_Carissima Sig. Ersilia_
Dalla ultima sua ho sentito con piacere inestimabile le nuove del bene
stare suo, e della famiglia tutta: però questa contentezza in parte
viene amareggiata da quanto mi assicurano parecchi che hanno
corrispondenza con Firenze, voglio dire che il cholera sia comparso
costà, e minaccioso al punto di fare venti vittime al giorno. La prego a
chiarirmi se questo fatto è vero. Non mancherebbe altro pel mio povero
Paese. Mi parrebbe posto a bersaglio dell'ira degli uomini, e di Dio: ma
voglio sempre sperare che ciò non sia.
In qualunque caso taluno trova il suo tornaconto; però non maraviglio
sul rimpianto degli ospiti nemici; confido sia di pochi, che se
all'opposto fosse di molti, ciò mi angustierebbe più del mio esilio.
Non è accaduto a lei, ma accade a tutti fare esperienza a spese proprie:
e siccome l'acqua passata non manda molini, così il meglio sta nello
attendere ad accomodarsi, con minore disagio, che si può, nelle
condizioni presenti; perchè sa ella? Dalle rovine di un palazzo si può
ricavare materia da fabbricarci una casetta da abitarci comodamente. E
poi la vita è una battaglia, e tenga per matto chi crede non averne a
toccare. Io me ne sto mestamente tranquillo: nulla desiderando per me,
moltissimo per la Patria: ma qui la speranza mi si sbiadisce ogni dì
più, quantunque i concetti della emigrazione tengano del febbrile:
intendiamoci però, io dico di speranze immediate, perchè rispetto al
fine inevitabile delle tendenze umane io non sono dubbio: la via è
lunga, anzi non terminerà mai, ma veruno si auguri far camminare la
società all'indietro: la natura è ella morta nello inverno? Senza i
rigori invernali noi non godremmo Aprile. Si consoli; saluti la Sig.
Teresa, il Babbo, e la sorella: mi scriva più nuove che sa. Qui in casa
si raccomandano tutti alla benevolenza sua, e dei suoi; ed io facendo lo
stesso ho il piacere di confermarmi
_Bastia 20 Maggio 1855_
_Suo Aff.o Amico_
D. GUERRAZZI.
_Bastia, 15 giugno 1855._
_Carissima signora Ersilia_
Sento con vivo dolore lo stato cagionevole dell'ottimo suo padre; molto
più, che argomentando costà la stagione peggiore di qua, temo non sia
per nuocergli. Io credo, che una cosa sola potrebbe sanare il povero
Ferdinando, e sarebbe mutare aria, prendere le acque di Vicovaro, o
altre simili, e poi per qualche tempo starsene a Livorno, dove potrebbe
benissimo accudire ai negozi, e forse facilitarli, e ampliarli.
Soprattutto mutare affatto sistema di nutrizione; esaminare attento
quello che giova, e quello che nuoce; temperare la crudità con qualche
rimedio blando, e mano a mano abituarsi al moto. Finchè stiamo nelle
mani ai medici poveri noi! E lo so per prova. — Noi le Dio grazia stiamo
bene. L'emigrazione tutta, dopo l'attentato del Pianori, è tormentata
dalla Polizia, e internano or qua or là i più pericolosi, o riputati
tali. — Ho percorso tutto il Capo Corso, e l'ho trovato bello di aspra
bellezza; strade sul fianco di rupi scoscese, nere, e il mare sotto
anch'esso nero, ed ampissimo; monti sopra monti, e gli ultimi incoronati
di neve perpetua; paesi posti colà dove la rondine dubita porre il nido;
miseria e cupidità smisurate, e qualche fortuna fatta in America
straricca. Continui a darmi nuove di casa, gradisca, e faccia gradire
alla Mamma, Babbo, e sorella i saluti miei, dei nepoti, e di Maria, e mi
tenga sempre
_Aff. Am._
D. GUERRAZZI.