Cenestesi del criminale—Fisio-psicologia dei motivi.
1. Cenestesi o sensibilità generale del criminale.—2. Ontogenesi
e filogenesi dell’anima del criminale.—3. Insensibilità e
disvulnerabilità dei criminali.—4. La eredità.—5. L’infanzia del
delinquente.—6. La teoria psico-fisiologica dei motivi.—7. Efficacia
attuale e potenziale dei motivi; concomitanti somatici caratteristici
del piacere e del dolore.—8. La dinamica del _motivo-idea_;
specificazione della coscienza criminosa.
=1.=—Allargando ed approfondendo l’esame della vita psicofisica minore
dei criminale, c’incontriamo nel problema della sensibilità generale
o cenestesi del medesimo. «Il senso cenestetico—scrive il Bianchi—è
la sintesi di tutte le sensazioni, in cui si riassume la personalità
organica. Le informazioni di tutte le funzioni organiche, e di tutto
il lavoro compiuto dagli organi nelle diverse officine organiche della
vita, vengono trasmesse ai centri nervosi superiori. Da tutte le
parti dell’organismo, anche le meno importanti e le più lontane, è un
continuo flusso di onde nervose che stabiliscono rapporti tra tutti
gli organi ed i centri nervosi superiori. A queste si aggiungono tutte
le sensazioni specifiche, per mezzo delle quali il soggetto sperimenta
una serie infinita di mutazioni per gli immediati contatti col mondo
esterno, la cui ultima risultante è la progressiva comprensione del
proprio organismo, sempre più distinto nell’ambiente in cui vive, mercè
la riproduzione mnemonica di tutte le qualità fisiche del mezzo e delle
modificazioni che l’organismo subisce sotto l’influenza degli agenti
che operano su di esso»[17].
Questo apparato o composto organico, il cui equivalente psicologico
corrisponde alla neuropsiche, quarto grado principale della
psicogenesi filetica, è il sostrato della vita psichica di tutti gli
animali superiori, non che di quella dell’uomo, la quale, secondo
l’Haeckel, «è legata ad un _apparato psichico_ più o meno complicato, e
questo si compone sempre di tre parti principali: gli _organi di senso_
portano le varie sensazioni; i _muscoli_, per contro, determinano
i movimenti; i nervi compiono la comunicazione tra i primi e gli
ultimi, attraversando un organo centrale particolare, il _cervello_
o _ganglio_. La disposizione e il funzionamento di questo apparato
psichico si paragona comunemente con un sistema di telegrafo elettrico;
i nervi sono i fili conduttori, il cervello è la stazione centrale, i
muscoli e gli organi di senso sono le stazioni locali subordinate. Le
fibre nervose motrici conducono centrifugamente ai muscoli gli stimoli
volontari o impulsi, e determinano il movimento con la contrazione
muscolare; le fibre nervose sensitive, per contro, conducono
centripetamente le varie sensazioni degli organi di senso periferici
al cervello, e riferiscono le impressioni ricevute dal mondo esterno.
Le cellule gangliari o _psichiche_, che compongono l’organo nervoso
centrale, sono le più perfette di tutte le parti organiche elementari;
poichè esse non compiono solo la comunicazione tra i muscoli e gli
organi di senso, ma anche le più alte tra tutte le funzioni della
psiche animale, la formazione di rappresentazioni e di pensieri ed
all’apice di tutto la coscienza»[18].
=2.=—La cenestesi del criminale, analogamente a quella dell’uomo
normale, va considerata sotto il duplice aspetto, ontogenetico e
filogenetico. Le conseguenze, che ne trarremo, agevoleranno il
còmpito di seguire la formazione dell’anima del criminale nelle fasi
d’integrazione fino all’ultimo grado evolutivo di coscienti azioni
esterne. Sono nozioni appartenenti alla biologia ed alla psicologia. La
biologia ci apprende come tutti i fenomeni di coscienza si connettano
alla vita di relazione col mondo esterno; che dal protoplasma alla
più elevata funzione cerebrale qualunque cambiamento organico abbia
per esponente uguale modificazione integrativa o disintegrativa della
vita psichica; che il nesso causale tra lo sviluppo _biontico_
(individuale) e quello _filetico_ (storico), legge suprema d’ogni
ricerca biogenetica, ha lo stesso valore per la psicologia, come per
la morfologia (Haeckel). Ci apprende eziandio che la _sensibilità_
non sia che carattere di vita degli esseri, e che dal _psicoplasma_
(o sostanza psichica nel senso monistico), dal _riflesso_ o _funzione
riflessa_ o, meglio, _atto riflesso_, alla rappresentazione cosciente
ed all’intelletto non evvi che trasformazioni continue di sanzioni
soggette alla legge di eredità e di adattamento. La mente, sintesi
delle leggi psicologiche, non è in fin dei conti che l’altra faccia
della vita e costituisce come un organismo che ha la sua storia
evolutiva ed è retta nelle sue esplicazioni da leggi fondamentali
comuni alla vita in genere (Bianchi). La concezione unitaria, adunque,
o monistica degli esseri ci obbliga a concludere, che la genesi
cenestetica del delitto, fenomeno affatto naturale, si connetta alla
legge di continuità, o che vogliasi semplicemente riferire alla
psicogenia individuale o biontica, o che si estenda alla storia
genealogica della specie.
