_Bastia 17 Set. 1854_
_Caro Amico_
Lasci dire, che alla fine si quieteranno. L'accusa di avverso alla
religione è ignoranza, o ribalderia. Pochi, io credo, sentono la
religione come me; certo non religione di Preti, tutto altro, bensì la
religione di Gesù Cristo Salvatore; tentano confondere il personaggio
del Cenci coll'Autore; il Cenci fu iniquo due volte il doppio di quello,
che dico io; degna la morte alla infame sua vita; e mi pare, che veruno
al mondo poteva esporlo alla esecrazione pubblica come ho fatto io; e
Beatrice, ch'è protagonista del libro, e donna Lucrezia, e Bernardino, e
Virgilio santissimi tutti perchè non li contano? Ma il libro, e la sua
morale, non si devono giudicare dal linguaggio dei personaggi, bensì
dalle considerazioni dello Autore. E Cenci non è nuovo a Firenze; vi è
un Cenci di Shelley tradotto dal Niccolini, e stampato fra le sue opere
dal Lemonnier; leggano e confrontino. So della persecuzione, che
incontra; doveva essere. Ebbene, se vogliono battaglia, sono pronto a
sostenerla: certo contro quegli abietti, che hanno reso nome di orrore
la giustizia, ed atterrato questa colonna santissima su cui appoggiavasi
la società, guerra sempre, finchè non sieno smascherati, e costretti a
nascondersi per la vergogna. Anzi, trattateli bene questi scellerati;
essi vorrebbero mangiare in pace, tranquilli, e per di più onorati, la
infamia propria, e il sudore del popolo. Io li ringrazio di provocarmi,
li attaccherò al palo, e ve li freccerò come fecero a San Bastiano. Se
quelli che si avvisano a dire: fate piano, sapessero quattro anni e un
terzo di prigione, che sia, e la salute rovinata, e le convulsioni e
l'epilessia, e la rabbia di quella sbarazzinesca impudenza, e il
sentirsi venduto dalla plebea viltà di otto o dieci mascalzoni... ma
lascio, perchè mi viene il sangue al capo. — Fin qui non mi è capitato
occasione di mandare il foglio alla Sig. Ersilia, e le quarantine
durano. Qua continuiamo sempre senza _cholera_, e questo è il meglio.
Giorni sereni per me squallidi e non per me, ma per la miseria della
Patria, e dei miseri emigrati. Parecchi si ammazzano per disperazione,
altri s'ingaggiano nella legione straniera, ch'è una morte più lunga.
Povero.... povero... sangue, e Dio ne chiederà conto a cui n'è colpa, e
con Dio fraude nè forza valgono. Saluti caramente la consorte, e le
figlie; ella, o le donne non intromettete scrivermi, e come vi ho detto,
di tutto, e su tutto, perchè anche una lucciola fa lume. Mi continui la
sua cara amicizia, e mi creda sempre
_Aff:o Amico_
D. GUERRAZZI.