_Carissima Sig. Emilia_
Mi è stata sommamente gradita la carissima sua del 20 del passato mese,
dalla quale sento le nuove sue, e di tutti di casa. Tanto la salute è
buona, e se il Babbo ha ritrovato, povero uomo, un po' di calma, anche
questo è benefizio di cui abbiamo a ringraziare Dio. Non so com'ella
dica, che non hanno festeggiato il giorno onomastico della Mamma, se la
sorella sua la presentò di versi, ed ella di un lavoro all'acquerello?
nè meglio per loro, nè più giocondamente per la Sig. Teresa, potevano
solennizzarlo, che presentandola di tali nobili frutti dello ingegno:
quello che tutti possono fare, come un pranzo, poco è da pregiarsi.
Festeggino sempre così le solennità domestiche, che le festeggeranno
bene.
Se là tempesta, qua rovina; miseria crescente, e caro orribile di ogni
cosa; il _cholera_ cessò da molto tempo, e, quando apparve, appena si
fece sentire, grazie alla eccellenza di questo clima; ma la città è
desolata, a cagione delle famiglie, che hanno i loro congiunti alla
guerra, e sono moltissime, però che i Corsi amino il mestiere delle
armi, reputandolo scala da salirsi presto, e spesso s'ingannano.
Qui s'insinuarono i Gesuiti, e si dimenano quanto il diavolo nella pila
dell'acqua benedetta per fare proseliti, ma invano. Giorni sono
bandirono gran festa per quaranta martiri di loro; prediche, mortaletti,
un quadro sterminato _tinto_ in tre giorni, ed esposto come il
gabbamondo dei teatri diurni, messa, fanfara.... raccolsero quattro
franchi e dieci soldi: condannati nelle spese! È inutile, per essi è
finita; rassomigliano al
«_Quatriduano Lazaro, che pute._»
Spero, che se ne andranno con le trombe nel sacco, perchè, dove non si
guadagna, lasciano la presa.
Saluti tutti in casa, anche per parte dei nepoti e di Maria, ed ella mi
abbia sempre
_Bastia 15 Novemb. 1854_
_Per suo aff.o Am._
D. GUERRAZZI.