=3.=—Il Lombroso, riflettendo sulla preferenza singolare dei
delinquenti per un’operazione così dolorosa e spesso lunghissima e
pericolosa, com’è quella del tatuaggio, e la grande frequenza in loro
dei traumi, s’indusse a sospettare in essi una sensibilità ai dolori
più ottusa del comune degli uomini, come per l’appunto accade in
alcuni alienati, dementi in ispecie[19]. Dall’insieme dei fatti da lui
osservati dedusse, in effetti, la verità della tesi, concludendo che la
insensibilità al dolore ricorda assai bene quella dei popoli selvaggi
che possono sopportare, per le iniziazioni della pubertà, torture non
tollerabili da un uomo bianco[20]. Al che si aggiunge una gran forza
vitale che ripara prontamente i tessuti in caso di ferite o di lesioni
gravi, ciò che Benedick designa col nome di _disvulnerabilità_[21].
Uguali caratteri si riscontrano nella sfera della sensibilità morale,
causa dell’assenza di pietà o della ferocia onde si consumano molti
delitti.
Fisiologicamente la spiegazione è nella genesi del dolore, il quale,
dipendendo da differenziazione progressiva ontogenetica e filogenetica,
pel perfezionamento e sviluppo maggiore degli organi dei sensi, non
che per raffinata squisitezza di sentimenti altruistici, nel criminale
ha dovuto arrestarsi in un grado molto basso, indice o di forma
degenerativa o di reversione atavica ad organismi meno perfetti.
=4.=—Ontogeneticamente la sensibilità del criminale dipende in primo
luogo dalla _eredità_. È fin dal momento della generazione e della
vita intrauterina che le qualità malefiche pigliano consistenza e
cominciano a palesarsi. Le leggi della eredità fisiologica e patologica
si applicano specialmente alla biogenesi del delitto. Le varietà di
risultati, che spesso mettono in dubbio la verità delle leggi generali,
dipendono dalla infinita serie di circostanze imprevedibili. Ma la
indagine accurata sui germi embriologici del delitto, non trascurando
alcuno degli elementi ereditarî ed atavici, i quali potettero influire
direttamente o indirettamente sulle qualità acquisite dalla nascita,
deve fornirci molti lumi, intorno alla conoscenza delle qualità
medesime, senza i quali resteremmo di fronte ad imperscrutabili misteri.
Fin dal momento che la vita individua comincia con la cellula-uovo
fecondata o cellula stipite (_cytula_), i caratteri organici dei
genitori si trasmettono nella prole. Il dubbio che ne potrebbe sorgere,
secondo che abbiamo detto, è dal non conoscersi ancora esattamente le
trasformazioni tutte inerenti alla legge di _variazione_ nei novelli
organismi sôrti dalla unione dei germi dei genitori: però eziandio in
ciò vige il principio universale dell’unità della vita nello spazio e
nel tempo, non che l’altro della varietà con la identità sostanziale
degli esseri.
=5.=—Dalla biogenesi cenestetica del criminale passiamo ai primi
stadî di sviluppo, alla infanzia. Qui troveremo analoghi caratteri
tra ciò che si osserva nei fanciulli e la delinquenza nei selvaggi.
