E perchè no il Purgatorio? potrebbe domandare il lettore. Perchè
l'Immanuele, fedele ai principii della fede in cui nacque e morì, non
ammetteva il Purgatorio, come ammetteva, giusta la massima di fratellanza
ch'è scritta nel _Talmud_, che tutti i buoni, di qualunque religione
siano, posson godere i beni celestiali [18]. I contemporanei di Dante, in
pieno medio-evo, non potevano non ammirare la tolleranza del giudeo — come
essi lo chiamavano — e trovò infatti a Fermo un mecenate nella casa del
quale visse tranquillo gli ultimi anni della vita, come Dante avea trovato
rifugio presso lo Scaligero di Verona.
Tornando al _Paradiso_ dell'Immanuele — molto più semplice di quello
dell'Alighieri quantunque non meno delizioso — ci troviamo i profeti che
lodano l'autore pe' suoi Commentarii siccome Dante (gonfii gli amici
entrambi d'amor proprio) in più luoghi si loda da sè, ad es.: _Lo bello
stile che m'ha fatto onore_ — _Ed io fui sesto fra cotanto senno, per
darne due soli esempii. E ci troviamo i dotti d'ogni nazione, i generosi,
i martiri per la fede, concetti larghi, pensieri elevati, senza ambagi,
senza timori.
Certo che bisognerebbe esser vissuto ai tempi dell'autore per comprender
tutte le allusioni del suo bel poema. Nè qui vogliamo addentrarci più
oltre nella questione della priorità diremo così o dell'imitazione fra le
cantiche de' due poeti. Quello che ripeter non ci sazieremo egli è che
fino dai tempi di Dante quest'amicizia parve un miracolo, una cosa strana
e i nemici del divino poeta non sapendo come castigarlo, anche dopo morto
lo misero nell'inferno col suo Immanuele [19]! Meno male che vivendo
insieme, indivisibili anche oltre tomba, i due poeti non avranno trovato
tempo d'annoiarsi nemmeno all'inferno. Tutt'altro!