Scherzi a parte; Dante e Immanuele hanno varcato i secoli e la lor fama
dura e durerà davvero quanto il mondo lontana. L'Alighieri colla amicizia
che portava al poeta ebreo fece conoscere l'animo suo nobilissimo scevro
d'ogni pregiudizio, siccome l'Immanuele, contraccambiandolo di pari
affetto, addimostrò quanto sian sciocchi coloro che voglion dividere gli
spiriti grandi, i quali sanno ognora sorvolare sulle basse meschinità di
questa terra per innalzarsi a più spirabil aere.
Il nostro assunto finisce qui, per quanto riguarda questo lavoruccio. Di
molte altre cose allargamento in qualche modo attinenti, diremo altrove
con maggior agio.
Note.
[2] _Poesie di mille autori intorno a Dante Alighieri raccolte ed ordinate
cronologicamente con note storiche, bibliografiche e biografiche_ da Carlo
Del Balzo. (Vol. I, Roma, Forzani e C. tip. del Senato, editori, Palazzo
Madama 1889).
[3] Lo Sholman dà per data di nascita il 1262; lo Steinschneider il 1272.
Con quali prove? La data invece del 1265 è in tutte le biografie
dell'Immanuel e il Wilheimer, e il Tedesco che a lungo ne scrissero in
questi ultimi anni fissano quella come certa. E certa dev'essere, perchè
dovevano avere la stessa età due persone che si comprendevano così
perfettamente in tutto e per tutto, non ostante la differenza di
religione, che in quei tempi era quasi ostacolo insormontabile.
[4] Qualche anno fa le nostre ricerche riuscirono infruttuose. La Com.
isr. di Roma non ha ne' suoi archivi che memorie di pochi secoli addietro.
[5] Si badi che noi diciamo _immaginare_, perchè sappiamo che tanto la
Divina Commedia quanto la gita all'Inferno e al Paradiso dell'Immanuel
furono poste in iscritto più tardi.
[6] _Jahrbuch der Deutschen Dante Gesellschaft_, III Band, 1871, pagine
423-462 . . . D. Theodor Paur.
[7] Lo proveremo più avanti facendo un confronto dei due Inferni.
[8] _L'antico testamento e la letteratura italiana_. Discorso letto da
Salvatore De-Benedetti professore di lingua ebraica per la inaugurazione
degli studii alla R. Università di Pisa; Tip. Nistri e C. 1885.
[9] Il Del Balzo scrive (op. cit. pag. 315 316): « E la forma enfatica,
quasi iperbolica, adoperata per parlare di lui (Immanuel) a tanta distanza
di tempo, dà un'idea dell'entusiasmo che desta la lettura delle sue poesie
tra i cultori delle lingue orientali ». E in nota: Il Servi dà ad Immanuel
la gloria di aver suggerito a Dante l'idea della Divina Commedia.
[10] Ne daremo alcuni in questa nota per non dilungarci di troppo. Nel
canto IV del _Paradiso_ parlando di Mosè e Samuele, traduce il detto
talmudico _Dibberà torà chilscion benè adam_ nella terzina:
Per questo la scrittura condescende
A vostra facultate, e piede e mano
Attribuisce a Dio, ed altro intende.
Al canto XXV commenta egregiamente il profeta Isaia secondo gli espositori
ebrei colle parole:
« Dice Isaia che ciascuna vestita
Nella sua terra fia di doppia vesta
E la sua terra è questa dolce vita ».
Nell'_Inferno_ (canto XI, v. 106-109) addimostra conoscere non che le
leggi della natura, ma della divina Provvidenza e de' commentatori della
Bibbia (V. _Genesi_ 3, 19; 1, 28) con questa stupenda terzina
Da queste due, se tu ti rechi a mente
La genesi dal principio conviene
Prender sua vita; ed avanzar la gente.
[11] Anche l'Ab. Lanci e il Munk credono che Dante siasi valso dell'amico
suo per molte frasi della Divina Commedia. Il Prof. Filippo Mercuri di
Roma in una memoria da lui letta nell'Accademia dei Quiriti il 21 aprile
1853 così si esprime parlando dell'Immanuele: « Amico di Dante e di
Bosone, noto a Cino e uom di lettere, doveva avere in sua età moltissima
rinomanza e forse (questo _forse_ dice molto nella sua dubbiezza) il
nostro poeta (Dante) se ne giovò a rifiorir qua e là la Cantica dei testi
e delle voci orientali che v'inveniamo ».
[12] _La sua lingua_, scrive il Wilheimer, emesse fiamme di
fuoco . . . . . . egli s'innalza specialmente nell'ironia e nelle beffe.
Quantunque nella sua bocca stia sempre lo scherzo e la satira_ ecc. (Carlo
Del Balzo. _Op. citata, p. 307). Quindi ben si capisce come a Dante stesse
a cuore che i suoi fratelli di fede non avessero a provare le sferzate
dell'amico ebreo. Le sapeva appioppare così giuste!
[13] Id. pag. 310.
[14] Così dicono il Geiger, il Wilheimer, il Tedesco, il Lattes, il Paur.
[15] Anche oggi tra gli israeliti di Toscana e di Roma molti che in
ebraico hanno il nome di _Dan_ (uno de' figli di Giacobbe) lo traducono
con _Dante_, e con esso si fanno chiamare.
[16] Traduzione dell'_Inferno_ e Paradiso d'Immanuele di S. Seppilli.
(Dalle poesie di mille autori intorno a Dante raccolte.... da Carlo Del
Balzo. Vol. II, pag 52, Tip. Forzani e C. Roma 1890).
[17] Dante morì nel 1321; Immanuele nel 1330. Dopo la morte del primo, il
poeta ebreo non poteva dargli più solenne testimonianza di affetto che
facendosi accompagnare da lui in quel viaggio simbolico.
[18] Ecco la traduzione del Seppilli:
Or sappi che costor sebben non nati
Devoti al nostro culto, coll'ingegno
Videro il vero, scritto in molti lati.
Onde ciascuno di salir fu degno
Dispregiator del rito suo natio
All'eterno piacer di questo regno,
Ed adorò debitamente un Dio
Dei rei terror, consolator dei buoni
Pronto a pietade ed al furor restio.
[19] Un sonetto che il Dal Balzo (vol. II, p. 56) dice giustamente
apocrifo e attribuito a Cino da Pistoia, così incomincia:
Messer Boson, lo vostro Manuello,
Seguitando l'error de la sua legge
Passato è nell'inferno e prova quello
Martir ch'è dato a chi non si corregge . . . .
Non è con tutta la comune gregge
Ma con Dante si sta . . . .