L’imprevidenza, la crudeltà, la insensibilità, l’impetuosità, sono
distintivi dell’infanzia del criminale e trovano perfetto riscontro
in uomini barbari a livello sottostante alla civiltà. La natura di
questo scritto mi dispensa dall’addurre esempî comprovanti l’asserto,
i quali, d’altronde, furono così bene raccolti dal Lombroso nel
primo volume del suo _Uomo delinquente_. Concludendo, diciamo, che la
genealogia del delitto, sopratutto nelle forme inferiori della vita
psicofisica, non deve mai scompagnarsi dagli opportuni riscontri con lo
sviluppo delle qualità criminose dell’individuo; i due campi di studî
s’integrano e si completano a vicenda.
Vogliamo soltanto aggiungere, che le anomalie di sensibilità, fisica
o morale, del fanciullo, più che da costituzione organica, dipendono
dalla deficienza o mancanza di discernimento di molte operazioni
causanti effetti dolorosi per sè o per gli altri. Molti psicologi
dell’infanzia furono sorpresi di atti in apparenza crudeli in fanciulli
che, cresciuti in età adulta, diedero prova di squisita sensibilità
e tendenze altruistiche. Essi attribuirono il mutamento, in bene,
all’opera della istruzione e della educazione. Si ingannarono. La
insensibilità era l’effetto dello stato d’incoscienza o di imprevidenza
del fanciullo; la qualità opposta nacque dal momento che si acquistò
consapevolezza di ciò che equivalga produrre uno stato doloroso.
L’attenzione, facoltà molto tarda a svilupparsi; la riflessione,
prodotta dalla padronanza negli interni processi di arresto, giuocano
influenza massima sui fenomeni di percezioni sensitive: mancando di
regola, od essendo molto deboli nei fanciulli, non vi è a meravigliarsi
se questi si mostrino così poco sensibili e sì poco inchinevoli alla
pietà per i dolori altrui.
=6.=—Conosciuta la cenestesi del criminale, riprendiamo la trattazione
dei motivi, sotto il riguardo della teoria fisio-psicologica. Abbiamo
visto che l’azione dei motivi, sulla nostra sensibilità, interna od
esterna, obbedisce a leggi affatto dinamiche. Essi, in altri termini,
non sono che altrettanti coefficienti di energie.
La loro principale legge è la _legge della dinamogenesi_, per cui
ogni stato di coscienza tende a continuarsi in un movimento. I motivi
furono da noi distinti in esterni ed interni. Essi, però, in quanto
sono efficienti o coefficienti dei delitti, non sono che equivalenti di
_sentimenti_ o di _idee_. Vedremo, a suo tempo, la natura differenziale
delle emozioni criminose, e quanta efficacia abbiano nel predisporre al
delitto.
Per ora diciamo, che l’azione dei motivi, con la energia di sentimenti,
svolgesi nella regione dei fenomeni affettivi. Senza pretendere, che
non ne sarebbe il luogo, di fare distinzioni dei fenomeni medesimi,
basterà dire, pel nostro intento, che essi tutti o sono causa di
_dolore_, ovvero di _piacere_. Ridotta la energia dei motivi alle due
forme primigenie della nostra vita emotiva od affettiva, non resta che
ricorrere alle leggi generali, onde quelle sono rette, per concludere a
nozioni soddisfacenti.
Il piacere ed il dolore sono i due limiti estremi in cui si polarizza
la nostra vita. Corrispondono al primo tutti gli stati psicofisici che
rialzano la tonalità delle funzioni al grado di maggiore successo, per
esuberanza di energia attuale che non superi la media del bisogno e
che agevoli l’opera dell’attenzione ad effettuarsi senza incontrare
ostacoli.
Corrispondono al secondo gli stati depressivi delle energie
psicofisiche; ne sono cause le difficoltà al funzionamento, l’arresto
o l’impedimento alla soddisfazione di bisogni, lo squilibrio parziale
o totale dell’organismo. Che vi sieno stati interni indifferenti io
non ne dubito; ma indifferenti verso chi?—Certo verso il soggetto
che non li avverte, non in sè stessi considerati o nelle loro cause.
Il passaggio da un estremo ad un altro, in ogni specie di fenomeno,
è segnato da punti intermedî. Il campo visivo della coscienza ha dei
limiti abbastanza mutabili, che acquistano o perdono estensione a
seconda della luce mentale riflessa: ma chi può dire che nei più oscuri
confini essa manchi di contenuto; o che, al disotto o nei pressi della
sua soglia, non funzionino delle energie di cui non abbiamo neppure il
sospetto?
