CAPO IV.

Cenestesi del criminale—Fisio-psicologia dei motivi.

1. Cenestesi o sensibilità generale del criminale.—2. Ontogenesi

e filogenesi dell’anima del criminale.—3. Insensibilità e

disvulnerabilità dei criminali.—4. La eredità.—5. L’infanzia del

delinquente.—6. La teoria psico-fisiologica dei motivi.—7. Efficacia

attuale e potenziale dei motivi; concomitanti somatici caratteristici

del piacere e del dolore.—8. La dinamica del _motivo-idea_;

specificazione della coscienza criminosa.

=1.=—Allargando ed approfondendo l’esame della vita psicofisica minore

dei criminale, c’incontriamo nel problema della sensibilità generale

o cenestesi del medesimo. «Il senso cenestetico—scrive il Bianchi—è

la sintesi di tutte le sensazioni, in cui si riassume la personalità

organica. Le informazioni di tutte le funzioni organiche, e di tutto

il lavoro compiuto dagli organi nelle diverse officine organiche della

vita, vengono trasmesse ai centri nervosi superiori. Da tutte le

parti dell’organismo, anche le meno importanti e le più lontane, è un

continuo flusso di onde nervose che stabiliscono rapporti tra tutti

gli organi ed i centri nervosi superiori. A queste si aggiungono tutte

le sensazioni specifiche, per mezzo delle quali il soggetto sperimenta

una serie infinita di mutazioni per gli immediati contatti col mondo

esterno, la cui ultima risultante è la progressiva comprensione del

proprio organismo, sempre più distinto nell’ambiente in cui vive, mercè

la riproduzione mnemonica di tutte le qualità fisiche del mezzo e delle

modificazioni che l’organismo subisce sotto l’influenza degli agenti

che operano su di esso»[17].

Questo apparato o composto organico, il cui equivalente psicologico

corrisponde alla neuropsiche, quarto grado principale della

psicogenesi filetica, è il sostrato della vita psichica di tutti gli

animali superiori, non che di quella dell’uomo, la quale, secondo

l’Haeckel, «è legata ad un _apparato psichico_ più o meno complicato, e

questo si compone sempre di tre parti principali: gli _organi di senso_

portano le varie sensazioni; i _muscoli_, per contro, determinano

i movimenti; i nervi compiono la comunicazione tra i primi e gli

ultimi, attraversando un organo centrale particolare, il _cervello_

o _ganglio_. La disposizione e il funzionamento di questo apparato

psichico si paragona comunemente con un sistema di telegrafo elettrico;

i nervi sono i fili conduttori, il cervello è la stazione centrale, i

muscoli e gli organi di senso sono le stazioni locali subordinate. Le

fibre nervose motrici conducono centrifugamente ai muscoli gli stimoli

volontari o impulsi, e determinano il movimento con la contrazione

muscolare; le fibre nervose sensitive, per contro, conducono

centripetamente le varie sensazioni degli organi di senso periferici

al cervello, e riferiscono le impressioni ricevute dal mondo esterno.

Le cellule gangliari o _psichiche_, che compongono l’organo nervoso

centrale, sono le più perfette di tutte le parti organiche elementari;

poichè esse non compiono solo la comunicazione tra i muscoli e gli

organi di senso, ma anche le più alte tra tutte le funzioni della

psiche animale, la formazione di rappresentazioni e di pensieri ed

all’apice di tutto la coscienza»[18].

