Dai traffici fecondi,
Unico asilo al pertinace ingegno,
Da le folte città, dai fremebondi
Flutti di gonfî mari,
Sempre io sospiro a voi, sempre a voi guardo
Con la speranza mia, rive dilette
Del Giordano natío, raggianti altari
Dei padri miei, terre da Dio promesse.
Come al Libano eterno, a cui ghirlanda
Sono i cari al Signor cedri vocali,
Drizza il fulmineo vol, come a sua meta,
L'aquila pellegrina,
Tal del disio su l'ali
A voi corre il mio core, e in voi s'acqueta.
Voi sul monte di Dio spargete al vento,
Cedri vocali, i rami annosi, e fermi
Sfidate i nembi e i secoli, mentr'io
Per terre e per età, ramingo eterno,
Il suol dei miei nemici
Bagno del mio sudor, del sangue mio;
E al flagel de le avverse ire, a lo scherno,
Che sibila su me freddo e funesto,
Piego le spalle inermi,
Spero, e pugno sperando, e mai mi arresto.
O cedri incliti, invano,
V'intendo, invan voi non mettete eterne
Entro al monte di Dio l'alte radici;
Però ch'eterna, a par di voi, si asside
La speme del trïonfo entro al mio petto.
Voi rivedrò! Da queste infauste arene,
Che del mio sangue tinse
Tito, delizia de l'umane genti,
Da ove sorge la notte e il giorno viene,
Da tutti e quattro i venti,
Quel divino voler, ch'indi mi spinse,
Richiamerà, nè fia lontano il giorno,
Il vincente Isdraello al suo soggiorno!