=7.=—I motivi o agiscono per efficacia _attuale_ o per efficacia
_potenziale_. Diciamo che la efficacia sia attuale allorchè dipende da
motivo presente; diciamo che sia potenziale allorchè dipende da motivo
trascorso e del quale si serbi ricordo.
L’attualità del motivo ha importanza grande nei delitti passionali o
d’impeto, non così nei delitti di calcolo per i quali il materiale
dinamico della determinazione consiste nella risonanza piacevole o
dolorosa di svegliati ricordi.
Di qualunque genere si consideri il motivo, purchè sia causa di stato
piacevole o doloroso, esso si accompagna a concomitanti somatici
caratteristici. «Concomitanti somatici—scrive il Bianchi—del piacere
sono: aumento della circolazione del capo senza corrispondente
aumento della pressione arteriosa (secondo Meynert, il quale ammette
dilatazione vasale con pressione arteriosa diminuita); dilatazione
volumetrica degli organi periferici (Lehmann); elevazione del polso;
acceleramento del cuore; viso raggiante (si dice gonfio dalla gioia);
aumento delle sensazioni; rapidità ed energia dei movimenti; aumento
della profondità dell’ispirazione, ritmo respiratorio accelerato;
aumento della potenza muscolare. Il piacere è dinamogeno.—Concomitanti
somatici del dolore sono: diminuzione del calibro dei vasi per
contrazione delle pareti vasali; pallore della cute per ischemia;
diminuzione di alcune secrezioni (la bocca secca, la scomparsa del
latte) e l’aumento di alcune altre (lagrime); costrizione dei vasi
polmonari donde quel senso d’oppressione che avvertono tutti quelli che
sono sotto la tirannia del dolore; senso di freddo; atonia dei muscoli
volontari, donde il capo curvo (curvato dalla tristezza, dice Lange),
la faccia allungata; la voce fioca; gli occhi più grandi (maggiore
apertura delle rime palpebrali); il dolore è paralizzante»[22].
=8.=—Allorchè il motivo si trasformi in equivalente ideale, dal campo
affettivo passa nel campo percettivo o rappresentativo. All’azione
diretta dell’efficacia determinante si sostituisce l’azione riflessa.
Il fenomeno è molto complesso e formerà obbietto degli ulteriori studî
sul processo formativo della coscienza criminosa. Limitandoci ora alla
parte affatto _determinante_ del _motivo-idea_, non ci allontaneremo
dal rapporto puramente _causale_, che intercede tra la dinamica ideale
del motivo criminoso e l’effetto di squilibrio di coscienza.
L’idea, chi lo ignora? è di per sè un composto psichico. I coefficienti
sensitivi o fisiologici ne sono la base soggettiva; le presentazioni
o percezioni del mondo esterno ne apprestano il materiale. La forza,
dunque, integrante o disintegrante dell’idea equivale alla risultante
di componenti fusi insieme in fenomeno di tensione sulla medesima linea
direttiva.
Scomposta negli elementi, l’idea si risolverà in fattori fisici e
psichici assimilati od unificati per _coesione_ immediata o successiva.
Ma perchè il motivo-idea pel criminale è causa di squilibrio, a
differenza di quanto avviene nell’uomo normale? Perchè l’offesa è
respinta sempre con pari o maggiore offesa dall’impulsivo ed è motivo
di generoso perdono per l’uomo virtuoso? La risposta è contenuta
nelle nozioni svolte intorno allo stato di equilibrio e di squilibrio
psichico, non che nelle leggi della dinamica dei motivi criminosi,
secondo le quali, nel criminale, la nota culminante dello stato
psicofisico è l’_anomalia_. Manca, non per tanto, un altro dato ai
precedenti e qui crediamo utile ricordarlo.
La legge di coesione nelle formazioni psichiche ci dà il grado e la
fisonomia di ciascun nuovo composto. Essa, però, è completata dalla
legge di _continuità nella coesione psichica_. Più coesione, più
specificazione; meno coesione, meno specificazione (Ardigò). Quindi,
date le attitudini del criminale a maggiormente assimilare le energie
squilibranti dei motivi, ed a renderne più coerenti gli effetti, lo
stato proprio che ne seguirà, di squilibrio, sarà più differenziato o
specificato. Nel ritmo psichico le energie seguono la linea di minore
resistenza. Il fondo degenerativo del criminale, meno ostacolando
il predominio di tendenze malefiche, più ne rende agevole la
specificazione; il che vale tanto per la singola formazione psichica,
quanto per la continuità della intera vita psichica.