Esuli affaticati,
Senza speme di vita e senza regno,
Fuggiam, cadiam sotto al flagel dei fati,
Del pensiero de l'uom ludibrio indegno.
Il serto luminoso
Del poter nostro ov'è? Dove il raggiante
Trono del sole e i sempre verdi alberghi
De l'Ida? Ove il temuto
Folgore e le sedotte
Figlie de l'uom? Tutto d'intorno è muto
A noi; squarciasi il velo,
Da l'inganno tessuto,
Che lieve sosteneaci a mezzo il cielo;
Manca il cielo a nostr'orme: i fior, la luce,
L'amor, la giovinezza, il paradiso,
Tutto a un punto dissolvesi
Al fiero lampo de l'uman sorriso.
Esuli affaticati,
Senza speme di vita e senza regno,
Fuggiam, cadiam, sotto al flagel dei fati,
Del pensiero de l'uom ludibrio indegno.
O miserando e gramo
L'esser nostro di Numi, ove al talento
Di mortal plebe abietta,
Qual nebbia vana ad agitar di vento,
Sorgere a caso e dileguar dobbiamo!
Ove andrem noi? Di amici astri deserto
È il ciel; d'altari è brulla
La terra; inesorabile si avanza
La Verità; l'Oblio ne inghiotte e il nulla...
Oh! fosse dato almeno
A noi mutar sembianza,
Gioir l'aere terreno,
Scendere in terra e aver con l'uom possanza