=2.=—La cenestesi del criminale, analogamente a quella dell’uomo

normale, va considerata sotto il duplice aspetto, ontogenetico e

filogenetico. Le conseguenze, che ne trarremo, agevoleranno il

còmpito di seguire la formazione dell’anima del criminale nelle fasi

d’integrazione fino all’ultimo grado evolutivo di coscienti azioni

esterne. Sono nozioni appartenenti alla biologia ed alla psicologia. La

biologia ci apprende come tutti i fenomeni di coscienza si connettano

alla vita di relazione col mondo esterno; che dal protoplasma alla

più elevata funzione cerebrale qualunque cambiamento organico abbia

per esponente uguale modificazione integrativa o disintegrativa della

vita psichica; che il nesso causale tra lo sviluppo _biontico_

(individuale) e quello _filetico_ (storico), legge suprema d’ogni

ricerca biogenetica, ha lo stesso valore per la psicologia, come per

la morfologia (Haeckel). Ci apprende eziandio che la _sensibilità_

non sia che carattere di vita degli esseri, e che dal _psicoplasma_

(o sostanza psichica nel senso monistico), dal _riflesso_ o _funzione

riflessa_ o, meglio, _atto riflesso_, alla rappresentazione cosciente

ed all’intelletto non evvi che trasformazioni continue di sanzioni

soggette alla legge di eredità e di adattamento. La mente, sintesi

delle leggi psicologiche, non è in fin dei conti che l’altra faccia

della vita e costituisce come un organismo che ha la sua storia

evolutiva ed è retta nelle sue esplicazioni da leggi fondamentali

comuni alla vita in genere (Bianchi). La concezione unitaria, adunque,

o monistica degli esseri ci obbliga a concludere, che la genesi

cenestetica del delitto, fenomeno affatto naturale, si connetta alla

legge di continuità, o che vogliasi semplicemente riferire alla

psicogenia individuale o biontica, o che si estenda alla storia

genealogica della specie.

=3.=—Il Lombroso, riflettendo sulla preferenza singolare dei

delinquenti per un’operazione così dolorosa e spesso lunghissima e

pericolosa, com’è quella del tatuaggio, e la grande frequenza in loro

dei traumi, s’indusse a sospettare in essi una sensibilità ai dolori

più ottusa del comune degli uomini, come per l’appunto accade in

alcuni alienati, dementi in ispecie[19]. Dall’insieme dei fatti da lui

osservati dedusse, in effetti, la verità della tesi, concludendo che la

insensibilità al dolore ricorda assai bene quella dei popoli selvaggi

che possono sopportare, per le iniziazioni della pubertà, torture non

tollerabili da un uomo bianco[20]. Al che si aggiunge una gran forza

vitale che ripara prontamente i tessuti in caso di ferite o di lesioni

gravi, ciò che Benedick designa col nome di _disvulnerabilità_[21].

Uguali caratteri si riscontrano nella sfera della sensibilità morale,

causa dell’assenza di pietà o della ferocia onde si consumano molti

delitti.

Fisiologicamente la spiegazione è nella genesi del dolore, il quale,

dipendendo da differenziazione progressiva ontogenetica e filogenetica,

pel perfezionamento e sviluppo maggiore degli organi dei sensi, non

che per raffinata squisitezza di sentimenti altruistici, nel criminale

ha dovuto arrestarsi in un grado molto basso, indice o di forma

degenerativa o di reversione atavica ad organismi meno perfetti.

=4.=—Ontogeneticamente la sensibilità del criminale dipende in primo

luogo dalla _eredità_. È fin dal momento della generazione e della

vita intrauterina che le qualità malefiche pigliano consistenza e

cominciano a palesarsi. Le leggi della eredità fisiologica e patologica

si applicano specialmente alla biogenesi del delitto. Le varietà di

risultati, che spesso mettono in dubbio la verità delle leggi generali,

dipendono dalla infinita serie di circostanze imprevedibili. Ma la

indagine accurata sui germi embriologici del delitto, non trascurando

alcuno degli elementi ereditarî ed atavici, i quali potettero influire

direttamente o indirettamente sulle qualità acquisite dalla nascita,

deve fornirci molti lumi, intorno alla conoscenza delle qualità

medesime, senza i quali resteremmo di fronte ad imperscrutabili misteri.

Fin dal momento che la vita individua comincia con la cellula-uovo

fecondata o cellula stipite (_cytula_), i caratteri organici dei

genitori si trasmettono nella prole. Il dubbio che ne potrebbe sorgere,

secondo che abbiamo detto, è dal non conoscersi ancora esattamente le

trasformazioni tutte inerenti alla legge di _variazione_ nei novelli

organismi sôrti dalla unione dei germi dei genitori: però eziandio in

ciò vige il principio universale dell’unità della vita nello spazio e

nel tempo, non che l’altro della varietà con la identità sostanziale

degli esseri.

=5.=—Dalla biogenesi cenestetica del criminale passiamo ai primi

stadî di sviluppo, alla infanzia. Qui troveremo analoghi caratteri

tra ciò che si osserva nei fanciulli e la delinquenza nei selvaggi.

