--Ciò pare inverosimile, diceva l'uno.
--Non è però detto ch'egli debba venirci infallibilmente.
--Eppure, se la lettera arrivò in tempo egli dovrebbe essere in Milano
a quest'ora.
--Può darsi benissimo ch'egli sia in Milano. Ma va a dirgli ch'egli
debba trovarsi qui appunto perchè torna comodo a noi.
--Sentite, disse allora un terzo, mezzo in francese, mezzo in
italiano, se non ci viene dentr'oggi o dentro domani, possiamo esser
certi che non ci verrà mai più.
--E ciò mi pesa, perchè noi avremo taccia d'uomini dappoco.
--Questa sarebbe bella! Come se a noi fosse stato dato carico
d'andarlo a strappar da Roma.
--Va a dirlo a colui che vuol che vuole, e va sulle furie e imbestia
quando non si ottien l'impossibile.
--È tutto fiato buttato; ora rechiamoci ancora a fare una visita al
palazzo del marchese.
--È già la sesta volta che ci torniamo oggi; e di questa stagione, con
questa nebbia, con questo freddo, correre e ripercorrere la città coi
piedi nella neve e nella pozzanghera da mattina a sera, c'è da
diventar vecchi in un mese.
--Torno a ripeterlo, va a dirlo a colui che vuol quel che vuole.
A questo punto, fra una tarlata imposta del vestibolo, e la grossa
tenda imbottita di piuma, fece capolino la vecchia moglie del
sagrestano, e chiamò:
--Menico vien qui un momento.
Il sagrestano si mosse, entrò in chiesa colla vecchia, e ne usci poi
subito dicendo ai tre:
--Venga in chiesa qualcuno di voi... presto, venite a vedere. Mi pare
ci sia l'uomo che voi cercate.
Uno dei tre v'entrò in fatti, per uscirne poi tosto anch'esso
esclamando volto ai compagni:--È lui davvero. Venite.