, che stanno a sciupar tempo in
processi puerili, e non vedono qual beccheria il tempo appresta per
loro, ed anche per noi. Un giorno di febbre, accompagnata di delirio,
agiterà il mondo: questo non credono, a questo non pensano; se tu lo
predichi, ti ridono in viso, si sa; è decretato, nessuno si ricrede
dalla sua infamia. — Cotesto paese, veduto da lontano, fa figura di
decrepito cascato in melensaggine; — melensaggine bizzosa, cattiva, ma
melensaggine da vecchi decrepiti. — Così piacerebbe sempre a cui piace;
ma altro è popolo, altro è governo, e la distinzione quest'altra volta
sarà detta in guisa che non sarà più dimenticata. Ma noi altro non
possiamo che contemplare e compatire tutti, amici come nemici, però che,
quando la mano di Dio percuoterà, non vi saranno amici nè nemici, bensì
unicamente sventurati. — Che fa la signora Teresa, che la sorella, che
il babbo? Non temano; bravi; la paura è mezza malattia; io traversai due
cholera senza pensare a ripararmi, e sì che furono fieri, ma fieri
davvero! — State sani, amateci, ed abbiate grati i saluti miei, dei
nepoti, e della famiglia.
_Bastia, 30 ottobre 1855._
_Aff. Am._
F. D. GUERRAZZI.