L’imprevidenza, la crudeltà, la insensibilità, l’impetuosità, sono

distintivi dell’infanzia del criminale e trovano perfetto riscontro

in uomini barbari a livello sottostante alla civiltà. La natura di

questo scritto mi dispensa dall’addurre esempî comprovanti l’asserto,

i quali, d’altronde, furono così bene raccolti dal Lombroso nel

primo volume del suo _Uomo delinquente_. Concludendo, diciamo, che la

genealogia del delitto, sopratutto nelle forme inferiori della vita

psicofisica, non deve mai scompagnarsi dagli opportuni riscontri con lo

sviluppo delle qualità criminose dell’individuo; i due campi di studî

s’integrano e si completano a vicenda.

Vogliamo soltanto aggiungere, che le anomalie di sensibilità, fisica

o morale, del fanciullo, più che da costituzione organica, dipendono

dalla deficienza o mancanza di discernimento di molte operazioni

causanti effetti dolorosi per sè o per gli altri. Molti psicologi

dell’infanzia furono sorpresi di atti in apparenza crudeli in fanciulli

che, cresciuti in età adulta, diedero prova di squisita sensibilità

e tendenze altruistiche. Essi attribuirono il mutamento, in bene,

all’opera della istruzione e della educazione. Si ingannarono. La

insensibilità era l’effetto dello stato d’incoscienza o di imprevidenza

del fanciullo; la qualità opposta nacque dal momento che si acquistò

consapevolezza di ciò che equivalga produrre uno stato doloroso.

L’attenzione, facoltà molto tarda a svilupparsi; la riflessione,

prodotta dalla padronanza negli interni processi di arresto, giuocano

influenza massima sui fenomeni di percezioni sensitive: mancando di

regola, od essendo molto deboli nei fanciulli, non vi è a meravigliarsi

se questi si mostrino così poco sensibili e sì poco inchinevoli alla

pietà per i dolori altrui.

=6.=—Conosciuta la cenestesi del criminale, riprendiamo la trattazione

dei motivi, sotto il riguardo della teoria fisio-psicologica. Abbiamo

visto che l’azione dei motivi, sulla nostra sensibilità, interna od

esterna, obbedisce a leggi affatto dinamiche. Essi, in altri termini,

non sono che altrettanti coefficienti di energie.

La loro principale legge è la _legge della dinamogenesi_, per cui

ogni stato di coscienza tende a continuarsi in un movimento. I motivi

furono da noi distinti in esterni ed interni. Essi, però, in quanto

sono efficienti o coefficienti dei delitti, non sono che equivalenti di

_sentimenti_ o di _idee_. Vedremo, a suo tempo, la natura differenziale

delle emozioni criminose, e quanta efficacia abbiano nel predisporre al

delitto.

Per ora diciamo, che l’azione dei motivi, con la energia di sentimenti,

svolgesi nella regione dei fenomeni affettivi. Senza pretendere, che

non ne sarebbe il luogo, di fare distinzioni dei fenomeni medesimi,

basterà dire, pel nostro intento, che essi tutti o sono causa di

_dolore_, ovvero di _piacere_. Ridotta la energia dei motivi alle due

forme primigenie della nostra vita emotiva od affettiva, non resta che

ricorrere alle leggi generali, onde quelle sono rette, per concludere a

nozioni soddisfacenti.

Il piacere ed il dolore sono i due limiti estremi in cui si polarizza

la nostra vita. Corrispondono al primo tutti gli stati psicofisici che

rialzano la tonalità delle funzioni al grado di maggiore successo, per

esuberanza di energia attuale che non superi la media del bisogno e

che agevoli l’opera dell’attenzione ad effettuarsi senza incontrare

ostacoli.

Corrispondono al secondo gli stati depressivi delle energie

psicofisiche; ne sono cause le difficoltà al funzionamento, l’arresto

o l’impedimento alla soddisfazione di bisogni, lo squilibrio parziale

o totale dell’organismo. Che vi sieno stati interni indifferenti io

non ne dubito; ma indifferenti verso chi?—Certo verso il soggetto

che non li avverte, non in sè stessi considerati o nelle loro cause.

Il passaggio da un estremo ad un altro, in ogni specie di fenomeno,

è segnato da punti intermedî. Il campo visivo della coscienza ha dei

limiti abbastanza mutabili, che acquistano o perdono estensione a

seconda della luce mentale riflessa: ma chi può dire che nei più oscuri

confini essa manchi di contenuto; o che, al disotto o nei pressi della

sua soglia, non funzionino delle energie di cui non abbiamo neppure il

sospetto?

=7.=—I motivi o agiscono per efficacia _attuale_ o per efficacia

_potenziale_. Diciamo che la efficacia sia attuale allorchè dipende da

motivo presente; diciamo che sia potenziale allorchè dipende da motivo

trascorso e del quale si serbi ricordo.

L’attualità del motivo ha importanza grande nei delitti passionali o

d’impeto, non così nei delitti di calcolo per i quali il materiale

dinamico della determinazione consiste nella risonanza piacevole o

dolorosa di svegliati ricordi.

Di qualunque genere si consideri il motivo, purchè sia causa di stato

piacevole o doloroso, esso si accompagna a concomitanti somatici

caratteristici. «Concomitanti somatici—scrive il Bianchi—del piacere

sono: aumento della circolazione del capo senza corrispondente

aumento della pressione arteriosa (secondo Meynert, il quale ammette

dilatazione vasale con pressione arteriosa diminuita); dilatazione

volumetrica degli organi periferici (Lehmann); elevazione del polso;

acceleramento del cuore; viso raggiante (si dice gonfio dalla gioia);

aumento delle sensazioni; rapidità ed energia dei movimenti; aumento

della profondità dell’ispirazione, ritmo respiratorio accelerato;

aumento della potenza muscolare. Il piacere è dinamogeno.—Concomitanti

somatici del dolore sono: diminuzione del calibro dei vasi per

contrazione delle pareti vasali; pallore della cute per ischemia;

diminuzione di alcune secrezioni (la bocca secca, la scomparsa del

latte) e l’aumento di alcune altre (lagrime); costrizione dei vasi

polmonari donde quel senso d’oppressione che avvertono tutti quelli che

sono sotto la tirannia del dolore; senso di freddo; atonia dei muscoli

volontari, donde il capo curvo (curvato dalla tristezza, dice Lange),

la faccia allungata; la voce fioca; gli occhi più grandi (maggiore

apertura delle rime palpebrali); il dolore è paralizzante»[22].

=8.=—Allorchè il motivo si trasformi in equivalente ideale, dal campo

affettivo passa nel campo percettivo o rappresentativo. All’azione

diretta dell’efficacia determinante si sostituisce l’azione riflessa.

Il fenomeno è molto complesso e formerà obbietto degli ulteriori studî

sul processo formativo della coscienza criminosa. Limitandoci ora alla

parte affatto _determinante_ del _motivo-idea_, non ci allontaneremo

dal rapporto puramente _causale_, che intercede tra la dinamica ideale

del motivo criminoso e l’effetto di squilibrio di coscienza.

L’idea, chi lo ignora? è di per sè un composto psichico. I coefficienti

sensitivi o fisiologici ne sono la base soggettiva; le presentazioni

o percezioni del mondo esterno ne apprestano il materiale. La forza,

dunque, integrante o disintegrante dell’idea equivale alla risultante

di componenti fusi insieme in fenomeno di tensione sulla medesima linea

direttiva.

Scomposta negli elementi, l’idea si risolverà in fattori fisici e

psichici assimilati od unificati per _coesione_ immediata o successiva.

Ma perchè il motivo-idea pel criminale è causa di squilibrio, a

differenza di quanto avviene nell’uomo normale? Perchè l’offesa è

respinta sempre con pari o maggiore offesa dall’impulsivo ed è motivo

di generoso perdono per l’uomo virtuoso? La risposta è contenuta

nelle nozioni svolte intorno allo stato di equilibrio e di squilibrio

psichico, non che nelle leggi della dinamica dei motivi criminosi,

secondo le quali, nel criminale, la nota culminante dello stato

psicofisico è l’_anomalia_. Manca, non per tanto, un altro dato ai

precedenti e qui crediamo utile ricordarlo.

La legge di coesione nelle formazioni psichiche ci dà il grado e la

fisonomia di ciascun nuovo composto. Essa, però, è completata dalla

legge di _continuità nella coesione psichica_. Più coesione, più

specificazione; meno coesione, meno specificazione (Ardigò). Quindi,

date le attitudini del criminale a maggiormente assimilare le energie

squilibranti dei motivi, ed a renderne più coerenti gli effetti, lo

stato proprio che ne seguirà, di squilibrio, sarà più differenziato o

specificato. Nel ritmo psichico le energie seguono la linea di minore

resistenza. Il fondo degenerativo del criminale, meno ostacolando

il predominio di tendenze malefiche, più ne rende agevole la

specificazione; il che vale tanto per la singola formazione psichica,

quanto per la continuità della intera vita psichica.

Psicologia criminale · 第 17 / 59 题